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[Ariyama] Betsubetsu no ashita ga yatte kuru dake

Titolo: Betsubetsu no ashita ga yatte kuru dake (Un domani diverso aspetta ognuno di noi) [Time – HSJ-]
Fandom: RPF - Hey! Say! JUMP
Personaggi: Arioka Daiki, Yamada Ryosuke
Pairing: Ariyama
Rating/Genere: PG/ AU, fluff
Warning: slash
Wordcount 6.413 fiumidiparole
Note: la storia è scritta per 500themes_ita con il prompt ‘Mi tiri su’.
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 500themes_ita

“Mi prometti che verrai a trovarmi? E che mi manderai qualche mail per non farmi sentire solo? E mi porterai da mangiare qualcosa di buono? Non mi fido io del cibo di questo posto! Eh? Yuri? Yuri mi ascolti?” Yamada strattonò l’amico per un braccio, il quale si volse a guardarlo esasperato.
“Ti sento, ahimè, ti sento benissimo. Non sono ancora sordo e tu sei una sottospecie di grillo parlante.”
“Vuoi dire che sono saggio?”
“No, vuol dire che sei fastidioso!” lo contraddisse il più piccolo, smettendo di sistemare le cose dell’amico sul letto e posandogli le mani sulle spalle, sospirando. “Andrà tutto bene, ok? Siamo intervenuti in tempo e passerai qui non più di un paio di giorni hanno detto. Stai tranquillo!” cercò di essere gentile e di supporto vedendo l’altro sinceramente nel panico.
“Hai un modo un po’ particolare di tirarmi su di morale Yuri, ma lo apprezzo!” gli sorrise Yamada, prendendo le proprie cose e disponendole dentro l’armadio insieme alla borsa ormai vuota.
“Ehi, sono qui no? Fossi stato un pessimo amico saresti venuto da solo all’ospedale!” gli fece presente.
“Infatti per questo ti sono grato!” annuì Yamada, osservando il proprio pigiama. “Mi devo cambiare?” chiese.
“Così hanno detto. Per stare comodo e per eventuali controlli, devono farti ancora qualche analisi prima dell’intervento” gli ricordò.
“Aaah, non dirlo! Non dire quella brutta parola!” lo ammonì Ryosuke, sparendo dietro il paravento, iniziando a cambiarsi.
Yuri, non visto dall’altro, roteò gli occhi al cielo, prendendo i jeans e la camicia dell’amico, piegandoli in modo ordinato: conosceva Ryosuke e non era il caso che venisse lasciato a se stesso in una situazione come quella.
“Senti Yuri, ma perché devo dividere la stanza con qualcuno? Io avrei preferito stare da solo” confidò e in quel momento Yuri si volse sentendo dei passi dietro di sé, vedendo un ragazzo in pigiama che gli sorrise e accennò un movimento del capo in segno di saluto, incuriosito dal parlare di Ryosuke il quale, dietro la tenda, non si era accorto di nulla.
“Ti saresti annoiato a stare da solo” gli rispose Yuri, divertito dalla situazione e facendo cenno al nuovo arrivato di non dire nulla.
“Ma se poi mi sta antipatico? E se è una persona anziana che non si ricorda di avermi appena detto qualcosa e tutto il giorno mi ripetesse sempre le stesse cose?” figurò drastico. “Insomma, tu lo sai che io sono molto educato e non glielo farei mai notare, ma sono nervoso di mio per questa cosa e potrei non riuscire a sopravvivere. Yuri?” lo chiamò.
“Sono qui!” gli rispose semplicemente Chinen, ridendo tra sé.
“Pensavo te ne fossi andato. Ho quasi finito. Ah, senti…” gli venne in mente ancora. “O se sono capitato con uno che la notte russa?” chiese Yamada, aprendo la tenda e fermandosi di colpo quando vide una persona nuova nella stanza seduta sopra il letto accanto al suo.
“Ciao” lo salutò questi, sollevando una mano e trattenendo un sorriso divertito.
“Ops!” Yamada si morse il labbro, imbarazzato. “Yuri!” lo riprese sottovoce.
“Come vedi non è un vecchio!” lo mise davanti al dato di fatto.
“Oh e non russo. Parola d’onore!” aggiunse questi ridendo e scendendo dal letto, presentandosi ai due.
“Arioka Daiki, molto piacere!”
“Chinen Yuri” si presentò il più piccolo, indicando poi l’amico. “Lui è Yamada Ryosuke, il tuo compagno di stanza.”
“Piacere” gli rispose questi, abbassando poi il capo. “Mi dispiace per prima, non sapevo che non fossimo più soli” ammise.
“Non ci pensare, meglio saperle da subito queste cose, così si evitano malintesi” affermò, sedendosi di nuovo sul letto.
Yamada guardò con fare torvo il proprio materasso, salendo a sua volta sul lettino, provando la comodità del cuscino. “Yuri, non mi piace!” disse, indicando il guanciale e l’amico si mise le mani nei capelli.
“Buona fortuna, Arioka-kun!” guardò l’altro ragazzo il quale osservava i due divertito.
“Lo vedi che non mi vuoi bene? Faccio bene io a dubitare di te!” recriminò Ryosuke, incrociando le gambe sul materasso.
“Toc toc, permesso?” una terza persona comparve nella stanza e sia Yuri che Yamada sorrisero.
“Yuuyan, portami via di qui!” dissero all’unisono e Chinen si voltò verso Yamada, indispettito.
“Tu cosa vuoi?” lo riprese, prendendo il ragazzo alto sottobraccio, ristabilendo le giuste proprietà.
“Yuya, Yuri mi tratta male!” accusò Ryosuke.
“Lui fa i capricci! Prima ha anche insultato questo ragazzo!” indicò Daiki, il quale sollevò le mani in segno di resa. “Io non so nulla” se ne tirò fuori con fare divertito.
“Non l’ho insultato, io non sapevo che fosse qui!” si giustificò Yamada, sbuffando e sistemandosi il cuscino dietro la schiena.
“Andiamo, fate i bravi! Ryo, ti ho portato una cosa!” cambiò argomento Yuya, sperando di strappare un sorriso all’amico.
“Cosa? Cosa? Si mangia?” domandò subito, prendendo la busta che l’altro gli tendeva e tirando fuori delle riviste e dei manga e un involto che profumava in modo squisito. “Yuya! Sei da sposare!” gli disse, grato, sporgendosi per abbracciarlo. “Tu sì che mi vuoi bene!” continuò, battendogli una mano sulla schiena ringraziandolo. “Li posso mangiare adesso?” chiese, osservando gli onigiri.
“No, adesso non puoi!” intervenne Yuri, prendendogli di mano la confezione.
“Perché? Io ho fame!” domandò deluso Ryosuke. “Sei geloso che lui abbia fatto un regalo a me. Non te lo rubo mica” precisò e Yuri sbuffò, avvicinandosi al letto dell’amico, decidendo chiuso il discorso senza replicare.
“Avanti, devi andare a fare gli esami del sangue!” gli ricordò. “Poi potrai mangiare, ricordi?”
Ryosuke fece una smorfia di disappunto, guardando speranzoso Yuri: “Mi accompagni? Resta un altro po’ con me?”
“No” gli rispose secco Chinen.
“Eddai!”
“Noi adesso dobbiamo andare davvero Yama-chan” intervenne Yuya in aiuto del fidanzato, cercando di spiegare a Yamada che non potevano davvero passare tutto il giorno in ospedale.
“Sì, sì, avete ragione, andate” si avvide Yamada sorridendo loro.
“Ci vediamo presto Ryo, mi raccomando fai da bravo!” lo supportò Yuya, dandogli un buffetto sulla testa e Yamada annuì, accompagnando i due amici nel corridoio.
Quando rientrò in camera, sbuffò, sorridendo ad Arioka il quale stava controllando il proprio cellulare.
“Mi spiace davvero per prima, non ti sei offeso, vero?” gli chiese di nuovo, per essere sicuro, avvicinandosi al suo letto.
Daiki scosse la testa: “Assolutamente no. In realtà il tuo amico mi aveva visto e ha voluto farti uno scherzo” gli spiegò.
“Lo sapevo io!” Yamada batté il pugno contro il palmo della mano e schioccò la lingua tra i denti.
Daiki sorrise e lo guardò curioso, in attesa, vedendolo che fissava le lenzuola con fare indeciso.
“Senti…” esordì imbarazzato Ryosuke.
“Vuoi che ti accompagni a fare il prelievo?” domandò Daiki, indovinando i suoi pensieri.
Yamada arrossì per essersi fatto scoprire, ma non negò: “Ti dispiace?” gli chiese. “Non è che io abbia paura dell’ago o cose del genere, ma sono nervoso e insomma, lo so che non ci conosciamo e quindi non sei obbligato, ma mi farebbe bene un po’ di supporto…” cercò di spiegarsi, non essendo certo di esserci riuscito.
“Nessun problema, ti accompagno volentieri, in fondo siamo compagni di stanza, dobbiamo sostenerci!” lo tranquillizzò Arioka, scendendo dal letto e infilandosi le pantofole: “Andiamo?”
Yamada annuì e gli sorrise grato.
“Per cosa sono questi controlli?” domandò Daiki mentre camminavano.
“Mi devono operare di appendicite” rispose Yamada, scrollando poi le spalle al solo pensiero.
“Oh, capisco… ma non devi essere nervoso, è un intervento quasi di routine, molte persone ne sono soggette” cercò di tranquillizzarlo. “E qui i medici sono bravissimi!”
“Sì, lo so, me l’hanno detto, ma mi disturba lo stesso” ammise. Poi lo guardò curioso, rigirandogli la domanda: “Tu?”
“Ho subito un piccolo intervento alla spalla e devo stare qui ancora qualche giorno per dei controlli e le medicazioni” spiegò, indicando il punto, abbassandosi lo scollo del pigiama, mostrandogli la benda.
“Uh, è una fasciatura grande, fa male?” domandò Yamada.
“Un po’ tira e di notte mi da fastidio secondo la posizione in cui mi corico, il giorno dopo l’operazione mi è venuta anche la febbre. Una normale reazione del fisico allo stress post operatorio. Non sono così coraggioso come sembro” ammise, indicando poi all’altro la sala prelievi. “Eccoci, sei pronto?” chiese rivolto a Yamada, il quale annuì.
“Devo, andiamo, prima entro, prima torno in camera!” gli disse, bussando alla porta.
“Oh, Yamada-kun, ti aspettavamo!” lo accolse l’infermiere, guardando poi Daiki dietro di lui.
“Arioka-kun, problemi alla spalla?” domandò al ragazzo.
“Ah, no, no, ho già fatto la medicazione stamattina. Sono qui per supporto, posso restare?” chiese e il medico nella stanza annuì.
“Faremo velocissimi, Yamada-kun, siediti pure lì” lo invitò, mentre prendeva una nuova siringa e delle fialette, leggendo poi su un foglio. “Ne serve un bel po’” commentò a mezza bocca e quando Yamada vide Daiki allontanarsi per sedersi da una parte, lo prese per un gomito.
“Dove vai?” lo guardò spaventato.
“Mi siedo lì!” indicò una poltroncina vicino all’armadietto dei medicinali.
“Oh, no no no no no!” Yamada scosse la testa vigorosamente. “Resta qui, per favore. Dammi la mano!” gli chiese, mostrandogli il palmo aperto e Daiki ridacchiò, sedendosi accanto a lui, intrecciando le dita con le sue.
“Yamada-kun quel tuo amico che era con te l’altro giorno non c’è?”
“Yuri è un traditore!” la informò Ryosuke. “Ma non c’è problema, l’ho sostituito benissimo!” annuì, guardando poi Daiki e lasciando che l’infermiera procedesse all’estrazione del sangue.
“Quindi mi dicevi della tua appendicite?” parlò Daiki, cercando di distrarre il più piccolo.
“Sì, ecco, questa cosa malefica mi fa malissimo. Io ho sottovalutato la cosa negli ultimi tempi, pensavo fosse colpa degli allenamenti di calcio” spiegò. “Faccio parte di una squadra” precisò. “E siccome a breve ci sarà un torneo abbiamo intensificato gli allenamenti, credevo fossero crampi da sforzo o cose del genere, ma quando l’altro pomeriggio mi sono accasciato a terra febbricitante Yuri ha costretto Yuya a portarmi qui e mi hanno subito intrappolato” riassunse.
“Yamada-kun sei stato uno sciocco” intervenne l’infermiera. “E i tuoi amici hanno fatto benissimo! Interverremo in tempo e non ci saranno complicazioni, se trascurata poteva diventare una cosa seria” lo ammonì il medico a sua volta.
“Sì, sì, lo so” Yamada sbuffò e quando gli venne tolto il laccio emostatico e l’ultima fialetta fu piena del suo sangue, sospirò.
“Fatto! Potete andare!” li lasciò liberi l’infermiera e i due ragazzi la ringraziarono, salutandola con un cenno del capo, rientrando nella stanza.
“Adesso posso mangiare i miei onigiri!” si entusiasmò Yamada, osservando il cerotto al braccio. “Vero? Me lo merito!” chiese a Daiki.
“Assolutamente sì!” concordò con lui Arioka e Yamada sorrise.
“Possiamo dividerli, meriti un premio anche tu per avermi accompagnato e assistito!” affermò e Daiki gli sorrise.
“Beccati questa Yuri! Adesso mi mangerò il regalo di Yuuyan!” esclamò Ryosuke, pieno di energie, facendo ridere Daiki.
“Non sapevo ci si divertisse così tanto in ospedale!” una voce nuova accolse i due quando tornarono nella loro camera e videro un ragazzo dai capelli scuri seduto sul letto di Arioka.
“Kei, che cosa ci fai qui? Non dovresti essere a lezione?” si stupì quest’ultimo, riconoscendo l’amico. “Poi è ancora presto per le visite.”
“Oh, niente di più facile!” sminuì Kei, scendendo dal letto e spiegando la sua presenza lì. “Qualche moina al personale e mi hanno fatto sgattaiolare qui. Gli ho detto che ero in pensiero per il mio fratellino!” disse a bassa voce.
“E ti hanno creduto?” si stupì Daiki.
“Certo che sì, sono un attore nato io e poi nulla mi avrebbe fermato. Io volevo vedere il ragazzo carino con gli occhiali!” ammise, guardando Yamada e sorridendogli.
“Kei!” lo riprese Daiki.
“È davvero carino!” mormorò il più grande, accostando il volto a quello di Arioka, guardando Yamada comportandosi come se lui non fosse lì e parlando di lui come se non lo potesse sentire.
“Kei, smettila!” Daiki cercò di arginare il terremoto Kei, ma senza evidente successo.
“Cosa?” l’amico non capiva. “Sono parole tue! Vuoi che ti rilegga i messaggi?”
“No, grazie!” lo fermò Daiki.
“E poi era un complimento. Almeno non gli hai dato del vecchio che russa!”
“Kei!” Daiki scosse il capo, arreso. “Scusalo” disse Daiki rivolto a Yamada, stavolta lui in imbarazzo.
“Credo che le visite agli amici dovrebbero essere bandite” ponderò Yamada, guardando Daiki, il quale si ritrovò a concordare con lui.
“Oh, beh, meno male allora che ho detto loro che siamo parenti” ebbe risposta pronta Kei, stringendosi nelle spalle, divertito. “Piacere, ragazzo carino con gli occhiali, sono Inoo Kei, un amico di Dai-chan. Non sono veramente suo fratello” ci tenne a precisare.
“Oh, dai non l’avrei mai detto” lo assecondò Yamada, stringendogli la mano.
“E tu ce l’hai un nome, ragazzo carino con gli occhiali?”
“Kei, smettila di chiamarlo così!” Daiki era oltremodo in imbarazzo perché il più grande continuava a sottolineare quell’espressione.
Il più piccolo rise: “Ciao Inoo Kei, amico e non fratello di Dai-chan” lo citò, parlando come lui e divertendosi a prendere a sua volta in giro Arioka. “Il ragazzo carino con gli occhiali si chiama Yamada Ryosuke” si presentò parlando di sé in terza persona.
“Va bene, mi arrendo e suppongo di essermelo meritato per prima, siamo pari adesso?” chiese Daiki a Yamada, andando a sedersi sulla poltrona.
Ryosuke e Kei risero, approfittando di quella fortuita unione ai danni di Arioka, concedendo a Daiki una tregua.
Ryosuke si andò a sdraiare sul proprio letto, ricordandosi poi immediatamente della merenda che lo aspettava, mentre Kei prendeva posto sul bracciolo della poltrona, per stare vicino a Daiki.
“A parte gli scherzi, Dai-chan, come stai?” si informò sulle sue condizioni.
“Meglio di ieri, la medicazione oggi è andata bene. Devo tenere i punti ancora per un po’, ma credo tra qualche giorno mi mandino via” gli spiegò.
“Bene, avvisami poi che vengo a prenderti in macchina” si misero d’accordo e Yamada approfittò poi della loro pausa per offrire ai due una polpetta di riso.
“Vi va?” chiese.
Kei scosse il capo e Daiki annuì: “Io sì, è la mia ricompensa. Lancia pure!” gli disse, mettendo le mani a coppa e prendendo al volo l’incarto.
“Ricompensa per cosa?” chiese Kei, sorpreso.
“Ho accompagnato Ryosuke a fare un prelievo!” spiegò. “Ops, aspetta, era un segreto?” chiese poi, guardando Yamada, il quale scosse la testa.
“Kei va bene, non diciamolo a Yuri, però!” chiarì, portandosi un dito davanti alla bocca.
“Uh, Dai-chan! Dai-chan!” Inoo attirò l’attenzione dell’amico mentre mangiava.
“Mh?”
“Sai cosa possiamo fare per festeggiare la tua uscita dall’ospedale?” gli chiese con occhi luminosi.
Daiki lo guardò inarcando le sopraciglia e sorrise ironico: “Non ne ho proprio idea!”
“Andremo a mangiare in quella buonissima gelateria in centro, che dici?” fu propositivo.
“Non l’avrei mai immaginata una simile proposta!” lo prese in giro Arioka. “Intendi farmi fare la dieta del gelato per caso? O mettermi all’ingrasso? Così poi dovrebbero ricoverarmi per avere la glicemia alle stelle!”
“Oh, eddai! Che antipatico!” Kei gli colpì il braccio, offeso.
Yamada, che nonostante non avesse voluto intromettersi aveva sentito tutto, li interruppe.
“Parli della gelateria di Hikaru, per caso?” chiese.
Kei, nel sentire quel nome, lo guardò sorpreso, allontanandosi da Daiki e sedendosi sul letto del più piccolo.
“Lo conosci?” chiese, speranzoso di trovare più comprensione da lui che in quella che gli aveva dimostrato Daiki.
“Mh, non direi che lo conosco bene, ma vado sempre da lui a mangiare il gelato dopo gli allenamenti!”
“È carino, vero?” domandò Kei.
Yamada storse la bocca: “Non saprei, insomma, è un bel ragazzo e vedo sempre una lunga fila di ragazze che fanno un po’ le civette” commentò, pensandoci sopra.
“Ah, l’hai notato anche tu, vero? Oche giulive!” le insultò, indispettito e Daiki, in disparte sulla poltrona, sorrise delle reazioni dell’amico.
“Hikaru però non mi sembra molto colpito, sai?” suppose Yamada, volendo far tornare il buonumore a Kei. “Con me è sempre molto gentile, mi fa lo sconto e spesso mi mette anche la granella o i pezzetti di fragola in omaggio” rivelò quel segreto.
“Tu, invece, non mi sembri tanto entusiasta solo della gelateria, o sbaglio?” chiese Yamada, guardando Kei che, lo capiva, non vedeva l’ora di confidarsi anche con lui.
“Vedi? Vedi, Dai-chan cosa vuol dire sostenere i propri amici?” Kei si voltò verso Daiki con fare sarcastico, abbracciando poi Yamada. “Dove sei stato per tutto questo tempo? Quando ti dimetteranno andremo insieme a mangiare del gelato!” decise. “Lui mi mette sempre i bastoni tra le ruote!” bisbigliò Kei a Yamada, guardando Arioka con la coda dell’occhio.
“Io non ti metto i bastoni tra le ruote!” affermò Daiki, avvicinandosi ai due e salendo sul proprio letto.
“Non mi sostiene mai nelle mie battaglie amorose! Non vuole che io sia felice!”
“Ma cosa dici!?” Daiki lo guardò spalancano gli occhi e poi si rivolse a Ryosuke che, lo vedeva, si stava divertendo tantissimo alle sue spalle. “E per quanto riguarda te, ragazzo carino con gli occhiali, ti ricordo che più tardi avrai bisogno di me per la tua visita e io potrei essere occupato” lo redarguì e Yamada fece una bruttissima espressione, tirandosene fuori.
“Vado al bagno!” scappò quasi via, facendo ridere Daiki, il quale, rimasto solo con l’amico, cercò di farlo ragionare.
“Kei, adesso credo dovresti andare. Non ti voglio cacciare, ma a breve passeranno le infermiere per i controlli!” spiegò.
“Sì, sì, non ti preoccupare, hai ragione. Vado!” annuì, scendendo dal letto e avvicinandosi alla porta, scortato da Daiki che lo accompagnò fino all’uscita del reparto. “Ah, Dai-chan?” lo chiamò Kei, prima di andarsene. “È davvero davvero carino Ryosuke” gli disse e Daiki sorrise, sentendosi in imbarazzo.
“Sì, è simpatico” concordò con lui.
“Lo sai che non intendevo questo!” lo punzecchiò Inoo, dandogli un buffetto sulla guancia. “Fai il bravo!” si raccomandò, salutandolo.
“Anche tu!” rispose, tornando poi indietro.
In camera si era aspettato di trovare Yamada nella stanza, ma del più piccolo non c’era traccia, per cu si avvicinò alla porta del bagno, bussando piano.
“Ehi? Ryosuke, tutto bene?” chiese, accostando l’orecchio e sentendo l’acqua del rubinetto scorrere. “Yamada, posso? Sto entrando” lo avvisò, provando ad abbassare la maniglia, grato che l’altro non si fosse chiuso dentro e dando un’occhiata discreta prima di aprire completamente la porta vedendo il ragazzo chino sul lavandino. “Ryosuke, stai bene?” chiese, avvicinandosi a lui, prendendolo per le spalle.
“Mi fa male…” riuscì solo a dire il più piccolo con una mano premuta sul fianco e Daiki lo sostenne, passandogli il dorso della mano sul viso arrossato.
“Vieni ti aiuto a stenderti” gli disse, facendosi passare il braccio dell’altro sulle spalle e sostenendolo a sua volta dietro la schiena. “Stai qui, chiamo il dottore” gli disse, premendo il pulsante d’emergenza accanto al comodino e aspettando l’infermiera sulla porta.
“Che succede, Arioka-kun?” domandò la donna, vedendo poi Yamada steso sul letto.
“Non lo so, stava bene fino a poco fa, poi è andato in bagno e l’ho trovato così. Credo abbia la febbre” disse, restando in disparte ma comunque vicino al letto dell’amico.
L’infermiera fece un primo controllo e sorrise, tranquillizzando in quel modo Daiki.
“È solo affaticato a causa del prelievo di prima…” spiegò. “Devi cercare di rilassarti Yamada-kun, purtroppo non puoi prendere nulla per il dolore, ma vedrai che dopo l’intervento sarai come nuovo!” assicurò.
“Posso fare qualcosa per farlo stare meglio?” chiese Arioka all’infermiera, la quale gli sorrise.
“Puoi bagnargli la fronte, se vuoi” gli disse e il ragazzo annuì, seguendola per farsi dare tutto l’occorrente necessario.
“Dai-chan?” Yamada lo chiamò quando lo vide tornare in stanza e Arioka sorrise.
“Tranquillo, adesso mi occupo io di te!” assicurò.
“Mi dispiace” gli disse, sentendo la testa girare e quel fin troppo familiare senso di nausea invaderlo.
“Ehi, ehi…” Daiki si avvicinò a lui e gli posò una mano fresca sulla fronte, sostituendola poi con la pezza bagnata, passandogli poi una spugna umida sulle guance e il collo. “Prima di tutto devi rilassarti e non sentirti in colpa. Secondo, prima che tu lo pensi, non mi stai dando disturbo, mi sono offerto io!” precisò.
Yamada sorrise e annuì soltanto, socchiudendo gli occhi.
“Mi siedo qui e resto vicino a te, non ti preoccupare!” assicurò ancora, avvicinando la poltrona al letto e indicando le riviste che Yuya aveva portato all’amico.
“Mi intratterrò con una di queste” spiegò, vedendo Yamada fare dei profondi respiri cercando di rilassarsi e pian piano cedere alla stanchezza.
Quando Ryosuke aprì di nuovo gli occhi, diverse ore dopo, si sentiva decisamente meglio, il fianco gli doleva, ma era sopportabile e la temperatura sembrava essere scesa notevolmente, probabilmente era davvero tutta questione di stanchezza.
Cercò di mettersi a sedere sul letto, ma quando provò a farlo si sentì impossibilitato sentendo un peso sul braccio: sorrise vedendo che Daiki si era appisolato con la testa sul materasso, usando il suo avambraccio come cuscino e gli teneva la mano nella sua. Yamada provò a muovere le dita e avvertì il calore del palmo della mano del più grande sul proprio, ritrovandosi a sorridere ancora di più. Con cautela riuscì a mettersi dritto posando poi la mano libera sulla testa di Arioka, risvegliandolo.
“Daiki? Dai-chan, svegliati” lo chiamò piano, sentendo l’altro riemergere dal sonno e guardarsi attorno con fare spaesato.
“Ciao” mormorò Yamada sorridendogli.
“Ehi” rispose Daiki, scuotendo la testa, senza poter trattenere uno sbadiglio. “Sei sveglio? Come ti senti?” chiese subito, tendendosi verso di lui.
“Molto meglio, grazie. Mi sono svegliato poco fa” gli disse annuendo e poi indicando con un cenno del capo l’intreccio delle loro dita e Daiki abbassò lo sguardo sulle lenzuola.
“Oh!” esclamò, sciogliendo la presa, sorridendo. “A un certo punto ti sei agitato, credo stessi avendo un incubo e allora ho pensato che fosse una buona idea. Mia madre lo faceva con me quando ero piccolo” spiegò, fregando tra loro le mani a disagio.
“Lo faceva anche la mia, deve essere una tecnica molto famosa allora” lo tolse d’impiccio Yamada, sentendosi a sua volta strano. “Grazie. E grazie per avermi accudito” gli disse ancora, riconoscente.
Daiki sorrise e si alzò in piedi, sgranchendosi le gambe e stirando la schiena, dimentico per un istante dei punti dell’operazione, abbassando immediatamente le braccia.
“Ahi” mormorò, attirando l’attenzione di Yamada. “Mossa sbagliata” gli disse, tornando vicino al letto.
“Che ore sono?” chiese il più piccolo.
“Le nove. Ti sei perso la cena, anche se non era un granché. Hai fame?” chiese subito Arioka.
Ryosuke si portò una mano allo stomaco e annuì: “Non tantissima e a dire il vero ho paura di stare di nuovo male, ma qualcosa devo pur mangiare” ponderò.
“Aspettami qui, allora!” gli disse Daiki, uscendo dalla camera e tornando poi qualche minuto dopo portando con sé un vassoio. “Avevo chiesto di tenerti qualcosa in caldo. C’è solo del riso in bianco e della zuppa, però” si scusò, storcendo la bocca. “Nemmeno la mia cena era delle migliori” ammise, ridacchiando e poggiando il vassoio sul letto, davanti a Yamada, salendo anche lui sul letto dell’altro.
“Grazie davvero Daiki, mi sento proprio fortunato adesso ad averti come compagno di stanza. Oh, non che non andasse bene anche prima, insomma, mi fa piacere che andiamo d’accordo. E che tu sia tu, insomma… l’alternativa era condividere la stanza con un signore che russa” fece dell’auto ironia e Daiki rise, concordando con lui.
“E io sono contento che tu fossi un ragazzo carino con gli occhiali” gli rispose sulla stessa linea divertita e Yamada sorrise, sporgendosi a prendere le sue lenti.
“Ecco perché non vedevo nulla” disse, sistemandosi la montatura sul naso e guardando Daiki con un sorriso.
“Eri carino anche senza” commentò il più grande, prendendo la bottiglia d’acqua e riempiendo il bicchiere, tendendolo all’amico.
“Grazie!” Yamada prese il bicchiere e bevve dei lunghi sorsi, scrutando poi i piatti davanti a sé, non propriamente incentivato da alcuno stimolo di appetito.
Arioka lo osservò divertito, andando di nuovo in suo aiuto.
“Guarda, così è più saporita!” consigliò, mischiando quanto c’era nelle ciotole e prendendo il cucchiaio, mescolandole, tendendo la posata verso Yamada.
“Aaah” suggerì, aprendo a sua volta la bocca e Ryosuke rise.
“Fai sul serio?”
“Ovvio, dai!” ci tenne a imboccarlo e Yamada lo assecondò, lasciandolo giocare all’infermiere, mangiando poi da sé il resto della cena.
“Hai ragione, non era male!” commentò una volta finito e Daiki lo liberò dal vassoio, posandolo sul tavolo.
“Cosa facciamo adesso?” domandò Yamada, tornando a guardare l’orologio. “Io non ho sonno…”
“Nemmeno io” concordò con lui Daiki. “Te la senti di fare una passeggiata? Per sgranchirti un po’ le gambe?” propose Daiki. “Se ce la fai a camminare” aggiunse poi ricordandosi del modo in cui prima l’altro era rimasto piegato per via delle fitte al fianco.
Yamada si entusiasmò e annuì subito: “Sì, sì, mi va. Ma possiamo passeggiare liberamente?” chiese.
Daiki gli sorrise in modo furbo, facendogli cenno di fare piano: “In teoria no, ma se non facciamo rumore non ci sgriderà nessuno” spiegò, recuperando una coperta dall’armadio. Poi prese Yamada per mano e dopo essersi assicurato che nei corridoi non ci fosse nessuno, camminò scortando l’altro fuori dal loro reparto, richiamando l’ascensore di servizio.
“Dove andiamo?” domandò Yamada curioso.
“C’è un terrazzo all’ultimo piano, si vedono un sacco di stelle” gli rivelò Daiki.
“Ma ci possiamo andare senza permesso?” si preoccupò il più piccolo mentre salivano e Daiki sorrise furbamente, senza rispondergli.
“Dai-chan!” Yamada lo rimproverò, colpendogli un braccio, ma emozionato per quella piccola trasgressione. “Deduco che non è la prima volta per te!”
“Il giorno prima del mio intervento ho tentato la fuga, ma non sono andato molto lontano. Non guardarmi così, anche io, come te, avevo paura ed ero nervoso e io non avevo nessuno che mi aiutasse a distrarmi” lo rimbeccò.
“Oh, allora sono proprio fortunato!” affermò di nuovo il più piccolo, stringendo meglio la mano di Daiki e uscendo con lui sul terrazzo. “Wow!” esclamò una volta messo piede fuori. “Il cielo sembra così vicino!” spiegò quella sua sensazione e Arioka annuì, concordando con lui.
“L’ho pensato anche io! Vieni, mettiamoci qui, è un po’ più riparato!” Arioka scelse un angolo chiuso dalle correnti, sedendosi sul pavimento e aspettando che Ryosuke si sistemasse accanto a lui per coprire entrambi con il plaid.
“Grazie!” sorrise il più piccolo, portandosi il lembo della coperta sotto al mento, restando poi in silenzio qualche attimo. “Daiki?” lo chiamò dopo poco.
“Mh?” l’altro si volse a guardarlo, poggiando il mento sulle ginocchia che aveva stretto al petto, in attesa.
“Davvero, grazie per essere stato così premuroso con me. Sono contento di non essere solo” ammise il più piccolo e Daiki annuì, sorridendo con le labbra e con gli occhi, dondolando di lato facendo scontrare le loro spalle per stemperare l’imbarazzo.
Yamada sorrise a sua volta e Daiki sbuffò: “Sì, però smettila di essere così carino!” lo ammonì.
Il più piccolo rise, guardandolo confuso: “Ma non sto facendo proprio niente, volevo solo esprimerti la mia gratitudine!” spiegò, abbassando poi la testa, nascondendosi vergognoso con il volto contro la coperta, mugugnando qualcosa.
“Eh? Non ho sentito” Daiki si sporse in avanti, posandogli una mano sulla testa per convincerlo a tornare dritto e quando Yamada lo fece si tese verso il più grande posando le labbra sulle sue.
“Questo non era per ringraziarti ancora. Questo è perché mi piaci” gli spiegò, arrossendo appena.
Daiki sorrise, stringendolo con un braccio contro di sé e Yamada posò la testa sulla sua spalla, continuando a guardare il cielo stellato sopra le loro teste, in silenzio.
Quando poi il più piccolo rabbrividì, Daiki lo guardò proponendo di rientrare.
“Mh…” mormorò Yamada, storcendo la bocca e Daiki rise.
“Che hai adesso?” gli chiese divertito.
“Niente” Ryosuke si strinse nelle spalle, restando ancora seduto e Daiki si tolse la coperta dalle spalle, per avvolgerla meglio attorno al più piccolo, prendendolo per le braccia, guardandolo negli occhi.
“Sai, penso che il tuo amico abbia ragione!” si decise a parlare Yamada.
“Kei? E perché?” domandò sinceramente curioso il più grande.
“Non so se te ne sei accorto, ma ti ho baciato” gli fece presente.
“Mh, sì, mi sono accorto” concordò con lui Arioka, annuendo con la testa.
“Eh e ti ho detto che mi piaci” sottolineò ancora.
“Sì…”
“Beh? Non mi dici nulla?”
“Io è tutto il giorno che ti dico che mi piaci, ragazzo carino con gli occhiali, nemmeno tu hai fatto una piega!” gli fece a sua volta presente Daiki, sorridendo, divertendosi a prenderlo sottilmente in giro.
“Ah, basta, rientriamo!” si arrese Yamada, alzandosi e dando le spalle all’altro raggiungendo la porta della terrazza, ma Daiki fu più svelto di lui, raggiungendolo prima che potesse uscire e prendendolo di nuovo per le spalle, attirandolo contro di sé per abbracciarlo da dietro.
Rise contro il suo collo, stringendolo a sé, prima di farlo voltare completamente e guardarlo negli occhi: gli prese il volto tra i palmi, avvicinandolo a sé, baciandolo a sua volta in modo più deciso, facendo in modo che Yamada schiudesse le labbra e partecipasse attivamente al bacio. Quando si separarono Yamada non poté fare a meno di sorridere e imbarazzarsi dai modi di fare dell’altro.
“Ci voleva tanto?” gli chiese, spingendolo via da sé, tendendogli però poi una mano per rientrare insieme nella camera.

*

L’infermiera bussò alla porta della stanza di Daiki e Ryosuke e il più piccolo fece capolino dalla porta del bagno con lo spazzolino in bocca, salutandola con la mano.
“Dov’è Arioka-kun?” domandò la donna, controllando la camera e non vedendo l’altro in giro.
“Non lo so, mi ha detto che usciva, aveva la riabilitazione oggi, no?” le ricordò e la donna si fece pensierosa.
“Sì, la medicazione, se tutto va bene domandi lo dimettiamo, ma non l’ho visto in ambulatorio” ragionò, sorridendo poi a Yamada e salutandolo con la mano. “Forse non ci siamo incrociati, se dovessi vederlo, digli che lo sto cercando!” si raccomandò comunque l’infermiera e Yamada annuì sparendo di nuovo nel bagno.
“Non ridere tu!” Yamada sciacquò lo spazzolino, riponendolo nell’astuccio, guardando Daiki con disapprovazione.
“Scusa, ma eri divertentissimo, sei entrato nel panico. Perché hai mentito?” gli chiese, prendendolo per i fianchi quando l’altro si avvicinò al lavabo.
“Ma perché tu non potevi stare qui!”
“E perché no, scusa, usiamo insieme il bagno per risparmiare tempo, no?” gli fece presente. “Non sarebbe stato così strano, non avrebbe pensato stessimo facendo nulla di sconveniente!” sottolineò, tendendosi per baciarlo sulle labbra.
Yamada rispose al bacio d’istinto, prima di allontanarlo da sé: “Questo sì che è sconveniente!” lo rimproverò e Arioka rise. “Devi andare a medicarti” gli ricordò il più piccolo e Daiki annuì.
“Sissignore! Vieni con me?” chiese.
“Mi faranno entrare?” domandò Yamada, iniziando a seguirlo ugualmente in corridoio.
“Non credo ci siano problemi, devono fare giusto un controllo. E io non mi imbarazzo” gli spiegò l’altro, prendendogli poi la mano. “E poi io ti ho supportato, adesso tocca a te!” rise il più grande.
“Ti facevo più coraggioso!” lo prese in giro Yamada, entrando poi con lui nella saletta.
“Oh, eccoti, Arioka-kun, ti ho cercato!”
“Sì, me l’hanno detto, mi dispiace, avevo sbagliato sala, lo sa che questi corridoi sono tutti uguali?” fece presente il paziente, sedendosi sul lettino e togliendosi la maglia del pigiama, sdraiandosi prono. Voltò di lato la testa sul cuscino sorridendo a Yamada, allungando un braccio verso di lui e muovendo le dita della mano per fare in modo che gli si avvicinasse.
L’infermiera rise, vedendolo comportarsi a quel modo, guardando Yamada: “Ti sta prendendo in giro, vero?”
“Sì” rispose subito l’altro, avvicinandosi comunque ad Arioka, prendendogli la mano. “Ha detto che dovevo ricambiare il favore. Anche lui è un fifone!” lo prese in giro, posandogli una mano sul volto, pizzicandogli una guancia per dispetto.
“Guarda, Yamada-kun” lo chiamò l’infermiera, mostrando all’altro il segno dell’operazione sulla spalla del più grande.
“Uh, fa male?” chiese alla donna, la quale sorrise, guardando Daiki.
“Dovresti chiederlo a lui. Arioka-kun?” domandò a sua volta.
“A volte, di tanto in tanto, mi può mettere quella pomata miracolosa?” chiese il paziente e Yamada osservò la donna annuire.
“Cos’è?” domandò vedendola aprire un vasetto.
“Un unguento medicamentoso, serve per alleviare il dolore e per fare in modo che non gli resti troppo il segno della cicatrice. Vuoi provare?” domandò, tendendo a Yamada la pomata, il quale fu per un attimo indeciso. Guardò Daiki con la coda dell’occhio, prima di prendere un po’ di crema tra le dita e passarla sulla pelle dell’altro.
“Ahi!” esclamò subito il più grande e Yamada allontanò le mani da lui, scusandosi, vedendo poi Daiki ridacchiare.
“Smettila!” lo ammonì, mordendosi un labbro e Daiki si scusò.
“Non lo faccio più” assicurò, mettendosi comodo e rilassandosi, sentendo le dita di Yamada scorrere leggere sulla sua pelle e massaggiargli la spalla, attento a non fargli male.
“Fatto!” esclamò Yamada, dando un colpetto all’altro alla base della schiena, controllando poi che non si fosse addormentato e Daiki gli fece l’occhiolino, rimettendosi seduto e rivestendosi.
Yamada attese che l’altro parlasse con l’infermiera e poi lo raggiungesse, tornando insieme nella stanza dove, una volta arrivati, Yamada andò subito a sedersi sul proprio letto.
Daiki lo seguì, sedendosi dietro di lui, abbracciandolo in vita e poggiando il mento sulla sua spalla.
“Perché ti sei ammutolito?”
“Mh? Non lo sono!” mentì Yamada e Daiki lo guardò sollevando un sopraciglio, affatto convinto.
“Ti conosco da poco più di ventiquattro ore, ma sono abbastanza bravo a leggere nei tuoi occhi, cosa c’è?” gli chiese, solleticandogli i fianchi e facendolo voltare di modo da stare uno di fronte all’altro.
Yamada attese qualche attimo, sbottonandogli poi la maglia del pigiama, facendo ridere Daiki.
“Cosa mi stai suggerendo?” gli chiese con un malizioso interrogativo, ma Ryosuke finse di non cogliere, posandogli una mano sulla fasciatura sulla spalla, guardandolo poi in volto.
“Pensi che mi resterà la cicatrice?” domandò d’improvviso, sollevandosi la maglietta del pigiama mostrandogli lo stomaco.
Daiki lo guardò e gli mise una mano sul fianco, carezzandolo con il pollice: “Non lo so, però dovendo tagliare e ricucire forse sì” suppose.
“A te rimane?” chiese, indicando la sua.
“Penso di sì, ma non credo che sarà tanto antiestetica e comunque non farò il fotomodello in futuro” rise, guardando Yamada. “Sei preoccupato per questo?” gli chiese.
“No, no, era semplice curiosità” Ryosuke si strinse nelle spalle, portandosi le ginocchia al petto, tornando silenzioso.
Daiki continuò a guardarlo e poi lo abbracciò teneramente, sporgendosi a baciargli le labbra: “Andrà tutto bene, vedrai” lo rassicurò e Yamada sorrise, rilassandosi.
“Mi tiri su molto meglio di quanto faccia il mio migliore amico” affermò Ryosuke.
“Questo perché io sono il tuo ragazzo. È un compito che mi riesce molto bene” continuò, tornando a baciarlo. “E mi piace pure parecchio” aggiunse.
Yamada rise, sistemandosi meglio tra le gambe di Daiki, poggiandosi contro di lui: “Però tu domani te ne vai” parlò, facendosi serio. “Ho sentito che te l’ha detto l’infermiera…”
“Non so ancora quando mi dimetteranno, in realtà.”
“Sì, ma io qui sarò solo poi, dovrò passare qui da solo la mia riabilitazione.”
“Posso sempre venire a trovarti, sai?”
“Anche tu ti devi riabilitare!” precisò Yamada, guardandolo.
“Si chiama fisioterapia e si fa qui in ospedale, una scappata da te la posso anche fare, ricordi che conosco questi corridoi come le mie tasche?” gli disse, passandogli una mano tra i capelli. “Dai, andrà tutto bene, sarai fuori di qui prima che riesca solo a pensarlo” tentò ancora di tranquillizzarlo. “E poi, quando uscirai passeremo tantissimo tempo insieme” assicurò.
“Dobbiamo fare le cose per bene, ci dobbiamo conoscere. Voglio sapere tutto tutto tutto di te!” gli disse Ryosuke e Arioka rise, stringendoselo contro, posando le labbra sul suo collo, facendogli il solletico.
“Ahi, smettila!” rise Yamada cercando di sfuggirgli, non potendo trattenere le risa.
“Guarda, guarda, da quando ci si diverte così tanto in ospedale?” la voce di Kei colse i due ragazzi di sorpresa i quali d’istinto si allontanarono l’uno dall’altro, imbarazzati.
“Oh, non fate caso a me” sminuì Kei, guardandoli con un sorriso divertito, poggiando una busta sul letto di Arioka, voltandosi poi per guardare verso la porta. “O a noi” sottolineò e Yuri avanzò nella camera, guardando Yamada con un sopraciglio sollevato.
“Yuri!” lo chiamò l’amico, guardando poi Daiki. “È già orario di visite?”
“Io te l’ho detto che va abolita questa cosa” rise Arioka, scendendo dal letto del più piccolo e spostandosi sul proprio, curiosando nella busta che Kei gli aveva portato.
“Cosa mi hai preso?” gli chiese, vedendo che l’amico l’aveva poco gentilmente preso in considerazione, avvicinandosi a Yamada e iniziando a chiacchierare con lui e Yuri.
“Avanti, raccontami tutto!” gli sentì dire.
“Kei lascialo in pace, non vedi che ha compagnia?” lo ammonì Arioka, ma Kei non si scompose, sorridendo a Yuri e tendendogli la mano, presentandosi a lui.
“Anche tu vuoi sapere, vero?” gli disse, volendo averlo come suo alleato e Chinen guardò prima Yamada, avvertendo il suo crescente imbarazzo, poi sorrise. “Oh sì, mi interessa tantissimo!” disse, mettendo l’altro ancora più in difficoltà.
Così Yamada si era ritrovato tra due fuochi a dover spiegare loro l’evolversi della cose tra lui e Arioka, senza peraltro ricevere il minimo aiuto da parte del precedentemente detto suo fidanzato il quale era stato a suo dire rapito dall’infermiera per sistemare i documenti necessari affinché l’indomani potesse venire dimesso.
Quando Arioka rientrò nella camera trovò Yamada disteso sul letto che fissava il soffitto, le mani intrecciate sullo stomaco: si avvicinò a lui baciandogli la fronte, distogliendolo dai propri pensieri.
“Daiki, sei tornato!” constatò Yamada, mettendosi a sedere e Daiki annuì, salendo sul letto.
“Sei riuscito a liberarti di quei due alla fine” gli disse, ridacchiando.
“Kei sa essere insistente.”
“Lo so, mi spiace” si scusò per l’amico e Yamada si strinse nelle spalle.
“Erano contenti per noi, però” gli rivelò, colto poi da un pensiero. “Domani mattina mi portano via alle sette” gli spiegò.
“Oh, molto bene, così sei il primo!”
“Sono nervoso, però!” ammise Ryosuke. “Ma devo cercare di dormire un po’” sospirò, portandosi le lenzuola sopra la testa, scoprendosi poi fino al mento e guardando l’altro con la coda dell’occhio.
Daiki a sua volta lo osservò, sorridendogli, alzandosi per chiudere la porta e spegnere le luci: “Dormiamo, dai!” consigliò e Yamada si voltò su un fianco nascondendosi sotto le lenzuola, tirandole verso di sé quando sentì una forza contraria cercare di scoprirlo.
“Cosa stai facendo?” domandò dal suo nascondiglio e Daiki, dopo aver vinto quella battaglia, lo spinse con la mano per riuscire a salire sul materasso.
“Fammi posto, dobbiamo dormire, no?” ripeté serafico.
“Sì, ma tu ce l’hai il tuo letto” obbiettò Yamada, allungando le braccia per stringersi meglio tra quelle di Daiki.
“Hai detto che sei nervoso, pensavo volessi aiuto per calmarti” sorrise il più grande, passandogli una mano tra i capelli.
“Sì grazie, infatti sto già meglio” affermò Yamada. “Resti qui fino a che non mi addormento?” gli chiese.
“Sì…”
“E ci sarai domani quando mi sveglierò dall’intervento?” volle conferma.
“Certo che sì” assicurò ancora il più grande, stringendolo a sé. "Domani e il giorno dopo ancora e per tutti i giorni, da ora in poi."
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