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[Ariyama] I was able to meet you that I was born to love you

Titolo: I was able to meet you that I was born to love you [Love, love, love – EXO-]
Fandom: RPF - Hey! Say! JUMP
Personaggi: Arioka Daiki, Yamada Ryosuke
Pairing: Ariyama
Rating/Genere: PG/ romantico, fluff, AU
Warning: slash
Wordcount 1.205 fiumidiparole
Note: la storia è scritta per la contestmania per la tabella 10 Date con il prompt ‘Primo appuntamento’, per la think_fluff per la tabella Matrimonio con il prompt ‘Fede nuziale’ e per la 500themes_ita con il prompt ‘Foglie d’ambra’.
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 10 Date
Tabella: Matrimonio
Tabella: 500themes_ita

Daiki rientrò a casa, sospirando finalmente perché quella giornata era giunta al termine e andò subito alla ricerca del compagno.
“Ryo, sono tornato, ci sei?” chiamò, notando la casa troppo silenziosa, sentendo però la voce del più piccolo rispondergli.
“Chibi, sono qui!” urlò Ryosuke di modo che lo raggiungesse e Arioka sorrise, andando sicuro in camera da letto, trovando l’altro disteso sul materasso a pancia in giù, intento a sfogliare qualcosa.
“Quale miglior ritorno a casa se non trovare il proprio compagno sul letto” scherzò Daiki entrando nella stanza e Yamada rise, riprendendolo.
“Vieni a vedere!” gli disse, chiamandolo a sé.
“Amore, cosa stai facendo?” domandò dolcemente Arioka, salendo a sua volta sul materasso e chinandosi per baciare l’altro sulle labbra quando questi si volse verso di lui.
“Bentornato, Dai-chan!” lo accolse Ryosuke.
“Sono a casa!” rispose Daiki sorridendo e sedendosi allentandosi il nodo alla cravatta, stirandosi i muscoli.
“Ho fatto un po’ di ordine nei cassetti e ho ritrovato questi album di foto, per cui mi sono messo a riguardarli. Ho trovato cose che nemmeno ricordavo!” disse, mostrando all’altro una pagina che li ritraeva nel giorno del loro matrimonio, circondati da pochi amici intimi e parenti.
Daiki sorrise, prendendo la mano di Yamada, accarezzando la fede nuziale che portava all’anulare, confrontandola con la propria. Si chinò, baciando il piccolo cerchietto e Yamada rise appena, intenerito da quel lato romantico di Daiki che lo faceva sentire importante e lo faceva stare così bene.
“Oh!” esclamò d’un tratto, colto da un pensiero. “E riguardare queste foto mi ha fatto venire in mente una cosa e ho trovato questo!” gli mostrò un piccolo quaderno dalla copertina rigida e Daiki allungò la mano per prenderlo.
“Cos’è?” chiese.
“Ah, è mio!” Yamada non gli permise di curiosare, stendendosi sulla schiena e stringendo il quaderno.
“Infatti non l’avevo mai visto, è un diario?” lo interrogò Daiki, stendendosi al suo fianco, carezzandolo con una mano, infilando le dita oltre la maglia del pigiama.
Ryosuke si voltò di nuovo sulla pancia, ma Daiki non interruppe la sua carezza, grattandolo appena con le unghie sulla schiena e facendosi più vicino a lui, volendo sapere di più su quel diario.
“È il mio diario segreto, ci appunto un sacco di cose. O meglio, prima lo facevo spesso.”
“E perché ora non lo fai più?” volle sapere Daiki.
“Perché ora le cose importanti, quelle che lo sono meno o ciò che faccio durante la giornata lo racconto a te!” preciso Yamada con un sorriso e Daiki lo strinse a sé, felice.
“Giustissimo!” concordò con lui. “Là dentro hai parlato anche di me?” volle sapere curioso e Yamada tirò indietro le labbra, annuendo un po’ imbarazzato.
“E lo posso leggere?” domandò sinceramente curioso il più grande.
Yamada finse di pensarci un attimo su e poi aprì le pagine, mostrando all’altro cosa contenessero.
“C’è un po’ di tutto, a volte scrivevo, o pasticciavo con la matita, ah! Guarda!” si entusiasmò, ritrovando attaccate alle pagine centrali delle foglie d’ambra, mostrandole all’altro.
“Te le ricordi?” gli chiese.
Daiki lo guardò con la coda dell’occhio e sorrise: “Ovviamente sì, anche se io non tenevo un diario, mi ricordo tutto!” precisò, baciandogli una tempia. “Sono quelle che hai raccolto all’orto botanico quando siamo andati insieme!”
“Esatto, bravo, ma più di questo quel luogo era importante perché mi ci hai portato il giorno del nostro primo appuntamento, ti ricordi?” continuò a chiedergli e Daiki sorrise.
“Ah, era il primo? Ero convinto di averti portato al cinema” finse di non riuscire a fare memoria e Yamada gonfiò le guance con disappunto.
“Non scherzare! Era la prima volta che andavo in un posto così particolare, quando me l’hai proposto ero così felice!” ammise.
“Lo so, chibi” lo tranquillizzò Daiki. “Scherzavo. Ricordo ogni cosa di quel giorno!” assicurò.
“Ah sì?” Yamada lo guardò scettico. “Vediamo, ricordi anche come ero vestito?”
“Ovvio!”
“E sentiamo, come? È passato tanto tempo…”
“Non così tanto, non per me” specificò Arioka. “Il tempo che passiamo insieme non è mai abbastanza!” gli disse romantico e Yamada si sedette meglio sul materasso, tornando alla questione principale. “Non svicolare, avanti, cosa indossavo? Io ricordo tutto, ogni dettaglio” gli fece presente.
“Ma tu hai letto il diario!” lo smascherò Daiki, sedendosi a gambe larghe davanti a lui, prendendolo in vita per riuscire ad abbracciarlo.
“Non è vero, lo avrei saputo a prescindere, dai!” lo esortò Yamada, aprendo il diario e portandoselo davanti al volto.
Daiki lo assecondò e riportò la mente a quei giorni: “Dunque, avevi dei pantaloni chiari” descrisse.
“Sì… poi?” lo invitò a continuare. “E una camicia in tinta pastello, gialla se non ricordo male. Un giallo veramente brutto” offrì quel parere non richiesto e Ryosuke gli colpì la testa con la copertina del quaderno. “Come sei antipatico! Ci avevo anche messo un sacco di tempo per decidere come vestirmi!”
“Ma non ho detto che non fossi bellissimo, era solo un appunto sul colore. Tu mi piaci sempre, qualsiasi cosa indossi. Quando non indossi niente, ancora meglio. Mi piaci ancora di più” appuntò maliziosamente.
“Oh, Dai-chan. Sii serio!”
“Sono serissimo!” chiarì il più grande. “Ma veniamo a te, tu ti ricordi?”
“Benissimo” affermò il più piccolo, sedendosi sul letto a gambe unite e accarezzando l’altro mentre parlava. “Avevi i capelli leggermente mossi” iniziò, lasciandovi scorrere le dita, pettinandolo. “Poi indossavi una felpa con la zip e sotto, mmm, avevi una maglietta a maniche corte, c’era un disegno se non sbaglio” lo guardò da sotto in su, per avere conferma.
“Non sbagli, era un disegno astratto” lo aiutò Arioka.
“Poi” Yamada scivolò con le mani sul suo petto in una carezza, fino alle cosce, grattando sulla stoffa dei jeans. “Dei pantaloni scuri con le tasche e delle scarpe casual con i lacci!” concluse.
“Complimenti, hai una memoria fantastica!” lo elogiò Daiki.
“Eri veramente bellissimo” continuò Yamada parlando a bassa voce, abbracciandolo in collo, sporgendosi verso di lui per baciarlo dolcemente.
Daiki lo assecondò, carezzandogli una guancia e sbilanciandosi all’indietro, di modo da cadere disteso sul letto insieme al compagno, abbracciandolo.
Yamada schiuse la bocca, cercando di approfondire quel contatto di labbra, spingendo in avanti la lingua, assaporando il profumo dell’uomo che amava e tornando indietro nel tempo a quel giorno, rivivendo le stesse sensazioni, sentendo il cuore correre veloce.
“È passato tanto tempo, ma sembra ieri” mormorò quando si separarono, piegando le dita e portando i capelli di Daiki dietro l’orecchio.
Arioka gli sfiorò il naso con il proprio, baciandolo sulla curva del labbro superiore, stringendolo a sé.
“È stato il miglior primo appuntamento della mia vita. Hai capito tantissime cose di me in così poco tempo e hai saputo rendere speciale ogni momento da quando ci siamo conosciuti e ancora di più quando abbiamo iniziato a frequentarci. Grazie, mi hai reso la persona più felice del mondo” confessò, baciandolo sulla bocca.
“E tu hai cambiato la mia vita in meglio, Yamada Ryosuke. Non capisco come io abbia potuto vivere tutto quel tempo senza conoscerti.”
“Ma adesso siamo insieme” gli ricordò il più piccolo.
“Sì, siamo insieme e lo saremo per moltissimo altro tempo ancora. Sei mio per sempre e io ti amo” affermò Daiki, prendendogli la mano sinistra e posandovi sopra la propria, intrecciando insieme le loro dita, lasciando che le fedi che portavano all’anulare fossero testimoni di quel giuramento di amore eterno.
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