Ichigo (ichigo_85) wrote,
Ichigo
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[Hikanoo] It’s destiny you can’t avoid it

Titolo: It’s destiny you can’t avoid it [Best Luck – Chen of EXO-]
Fandom: RPF - Hey! Say! JUMP
Personaggi: Yaotome Hikaru, Inoo Kei
Pairing: Hikanoo
Rating/Genere: PG/ AU, romantico, fluff
Warning: slash
Wordcount 6.329 fiumidiparole
Note: la storia è scritta per la diecielode per la tabella Humanity Face con il prompt ‘Naso’ e per la 500themes_ita con il prompt ‘incontro di orizzonti’.
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 500themes_ita
Tabella: Humanity Face

Kei scese dall’autobus e inspirò a pieni polmoni l’aria fresca che proveniva dal mare portando con sé il familiare profumo di salsedine. Sorrise, guardandosi attorno e sentendo le chiacchiere di un gruppetto di ragazzi che, come lui, avevano effettuato quella corsa dalla città alla spiaggia, lasciando che lo precedessero.
Si sistemò meglio lo zaino sulle spalle e tolse il coperchio all’obbiettivo della sua ormai inseparabile macchina fotografica professionale facendo qualche scatto al cielo e al panorama marino che si estendeva davanti a lui a perdita d’occhio.
Kei adorava quell’ambiente e ancor di più amava il periodo che precedeva l’estate e il caldo pieno e quello successivo alle vacanze, quando il clima non era ancora così impossibile da privarlo di una sana e solitaria passeggiata sulla battigia.
Giugno comunque era il periodo dell’anno che preferiva in assoluto, di questo poteva esserne certo. Molti dei suoi amici gli davano del folle perché già dai primi giorni del mese si concedeva qualche ora sulla spiaggia, ma a lui non interessava, se anche l’acqua non era della temperatura ideale per potersi fare il bagno, trovava altri modi per rilassarsi. Uno dei suoi preferiti era quello di passeggiare a piedi nudi sul lungomare con l’acqua fresca che gli sfiorava i piedi e perdersi nell’armonia che producevano le onde con il loro infrangersi sulla sabbia, il garrito stridulo dei gabbiani e il profumo tipico del mare.
A volte disperdeva i suoi pensieri con la musica, altre volte li assecondava, perdendosi in essi, ma più di tutte queste cose ve ne era una alla quale Kei non avrebbe mai rinunciato, ovvero perdersi in contemplazione del mondo attraverso l’occhio della sua fotocamera.
Fin da piccolo Kei aveva amato essere al centro dell’attenzione, cresciuto in uno studio di fotografia a conduzione familiare, aveva sempre avuto un particolare interesse per questa che per molti è considerata a tutti gli effetti una forma d’arte. E crescendo questo suo amore si era trasformato in vera e propria passione tanto che Kei aveva preso la decisione di farne la sua ragione di vita. Per cui, in qualsiasi posto egli andasse, non era mai privo di un obbiettivo, perché era convinto che in qualsiasi posto sarebbe andato, avrebbe di certo trovato qualcosa degno di essere immortalato e catturato dal suo occhio digitale.
Camminò per un po’ prima di raggiungere il suo posto segreto, leggermente distante dalla spiaggia principale e dalla fermata dell’autobus, ma a Kei non importava più di tanto, anzi, stava decisamente a suo agio in quel piccolo angolo di mondo.
Scese sulla spiaggia, avvicinandosi ma non troppo al bagnasciuga, posando lo zaino sulla sabbia e sistemando il telo da mare, spogliandosi della maglietta e restando con i boxer da mare e l’inseparabile fascetta al collo per avere una presa più sicura della macchina fotografica. Sollevò lo sguardo verso il cielo, schermandosi gli occhi con la mano per proteggersi dal sole, decidendo che fosse più sicuro ungersi il viso con un po’ di crema onde evitare che il primo sole della stagione potesse fare danni.
“Yosh!”
Una volta che si sentì pronto, senza che il sorriso svanisse dal suo viso, Kei iniziò a passeggiare sulla spiaggia, non prima però di aver rivolto l’obbiettivo verso di sé ed essersi rubato uno scatto con alle sue spalle il mare a fare da scenario. Solo dopo aver premuto il pulsante di scatto si guardò attorno con aria circospetta, il suo era stato un gesto assolutamente automatico e naturale che non aveva pensato di controllare prima se, eventualmente, vi fosse stato qualcun’altro che come lui conosceva quel luogo un po’ appartato. Non che gli interessasse più di tanto, ma non gli andava molto l’idea di venire scambiato per uno di quei fanatici di cui tanto si parlava: per lui la fotografia non era un gioco, non era un passatempo da poco, era la sua vita.
Fortunatamente, però, la sua azione non era stata notata, dal momento che, oltre a lui, c’era solo una coppia stesa sotto l’ombrellone e che non faceva caso a lui e poco distante, a una decina di metri da dove si era sistemato, un altro ragazzo che scrutava il mare e che apparentemente non si era accorto di nulla.
Più a suo agio, Kei discese verso la riva, sentendo l’acqua solleticargli presto i piedi, facendolo rabbrividire e indietreggiare.
“È davvero gelida!” parlò tra sé, indugiando ancora con attenzione e poi tornando ad avvicinarsi, lasciando che l’acqua gli sfiorasse le caviglie, iniziando a camminare, godendosi la leggera brezza fresca che proveniva dal mare e i raggi tiepidi del sole sulla pelle.
Di tanto in tanto, Kei si fermava, quando a fotografare l’orizzonte, quando la spuma bianca sul bagnasciuga, quando il cielo con le sue nuvole, sfruttando diverse angolazioni, prima di tornare verso la propria postazione e sedersi a riposare. Si tolse la fascia dal collo, riponendo la macchina al riparo dai raggi del sole nella propria custodia e indossando il suo fedele cappello di paglia. Non era di certo un modello di eleganza o di stile, ma per chi come lui, sprovvisto di un proprio mezzo, non poteva portarsi dietro tutta casa per stare comodo qualche ora al mare, quella era l’alternativa più pratica.
Si distese a pancia in su per prendere un po’ di sole, attento a non stare a lungo nella solita posizione per evitare di scottarsi, sedendosi spesso e volentieri per osservare lo spazio intorno. A quanto pareva non era l’unico a conoscere quel posto, perché dopo due ore dal suo arrivo, per lo più coppiette con figli piccoli o solitari amanti del mare, erano giunti a fargli compagnia. Ad attirare la sua attenzione poi, fu lo scroscio dell’acqua e Kei, curioso, non poté fare a meno di seguire il suono, notando come il ragazzo che come lui era stato mattiniero a scendere in spiaggia, aveva deciso di affrontare la temperatura dell’acqua, tuffandosi completamente in mare per combattere il caldo. E se Kei non fosse stato così freddoloso, avrebbe di certo seguito il suo esempio dal momento che l’aria iniziava a farsi sempre più calda, impedendogli di continuare a pensare lucidamente.
Fu per questo motivo che Kei decise che, per quella prima giornata di mare, due ore di assoluta quiete e diversi scatti, erano più che sufficienti ad appagare la sua voglia d’estate; per cui decise di risalire con calma verso la fermata.

*

Stavolta, quando scese dall’autobus, Kei era l’unico ad aver richiesto quella fermata, a differenza della volta precedente, aveva deciso di andare a trascorrere una giornata fuori casa in un giorno feriale e per quel motivo erano poche ancora le persone che in quel periodo erano solite scegliere le ferie, e la spiaggia era ancora più tranquilla. Nonostante questo, però, Kei si era comunque diretto al solito posto, sistemando le sue cose e passeggiando avanti e indietro sul lungomare.
“Oh!” mentre tornava verso il proprio asciugamano, la sua attenzione venne attirata da un’inaspettata scena di un gabbiano che si avvicinava all’acqua pronto per procurarsi da mangiare. Svelto, Kei aveva tolto il copri obbiettivo e, cercando l’angolazione migliore aveva fatto diversi scatti in sequenza, riuscendo a cogliere l’intera azione del volatile. Mentre camminava, riguardava nel display l’anteprima delle proprie foto, osservando critico il contrasto e l’esposizione della luce, fermandosi poi di colpo, quando sentì degli schizzi d’acqua sulle gambe. Istintivamente si volse per proteggere la macchina e rabbrividì quando altre gocce gli colpirono la schiena.
“Ops, scusami!” una voce dispiaciuta si scusò per quell’inaspettata doccia e Kei si mise nuovamente dritto, controllando che la propria macchina non si fosse bagnata. “Mi dispiace, è tutto apposto?” chiese ancora quella voce sconosciuta e Kei sollevò finalmente lo sguardo verso il ragazzo che era appena uscito dall’acqua.
“Sì… sì, non ti preoccupare!” lo rassicurò, coprendo nuovamente l’obbiettivo.
“Non mi ero accorto che stavi passando, nuotavo e non ho fatto caso di essere già a riva!” gli spiegò il motivo di quella sua mancanza e Kei scosse di nuovo il capo.
“Non importa, nemmeno io stavo guardando dove andavo!” gli disse, per toglierlo da quella scomoda situazione e fece un cenno con il capo, superandolo, riprendendo a camminare.
“Scusami?” lo richiamò però il ragazzo e Kei si volse, guardandolo interrogativo.
“Sì?” chiese, ancora più confuso quando vide il ragazzo fissarlo e trattenere una risata. “Che c’è?” domandò, in primo luogo infastidito da quel suo modo di fare: non lo conosceva eppure si permetteva di ridere di lui. Per non parlare del fatto che per poco non gli aveva rovinato la macchina, schizzandogli acqua.
“Ecco…” esordì il ragazzo, avvicinandosi e bagnandosi la mano, sollevandola poi verso il suo viso.
Kei chiuse d’istinto gli occhi, tirandosi indietro, sentendo poi due dita bagnate posarsi sul suo naso e stringerlo ai lati.
“Ahi!” si lamentò Kei, guardando lo sconosciuto che gli sorrideva.
“Sei tutto rosso!” gli disse, abbassandosi ancora a bagnarsi le dita e rinfrescandogli la punta del naso.
Kei spalancò gli occhi, ricordando che aveva scordato di mettere la protezione non appena arrivato e sospirando.
“Ahi…” si lamentò di nuovo, a bassa voce, toccandosi il naso, sentendolo effettivamente caldo. “Accidenti!” borbottò.
“Scusami, non volevo riderti in faccia, ma sembri un po’ la bandiera del Giappone così!” lo prese scherzosamente in giro questi e Kei aprì la bocca in un cerchio perfetto, non sapendo cosa ribattere.
Lo sconosciuto scoppiò a ridere e tese in avanti le mani, scusandosi: “Mi dispiace, mi dispiace, non volevo essere poco carino, ma hai la carnagione chiarissima e con il naso rosso adesso, davvero… mi dispiace” continuò a scusarsi, perché non riusciva a smettere di ridere.
“Sì, va bene, adesso se non ti dispiace…” lo liquidò Kei, tornando a voltarsi, ma sentendosi trattenuto dall’altro per un polso.
“Aspetta!” gli chiese lo sconosciuto, precedendolo e mettendosi davanti a lui, riacquistando compostezza. “Mi spiace, davvero, scusami, sono stato un maleducato a ridere di te. Ricominciamo da capo!” propose, tendendogli una mano e presentandosi. “Mi chiamo Yaotome Hikaru, piacere” gli disse e Kei aspettò un attimo titubante, prima di ricambiare.
“Inoo Kei” gli disse. “Non vuoi abbordarmi per poi farmi a pezzi e mettermi in una sacca, vero?” gli chiese, guardandolo scettico e Hikaru scoppiò di nuovo a ridere, piegandosi in avanti.
“Che cosa? Ma certo che no!” gli rispose, guardandolo con la coda dell’occhio, tossendo per tornare in sé. “No, no davvero!” assicurò ancora una volta. “È solo che ti ho già visto l’altro giorno, sai è strano vedere un ragazzo che se ne sta per quasi tre ore in spiaggia solo a fare fotografie” gli spiegò, stringendosi nelle spalle. “Ah, non che ci sia nulla di male, certo, ero solo curioso!” spiegò, pensando che quella sua affermazione potesse averlo offeso.
Kei lo guardò e storse la bocca: “Sai troppe cose di me, non mi fido molto” gli fece presente, ricollegandosi alla sua allusione di poco prima e Hikaru sorrise.
“Hai ragione, non sembra molto normale, è solo che anche la volta scorsa eri lì tutto solo…”
“Anche tu sei solo” gli fece notare Kei.
“Sì, ma io ho l’ombrellone, non rischio di ustionarmi!”
“Questo non vale, è un colpo basso!” lo riprese Kei e Hikaru rise, facendo ancora ammenda.
“Però se vuoi, ho un posto libero” Hikaru indicò le proprie cose alle spalle di Kei e questi si volse a dare un rapido sguardo –non aveva uno zaino abbastanza grande dove poter nascondere i suoi pezzi, per sua fortuna- tornando a rivolgersi a Hikaru, scuotendo il capo.
“Non importa grazie, faccio qualche altro scatto e poi torno a casa” disse sbrigativo e Hikaru non insistette oltre, non volendo sembrare davvero un tipo poco raccomandabile.
“Allora ci vediamo, Inoo Kei” lo salutò Hikaru e Kei si volse, ricambiando il saluto con un gesto vago della mano e un sbrigativo “Forse.”
Faceva caldo, faceva davvero troppo caldo per essere solo ai primi di Giugno e Kei non resisteva più a stare sulla spiaggia, l’acqua era ancora troppo fredda per i suoi gusti, per cui di darsi una rinfrescata per poter stare ancora là non se ne parlava, quindi decise di risalire. Aveva evitato per tutto il tempo di guardare dalla parte in cui sapeva si trovava Hikaru, ma aveva come la sensazione, però che l’altro non stesse facendo altrettanto e anzi che non vedesse l’ora di sorprenderlo a guardarlo.
Certo, impresso gli era rimasto impresso, nonostante l’avesse preso in giro sebbene non si conoscessero, e a dispetto di quanto gli aveva detto non pensava fosse una cattiva persona. Anzi. Poi era un bel ragazzo, di certo non poteva dire di trovarlo brutto, tutt’altro. A dirla proprio proprio tutta era anche il suo tipo, fisicamente ed esteticamente parlando e Kei aveva un po’ paura anche di questo: si conosceva bene, sapeva come reagiva quando qualcuno gli interessava in senso romantico e al momento non voleva distrazioni, doveva pensare alla fotografia, a terminare con successo gli studi e raggiungere i suoi sogni. E se per il momento avrebbe dovuto stare da solo, beh, se era ciò che andava fatto, lui l’avrebbe fatto.
Per cui preparò in fretta le proprie cose e si apprestò a risalire, ma senza riuscire a evitare di cercare con la coda dell’occhio l’altro, in fondo, sarebbe stato educato da parte sua salutare almeno.
Quando però si era deciso che quella sarebbe stata una buona soluzione e un geniale compromesso alla sua curiosità, scoprì con disappunto che Hikaru non c’era più e se n’era andato via prima di lui e senza salutarlo.
“Molto bene, vuol dire che non era destino e probabilmente voleva solo mettersi in mostra con me!” si risolse a convincersi Kei, parlando ad alta voce, raggiungendo la fermata.
Quando giunse nella piazzola di sosta, però, tutto era fin troppo deserto e fermo. Insospettito si avvicinò al cartellone con su scritti gli orari delle coincidenze e guardò l’orologio per capire come avrebbe dovuto comportarsi scoprendo suo malgrado che lì a non tanto presto non sarebbe passato nessun autobus.
“Ma perché?” domandò al niente, sospirando esausto.
“Oggi è giorno feriale e non siamo ancora in pieno periodo turistico, ci sono corse ogni due ore e la tua è passata dieci minuti fa” lo informò Hikaru, comparendo alle sue spalle, facendo trasalire Kei.
“Sei tu!” esclamò, guardandolo e scuotendo la testa. “Che fai, mi spii?” gli chiese guardingo e Hikaru sorrise.
“No, ho lo scooter parcheggiato qui, volevo salutarti prima di andarmene e chiederti le tue intenzioni, ma avevo paura potessi considerarmi uno stalker” ammise.
“Un po’ l’ho pensato” ammise Inoo, guardandosi attorno sconsolato. “Ma avresti fatto bene se ti fossi avvicinato, sono stato uno sprovveduto a non controllare gli orari” si rimproverò.
“Vuoi un passaggio?” si propose Hikaru, puntando il telecomando verso un motorino, togliendo la sicura.
“No, grazie” negò Kei. “Aspetterò l’autobus” affermò.
“Passa tra due ore, finirai lesso, altro che naso rosso poi” gli ricordò, indicandosi la punta del naso e Kei arrossì, tacendo. “Dai, lascia che ti dimostri che sono un cavaliere!” ridacchiò, tornando serio. “Ho un casco in più e guiderò piano se hai paura e non ti fidi, ma non puoi stare qui sotto il sole a cuocere” cercò di farlo ragionare, guardandolo con un sorriso incoraggiante e Kei lo fissò, annuendo poi.
“Sì, ti ringrazio!” accettò l’invito e Hikaru sorrise, scortandolo vicino al motorino.
“Infila questo” gli consigliò, tendendogli il casco e poi aiutandolo a stringere la cinghia sotto al mento. “Aspetta… ti fa male?” chiese poi, passandogli un dito sul collo per misurare la chiusura e Kei negò con il capo, impossibilitato a far uscire alcun suono tanta era la sorpresa di essersi ritrovato l’altro così vicino.
“Ok, sei apposto, Kei-chan!” decretò Hikaru, dandogli un colpetto sulla testa e sorridendogli.
“Possiamo mettere la tua borsa qui, così sei più comodo” propose, aprendo il bagaglio posteriore e Kei annuì.
“Tengo la macchina, però” disse, mettendosi a tracolla la custodia, osservando poi lo zaino del ragazzo.
“Ma le tue cose?” chiese dubbioso.
“Le posso tenere davanti, l’ombrellone è pieghevole, dovrebbe starci nello zaino” affermò Hikaru, cercando una soluzione.
“Aspetta, dallo a me, lo tengo io!” si offrì invece Kei, vedendo l’altro in difficoltà a incastrare tutto.
“Sei sicuro, ce la fai?” domandò Hikaru.
“Certo!” assicurò Kei, prendendo sottobraccio il bastone.
“Grazie allora!” Hikaru si preparò a sua volta, sistemandosi lo zaino tra le gambe e montando in sella, aspettando che Kei lo imitasse.
“Ci sei?” chiese, mettendo in moto e guardando Kei dallo specchietto laterale, vedendolo annuire. “Bene, tieniti forte!” consigliò Hikaru, inserendo la marcia e immettendosi sulla strada.
“Gira qui!” Kei iniziò a dare indicazioni a Hikaru, guidandolo verso la propria abitazione, una volta che furono entrati in città. “Ok, adesso a sinistra e poi di nuovo a sinistra, non puoi sbagliare, è una strada chiusa” gli spiegò, iniziando a vedere la via di casa e battendo le mani sulle spalle di Hikaru quando furono arrivati. “Ok, ferma qui” gli chiese e Hikaru arrestò, scendendo dal motorino e aiutando Kei a fare lo stesso, aprendo poi il bauletto portaoggetti, restituendogli lo zaino.
“Grazie mille del passaggio! Mi dispiace averti fatto fare tragitto in più!” si scusò Kei, chinandosi leggermente, stringendo lo zaino tra le braccia.
“Non c’è problema, mi sono offerto io e l’ho fatto volentieri. E stavo pensando anche a un’altra cosa” iniziò, mentre saliva nuovamente sullo scooter.
“Tipo?” Kei lo guardò scettico.
“Ehi, non guardarmi così!” rise Hikaru, premendogli il dito sulla punta del naso arrossata.
“Ahi!” si lamentò Kei, cercando di colpirgli la mano, schivato agilmente dall’altro.
“Se la prossima volta ti va potremo andare insieme al mare, così tu non ti scotterai e non avrai problemi di mezzi!” propose.
“Uhm, non lo so, non so quando potrò tornare!” fece il vago Kei, cercando le chiavi di casa.
“Non ti fidi eh?” lo smascherò Hikaru e Kei arrossì.
“No, certo che no!” si affrettò a rispondere. “Non è questo è solo che, davvero non lo so… magari se ci dovessimo incontrare per caso come è successo oggi, forse…” provò, ma Hikaru lo interruppe.
“Ok, ok, va bene ho capito, non ti preoccupare. Ci vediamo quando capita!” riassunse e Kei non seppe cosa dire, non voleva che Hikaru pensasse che non gli stesse simpatico o altro, ma quando provò a richiamarlo per spiegare, l’altro gli sorrise e gli fece un cenno con la mano, salutandolo ancora a voce alta per superare il rombo del motore. “Ci vediamo, Kei-chan!” gridò, prima di accelerare e uscire dalla via.
Kei restò impalato in mezzo strada, anche quando Hikaru fu scomparso dalla sua vista, discretamente frastornato da quanto era appena accaduto e lui non era certo di aver compreso bene lo svolgersi degli eventi. Per di più, solo quando entrò in casa e in camera si guardò allo specchio, si rese conto che indossava ancora il casco di Hikaru e non gliel’aveva restituito. Per cui, si disse, doveva essere destino che dovessero rincontrarsi.
E il destino aveva deciso di darsi da fare tre giorni dopo quando Kei, libero dagli impegni del corso di fotografia, data la bella giornata aveva deciso di andare nuovamente qualche ora al mare. Non aveva pensato di chiedere all’altro il numero di telefono, per cui non aveva idea di come poterlo rintracciare per parlargli del casco. Inoltre, più volte, a essere onesto, aveva sperato che Hikaru, accortosi della loro dimenticanza – o forse era tutta una strategia dell’altro- si presentasse senza preavviso a casa sua chiedendo gli restituisse il casco, ma così non era stato. Per questo motivo, allora Kei, dirigendosi alla fermata dell’autobus, aveva portato con sé il casco, nel caso anche Hikaru quel giorno fosse andato sula spiaggia e nello zaino aveva un bento, preparato per Hikaru, sempre nel caso anche lui avesse avuto voglia di andare al mare, da regalargli per sdebitarsi del disturbo che gli aveva arrecato giorni prima a causa della sua sbadataggine.
Quando arrivò nella piazzola, Kei sbuffò, sorridendo: “Non ci credo!” esclamò, affrettando il passo e fermandosi a pochi passi dal marciapiede.
“Sei in ritardo!” lo ammonì Hikaru seduto a cavallo del proprio scooter e Kei rise.
“Io? Cosa ci fai tu qui?” gli disse, sorpreso.
“Sono venuto a prenderti!” rispose semplicemente l’altro.
“Eh?” Kei lo guardò confuso.
“A dire il vero è praticamente tre giorni che ti aspetto, se non ci fossi stato neanche oggi avrei rinunciato!”
“Che cosa?” Kei lo guardò sconvolto e Hikaru sorrise.
“Bugia! Non è vero, non mi sarei dato per vinto, non mi arrendo così facilmente” gli rese noto e Kei rise.
“Io non ci sto capendo niente Hikaru!” ammise, divertito.
Yaotome alzò gli occhi al cielo, scendendo dal motorino e prendendo di mano a Kei la sua borsa, lasciandogli la tracolla della macchina fotografica.
“Che fai?” rise Kei, vedendo che apriva il cofanetto posteriore e sistemava la borsa.
“Andiamo al mare, no? È per questo che sei venuto a prendere l’autobus!”
“Sì, ma tu…?” gli chiese Kei.
“Io volevo andare al mare insieme a te e dal momento che mi hai lasciato nel dubbio, io mi sono appostato qui ogni giorno in attesa di vederti comparire per rapirti” gli spiegò.
“Ma sei matto? Mi hai fatto la posta qui per tre giorni?”
“Certo! Cosa avrei dovuto fare? Mi hai lasciato nel dubbio e non mi hai dato il tuo numero e questa era la fermata più vicina a casa tua!” gli spiegò il proprio ragionamento, rimontando in sella e mettendosi il casco. “Allora?” lo incentivò a sbrigarsi. “Non posso sostare qui, mi metteranno la multa!” gli disse e Kei rise, indossando il casco che aveva portato con sé.
“Vengo solo perché mi sento in colpa perché mi hai aspettato invano tutti questi giorni!” gli disse, non volendogliela dare vinta.
“Bugia anche tu! Hai il casco!”
“Questo perché speravo di vederti al mare…”
“Speravi di vedermi?” Hikaru si focalizzò su quell’espressione, interrompendolo.
“… per restituirtelo!” appuntò Kei. “Non saltare alle tue conclusioni!” lo rimproverò, prendendo l’ombrello pieghevole, tenendolo sottobraccio e reggendosi forte a Hikaru quando questi mise in moto.
“Così ci mettiamo molto meno tempo!” appunto Hikaru, mettendo l’allarme al motorino, una volta arrivati ai parcheggi del centro balneare.
“Sì, tu sei molto più veloce. Io purtroppo ho molte poche alternative!” rispose Kei.
“Io sono l’alternativa migliore!” affermò pomposo Yaotome e Kei sorrise.
“Cammina!” lo zittì, avviandosi alla spiaggia.
“Ci fermiamo qui?” chiese Hikaru, prendendo l’ombrello pronto a piantarlo nella sabbia.
“Ci?” domandò Kei, divertito.
“Oh, andiamo, puoi smetterla di fingere di trovarmi antipatico o di non voler stare con me!”
“Ma infatti io non voglio! Ti ho restituito il casco, sono apposto!” gli disse, guardando verso il mare e Hikaru rise.
“Non tirare troppo la corda, Kei-chan!” lo avvertì Hikaru, sistemando l’asciugamano al sole e spogliandosi della maglia.
“Oh, beh, se insisti!” Kei mise a terra il suo zaino, stendendo il proprio telo, all’ombra, però stavolta. “Ma lo faccio solo perché tu hai un parasole e io non mi voglio ustionare!” gli disse, e Hikaru rise, stendendosi prono di modo da restare rivolto verso Kei.
Inoo si tolse la canottiera e si sedette sul’asciugamano, montando con attenzione l’obbiettivo alla macchina fotografica, provando lo zoom, facendo qualche scatto.
“Ti piace proprio tanto, eh?” chiese Hikaru, guardandolo concentrato.
“Eh? Ah, sì… beh sai, vorrei vivere di questo!”
“Vuoi fare il fotografo?”
“Ahn, ahn!” annuì Kei, puntando poi l’obbiettivo sul volto del ragazzo, ridendo. “Ops, troppo vicino!”
Corresse la distanza e poi scattò a Hikaru un primo piano. “Che faccia buffa!” rise, guardando l’anteprima e mostrandola all’altro quando si avvicinò a lui.
“La foto è molto bella, tutto merito del soggetto!” si pavoneggiò, sedendosi sul proprio asciugamano, a gambe incrociate, di fronte a Kei.
“Ma sentilo! Tutto merito del filtro e la macchina ha una risoluzione fantastica!” ribatté tecnico.
Hikaru allungò le mani verso la banda sfilandola dal collo di Kei: “Me la presti un attimo? Non te la rovino!” assicurò e Kei gliela lasciò, vedendolo che puntava l’obbiettivo verso il suo viso.
“No, cosa fai?” si vergognò, cercando di coprirsi il volto, ma Hikaru lo sorprese.
“Tanto lo so che ti piace farti le foto, ti ho visto il primo giorno farti un autoscatto!” lo smascherò.
“Cosa?” Kei si imbarazzò, schiudendo le labbra, guardando l’altro sorpreso e Hikaru colse proprio quell’attimo per scattare.
“Fantastico!” si complimentò con se stesso, mostrando a Kei la foto. “Guarda, bandiera del Giappone” gli disse, indicandogli il naso e Kei si coprì con le mani, prendendo poi la crema, spalmandosela sul naso e sugli zigomi.
“Non sei simpatico, mi si spellerà tutto il naso e sarò inguardabile!” si scocciò a quell’eventualità e Hikaru rise, smentendolo.
“Ma no, secondo me sarai lo stesso carino” assicurò e Kei arrossì, riprendendogli la macchina dalle mani e alzandosi, guardando la spiaggia.
“Ti dispiace se passeggio un po’?” chiese.
Yaotome scosse il capo: “Lo fai sempre, vai pure!”
“Vuoi venire con me?” gli propose, ma Hikaru negò di nuovo.
“No, io faccio una corsa da quella parte, poi mi butto in acqua!”
“Ma è ancora gelida!” si scompose Kei. “Non capisco come faccia!” ammise.
“È proprio questo il bello!” si entusiasmò Yaotome e Kei scosse il capo, infilandosi il suo cappello di paglia in testa.
“Ci vediamo dopo!” lo salutò, lasciando che le loro strade si dividessero per un po’.
Quando Kei ritornò alla postazione, sorrise, vedendo che Hikaru nuotava al largo e si fermò sulla riva a fare qualche scatto all’amico, zoomando quando lo vedeva intraprendere una bracciata e riuscendo a catturare dei bellissimi scatti.
“Sono il tuo modello preferito, dì la verità!” lo prese in giro Hikaru, uscendo dall’acqua, atteggiandosi vedendo Kei continuare a scattare.
“Sei nel tuo vedo!” lo prese in giro Kei, riponendo l’obbiettivo. “Vanesio!” lo rimproverò e Hikaru si avvicinò a lui con un ghigno malizioso sul viso.
“Tu sei un guardone, però!”
“Che cosa? Non è vero!” si infervorò Kei, arrossendo visibilmente e restando un passo dietro a Hikaru e puntando la macchina sulla sua schiena, scattando ancora, sentendo il cuore accelerare i battiti per quello scatto rubato.
“Guarda che si sente il click” lo smascherò e Kei sbuffò.
“Fotografavo la spiaggia!” urlò di rimando Kei, raggiungendolo e sedendosi sotto l’ombrellone.
Prima che Hikaru potesse sequestrargli la macchina –e non che lui gliel’avrebbe lasciata con le mani bagnate- Kei ripose la fotocamera, sotto lo sguardo divertito di Yaotome.
“Allora!” esordì Kei, cambiando argomento. “Tu sai tante cose di me. Io di te non so nulla!”
“Cosa vuoi sapere? Spara!” lo accontentò Hikaru, stendendosi sulla schiena e guardandolo da sotto in su.
“Non lo so, cosa fai nella vita? Cosa ti piacerebbe fare?” chiese.
“Al momento lavoro part-time in un negozio di accessori per la musica, c’è anche una sezione con dei cd, ma più che altro vendiamo i veri e propri strumenti del mestiere. E faccio questo in attesa che qualche talent scout si accorga di me!” ridacchiò e Kei si fece interessato.
“Vuoi avere una carriera musicale?” chiese.
“Sì, suono il basso e un po’ compongo, ma non ho ancora trovato il gruppo giusto per me” ammise, rotolando sul fianco e rimettendosi seduto. “Sei colpito, vero?”
“Molto” rispose sincero Kei. “Mi piacciono gli artisti!” E prima che Hikaru potesse interpretare da sé, aggiunse. “Trovo che avendo anche io un’anima da artista, sia una cosa molto bella!” spiegò.
Hikaru rise e di nuovo si alzò.
“Ah, ho trovato una cosa prima, la vuoi vedere?” gli chiese, tendendogli la mano e Kei attese solo un attimo, prima di stringerla e permettere che Hikaru lo aiutasse a sollevarsi. “Lascia la macchina, non è qualcosa degno di essere fotografato!” spiegò il musicista. “Tanto stiamo qui, è proprio lì vicino alla riva” gli indicò il punto, così che capisse che non si sarebbero allontanati più di tanto e Kei annuì, seguendolo.
“Dove? È qualche animaletto marino?” chiese Inoo, con lo sguardo basso, concentrato a intravvedere qualcosa nella battigia. E Hikaru non aspettava altro che quell’attimo di distrazione per cogliere l’altro di sorpresa e sollevarlo di peso tra le braccia, avanzando con lui nell’acqua.
“Eh? Ehi! No, Hikaru, aspetta, fermo, è gelida, non ci voglio entrare!” strepitò Kei, il quale comprese troppo tardi le intenzioni dell’altro.
“Trattieni il fiato, svelto! Tanto non mi fermo!” lo avvisò Hikaru, continuando ad avanzare e sollevando l’altro meglio tra le braccia, prima di trattenere a sua volta il respiro per immergersi insieme a Kei.
Inoo gli strinse il collo, prendendo quanta più aria possibile e stringendo gli occhi, nascondendosi contro il collo di Hikaru come se questo potesse proteggerlo dal freddo, strepitando poi quando riemerse e l’altro lo lasciò andare.
“Aaah, ti odio, ti odio, ti odio!” gridò Kei, sollevandosi la frangia dagli occhi, cercando di scappare, ma fermato prontamente da Hikaru che lo trattenne con sé in acqua.
“Dove vai, fermo!” lo abbracciò da dietro, ridendo divertito.
“Ti prego, ho freddo!” chiese Kei, supplice, voltandosi e battendogli le mani sul petto, ma Hikaru si dimostrò irremovibile.
“Bugiardo, adesso ti sei già abituato, tutto sta nell’impatto iniziale” lo smascherò e Kei per tutta risposta, sporse il viso verso di lui, battendo i denti tra loro, dimostrando all’altro le proprie condizioni.
“Se mi congelo sarò solo colpa tua!” gli disse, nonostante, Hikaru aveva ragione, non sentisse più particolarmente freddo e anzi l’acqua stava avendo su di lui un effetto rigenerante.
Si rilassò, non prima di aver lanciato a Hikaru uno sguardo torvo, nuotando un po’ al largo e tornando vicino all’altro: “Posso uscire ora?” gli chiese, temendo in un altro scontro e Hikaru annuì, uscendo per primo e stendendo vicini i due asciugamani al sole.
“Freddo! Freddo! Freddo!” cantilenò Kei, stendendosi e raggomitolandosi sul proprio asciugamano, facendo ridere Hikaru.
“Sembri un bambino!” lo prese in giro Hikaru, dandogli poi un po’ di tregua dopo che Kei gli rispose mostrandogli la lingua, come un bambino appunto.
“Kei, spostati all’ombra!” consigliò Hikaru dopo un po’ che vide l’altro fin troppo rilassato e Inoo si alzò piano, guardando l’altro con espressione smarrita.
“Grazie” gli disse, “mi stavo per addormentare” ammise, spostandosi a sedere sotto l’ombrellone, avvolgendosi il telo attorno alle spalle, usandolo poi come appoggio sulla sabbia.
“Ah!” si ricordò d’improvviso, aprendo il proprio zaino. “Hai fame?” chiese a Hikaru, mostrandogli il bento che aveva preparato.
“In effetti sì, ma… cos’è questa bontà?” domandò Yaotome, alzandosi e chiedendo a Kei il permesso di sedersi accanto a lui. “L’hai fatto tu?”
Kei annuì, imbarazzandosi per tutti quei complimenti e sorridendo: “Non ho fatto nulla, davvero, mi piace cucinare, mi rilassa e comunque era per te, per ringraziarti e sdebitarmi per il disturbo dell’altro giorno!” gli ricordò e Hikaru lo guardò con un leggero rimprovero nell’espressione del viso, spingendogli la testa con due dita.
“Ma, insomma, quante volte devo dirtelo che non mi hai affatto disturbato?” gli ricordò, dondolando di lato e facendo scontrare le loro spalle. “Posso, comunque?” chiese, servendosi dopo che Kei annuì.
“Ma è buonissimo!” si stupì, mangiando di gusto e Kei sospirò di sollievo, non che non avesse fiducia nelle sue capacità culinarie, ma stranamente sapere che Hikaru avrebbe mangiato quel pranzo al sacco lo aveva messo in agitazione.
“Guardiamo le foto che hai fatto prima?” propose Yaotome dopo che ebbero finito e si furono ripuliti accuratamente le mani. “Sono curioso di vedere quanto sei bravo!” gli sorrise, sporgendosi per prendere da sé la macchina, accostandola a Kei.
“Devi premere qui!” lo istruì Inoo e la prima foto che apparve sul display era proprio quella che Kei aveva scattato a Hikaru di nascosto mentre risaliva la spiaggia.
“Così fotografavi la sabbia, eh?” si ricordò di quella piccola bugia e lo prese in giro.
“Per la cronaca mi piace il tatuaggio che hai qui” gli disse, sfiorandolo sotto la nuca picchiettandogli il disegno tribale che aveva tra le scapole. “È arte anche quello!” improvvisò, premendo la freccia per scorrere le immagini a ritroso e per stavolta Hikaru gli abbuonò quel round verbale tra loro.
“Sei proprio bravo, lo sai?” si complimentò Hikaru guardando gli scatti fatti da Kei. “Sono bellissime, riesci a cogliere l’attimo giusto di ogni cosa. Guarda questa!” esemplificò e Kei sorrise, vedendo che aveva scelto quella del gabbiano che pescava il proprio pranzo direttamente dall’acqua.
“Sì, non dovrei dirmelo da solo, ma sono stato bravo!” affermò, facendosi poi pensieroso.
“Che c’è?” domandò Hikaru, osservandolo.
Kei si strinse nelle spalle e raccolse le ginocchia al petto: “Sono molto belle, sì, però sono un po’ tutte uguali, non trovi?” gli chiese consiglio.
Hikaru ripose la macchina e lo guardò: “Non penso, anche se magari il soggetto è uno, ogni foto lascia qualcosa a chi la guarda, come dei dipinti, insomma!” cercò di spiegare.
Kei sorrise e si imbarazzò per quel complimento: “Ma dai, esagerato, ci sono molti fotografi più bravi di me!”
“Sì, ma io fino a oggi ho conosciuto solo te e per me sei tu il migliore!” affermò di nuovo, restando in silenzio prima di guardarlo nuovamente. “Cosa ti piacerebbe ritrarre?” chiese poi, curioso e Kei gli rispose senza alcun dubbio.
“Un tramonto al mare!” disse sicuro. “In città ci sono molti bei posti dai quali è possibile cogliere il momento del sole che va a dormire, ma secondo me c’è un qualcosa di magico nel sole che si spegne nell’acqua. Ho visto varie istantanee dei miei fotografi preferiti, e mi sono sempre chiesto cosa si prova a cogliere quell’attimo” spiegò.
Hikaru lo ascoltò attento e sorrise, poi prese la macchina, voltandola con l’obbiettivo puntato verso di sé e guardò Kei con un sorriso furbo. “Facciamoci una foto!”
“Cosa?”
“Sì, dai, una foto insieme come ricordo di questa giornata!” lo spronò.
“No, Hikaru, non penso, non sono molto fotogenico al momento, ricordi che sono la bandiera Giapponese?” scherzò, facendosi burla di sé e Hikaru rise, incurante delle sue rimostranze e costringendo Kei a fare come lui desiderava, rubando degli scatti al suo sorriso e divertendosi con lui, stavolta, entrambi come due bambini.

*

Da quella loro giornata passata insieme al mare, Kei non aveva poi più rivisto Hikaru né per caso, né intenzionalmente, si erano scambiati le mail, su insistenza del più piccolo, ma Kei non aveva mai avuto il coraggio di scriverli, per non disturbarlo. Così si era detto più volte. Il ragazzo gli aveva detto di aver dovuto fare dei turni extra al negozio e Kei stesso era stato impegnato con il corso di fotografia e l’imminente mostra espositiva per cui non aveva avuto molto tempo da dedicare al ragazzo dei suoi pensieri.
Ancora una volta, quindi, era stato il destino –Kei iniziava a crederci sul serio- ad agire per lui, così quando finalmente un pomeriggio si era deciso a scrivergli per sapere come se la passasse, era stato distratto dal suono del citofono di casa.
“Chi è?” aveva chiesto guardando nel piccolo display, riconoscendo il sorriso di Hikaru.
“Sono il suo autista personale, ha prenotato una corsa per caso?” gli rispose Yaotome, scherzando e Kei si affacciò alla porta, andando verso il cancello.
“Cosa ci fai qui?” domandò Kei, sorpreso di vederlo.
“Sono passato a prenderti. Non sei pronto?” chiese Hikaru di rimando.
“Eh? Ma non avevamo un impegno insieme” ricordò Inoo, vedendo Hikaru fare spallucce.
“Non ha importanza o tu sei impegnato per caso?”
“No, sono libero, ma dove mi vuoi portare a quest’ora?” chiese, osservando il cielo iniziare a cambiare.
“Appunto perché è quest’ora” lo citò Hikaru, spiegando il motivo della sua presenza “dobbiamo andare, dai, muoviti!” gli disse, allungando una mano e chiudendo le dita su quelle di Kei strette attorno all’inferriata.
Kei abbassò lo sguardo, sorridendo appena e guardando poi Hikaru con un sorriso furbo: “Ci stai provando con me, per caso?” domandò.
“Sta funzionando?” gli rispose di contro Hikaru e Kei rise, allontanandosi dal cancello, aprendolo un poco.
“Prendo le chiavi di casa e arrivo!” gli disse, tornando verso il portone principale.
“Prendi anche la macchina!” urlò Hikaru e Kei lo guardò curioso, obbedendo e tornando da lui con l’inseparabile fotocamera.
Hikaru salì sullo scooter, tendendogli il casco aspettando che Kei fosse pronto, prima di partire.
“Dove andiamo almeno lo posso sapere?” chiese Inoo, cercando di sovrastare il rombo del motore e Hikaru gli sorrise, attraverso lo specchietto.
“Ma al mare, mi sembra ovvio! Hai portato il costume?”
“Cosa? Certo che no, non me l’hai detto!”
“Oh beh, pazienza!” Hikaru si strinse nelle spalle, ridendo quando sentì Kei sbuffare.
“Eccoci, qui andrà bene!” esclamò Yaotome, una volta giunti in spiaggia e prendendo Kei per mano, tirandoselo dietro. “Muoviti, presto presto!” lo incentivò a camminare veloce sulla sabbia, incurante dei granelli che si infilavano nelle scarpe.
“Ora è tutto tuo!” esclamò Hikaru, fermandosi e mostrando all’altro con un largo gesto del braccio lo spettacolo del tramonto sul mare che si stava compiendo davanti ai loro occhi.
“Wow, Hikaru…” sospirò ammirato e sorpreso Kei, tirando fuori la propria macchina fotografica e spostandosi vicino alla riva, poi percorrendo poco distante la spiaggia, facendo innumerevoli scatti, piegandosi appena per cercare l’angolazione migliore per catturare quella meraviglia con il proprio obbiettivo.
Hikaru si sedette sulla sabbia, lasciando Kei libero di immortalare quell’incontro di orizzonti di mare e cielo con il sole aranciato che si tuffava nelle acque come fosse una palla di fuoco: anche lui non poteva restare indifferente di fronte a tanta meraviglia, per cui immaginava come dovesse sentirti il fotografo il quale aveva sempre desiderato poter catturare quegli attimi.
Quando si ritenne soddisfatto dei propri scatti, Kei tornò indietro, raggiungendo Hikaru, il quale gli sorrise, vedendo il volto dell’altro incredibilmente felice, gli occhi ridenti e orgogliosi, assolutamente soddisfatto.
“Allora?” chiese Hikaru, piegando le gambe e Kei si sistemò in ginocchio tra le sue, reggendosi a lui in equilibrio, mostrandogli il display.
“È stato fantastico! Non vedo l’ora di svilupparle per vedere l’effetto finale!” spiegò elettrizzato, spegnendo il dispositivo e riponendolo nella custodia, tornando poi a guardare Hikaru, sorridendogli dolcemente. “Grazie!” gli disse, sinceramente riconoscente e Yaotome ricambiò con un sorriso, sollevando una mano, passandola sulla guancia dell’altro, infilandogli le dita tra i capelli.
“Ne è valsa la pena per vedere questa espressione sul tuo volto” affermò, seguendo i propri pensieri e Kei arrossì, facendosi più vicino, reggendosi a lui per le spalle, tendendosi in avanti.
Hikaru lo guardò negli occhi, spostandosi con la mano sulla sua nuca, avvicinandolo ancora verso il proprio viso e quando vide Kei chiudere gli occhi e schiudere le labbra, lo imitò, unendole alle proprie in un bacio.
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