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Ichigo
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[Ariyama] The first time experiencing and feeling this sweet harmony

Titolo: The first time experiencing and feeling this sweet harmony [My Lady –EXO-]
Fandom: RPF - Hey! Say! JUMP
Personaggi: Arioka Daiki, Yamada Ryosuke
Pairing: Ariyama
Rating/Genere: PG/ AU, romantico
Warning: slash
Wordcount 2.135 fiumidiparole
Note: > la storia è scritta per la diecielode per la tabella Snack salati con il prompt ‘Hot Dog’, per la contestmania per la tabella 10 Date con il prompt ‘Appuntamento al buio’ e per la 500themes_ita con il prompt ‘Semina ciò che non puoi mietere’.
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 10 Date
Tabella: Snack salati
Tabella: 500themes_ita


Ryosuke guardò Kei con espressione ormai arresa e persa: non capiva come mai, ma quando l’amico gli faceva qualche richiesta, di qualunque genere essa fosse, non riusciva a dirgli di no. Aveva provato a far valere le sue ragioni, ma l’altro sapeva come raggirarlo, non sapeva Yamada se fossero quegli occhioni da cucciolo con i quali lo guardava o cosa a farlo capitolare, ma ormai l’aveva viziato e non riusciva a tirarsene fuori.
“Grazie, Ryo-chan!” gli disse Inoo, abbracciandolo. “Ti devo un favore!” disse.
“Me ne devi davvero tanti e questo vale proprio molti punti. Ma non capisco perché non ti vada di farlo. Insomma, non penso che tua mamma…”
“Alt!” lo interruppe l’altro. “Mia madre non mi conosce o non le balzerebbe in testa di incastrarmi in questo genere di cose. Quella donna è sempre stata tipa che semina ciò che non può mietere, fa i conti senza l’oste eccetera eccetera. Le voglio bene, sia chiaro e le sono molto grato perché a sua volta tiene a me, ma ci tiene un po’ troppo, ecco. Lei mi vuole vedere felice, ma non capisce che io sono già felice così. Non ho bisogno di nient’altro” spiegò meglio Kei.
“Lei pensa che la persona dentro questa busta possa renderti felice?” domandò Yamada rigirandosi tra le mani la raccomandata che la madre di Inoo aveva inviato al figlio e che lui, come da prassi, non aveva nemmeno aperto lasciando a lui quell’onere.
“Sì… come tutti quegli altri che mi ha propinato, ma io ho già la persona che mi rende felice e con la quale ho deciso di stare!” chiarì il più grande all’amico.
“Allora dovresti farglielo presente!” lo consigliò. “Le hai mai parlato di Hikaru? Lo consoce?” domandò.
“No, non lo sa, ma non è che non voglia dirglielo per nasconderglielo, lei si diverte a cercare per me dei pretendenti e io glielo lascio fare!” sorrise.
“Sì, ma non ci vai mai, mandi me al tuo posto e io non mi diverto così come lei crede. O come credi tu!” appuntò, permettendosi quella lamentela.
“Ryo-chan, ti prometto che questa sarà l’ultima volta, davvero!” assicurò. “Lo so che non è carino quello che ti chiedo di fare, né per te, né per loro che vengono presi in giro e nemmeno nei confronti di mia madre” si avvide, pensieroso.
Yamada annuì e sospirò.
“Va bene, lo farò per te, per l’ultima volta” concesse il più piccolo.
“Grazie!” gli sorrise grato Kei. “I termini dell’incontro sono tutti lì, come sempre” gli disse, indicandogli la busta. “Io vado, Hikaru mi aspetta!” esclamò poi felice, scoccando un bacio sulla guancia al più piccolo, lasciandolo a prepararsi.
Ryosuke si sedette sul letto, sospirando, rigirandosi tra le mani la busta e leggendo sul retro il nome del ragazzo che avrebbe dovuto incontrare quella volta.
“Arioka Daiki” pronunciò a voce alta. Non si diede preoccupazione quella volta nemmeno di guardare all’interno della missiva, tanto avrebbe dimenticato nome e generalità del futuro pretendendo in meno di due minuti dopo averlo conosciuto. Il luogo d’incontro poi era sempre lo stesso, la mamma di Kei era una tipa abbastanza abitudinaria, per cui sapeva già come avrebbe passato il suo pomeriggio. Sperava davvero che quella volta sarebbe stata l’ultima e che Kei mantenesse la sua promessa.
“Forza! Devo sbrigarmi!” si diede la carica, alzandosi dal letto e cambiandosi con abiti semplici e comodi, prendendo le chiavi della bici e avviandosi verso il centro.
Parcheggiò il suo mezzo a due ruote nelle apposite griglie e raggiunse a piedi il luogo dell’appuntamento.
Controllò l’orario per capire se fosse o meno in ritardo, ma era come al solito puntualissimo e si guardò intorno alla ricerca del fortunato spasimante, individuando un ragazzo solo che aveva tutta l’aria di stare aspettando qualcuno. Gli si avvicinò, sperando di non sbagliare e quando questi si volse e Ryosuke poté vederlo in viso, sussultò inspiegabilmente iniziando a sentirsi nervoso come non era mai avvenuto si sentisse durante i precedenti incontri. Prese respiro e si avvicinò, fermandosi alle spalle del giovane, attirando la sua attenzione colpendogli una spalla, chiamandolo per nome.
“Arioka-kun?” provò. A vederlo così non gli sembrava così tanto più grande di lui e non gli sembrava il caso di usare un onorifico più alto.
“Sì?” gli chiese questi, guardandolo stranito e confuso e Yamada gli tese una mano. “Ciao, io sono Inoo Kei, mi aspettavi, credo” si presentò, spacciandosi per l’amico e vedendo Arioka osservarlo sospettoso, spiegò meglio. “Mia madre ha organizzato il nostro appuntamento” lo aiutò, magari anche lui si sentiva a disagio in quella circostanza, ponderò, vedendo subito l’altro rilassarsi e accennare un sorriso.
“Molto piacere, Inoo-kun” lo chiamò. “Sono sorpreso, non immaginavo fossi così” disse.
“Ah!” Yamada sbarrò gli occhi, innervosendosi. “E… perché? Insomma… come ti aspettavi fossi?” domandò.
“In foto sei molto diverso!”
“Cosa?!” Yamada quasi urlò. “Hai una mia foto?” domandò entrando nel panico: finora nessuno di quegli sconosciuti che aveva incontrato al posto di Kei avevano mai avuto una sua foto. Non aveva pensato a quell’eventualità! Magari l’avevano anche scoperto e avevano esposto reclamo perché li aveva imbrogliati, magari la polizia aveva i suoi dati e presto ne avrebbe pagato le conseguenze! Lo sapeva che non avrebbe dovuto farlo! Lui l’aveva detto a Kei! Aveva iniziato a pensare a tutta quella serie di possibilità, prima di rendersi conto che sarebbe stato un po’ improbabile dal momento che la madre di Kei continuava a invitare il figlio a partecipare a quegli appuntamenti al buio e se avesse saputo del loro inganno li avrebbe di certo rimproverati.
“Sì, mi è stata data da tua madre, ma in effetti era un po’ mossa e probabilmente risale a qualche anno fa” gli spiegò, per tranquillizzarlo.
“Ah!” si sentì subito sollevato Yamada. “Allora… allora va bene” disse, tossendo poi per riprendersi e guardando Daiki, allargando le braccia. “Allora, che facciamo? Vogliamo camminare?” gli propose.
“Sì, io avrei anche un po’ di fame, ti va di mangiare qualcosa? Possiamo andare al parco, è una bella giornata” suggerì a sua volta. “Meglio un posto più tranquillo per parlare e conoscerci meglio. Sono curioso di capire qualcosa di te, tua madre ti ha fatto una buonissima pubblicità!” lo informò.
“Ah, non ne dubito, Inoo-san, cioè, mia madre mi vuole molto bene. È un po’ di parte!” rise, mentre camminavano. “Ma sono suo figlio, dopotutto!” si strinse nelle spalle, sorridendo. “Cosa fai Arioka-kun?” domandò, per spostare l’attenzione su qualcosa che non fosse Kei.
“Studio. Tu?”
“Anche io, faccio una scuola d’arte… no! Cioè, sì, un po’ lo è, insomma… studio architettura, sì! Architettura!” precisò, scordandosi il suo ruolo. Non capiva come mai stesse andando in confusione, solitamente riusciva a recitare bene il ruolo di Kei, ma quel ragazzo lo confondeva, la sua presenza mentre camminavano uno di fianco all’altro, lo innervosiva e il suo profumo gli dava alla testa.
“Aspettami lì!” gli disse Arioka, indicandogli una panchina libera e Yamada annuì. “Aspetta, i soldi per la merenda!” cercò di fermarlo prima di dividersi.
“No, lascia, offro io, piuttosto vuoi le salse nell’hot-dog?” chiese.
“Sì!” annuì Ryosuke, ringraziandolo e andando a sedersi, distendendo le gambe e cercando di calmarsi: non era normale che si sentisse agitato in quel modo. Sussultò quando sentì il cellulare in tasca squillare e lo prese, leggendo la mail in arrivo.
Come sta andando? Chiedeva Kei e Yamada sorrise: almeno si preoccupava per lui.
Bene, credo…
Come credo? Che succede, Ryo? È noioso?
No, anzi… adesso siamo al parco a fare merenda. Offre lui.
Bene, del cibo gratis. Vedi il lato positivo. Poi mi racconti tutto stasera. Grazie, Ryosuke… gli scrisse di nuovo.
“Eccomi, scusa!” Daiki tornò da lui reggendo due involti caldi tendendone uno a Ryosuke.
“Attento che la salsa è abbondante” gli consigliò per non macchiarsi.
“Grazie!” annuì Yamada, prendendo un primo morso, sporcandosi un angolo della bocca con del ketchup. “Oh!” tentò di ripulirsi con la lingua e Daiki lo osservò divertito.
“Aspetta!” lo aiutò, prendendo un tovagliolo pulito, passandoglielo sulle labbra.
“Grazie! Non devo essere un bello spettacolo” ammise. “Che brutta prima impressione che devo averti fatto!” scherzò.
“Invece mi hai davvero stupito, credimi!”
“Beh, meglio così” annuì Yamada, lasciando un momento da parte le chiacchiere e finendo di mangiare, concentrato in quella complicata operazione. “Avevo davvero fame!” ammise quando finì il suo hot-dog e buttarono i resti in un cestino. “Ora però sto scoppiando!” affermò, bevendo un sorso d’acqua dalla bottiglietta, anche quella sponsorizzata dal più grande.
“Sei sicuro che non ti devo niente? Mi sento un po’ in colpa a farti pagare tutto!”
“La tua compagnia mi ricompensa ampiamente, tranquillo” assicurò. “Ti va se passeggiamo? Sono un po’ pieno anche io!” commentò Arioka passandosi una mano sullo stomaco.
“Volentieri! Ah, ti voglio portare in un posto qui al parco, ci sono degli animali in un recinto, sono davvero carini!” assicurò, indicandogli la direzione da prendere.
“Sì, andiamo!” lo seguì Daiki, prendendogli poi discretamente la mano nella sua, per passeggiare vicini.
Yamada abbassò lo sguardo sulle dita di Daiki chiuse sulle proprie e le mosse per agevolare a entrambi la presa, camminando insieme fino a raggiungere la recinzione.
“Guarda, eccoli!” esclamò entusiasta Yamada, guardando le oche, chiamandole per fare in modo che si avvicinassero a loro. “Ah, peccato, abbiamo buttato le briciole del pane!” si ricordò tardivamente. “Avremo potuto dargliele!” pensò.
“Ci sono delle tartarughe di là!” indicò a sua volta Daiki, affiancando la rete e chinandosi sulle ginocchia.
“Che carine, guarda!” commentò euforico Ryosuke, appoggiandosi inconsciamente al braccio di Arioka, per tenersi in equilibrio.
Daiki voltò appena il capo per guardarlo e sorrise, intenerito da quelle sue emozioni così semplici e naturali, alzandosi poi per riprendere a camminare continuando a chiacchierare a conoscersi.
“La mia bici è qui” gli disse Yamada quando ritornarono verso il centro, prendendo le chiavi per liberarla dalla catena e dall’apposito incastro.
“Ti posso accompagnare per un tratto?” si propose Arioka e Yamada annuì, desideroso a sua volta di continuare a passare il suo tempo con il più grande, trascinandosi quindi dietro la bici, per andare a passo con Arioka.
“Sono stato bene con te oggi!” esordì Daiki, con quelli che erano dei convenevoli di congedo e Yamada annuì, rabbuiandosi un istante.
“Anche io” gli rispose mesto, non riuscendo a imprimere anche nelle sue parole quelli che erano i propri reali sentimenti. Anche lui era stato molto bene con Arioka, ma restava il fatto che l’aveva imbrogliato e, nonostante questo, avrebbe voluto rivederlo, ma non avrebbe potuto farlo perché lui non era Kei e non avrebbe potuto continuare a mentirgli ancora. Non era giusto.
“Senti Daiki…” lo richiamò, fermandosi improvvisamente. “Io devo dirti…”
“Aspetta!” lo interruppe l’altro, prendendo qualcosa dalla tasca e porgendogliela.
Yamada fermò la bici contro il muro e sbarrò gli occhi.
“Questa…?” domandò, guardando la fotografia che l’altro gli aveva dato.
“Siamo io e Kei-chan a una festa in maschera. Avevamo quindici anni” rivelò.
Yamada lo guardò sconcertato e Daiki rise, spiegando: “Non potevi essere cambiato così tanto in dieci anni.”
“Aspetta, questo è Kei?” chiese Yamada, osservando meglio la foto. “È vestito da principessa?” chiese.
“Sì” annuì Daiki, ridacchiando. “Sta bene però, vero?” commentò.
Yamada guardò ancora lo scatto, prima di riaversi e guardare Daiki, colpevole e dispiaciuto.
“Sei arrabbiato?”
“Perché?” sorrise Daiki.
“Perché ti ho preso in giro, facendomi passare per Kei. E sono venuto all’appuntamento al posto suo” spiegò, abbassando lo sguardo.
“Tecnicamente sono io che dovrei scusarmi, perché sapevo che non fossi Kei e ti ho lasciato fare. Scusami, non volevo prenderti in giro!” precisò. “Ma eri davvero divertente” ammise sincero.
Yamada sorrise, imbarazzato: “Suppongo di essermelo meritato” gli disse. “Ma non era davvero intenzione mia, né di Kei fare nulla di male. È che lui ha già un fidanzato, ma sua mamma gli propone questi appuntamenti e stavolta non avevamo idea di chi fosse il nuovo pretendente. Ci siamo sbagliati, ma comunque, davvero, non sarei uscito di nuovo con te!” assicurò.
“Capisco…” mormorò mesto Daiki. “Peccato, però!”
“Eh?” gli chiese Yamada, guardandolo curioso.
“Niente è che io mi sono divertito molto con te questo pomeriggio. Ero venuto per incontrare Kei dopo tanto tempo, ma per rivederci come amici, non era qualcosa di romantico, insomma” spiegò. “Poi ti sei presentato tu e, non lo so, sono stato bene” confidò sincero. “Mi sei proprio piaciuto. Anche se non so come ti chiami” rise.
“Ryosuke!” si affrettò a presentarsi il più piccolo. “Yamada Ryosuke” ripeté. “Anche io sono stato benissimo oggi!” affermò, stavolta con tanta convinzione quanta sentiva di provarne.
Arioka gli sorrise e annuì, avvicinandosi a lui e prendendogli di nuovo la mano.
“Sei sicuro che non ci vuoi ripensare e uscire di nuovo con me, Yamada Ryosuke?” domandò Daiki.
Yamada sorrise e abbassò lo sguardo, prima di fissarlo in quello di Daiki che aspettava impaziente da lui una risposta.
“Mi piacerebbe molto, uscire di nuovo con te, Arioka Daiki” affermò, prendendogli anche l’altra mano nella sua.
“Sì!” esultò Arioka, facendo un cenno di vittoria e facendo così ridere il più piccolo.
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