Ichigo (ichigo_85) wrote,
Ichigo
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[Ariyama] Wherever we walk together will be paradise

Titolo: Wherever we walk together will be paradise [Angel – EXO-]
Fandom: RPF - Hey! Say! JUMP
Personaggi: Arioka Daiki, Yamada Ryosuke
Pairing: Ariyama
Rating/Genere: nc-17/ AU, romantico, fluff
Warning: slash
Wordcount 6.110 fiumidiparole
Note: la storia è scritta per la contestmania per la tabella 10 Date con il prompt ‘Appuntamento romantico’, per la think_fluff per la tabella Matrimonio con il prompt ‘Bouquet’, per la diecielode per la tabella Snack salati con il prompt 'Sandwich' e per la 500themes_ita con il prompt ‘Isole in cielo’.
Della serie: Love at first sight
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 10 Date
Tabella: Matrimonio
Tabella: Snack salati
Tabella: 500themes_ita


Il campanello di casa suonò e Yamada urlò, ancor più sotto pressione.
“Non aprire!” ordinò al coinquilino, il quale, invece, si era già affrettato alla porta.
“Benvenuto Dai-chan, entra pure!” parlò a voce alta Kei di modo da farsi sentire anche da Ryosuke.
“Kei!” lo rimproverò l’altro, affacendandosi in camera da letto.
“Che succede?” domandò Daiki, guardando il più grande, il quale lo fece accomodare in cucina.
“Non è ancora pronto, quando l’ho chiamato stamattina non si voleva alzare, per cui gli ho puntato l’orologio avanti di mezz’ora” spiegò quel suo scherzo poco carino, ridacchiando.
“Kei, perché?” lo riprese Daiki, senza riuscire però a trattenere un sorriso divertito. “E io sono pure passato in anticipo per prendere quello che ti ho chiesto. Penserà sul serio di essere in ritardo!” rifletté e Inoo rise.
“È divertente, vero?” si illuminò il più grande, riponendo i bento in una busta.
“Sei incredibile!” lo rimproverò Daiki. “Grazie” aggiunse poi, riferendosi al pranzo al sacco che l’altro aveva preparato per lui e Ryosuke. “Vado da Yama-chan!” disse poi, raggiungendo il fidanzato in camera.
“Ryo?” lo chiamo mentre percorreva il corridoio.
“No, aspetta, Daiki non sono pronto!” gridò l’altro, nel panico. “Perderemo il treno se non mi muovo!” commentò, spostandosi per la stanza cercando le scarpe che non sapeva il giorno prima dove avesse distrattamente buttato.
“Chibi non sei in ritardo, siamo in super anticipo, Kei ha sballato la tua sveglia!” gli rivelò per calmarlo e Yamada sbucò con la testa da sotto il letto: “Cosa?”
“Esci fuori di lì!” lo incoraggiò Daiki, prendendolo per un braccio, raccogliendo la scarpa da sotto la scrivania, sedendosi sul materasso.
“Non… non perderemo il treno?”
Daiki scosse il capo, sorridendogli.
“Oh, meno male… non mi sentivo più il cuore. Mi sarebbe dispiaciuto rovinare la nostra gita ancor prima di cominciare” affermò il più piccolo.
“Non stai rovinando proprio nulla” lo tranquillizzò ancora Daiki, passandogli le mani sulla testa, sistemandogli i capelli. “E nel caso fossimo stati in ritardo avremo preso un altro treno” gli disse, continuando a sorridergli.
Yamada sospirò, poggiando la testa sulla spalla del fidanzato, abbracciandolo.
“Meno male che mi vuoi bene anche se sono un pasticcione, Dai-chan!” sospirò il più piccolo, guardandolo poi da sotto in su, tendendo le labbra verso di lui. “Bacio” gli chiese e Daiki chinò il capo per esaudirlo.
Ryosuke sorrise e lo guardò felice: “Buongiorno” lo salutò.
“Buongiorno a te!” rispose Daiki, alzandosi dal letto. “Ti aiuto, cosa manca?” chiese, mentre l’altro finiva di vestirsi.
“Quell’astuccio, ho messo le cose per il bagno e poi il pigiama, è quella cosa arrotolata lassù!” gli disse, indicandogli la custodia e l’involto informe di stoffa, tendendogli poi della biancheria. “Ah, queste anche!” sorrise.
“Non penso ti serviranno a moltissimo, chibi” gli fece presente malizioso Daiki, rubandogli un bacio sulla guancia.
“Lo so, ma fa più scena!” sottolineò a sua volta Ryosuke, ridacchiando. “Ora sono pronto!” disse, aprendo la finestra della camera e chiudendo poi la porta.
“Allora ce l’hai fatta!” Kei attendeva i due fuori dalla propria camera con un sorriso divertito.
“Kei-chan, sei dispettoso!”
“Così impari a rigirarti dall’altra parte! Prima mi chiedi di svegliarti e poi nemmeno ubbidisci!” gli fece presente.
“Cattivo!” continuò Yamada offeso, prendendogli il braccio. “Voglio vedere quando sentirai la mia mancanza in questi giorni!”
“Non ne avrò il tempo perché starete via solo due notti e poi io sono contento di avere la casa tutta per me!” sorrise. “Ci sarà pace e silenzio e potrò mettere musica a tutto volume e ballare per casa in mutande!” elencò i suoi programmi.
“Come se non lo facessi anche quando ci sono io in casa” gli ricordò il più piccolo. “Ah, la camera è un caos ma ho lasciato la finestra aperta, puoi chiudere tu?”
“Ci penso io, adesso andate! O farete tardi sul serio!” li spronò.
“Ci sta cacciando?” domandò Yamada guardando il fidanzato.
“Credo di sì!” annuì Daiki divertito.
“Daiki la busta!” gli ricordò Inoo prima che uscissero e Yamada che era già sulle scale li guardò sorpreso.
“Cosa c’è lì?” chiese curioso.
“Segreto!” gli disse Kei con fare sornione. “Lo saprai a tempo debito. Divertitevi!”
“Anche tu e fai da bravo!” si raccomandò Yamada.
“Voi no, invece!” sorrise Inoo ai due, salutandoli con la mano fino a che non li vide sparire dalle scale.
“Quindi dov’è che mi hai detto che andiamo?” domandò Yamada a Daiki una volta che furono fuori casa, diretti verso la fermata del bus che li avrebbe portati alla stazione.
“Non te l’ho detto e non mi scucirai nulla, è una sorpresa!” gli ricordò Daiki.
“Oh, uffa!” Yamada mise il broncio e poi rise, stringendosi al braccio del fidanzato, felice. “Che bello, Daiki, sono contento di passare una giornata diversa. Anche se sono solo due giorni!”
“Ho pensato che dal momento che fino a ora non avevamo avuto modo di goderci la nostra relazione, adesso che con Kei e mio fratello è tutto apposto, potevamo approfittarne!” spiegò.
“Un appuntamento romantico, quindi” esclamò Yamada, aspettando di scendere dal pullman per rubare un veloce bacio al fidanzato per ringraziarlo.
“Non vedo l’ora di arrivare dovunque tu voglia portarmi!” affermò, prendendolo per mano e controllando i tabelloni con gli orari dei treni in partenza.
“Non guardare!” lo ammonì Daiki.
“Cosa? Oh, andiamo, sai quante fermate faremo? Mica posso prevedere il futuro!”
“Non fa nulla, chiudi? Avanti! O girati di là. Anzi, vai a prendere qualcosa da bere mentre io faccio i biglietti” decise il più grande.
“Va bene, capo!” annuì Yamada, lasciandogli il suo borsone e allontanandosi.
“Fatto?”
“Fatto!”
Quando Daiki tornò da lui, Yamada mise le loro bibite nella busta con il pranzo e si lasciò guidare al binario, con la promessa di ignorare qualsiasi annuncio e resistendo alla tentazione di sbirciare nel tabellone.
“Il nostro è già pronto, saliamo!” consigliò Daiki, facendo passare per primo Yamada e poi seguendolo per i corridoi e i vagoni.
“Mi fermo qui?” domandò il più piccolo indicando due posti liberi uno di fronte all’altro.
Daiki annuì e sistemò i bagagli sotto i loro sedili, prendendo posto di fronte al più piccolo, piegandosi in avanti e prendendolo per le cosce, sorridendogli.
Yamada ricambiò il gesto, intrecciando le dita con le sue e baciandogli la fronte, separandosi poi per tornare composti quando videro altri passeggeri salire ed entrare nella cabina, cercando un posto.
“Quindi non mi dici dove stiamo andando?”
Daiki scosse il capo.
“No” lo guardò divertito.
“Ah, e va bene, non te lo chiederò più!” si arrese Yamada, allungando le gambe su quelle del fidanzato per stare più comodo.
“Ecco, bravo!” annuì il più grande, accarezzandogli le ginocchia e poco dopo sentirono il treno iniziare a muoversi, prendendo velocità.
“Siamo partiti!” dichiarò emozionato Yamada, guardando fuori dal finestrino.
Daiki sorrise, certo che l’altro si sarebbe presto estraniato per godersi il viaggio in tranquillità e si mise gli auricolari, tendendo un paio di cuffie anche al fidanzato.
“Oh, hai quella musica rilassante che mi hai fatto ascoltare una volta?” domandò Ryosuke, sedendosi composto.
“Ho capito quale!” annuì Daiki. “Vuoi che metta quella?”
“Sì, ci aiuterà ad affrontare il viaggio!” spiegò.
Il più grande annuì e fece partire le suonate, poggiandosi con la spalla al finestrino e lasciando che il suono melodico del pianoforte e dell’orchestra facesse loro compagnia.
Quando furono a metà del percorso, Daiki picchiettò con le dita il dorso della mano di Ryosuke risvegliandolo dai suoi pensieri e questi aprì gli occhi, guardandolo interrogativo.
“Siamo arrivati?” chiese, osservando fuori dal finestrino.
“Non ancora, ma ho pensato che potevamo fare merenda!” consigliò, poggiando la busta con il bento sul piano tra loro e aprendo la scatola.
“Wow e questi?” chiese, indicando i sandwich dall’aspetto invitante, sentendo l’appetito stimolarlo.
“Sapevo che ci sarebbe venuta fame, per cui ho chiesto a Kei di prepararci la merenda!” spiegò Daiki, tendendo all’altro i fazzolettini. “Serviti pure!” lo incitò a farlo per primo, mentre apriva le bottigliette e dandone una al compagno, tenendone una per sé.
“Sono buonissimi, si sente che c’è la mano di Kei-chan!” constatò, masticando con gusto e Daiki rise.
“Che c’è? Che ho detto?” si incuriosì l’altro, guardando poi accanto a sé e vedendo che alcune ragazze li osservavano, distratte dal loro parlare.
“Che vogliono?” chiese a bassa voce al fidanzato.
“Ryo!” lo riprese Daiki, dandogli un leggero colpetto con la gamba.
“Ci fissano!” appuntò.
“Perché sei molto rumoroso!”
Yamada spalancò gli occhi, guardando il fidanzato offeso: perché non stava dalla sua parte? Riprese allora a mangiare in silenzio, bevendo poi un lungo sorso d’acqua, tornando presto rilassato e con la pancia piena.
Daiki ritirò le carte e si alzò, per andare a sciacquarsi le mani, lasciando Yamada da solo: il più piccolo sistemò nuovamente il tavolino a scomparsa, sentendosi ancora osservato.
Quando Daiki tornò in cabina e gli sorrise, riprendendo posto, Yamada prese il cellulare, digitando velocemente qualcosa e poi accennando con il capo al telefono dell’altro.
Daiki lo prese e sorrise nel leggere il testo: ‘quelle due continuano a fissarti. Non guardavano me, prima. Ci stanno provando con te!’
‘Non penso proprio, Ryo’ lo contraddisse Daiki e Yamada nel leggere la risposta, sbuffò.
‘Invece sì, smettila di sorridere e di essere così carino!’ lo rimproverò.
Il più grande ridacchiò e si mise una mano davanti alla bocca, di modo da evitare sguardi indiscreti, lanciando un bacio al fidanzato, il quale roteò gli occhi al cielo, stupendosi quando poi vide il treno fermarsi.
Daiki lesse nei suoi pensieri e scosse il capo, guardando l’orologio: “Manca ancora un po’ per noi” spiegò, mentre invece le ragazze che avevano suscitato la gelosia di Yamada, prendevano le loro cose e uscivano per scendere dal treno.
“Ecco, via, andate via!” borbottò Yamada bassa voce e Daiki rise.
“Ryosuke!” lo riprese divertito, guardandosi attorno e prendendo l’altro per un polso, facendo in modo che si alzasse per farlo sedere su di sé.
Yamada mise un leggero broncio, accomodandosi meglio contro il petto del fidanzato, prendendogli una mano e stringendogli la maglietta con l’altra libera.
“Non devi essere geloso di persone che nemmeno conosco” lo riprese divertito il più grande, passandogli un dito sul naso.
“Invece sì, io sono geloso anche delle persone che hai conosciuto prima di me, se proprio lo vuoi sapere!” sottolineò, guardandolo.
Daiki giocherellò con le sue dita e sorrise, stringendoselo poi contro: “Troppo carino! Quando arriveremo a…” lo guardò sollevando un sopraciglio, correggendosi. “Lì dove stiamo andando, ti coccolerò ancora di più” promise.
“Ah, ti stavi per scucire!” Yamada schioccò le dita con disappunto.
“Dai, siamo quasi arrivati!” gli disse Daiki, mandandolo di nuovo a sedere al proprio posto, conservando di nuovo gli auricolari e il lettore, guardando fuori dal finestrino.

*


“Ah, finalmente, non ne potevo più di stare seduto!” affermò Yamada, stiracchiandosi, sollevando le braccia verso l’alto e prendendo la borsa.
“Andiamo!” suggerì il più grande quando avvertì il treno rallentare e si mise in spalla lo zaino, prendendo per mano il più piccolo, scendendo poi quando si fermarono.
“Ma dove siamo?” domandò stupito Yamada, guardando Daiki e l’altro gli fece cenno di seguirlo, senza rispondergli.
“Dai-chan!” lo richiamò Yamada, con tono curioso, vedendo degli autobus pronti al capolinea. “No, ancora?” chiese, vedendo i mezzi e Daiki lo tirò dietro di sé.
“Vieni, saliamo!” lo incitò, facendolo sedere su un unico posto libero.
“Ci stai anche tu!” gli disse il più piccolo, facendogli spazio, ma Daiki scosse la testa.
“Stai pure, tieni questo!” gli disse, tendendogli il suo zaino e tenendo tra le gambe il borsone del più piccolo.
“Dai-chan, non sono mai stato qui!” spiegò Yamada, a indicare come non avesse idea di dove fossero finiti e Daiki sorrise, prendendo il cellulare.
“Siamo a Yugawara, mai sentita?” gli chiese, dandogli quell’indizio e Yamada scosse il capo. “Guarda” lo istruì finalmente Daiki, rivelandogli la loro meta, mostrandogli una pagina internet dal cellulare.
“Yugawara… Kogone no yu...” lesse ad alta voce e poi guardando il fidanzato con espressione sorpresa. “Sono delle terme, Daiki!” esclamò, elettrizzato.
“Esatto!” annuì sorridente il più grande e Yamada sorrise ampiamente, emozionato.
“Non sono mai stato alle terme, Dai-chan!” rivelò.
“Allora ho avuto una duplice buona pensata!” si elogiò il più grande e Yamada lo abbracciò in vita, sempre stando seduto, ringraziandolo.
“Quanto ci vuole ad arrivare?” chiese subito, impaziente. “E quanto ci possiamo stare? Ma io non mi sono portato niente per il bagno!” realizzò dopo e il fidanzato sorrise.
“Una cosa alla volta, chibi” cercò di frenare il suo entusiasmo. “Arriveremo tra dieci minuti. E oltre al fatto che sicuramente al ryokan avranno l’attrezzatura, ho pensato io anche a questo. Volevo farti una sorpresa, non potevo dirti cosa portare. Mi avresti subito smascherato” gli spiegò.
“Grazie, grazie, grazie!” esultò il più piccolo, che non stava più in sé dalla felicità per quella meta dell’appuntamento.
“Sono contento che ti piaccia!”
“Oh, eccome!” annuì sicuro Yamada.
Daiki prese di nuovo il proprio zaino, sistemandoselo sulle spalle e raccolse la borsa del fidanzato, tendendogli poi una mano: “Scendiamo qui, Ryo!” lo guidò, aspettando che l’autista fermasse il mezzo e gli aprisse le porte per scendere.
“Adesso?” Yamada si guardò intorno, e Daiki controllò l’itinerario di viaggio, prendendo una direzione, camminando pochissimi minuti a piedi prima di trovare il loro ryokan.
“È bellissimo!” esclamò Yamada, guardando la facciata, seguendo Daiki all’interno.
Presentarono i loro documenti alla gentile signora che li accolse all’entrata e venne loro assegnata una stanza: il mobilio e gli arredi erano semplici e minimali, vi era un tavolo al centro della stanza e su di esso era esposto un bellissimo bouquet di fiori per accogliere con eleganza gli ospiti.
“Se avete bisogno di qualsiasi cosa non esitate a chiedere” si offrì loro gentilmente la vecchina e i due ragazzi annuirono, ringraziandola per la disponibilità.
Quando furono di nuovo soli, i ragazzi sistemarono in un angolo le loro borse e Yamada si distese sul futon, rotolando da parte a parte, facendo ridere Daiki che lo osservava.
“Ma cosa fai?” gli chiese, aprendo lo zaino e iniziando a tirare fuori i propri effetti.
Ryosuke si avvicinò a lui, camminando sulle ginocchia e circondandogli da dietro la schiena, baciandogli il collo: “Grazie, Daiki” mormorò, nascondendosi contro di lui, stringendolo.
Daiki sorrise, voltandosi e abbracciandolo a sua volta, mettendosi seduto, allargando le gambe, facendo in modo che il più piccolo stesse seduto in mezzo alle sue.
“Allora ti piace questa sorpresa?” gli domandò.
“Moltissimo!” rispose Ryosuke entusiasta, abbracciandolo in collo, baciandogli le labbra. “Possiamo andare subito alle vasche?” domandò felice e Daiki annuì.
“Stavo preparando il necessario, hai visto per caso se ci sono delle vestaglie?” gli chiese, passandogli una mano tra i capelli e Yamada annuì.
“Sì, mi ci sono gettato sopra prima!” ammise, facendo una leggera smorfia, alzandosi per andare a recuperarle.
“Vieni, andiamo!” suggerì Daiki. “Dobbiamo seguire queste regole!” lo istruì, mostrandogli il riepilogo dei vari step che era necessario fare prima di entrare nelle vasche. “Sono all’aperto, ma non so se siano o meno condivisibili” ponderò il più grande, mentre iniziava a spogliarsi e riponeva tutto nell’armadietto.
“Speriamo di essere soli” desiderò Yamada, cambiandosi a sua volta.
Daiki lo guidò nel piccolo antibagno e vide che vi erano poche altre persone che come loro si preparavano per l’acqua termale. Individuò due rubinetti vicini e indicò a Ryosuke di seguirlo, iniziando a lavarsi e insaponarsi.
“Me la passi sulla schiena?” gli chiese, tendendogli la spugna e il più piccolo si inginocchiò dietro di lui, iniziando a massaggiargli le spalle, la nuca e sempre più verso il basso.
“Ora tocca a te!” chiese a sua volta Ryosuke, voltandosi e inchinando il capo per lasciare che Daiki lo lavasse.
Il più grande sorrise divertito del suo entusiasmo e passò la spugna su vari punti, scivolando sui fianchi facendogli consapevolmente il solletico, vedendolo sussultare.
“Daiki!” lo riprese Yamada voltando il viso per guardarlo.
“Cosa?” face il vago l’altro.
“Mi fai il solletico!” lo rimproverò.
“Non è vero! Ti lavo!” si difese.
“Ah!” Yamada sussultò ancora, cercando di spostarsi sullo sgabello in un riflesso automatico, quando Daiki di nuovo lo sfiorò in quel punto sensibile. “Eddai!”
“Ma cosa? Io non capisco proprio, chibi!” continuò il più grande, ridendo di nascosto.
Yamada lo fermò, prendendolo per un polso e riuscendo a voltarsi.
“Sei dispettoso!”
“Non capisco di cosa tu stia parlando!”
“Oh! Ma dai!” sbuffò l’altro, prendendo la spugna e passandogliela sul viso.
“Ryo!”
“Eh?” fu ora il suo turno di fare il finto tonto e Daiki si passò una mano sul naso e la bocca, levandosi la schiuma e sfiorando le guance del fidanzato con le dita insaponate.
Yamada rise e riempì le due vaschette di legno con acqua pulita, versandosela sul capo di modo da risciacquarsi e levare via la schiuma, imitato da Daiki.
“Sono pronto! Possiamo andare!” esclamò Yamada, alzandosi e legandosi in vita l’asciugamano.
Daiki lo precedette, uscendo nel giardino all’aperto dove erano situate diverse vasche, scegliendone una dove non c’era ancora nessuno, scoprendo felicemente che vi erano ancora pochi ospiti.
“Siamo stati fortunati!” constatò il più grande, bagnandosi i piedi e lasciando a mollo solo le gambe, sedendo sul bordo vasca, mentre Ryosuke vi si immerse completamente, poggiando prima l’asciugamano accanto al fidanzato.
“Controlla che nessuno me lo rubi” scherzò, guardando Daiki con fare malizioso colpendogli una gamba e facendosi spazio, sistemandosi con le spalle tra esse, poggiando il capo contro la sua coscia.
“Sei comodo?” lo prese in giro il fidanzato, passandogli però dolcemente una mano sulla fronte e massaggiandolo con le dita lungo il setto nasale e le guance.
Il più piccolo sospirò, socchiudendo gli occhi, abbandonandosi a quella carezza sul proprio viso e poi guardando il fidanzato da sotto in su.
“Sto benissimo” annuì, fissando poi uno sguardo al cielo e indicandolo, sollevando un braccio fuori dall’acqua. “Non trovi anche tu che le nuvole sembrino tante piccole isole in cielo?” chiese.
Daiki sollevò la testa e sorrise: “Non l’avevo mai vista sotto questa prospettiva, però sì!”
“Secondo te le nuvole sono morbide e spumose così come sembrano?” continuò quel suo discorso di fantasia il più piccolo, voltandosi e incrociando le braccia sulle gambe di Daiki, poggiandovi la testa. “A me piacerebbe andare a vivere su una nuvola! A volte immagino come debba essere, saltare da una parte all’altra nel cielo!” confidò, guardando poi Daiki e arrossendo. “Lo so che è una cosa stupida!” precedette qualsiasi suo commento a riguardo. “Non l’avevo mai detto a nessuno” aggiunse e Daiki lo guardò dolcemente, passandogli le mani tra i capelli, intrecciando le dita dietro la sua nuca.
“Non ti volevo prendere in giro” mise subito in chiaro. “Mi piace questo tuo lato un po’ sognatore. Mi piace moltissimo” sottolineò, accarezzandogli le guance, spingendolo poi appena per le braccia. “Fammi posto, per favore!” gli chiese, volendo immergersi a sua volta.
Ryosuke si spostò, aspettando che l’altro di sistemasse e poi tornò accanto a lui, prima di cambiare idea e nuotare un po’ a largo della vasca, lasciando che Daiki si rilassasse con il tepore benefico dell’acqua termale, tornando poi quasi subito dal più grande, chiedendo di venire abbracciato.
Daiki gli circondò le spalle con un braccio, attirandolo verso di sé per baciargli una tempia.
“Sei caldissimo, Ryo. Stai bene?” gli domandò preoccupato Daiki dal momento che erano appena entrati in vasca, ma non voleva che l’altro stesse male.
“Benissimo, Dai-chan non ti devi preoccupare” gli assicurò, facendosi vicino a lui, abbracciandolo in collo.
“Sicuro? Se vuoi uscire…” tentò ancora l’altro, accarezzandogli il collo.
“Ma certo, non preoccuparti, mi piace stare qui a mollo con te. Si sta così bene!” continuò a esprimere all’altro il proprio stato di benessere, sporgendosi poi a baciargli le labbra, attardandosi un poco in quel contatto, permettendosi di approfondirlo.
Quando si separarono, Ryosuke sorrise, lasciandosi andare a un sospiro beato, prendendogli le dita nelle sue e lasciandosi andare con la testa all’indietro a pelo d’acqua, fissando il cielo.
“Stai ancora pensando al mondo sulle nuvole?” chiese il più grande e Yamada si risollevò, mettendo un piccolo broncio.
“Oh, uffa, mi avevi detto che non mi avresti preso in giro!” gli ricordò della parola data.
“Ma non lo faccio, chibi, ti ripeto che sei molto carino!”
“Dimmi qualcosa tu allora!” esclamò d’improvviso Yamada, alzandosi e mettendosi a sedere a bordo vasca.
Daiki lo raggiunse, incrociando le braccia sulle sue gambe, poggiando il mento sulle mani.
“Cosa ti devo dire?”
“Qualcosa che non hai mai detto a nessuno, un segreto, una cosa che pensi e che è inconfessabile” elencò. “Così saremo pari!” chiarì.
Daiki si mise a ridere, allargandogli le gambe e sistemandosi con il busto in mezzo alle sue ginocchia, abbracciandolo in vita. “Non ho nessun segreto inconfessabile io!” specificò.
“Oh, Dai-chan!” si lamentò Yamada, tirandogli i capelli.
“Dai, andiamo adesso!” propose sempre più divertito il più grande, risollevandosi e coprendosi con l’asciugamano, tendendo una mano al più piccolo perché lo imitasse.
“Ah, va bene!” si arrese Yamada, intrecciando le dita con le sue e lasciando poi che fosse l’altro a legargli il telo in vita, sorridendogli poi, presto dimentico del piccolo diverbio, baciandogli una spalla.
“Mi asciughi la testa?” gli chiese mormorando piano, guardandolo da sotto in su.
Daiki annuì e se lo tirò dietro, tornando con lui negli spogliatoi e prendendo i loro effetti, tendendo all’altro la vestaglia.
“Metti questa prima” lo istruì, guardandolo poi cambiarsi e sorridendo.
“Sei un guardone” lo riprese Yamada, senza voltarsi, intento ad allacciarsi la cintura, sorridendo appena di nascosto.
Daiki arrossì per quell’appunto e distolse da lui lo sguardo: Ryosuke se ne accorse e ridacchiò, andandogli vicino, abbracciandolo da dietro, sostituendo le mani alle sue mentre l’altro si chiudeva la vestaglia.
“Ma va bene se sei tu… tu mi puoi guardare” chiarì, nascondendo il viso contro il suo collo, posando sulla pelle un bacio leggero.
“I capelli adesso, Daiki!” gli ricordò, separandosi da lui e sedendosi su uno sgabello, inserendo la spina nella presa, accendendo il phon.
Daiki lo raggiunse, prendendogli di mano l’apparecchio e puntandoglielo scherzosamente sul volto, facendo ridere il più piccolo, iniziando poi ad asciugargli la testa, di modo che non prendesse freddo, cedendo poi all’altro il compito di ricambiare il favore. Sentì le dita di Yamada passargli leggere tra i capelli, in un lento massaggio che lo portarono a rilassarsi completamente.
Quando tornarono in stanza, poi, Daiki chiese al fidanzato di restare fermo da una parte e voltarsi a fissare per un po’ il muro.
“Perché?” chiese il più piccolo, senza capire.
“Perché ho una sorpresa da preparare, e non voglio che tu veda. Avanti, ci metto un attimo!”
“Una sorpresa? Non era già questa la sorpresa, Daiki?” si entusiasmò Yamada, diventato immediatamente curioso.
“Ce n’è un’altra, per cui adesso sta buono e non sbirciare, qualsiasi rumore tu senta!” lo avvertì e Yamada annuì vigorosamente, voltandosi verso il muro e portandosi le mani alle orecchie di modo da non avere tentazioni.
Daiki sorrise, iniziando a girovagare per la camera, stendendo al centro della stanza i due futon, mettendoli vicini e improvvisando un arredo floreale spargendo a terra sul tatami i petali del bouquet che aveva visto sul tavolo.
Prese dallo zaino delle candele che si era portato da casa, accendendole, iniziando a creare un gioco di luci e ombre sulle pareti, attirando in quel modo l’attenzione di Yamada, il quale sussultò, immaginando e pregustando una romanticissima serata con il proprio fidanzato.
“Chibi, cosa ti ho detto?” lo riprese Daiki, divertito.
“Oh, uffa, ma non è colpa mia, sei tu che fai cose che sono facilmente intuibili! E poi non mi hai detto di chiudere anche gli occhi!”
“Allora chiudili!”
“No, ormai lo so che ci sono le candele!” appuntò. “Che senso ha?” obbiettò, sentendo poi un leggero bussare alla porta.
“Fermo dove sei!” gli impose Daiki, controllando che obbedisse, vedendolo cambiare posizione e mormorare qualcosa tra sé andando poi lui stesso ad aprire.
Davanti a lui una cameriera vestita in kimono gli consegnò una scatola che Daiki prese con cura e un cestello con dentro una bottiglia e due bicchieri.
“Grazie!” le disse gentilmente, lasciando che fosse lei a richiudere la porta scorrevole, tornando poi nella stanza.
“Non hai sbirciato, vero?” Daiki richiamò l’attenzione di Ryosuke e questi scosse il capo. “Bravo, ho quasi finito, aspetta ancora un po’” gli rivelò, mentre apriva il cartone sul tavolo, facendo bella mostra di una torta decorata con della gelatina e delle fragole e già pregustava l’espressione che avrebbe visto sul volto del fidanzato. Preparò ancora con i bicchieri e aprì la bottiglia di liquore, riempiendo i calici e poi alzandosi per controllare che tutto fosse perfetto così come doveva essere.
Sorrise, soddisfatto di sé e si avvicinò a Yamada, toccandogli una spalla e tendendogli una mano: “Adesso puoi guardare!” gli disse.
“Davvero, posso?” esclamò Ryosuke, contento, poggiandosi a Daiki per risollevarsi e voltandosi con il cuore emozionato per l’aspettativa che l’altro aveva creato, restando a bocca aperta quando vide il modo in cui il fidanzato aveva preparato e stravolto la camera, per quella loro intima serata.
“Oh… Daiki!” sospirò ammirato, lasciando vagare lo sguardo tutto attorno e poi avvicinandosi al tavolino quando notò il dolce e i calici, inginocchiandosi sul pavimento, osservando con occhi golosi la torta.
“Possiamo mangiare questa bontà?” chiese, quasi con tono incredulo, voltandosi verso Daiki, rimasto vicino al muro per osservare le reazioni del compagno. Il più grande sorrise e annuì: “Se riesci a resistere, però, possiamo solo guardarla!” lo prese in giro, conoscendo il punto debole del fidanzato, il quale scosse la testa e si rialzò, tornando velocemente verso Daiki, saltandogli in braccio e baciandolo in modo improvviso e irruento.
Il più grande lo sostenne da sotto il sedere, concedendogli e concedendo a se stesso quel bacio, stringendo tra le proprie braccia il compagno, rimettendolo con i piedi per terra e approfittando per passargli una mano tra i capelli.
“Daiki è tutto perfetto!” affermò felice Yamada, stringendolo a sé, baciandolo di nuovo. “È l’appuntamento più romantico del mondo!” gli disse, intrecciando le mani con le sue e tirandolo verso il tavolo.
“Mangiamo la torta!” decise. “Anzi no, prima facciamo un brindisi!” cambiò idea, prendendo un calice e tendendo l’altro a Daiki il quale lo osservava con un sorriso, soddisfatto di percepire da lui tutto quell’entusiasmo.
Fecero scontrare i calici e Daiki parlò: “A noi, Ryo”.
Yamada si tese verso di lui, sfiorandogli le labbra con le proprie e poi sorseggiando piano il liquore, sorridendo.
“A noi, Daiki” rispose di rimando, guardando poi la torta e mettendosi comodo tra le gambe del compagno, non volendo stare lontano da lui per nessuna ragione.
“Ma come la mangiamo?” si interrogò, non vedendo i piatti per servire e Daiki ridacchiò, prendendo una forchetta e tagliando un angolo del dolce direttamente dal vassoio.
“Così!” spiegò. “Io non mi formalizzo!” gli disse, imboccandolo e Yamada lo guardò con occhi contenti.
“Lo sai che è più buona mangiata direttamente dalla confezione?” gli disse, aprendo la bocca e lasciando che Daiki cedesse a lui il primo assaggio, sentendo le guance tirare per il dolce sapore della torta.
“Buonissima!” esclamò con sorpresa il più piccolo, prendendo con due dita una fragola e mangiandola con gusto.
“Lo sapevo!” ridacchiò Daiki, facendo per tagliare un altro pezzo, ma Ryosuke lo fermò, prendendogli la forchetta e facendo da sé, imboccando a sua volta il fidanzato.
“Fai aaah?” suggerì, schiudendo a sua volta le labbra e Daiki lo imitò, mangiando a sua volta, guardando Ryosuke compiaciuto.
“È buona sul serio!”
“Ma certo che lo è!” rise il più piccolo, tagliando ancora diversi pezzetti, mangiando un po’ da sé e un po’ servendo il fidanzato, rubando le fragole di cui era particolarmente ghiotto.
Daiki lo strinse a sé, poggiando il mento sulla sua spalla, osservandolo e quando Yamada si accorse degli occhi del ragazzo fissi su di sé, con un boccone tra le labbra, lo guardò perplesso: “Mh?” domandò con occhi grandi e Daiki rise, sollevando il viso e prendendo l’altra metà della fragola, mordendo il frutto, sfiorando in quel modo la bocca del più piccolo.
“Perché non mangi più?” gli chiese Yamada, voltandosi appena verso di lui, posandogli le braccia sulle spalle, stringendolo a sé.
“Sono sazio e poi mi piace guardarti, sei uno spettacolo bellissimo mentre mangi qualcosa che ti piace, lo sai?” gli rivelò, baciandogli le labbra, non potendo fare a meno del suo sapore.
“Mi prendi in giro?” domandò il più piccolo, non capendo se fosse una critica la sua o cosa.
“Assolutamente, sono serio, mi piace stare a guardarti!” rispose sicuro di sé e Yamada sorrise, imbarazzato, posando la fronte contro la sua , baciandogli la punta del naso e scendendo sulle labbra, abbassando le palpebre, schiudendo la bocca cercandolo in un bacio lento. Daiki si lasciò andare a quel momento, assecondandolo, spingendo in avanti la lingua incontro a quella di Ryosuke, suggendogli le labbra, sentendo il più piccolo decisamente coinvolto a sua volta. Si mosse, allargando le gambe e facendosi spazio tra quelle del più piccolo, portandolo a indietreggiare con il sedere, fino al futon, lasciando che si distendesse.
“E sai cosa mi piace ancora di più che guardarti?” gli domandò, quando si separarono per riprendere fiato dopo il bacio.
Yamada lo guardò con gi occhi ancora socchiusi, tirandolo di nuovo contro di sé, ansimando leggermente e annuendo, mordendosi le labbra nel sentire le mani di Daiki farsi strada sul suo corpo in carezze accennate da sopra la vestaglia.
“Fare l’amore con te, Ryo” gli disse, sussurrando, togliendo il fiato a entrambi per quella confessione ardita.
Yamada infilò le mani tra i suoi capelli, tirandolo di nuovo verso di sé, baciandolo in modo frenetico, sollevando il bacino, scontrandosi contro i fianchi del più grande, sentendolo già irrimediabilmente eccitato, così come d’altronde era lui, desideroso e impaziente di sentirlo meglio su di sé, contro di sé e dentro di sé.
Daiki sciolse la cinta della vestaglia, aprendola e scoprendo il corpo nudo di Ryosuke, scendendo con le labbra a torturarlo di baci, mentre le loro mani si rincorrevano sui corpi, esplorando ogni porzione di pelle che pian piano scoprivano, fino a che non vennero in contatto pelle contro pelle.
Yamada si lasciò andare a un sospiro appagato, sentendo la mano di Daiki circondare il suo sesso e poi la sua bocca racchiuderlo, giocare alcuni istanti con il suo piacere, prima di spostarsi e scendere ancora con le labbra e con le dita sul suo sedere.
“Daiki” Yamada lo chiamò in un ansimo roco quando lo sentì farsi strada in lui, portandolo alla follia: gli strinse i capelli, allargando le gambe, puntando i piedi sul futon e sollevando il bacino di modo che Daiki avesse maggiore libertà di movimento per prepararlo e tirandosi indietro quando rischiava di perdere coscienza di sé.
Scivolò sul materasso, mettendosi in ginocchio, spingendo Daiki per le spalle affinché si sedesse e si sistemò tra le sue gambe: si sporse con il busto verso il suo viso, baciandolo, mentre le mani gli accarezzavano le cosce e gli chiedevano di allargarle, muovendosi verso l’inguine, prendendo nel pugno il suo sesso, accarezzandolo, muovendo la mano su di lui dal basso verso l’alto, premendo con le dita sulla punta.
Daiki sospirò contro la sua bocca mordendogli le labbra.
“Ryosuke” Daiki invocò il nome del più piccolo quando si separarono e Yamada sorrise, abbassandosi, baciandogli il petto e lo stomaco in quel suo percorso di discesa, accarezzandogli i fianchi e pizzicandogli una coscia con le dita, quando si abbassò completamente sulla sua erezione, lasciando che lo sentisse premere contro la gola e muoversi, stimolandolo con la lingua e le mani.
Daiki si lasciò andare all’indietro sorreggendosi con il gomito poggiato sul futon, mentre con l’altra si muoveva sulla schiena del fidanzato, carezzandolo, risalendo sulla nuca e tra i capelli, spingendolo contro il proprio corpo per provare maggiore piacere.
“Ryosuke!” lo chiamò, quando il più piccolo, perso in quel movimento, sembrava non aver intenzione di smettere e portarlo all’orgasmo in quel modo. Si costrinse Daiki a restare un minimo lucido e rialzatosi, allontanato il fidanzato da sé, lo fece di nuovo stendere, invertendo le posizioni, infilando di nuovo due e poi tre dita dentro di lui, preparandolo ulteriormente, prima di sostituirle con il proprio sesso, entrando finalmente nel corpo di Ryosuke, caldo e pronto per lui.
Il più piccolo ansimava pesantemente, sentendo Daiki spingersi piano dentro di lui, percependo ogni centimetro e sentendo il piacere crescere a dismisura in lui. Gli strinse le gambe attorno ai fianchi per tenerlo maggiormente dentro di sé e gli chiese fin da subito di muoversi, consapevole che non avrebbe potuto resistere oltre a quel calore che sentiva divorargli il sangue nelle vene.
Daiki si abbassò su di lui, rubandogli un bacio e il fiato, mentre spingeva in quel corpo accogliente senza preoccuparsi di altro che non fosse il suo piacere e quello del compagno, infilando una mano tra i loro corpi, cercando il suo sesso e stringendolo, muovendo la mano su di lui, fino a che non lo sentì tendersi e sciogliersi nel suo palmo.
Sorrise, baciandolo con urgenza, continuando a muoversi su di lui, stringendolo a sé, tenendolo per la schiena e mordendogli le labbra poco prima di raggiungere a sua volta il piacere dentro di lui.
Ryosuke non lo lasciò andare neanche allora, stringendolo in collo, nascondendo il viso tra le proprie braccia, riprendendo fiato insieme.
Daiki attese, lasciandosi cullare da quell’abbraccio e ricambiando con altrettanta forza il compagno, muovendosi dopo un po’, piano per uscire dal corpo del più piccolo, stendendosi al suo fianco, lasciando che le loro gambe si incastrassero e passando dolcemente una mano sul fianco di Ryosuke, permettendogli di riposare sulla sua spalla. Piegò il braccio, poi e con la mano gli accarezzò i capelli, sentendo Yamada sospirare beatamente e sorridere, stringendosi a lui.
Ryosuke aprì gli occhi, ancora avvolto nel dolce calore che provava ogni volta dopo essere diventato una cosa sola con Daiki e lo guardò in viso, trovandolo bellissimo e, come sempre, che lo guardava a sua volta. Gli baciò la clavicola e poi la base del collo, sentendo ancora le dita di Daiki tra i capelli.
“Ryosuke?” lo chiamò l’altro con voce bassa.
“Mh?” rispose il più piccolo, sollevando il viso e Daiki si tirò su un gomito, passandogli una mano sulla guancia e poi sul mento. Gli carezzò le labbra con il pollice, mormorando, guardandolo dritto negli occhi: “Ryosuke, ti amo” confessò per la prima volta e Yamada, che non si aspettava di sentirle, spalancò gli occhi, sentendo il cuore balzargli in gola.
“Cosa?” chiese incredulo e Daiki sorrise, un misto di felicità e imbarazzo.
“Mi hai chiesto di dirti una cosa che non avevo mai detto a nessuno” spiegò, abbassando appena lo sguardo, distogliendolo da quello del più piccolo, il quale però fu svelto nel posargli una mano sulla guancia, facendo in modo che continuasse a guardarlo e lo baciò improvviso, sollevandosi e facendolo stendere, salendo su di lui, sentendo le mani di Daiki sulla testa che lo guidavano in quel contatto.
“Wow!” esclamò Daiki quando si separarono, ridendo per mandare via l’imbarazzo che ancora provava per aver confessato all’altro i propri sentimenti. “Avrei dovuto dirtelo prima, se avessi saputo che avresti reagito così” si schernì, prendendo giocosamente in giro anche il fidanzato.
“Scemo” lo rimproverò Yamada, colpendogli una spalla, ma con il sorriso sulle labbra, nonostante il richiamo. “Sono il primo a cui lo dici?” chiese di nuovo Ryosuke e Daiki annuì, tirando indietro le labbra, vedendo il volto dell’altro aprirsi in un sorriso.
Yamada gli prese una mano, giocando con le sue dita, restando disteso sul corpo del più grande, posandogli una mano sul petto, disegnando su di lui un cuore, facendo ridere il fidanzato, il quale lo strinse a sé, baciandogli la mascella, pago di quel momento di intimità tra loro, fino a che non fu Yamada a romperlo di nuovo, parlando a voce bassa ma chiara.
“Voglio essere il primo e l’unica persona alla quale lo avrai detto” decise, abbassandosi su di lui, facendosi vicino al suo viso con il proprio, posandogli due dita sul mento. “Daiki, ti amo” gli confessò a sua volta e il più grande si emozionò ancora di più, stringendo Yamada tra le braccia, rotolando insieme a lui sul futon, ingarbugliano le lenzuola tra i loro corpi, sentendo Ryosuke ridere per quella sua reazione.
“Non me l’aveva mai detto nessuno” rivelò Daiki e Yamada gli passò le mani nei capelli, annuendo.
“Meglio così! Perché nemmeno io l’avevo mai detto a nessuno” gli rispose Ryosuke e Daiki si chinò a baciarlo sulle labbra.
“E non voglio che nessuno che non sia tu me lo dica” decise.
“Quindi questo vuol dire che dovremo stare insieme per sempre, lo sai?” gli fece presente Yamada e Daiki annuì.
“Lo ben so!” precisò. “Non va bene?” si informò.
Yamada scosse il capo.
“Benissimo. Anzi, è perfetto!” affermò, sorridendo e prendendo di nuovo il compagno per le spalle, attirandolo contro di sé, per baciarlo. Baciarlo, abbracciarlo, mormorargli infinite volte che lo amava, sentirsi rispondere dall’altro con altrettanto sentimento e continuare a farlo per il resto della loro vita.
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