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[Ariyama] I really want to hide you in my arms to stay

Titolo: I really want to hide you in my arms to stay [GROWL –EXO-]
Fandom: RPF - Hey! Say! JUMP
Personaggi: Arioka Daiki, Yamada Ryosuke
Pairing: Ariyama
Rating/Genere: nc-17/ AU, erotico, romantico
Warning: slash
Wordcount 1.655 fiumidiparole
Note: la storia è scritta per la diecielode per la tabella Snack salati con il prompt ‘Olive’ , per la contestmania per la tabella 10 Date con il prompt ‘Appuntamento a tempo’ e per la 500themes_ita con il prompt ‘Occhio per occhio, dente per dente’.
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 10 Date
Tabella: Snack salati
Tabella: 500themes_ita


“Un Martini, per favore!”
Daiki attirò l’attenzione del cameriere, richiedendo il suo drink e sorridendo quando, poco dopo che ebbe ricevuto la sua ordinazione, una persona prese posto accanto a lui al bancone.
“Ciao!” gli disse il ragazzo, sorridendo ampiamente.
“Ciao a te!” sorrise Daiki, guardandolo con la coda dell’occhio e lasciando scivolare le dita sullo stelo del bicchiere.
“Posso?” gli chiese lo sconosciuto, prendendo per sé il calice e sorseggiando piano il Martini.
“Quello l’avevo ordinato per me” lo rimbeccò Arioka, ma lasciando che l’altro continuasse a servirsi.
“Hai proprio un ottimo gusto” si complimentò il più giovane, prendendo lo stecchino e studiando con occhio critico le olive immerse nel gin.
“Arioka Daiki” si presentò il più grande, tendendo all’altro una mano, ma non ricevette in cambio alcuna stretta, solo un sorriso affabile di presentazione e un nome.
“Yamada Ryosuke” gli rispose questi, lasciandosi guardare mentre con i denti sfilava via la prima oliva, mangiandola con gusto, prendendo poi un altro sorso di gin, tenendo gli occhi puntati su Daiki, studiandone l’espressione del viso.
Arioka sorrise, assecondandolo e piegando un gomito sul bancone.
“A che gioco stai giocando?” gli domandò.
“Questo potrei dirtelo io, non hai fatto altro che fissarmi per tutto il tempo da quanto questo appuntamento a tempo è iniziato. Credevo di interessarti, invece sei venuto qui da solo e mi sono dovuto avvicinare io. Forse è questa la tua tecnica?” chiese poi.
“Nessun trucchetto, non sono il tipo. Tu piuttosto, sei interessato a me? Io non ti fissavo affatto”
“Sì che l’hai fatto!”
“E tu come lo sai? Non sarai forse tu quello che mi guardava attentamente?” gli rigirò la domanda e Yamada sorrise.
“Colpito, punto per te!” incassò con eleganza. “Sì, io sono molto interessato a te. Perché non sono il tuo tipo?” domandò.
Daiki scosse la testa e gli sfilò il bicchiere dalle dita, bevendo un sorso di Martini, attento a posare le labbra dove erano state prima quelle di Ryosuke e riprendendo a parlare.
“Non ho detto questo” gli rispose, continuando. “Come mai sei qui?” chiese, indicando quel luogo particolarmente raffinato per un primo appuntamento.
“Sono in cerca dell’anima gemella.”
“E pensi di riuscire a trovarla con questo genere di cose?”
Yamada si strinse nelle spalle: “Non so, ma provare non mi costa nulla. È divertente e credo nel colpo di fulmine e nell’amore a primo sguardo. E poi, anche tu sei qui, no? Potrei farti la stessa domanda” lo stuzzicò divertito, prendendo lo stecchino e girandolo nel liquore trasparente con fare disinteressato.
“Mi ha costretto un amico a partecipare” Arioka rivelò il motivo della sua presenza.
“Oh, capisco… e lui che tipo è? Magari siamo compatibili” provò il più giovane, guardando la sala e i ragazzi presenti che facevano conversazione tra loro, conoscendosi per la prima volta.
“Non penso gli piaceresti” disse sicuro Daiki, scuotendo il capo.
Yamada ridacchiò piano e allungò all’altro le ultime due olive rimaste, passandogli il chicco verde sulle labbra, volendo che le schiudesse e quando Arioka lo fece strinse con i denti, sfilando l’oliva e masticando piano.
Ryosuke lo osservò, sentendo l’eccitazione crescere in lui e le dita delle mani tremolare appena quando ripose lo stecchino.
“Sai giocare molto bene, Arioka” lo chiamò, abbassando il tono di voce quando pronunciò il suo nome.
“Secondo me ti piaccio e anche tanto” gli disse sicuro di sé, poggiandogli in modo discreto una mano sulla gamba, scivolando sulla coscia, spostandosi verso l’interno.
Daiki sussultò, intrappolandogli le dita con le proprie, sentendo il calore del suo palmo attraverso la stoffa dei jeans sulla propria pelle.
“Non lo so, non ti conosco abbastanza, non mi hai detto ancora nulla di te, a parte il tuo nome” gli ricordò.
“Puoi sempre suonare il campanello e il nostro incontro finisce qui, magari al prossimo partner sei più fortunato” gli disse, spiegandogli di nuovo le regole di quell’appuntamento a tempo, ma Daiki non si mosse, limitandosi a guardarlo in viso, sfidandolo a un gioco di guardi.
Ryosuke sorrise, certo di avere la vittoria in tasca e allontanò di scatto la mano dalle gambe di Arioka, prendendo l’ultima oliva con le dita, sfilandola dallo stecchino e osservandola critico, prima di posarvi le labbra e succhiare le gocce di gin che l’avevano impregnata, spingendo il chicco nella bocca, leccandosi i polpastrelli, il tutto sotto lo sguardo incantato di Arioka.
Si alzò poi dallo sgabello, attento a finire tra le gambe leggermente divaricate del più grande, poggiandogli le mani sulle ginocchia, guardandolo con un sorriso.
Daiki prese il bicchiere, bevendo tutto d’un sorso quello che restava del suo Martini e Yamada sorrise quando vide un filo di liquore, scivolargli dall’angolo della bocca. Prima che Daiki potesse ripulirsi da sé, il più piccolo si sporse verso di lui, rubandolo con la punta della lingua e lasciandola schioccare contro il palato.
“È stato un vero piacere conoscerti Daiki” mormorò con voce bassa e suadente, allungando una mano al campanello con l’intento di suonare ponendo fine così al loro incontro, ma l’altro ne intercettò il movimento, prendendolo per un polso e trascinandolo rapido lontano da sguardi indiscreti.
Arioka si diresse sicuro verso le toilette, chiudendosi a chiave la porta e costringendo Ryosuke con le spalle contro la stessa, posando con irruenza le labbra sulle sue.
Yamada sorrise tra sé per la vittoria e lo assecondò in quel bacio, portandogli le braccia al collo, facendo in modo che si stringesse a lui, e allargò le gambe sentendo il ginocchio dell’altro spingere contro il suo inguine.
“Allora avevo ragione che ti interesso” lo prese in giro Yamada appena ebbe un po’ di fiato per parlare.
“Sei tu che mi hai provocato per tutto il tempo e sai come si dice no? Occhio per occhio…” iniziò, lasciando all’altro modo di completare da sé il seguito, scendendo con la bocca contro il suo collo, mordendolo e leccando la parte lesa, baciando la pelle arrossata, sentendo Yamada sospirare e stringersi a lui.
“Pensi che sia consono…” parlò Ryosuke tra i gemiti. “… qui?” gli pose quell’interrogativo con quel poco senso di pudore e morale che gli era rimasto.
Daiki per tutta risposta iniziò a spogliarlo, slacciando i bottoni della camicia, intrufolando la mano in carezze sul suo petto, cercando di articolare una risposta: “Non penso che uscire da qui in questo stato sarebbe meglio” rise appena contro il suo collo, scivolando con le labbra e con la lingua verso il basso, inginocchiandosi sul pavimento, slacciandogli svelto anche i pantaloni, abbassandogli la biancheria quel tanto che gli occorreva.
Ryosuke lo osservò, beandosi di quell’immagine e sentendo il proprio cuore battere impazzito nel petto: si morse il labbro inferiore, quando Daiki prese a piene mani il suo sesso e gli spinse le dita tra i capelli, sospirando pesantemente, spingendo in avanti il bacino per avere di più.
“Daiki!” lo chiamò con urgenza, sentendo una mano del più grande, spostarsi sul suo sedere e l’altro lo richiamò con voce roca.
“Ryo, girati…” gli chiese, invitandolo con una mano a voltarsi e l’altro obbedì, ingoiando un groppo di saliva, puntando le mani sul muro, cercando in esso un appiglio inconsistente.
Daiki con la lingua e con le dita cercò di prepararlo, sentendolo sciogliersi subito per lui, trovando un facile ingresso. Yamada poggiò la fronte contro la parete stessa, respirando pesantemente, posando le labbra contro le mattonelle fredde.
Daiki lo vide e si alzò, aprendosi i pantaloni e sistemandosi dietro di lui, attirandolo contro di sé, mentre iniziava a spingere.
“Le tue labbra devono baciare solo le mie, Ryosuke” lo ammonì, raggiungendo la sua bocca con la propria e Yamada piegò il braccio, infilando una mano tra i suoi capelli, spingendolo verso di sé, lasciando che le lingue si incontrassero voraci ed esplorando quella bocca ormai familiare, mentre tutto il suo corpo anelava un contatto più deciso con quello del più grande.
Quando occorse loro di riprendere fiato, si separarono e Daiki circondò meglio Yamada per la vita con un braccio, attirandolo contro di sé, spingendosi con decisione in lui, mordendogli una spalla, quando lo penetrò completamente.
Il più piccolo continuò a stringerlo contro di sé, ansimando e muovendo il bacino incontro alle spinte dell’altro, sentendo anche la sua mano circondare il suo sesso, procurandogli maggior piacere. Daiki si muoveva dietro di lui con audacia e passione e Yamada fu costretto a poggiarsi con la mano alla parete per contrastare la forza con la quale Daiki lo portava ad addossarsi contro la stessa. Ryosuke cercò di resistere per quanto riuscì per prolungare più a lungo quel momento, fino a che stremato dal piacere, incapace di opporsi ancora a quel calore devastante che lo stava investendo, soffocò un grido contro la propria mano, mentre veniva nella stretta di Daiki e, dopo altre diverse spinte ben angolate anche Daiki venne dentro di lui.
Arioka strinse a sé Yamada con entrambe le braccia, permettendogli di voltarsi appena ebbe riacquistato un po’ di fiato, guardandolo con un leggero sorriso ironico.
“Smettila…” si imbarazzò Yamada, cambiando completamente atteggiamento, facendosi timido, rispetto a poco prima.
“Perché?” lo stuzzicò Arioka, rivestendolo e riassestandosi.
“Perché mi vergogno!” confessò Yamada, posandogli le mani sulle braccia.
“Per quello che abbiamo appena fatto, per il modo in cui hai giocato con me tutta la sera, per quella cosa che hai fatto con le olive…” elencò Daiki, per il gusto di metterlo in difficoltà e Yamada mise il broncio offeso.
“Non ci gioco più con te” decise, stringendolo e nascondendo il volto contro il suo collo. “Non mi piace” disse poi, sollevando la testa di scatto. “La prossima volta scegliamo una situazione da interpretare a casa, perché se poi succede che lo facciamo in luoghi strani tu poi non mi puoi coccolare come fai sempre” si lamentò, guardandolo da sotto in su.
“Hai ragione” concordò con lui Arioka, baciandogli la fronte. “A me piace coccolarti dopo che abbiamo fatto l’amore” affermò ancora, passandogli le dita tra i capelli e poi prendendolo per mano.
“Andiamo a casa” propose, parlandogli dolcemente e Yamada sorrise.
“Sì, a casa.”
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