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[Ariyama] Mawari tokai ori jibun no kimochi hi shoujiki de itai

Titolo: Mawari tokai ori jibun no kimochi hi shoujiki de itai (Rather that what’s around me, I want toh ave honest feelings) [xLunaSx – Fujigaya Taisuke-]
Fandom: RPF - Hey! Say! JUMP
Personaggi: Arioka Daiki, Yamada Ryosuke
Pairing: Ariyama
Rating/Genere: nc-17/romantico, fluff, erotico
Warning: slash
Wordcount 4.010 fiumidiparole
Note: la storia è scritta per la 500themes_ita con il prompt ‘A fuoco lento’.
Della serie: Let’s make Tomorrow a brighter and better day
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 500themes_ita

Yamada suonò al campanello e Kei corse ad aprire, salutando ilare il più piccolo, il quale gli sorrise.
“Sei pronto?” domandò Ryosuke e Inoo annuì, allungando il braccio verso l’attaccapanni per prendere la giacca.
“Pronto!” affermò.
“Hikaru è in macchina!” lo informò Ryosuke e Kei diede un veloce bacio sulla guancia al più piccolo. “Ti devo un favore. Enorme!” precisò, lasciando aperta la porta dell’appartamento per far passare l’infermiere.
“Daiki?” chiese Yamada prima che Kei scappasse per raggiungere il fidanzato.
“È appena rientrato, è sotto la doccia, non gli ho detto nulla così gli puoi fare una sorpresa!” gli disse, facendogli l’occhiolino e Yamada sorrise.
“Divertitevi!” augurò Ryosuke.
“Anche voi!” replicò Inoo, precipitandosi entusiasta giù dalle scale.
Yamada si chiuse la porta alle spalle e si tolse le scarpe, sentendo la casa silenziosissima.
“Daiki?” chiamò per annunciarsi. “Dai-chan?” ripeté più forte, entrando nella camera da letto e sentendo l’acqua della doccia scorrere.
Attese, decidendo di aspettare l’altro e non disturbarlo per non mettergli fretta se l’avesse saputo lì, sedendosi sul bordo del grande letto matrimoniale e posando una mano sulle coperte, guardandosi attorno: era la seconda volta che entrava in quella stanza e si sentiva particolarmente inquieto, ma non per i medesimi motivi che l’avevano visto frugare con fare furtivo tra i cassetti di Kei.
Yamada era felice di poter stare finalmente con Daiki, stavano insieme da poco, ma avevano già instaurato un bellissimo legame di cui Ryosuke non poteva già fare quasi più a meno. E l’infermiere era felice anche per Kei e Hikaru i quali erano decisamente inseparabili. Inoltre, tra lui e Inoo, fin dalla permanenza di quest’ultimo in ospedale per via del proprio ricovero, erano diventati grandi amici.
Eppure in quel quadretto di eventi che avrebbe dovuto essere perfetto c’era qualcosa che stonava.
Si voltò, osservando con espressione dubbiosa e perplessa il letto, alzandosi, squadrando il materasso come se fosse uno tra i suoi peggiori nemici.
Quando sentì la porta del bagno aprirsi, Yamada si voltò, interrompendo quegli strani pensieri, cercando di assumere un’espressione rilassata e serena per non far preoccupare Arioka.
Lo vide con un asciugamano sulla testa intendo a tamponarsi i capelli e lo salutò con una mano quando questi si accorse di lui.
“Oh, Ryo!” Daiki fu sorpreso nel trovare il più piccolo in casa e sorrise, affrettando il passo per raggiungerlo. “Cosa ci fai qui?” domandò, allungando una mano per accarezzargli una guancia.
Yamada ricambiò il sorriso, osservandolo e prendendogli tra le dita l’orlo della maglietta, sporgendosi verso di lui.
“Sorpresa!” mormorò, abbassando poi lo sguardo sulle sue gambe nude. “Belle mutande!” gli disse, osservando la fantasia colorata dei boxer del più grande.
Arioka rise e si scostò, aprendo il cassetto del comodino, prendendo dei pantaloni.
“Avevo scordato questi!” spiegò, infilandoseli.
“Come mai sei qui?” gli domandò Daiki, tornando vicino a lui e prendendogli una mano, sedendosi sul letto, facendo in modo che il più piccolo lo imitasse.
“Hikaru mi ha praticamente cacciato di casa. È venuto a prendermi a lavoro e poi mi ha portato qui. È uscito con Kei-chan!” lo informò.
“Ah, ecco perché il bagno profumava in modo indicibile. Kei si è fatto bello!” Daiki prese in giro l’ex fidanzato. “Ma quindi tu hai staccato adesso?” chiese al più piccolo.
“Praticamente!” Ryosuke annuì.
“Sarai stanco? Vuoi farti una doccia?” gli propose Daiki, passandogli una mano tra i capelli.
“No, grazie, sto bene!” affermò Yamada. “Però potresti darmi un bacio, se vuoi” gli disse, dal momento che ancora non l’aveva salutato come doveva.
“Voglio!” disse Arioka, sporgendosi verso di lui e unendo le loro labbra, sentendo quelle di Ryosuke schiudersi sotto le sue. Daiki si mosse, sbilanciandosi in avanti verso il corpo del più piccolo, spingendolo a stendersi, incastrando una gamba tra le sue continuando a baciarlo, lasciando vagare una mano carezzevole sul suo petto.
Yamada sospirò, separandosi da lui per riprendere fiato, intrecciando insieme le loro dita, baciandolo di nuovo, ma fermandosi quando l’altro iniziò a essere più esigente.
“Daiki, aspetta” gli chiese, spostando indietro la testa, posandogli una mano sulla guancia, accarezzandogli con il pollice lo zigomo. “Non qui” affermò, facendo per sollevarsi e rimettendosi seduto quando Daiki si alzò da lui. “Ci dorme anche Kei-chan!” spiegò, giustificando il suo disagio e Arioka annuì, ridendo.
“Giusto!” concordò con lui, alzandosi e allungando una mano, prendendo quella del più piccolo. Lo tirò verso di sé, stringendolo e prendendogli il mento con due dita, baciandolo ancora.
“Spostiamoci di là” indicò la cucina con un cenno della testa. “Hai fame?”
“Tantissima!”
“Molto bene, allora vediamo cosa trovo e ti posso preparare una buona cenetta!”
“Davvero? Oh, non ho mai assaggiato qualcosa cucinato da te, Dai-chan! Sei bravo?” si entusiasmò il più piccolo, sedendosi su una sedia e osservando l’altro cercare qualcosa nel frigo.
“Diciamo che me la cavo. Ah, Kei ha fatto scorta di carne stamattina. Forse voleva preparare qualcosa, non penso si offenderà se prendo un po’ di questi. Ti vanno degli yakitori?” gli chiese, mostrando l’involto al più piccolo.
“Sì, benissimo!”
“Non ci vorrà molto, promesso!” assicurò il più grande, mettendosi al lavoro.
“Non importa, se vuoi ti posso aiutare!” si offrì Yamada avvicinandosi a lui e osservandolo.
Daiki lo guardò e sorrise, sporgendosi per baciargli velocemente le labbra, spostandosi a prendere tagliere e coltello.
“Cosa fai?” rise Yamada e Arioka si strinse nelle spalle.
“Niente!”
Dai-chan, non ti deconcentrare!” lo riprese Ryosuke e l’altro gli indicò il tavolo.
“Ti va di aiutarmi ad apparecchiare? Là dentro trovi la tovaglia e lì ci sono ciotole, piatti e bicchieri!” lo istruì, indicando velocemente mensole e cassetti, mentre lui iniziava a creare gli spiedini, mettendoli sul fuoco a cuocere e poi avviava la salsa.
Yamada finì di apparecchiare come gli era stato chiesto e poi si sedette al tavolo, continuando a osservare Daiki, senza riuscire a smettere di sorridere: nonostante fosse stato prelevato da lavoro senza preavviso e recapitato a casa di Arioka neanche fosse un pacco postale si sentiva felice. Era felice di passare del tempo con lui, erano sempre molto impegnati entrambi e non sempre potevano vedersi come gli sarebbe piaciuto: con i turni massacranti del più piccolo e quelli altrettanto irregolari di Daiki, aveva deciso di godersi ogni istante di quella serata, dal momento che, immaginava, Kei non sarebbe rientrato tanto presto.
Si alzò e senza fare rumore si avvicinò a Daiki, allungando le braccia per riuscire a stringerlo, intrecciando le mani sul suo stomaco, posandogli il mento sulla spalla.
“Che buon profumino, ho l’acquolina in bocca!” lo informò e Daiki si volse a guardarlo con un sorriso, finendo di mescolare la salsa e bagnando la punta del polpastrello, tendendo poi l’indice verso Yamada.
“Assaggia! Dimmi com’è?”
Ryosuke schiuse le labbra, succhiandogli la punta del dito e poi facendo schioccare la lingua contro il palato.
“Buonissima!” affermò, intingendo di nuovo da sé un dito e rubandone un altro po’.
Daiki rise prendendogli il polso, voltandosi nel suo abbraccio, stringendolo a sua volta, e baciandogli la mano.
“Ci serve per dopo” affermò, abbassando la potenza del gas, per far continuare a cuocere la carne a fuoco lento, tirando dietro di sé il più giovane, spostandosi in salotto.
Si lasciò andare seduto sul divano, facendo accomodare Ryosuke al suo fianco, accarezzandogli i capelli con una mano.
“Ryo, io è qui che dormo” lo informò d’un tratto, guardandolo seriamente.
“Eh?” Yamada fu colto alla sprovvista da quell’affermazione e Daiki espose meglio.
“Da quando tra me e Kei è tutto finito, non ho più dormito insieme a lui” precisò, sorridendo quando vide Yamada arrossire perché l’altro aveva interpretato correttamente i suoi pensieri. “Vieni qui” mormorò Daiki, facendo scorrere una mano sulla sua coscia e attirandolo su di sé. “Ho capito cosa volevi dire prima e mi dispiace se non ci ho pensato” si scusò.
Yamada scosse il capo e intrecciò le mani dietro la sua nuca: “Scusa tu… avrei dovuto parlartene, ma è che… non è che sono geloso di Kei o cose del genere, mi fido di entrambi ma questa casa” indicò con un gesto della mano l’intera sala. “Qui voi avete condiviso tante cose e non mi sento a mio agio. Per lo meno, non a fare…” si interruppe, baciandolo appena sulle labbra e posando la fronte sulla sua, decidendo di scoprirsi totalmente per evitare ulteriori fraintendimenti. “Non voglio che la nostra prima volta insieme sia qui” precisò, abbassando lo sguardo.
Daiki lasciò scorrere le mani in una carezza dalla schiena fino alla testa, passandogli le dita tra i capelli, facendo in modo che l’altro lo guardasse e vedesse il suo sorriso.
“Non ti avrei forzato a fare nulla” precisò.
“Lo so” annuì Yamada. “Non è che non lo voglia. Io lo voglio tantissimo!” aggiunse con tanta enfasi che face sorridere il più grande. “È solo che non qui, mi farebbe troppo strano!”
Daiki annuì e lo baciò di nuovo: “Anche io lo voglio tantissimo” lo citò, sorridendo appena. “La prossima volta vorrà dire che manderemo noi quei due fuori di casa!” affermò e Yamada rise. “O io mi cercherò un posto tutto mio, dove poter trascorrere tranquillamente il tempo insieme al mio fidanzato” pianificò.
“Ma Daiki, io non voglio costringerti ad andartene da qui!” si preoccupò Ryosuke.
“Non lo fai, avrei dovuto andarmene prima o poi. E poi un po’ di privacy ci serve, sia a me che a Kei” affermò, baciando il più piccolo sulle labbra e sorridendogli.
Ryosuke ricambiò, stringendogli le braccia attorno al collo, chinandosi su di lui, baciandolo lievemente dietro l’orecchio, concedendosi dei piccoli tocchi di labbra scendendo a segnare la linea della mascella.
Daiki gli accarezzò i capelli, colpendogli poi il sedere, chiedendogli di sollevarsi.
“Dai, andiamo a controllare la nostra cena!”
Yamada si alzò in piedi e lo precedette in cucina, correndo verso i fornelli, girando gli spiedini.
“Dai-chan, hanno un aspetto buonissimo!” urlò, mentre il più grande lo raggiungeva, felice per il suo entusiasmo.

*

“Yamada-kun, ti cercando in sala d’attesa!”
“Eh? Ma ho finito adesso!” si lamentò l’infermiere, guardando con un piccolo broncio la collega. “Sono sfinito, puoi andare tu?”
“Oh, lo farei, Yamada-kun, molto, molto volentieri, ma hanno richiesto esplicitamente te!” lo contraddisse la ragazza e Yamada sospirò andando a vedere chi, a fine turno, avesse voluto che fosse lui a visitarlo.
Quando arrivò nella grande sala, però, sorrise, rilassandosi nel vedere che la persona che lo cercava era Daiki.
“Eccomi, sono Yamada. Volevi me?” domandò, fingendo di non conoscere il ragazzo e questi annuì.
“Buon pomeriggio, sensei!” parlò Daiki, voltandosi, sistemandosi la borsa sulla spalla e sporgendosi quando il più piccolo fu abbastanza vicino, per riuscire a baciarlo.
“A-a-a! Aspetta, non qui!” lo fermò Ryosuke, posandogli due dita sulle labbra e prendendolo per un polso, trascinandolo nel proprio studio.
“Ecco, qui possiamo stare tranquilli!” gli disse, poggiandosi con le spalle alla porta, prendendogli le mani e facendo in modo che Arioka lo abbracciasse, chiudendo gli occhi per ricevere il suo bacio.
“Ciao!” mormorò Daiki.
“Ciao!” ripeté Yamada ridendo. “Come mai questa sorpresa? E quella?” domandò curioso, indicando la tracolla.
“Ah, sono stato buttato fuori di casa!” disse, mentre con lo sguardo seguiva Yamada che prendeva i propri effetti, per uscire.
“Prego? Ma non hanno alcun ritegno!” esclamò sconvolto il più piccolo.
Daiki rise, stringendosi nelle spalle.
“Pensavo potessi darmi asilo politico però, non tutti i mali vengono per nuocere!” propose quando l’altro tornò accanto a lui.
“Mmh, non lo so. Il mio ragazzo è un tipo geloso, non so se vorrebbe che facessi entrare altre persone in casa!” si fece pensieroso, scoppiando poi a ridere, prendendo Arioka sottobraccio, uscendo con lui dall’ospedale. “Sei venuto in macchina?” domandò Ryosuke, guardandolo, attraversando con Daiki il cortile.
“Sì, sei stanco?” chiese il più grande, passandogli una mano sulla fronte, accarezzandogli poi i capelli.
“Un po’, ma nulla che una buona doccia non possa sistemare!” affermò l’infermiere guardandolo.
“Riesci a resistere un altro po’, volevo chiederti se ti andasse di accompagnarmi in un posto?” domandò Daiki guardandolo e Ryosuke annuì, infilandosi il berretto in testa.
“Certo, dove?” chiese curioso.
“Ah, questo non te lo posso dire!” fece il misterioso Arioka. “Sali!” gli disse, facendo scattare la sicura per aprire lo sportello e passando al lato della guida.
“Uh, quindi è una sorpresa per me?” esclamò Yamada, sempre più elettrizzato.
“Forse, chi lo sa?” continuò a stare sul vago il più grande.
“Ohi, Dai-chan!” sbuffò Yamada, incrociando le braccia al petto.
“Non guardare!” ordinò Daiki, abbassandogli il berretto sopra gli occhi approfittando del semaforo rosso.
“No, ma così non vale!”
“Sì, invece, dai, resisti e non sollevarla, né puoi sbirciare!” lo ammonì.
“Va bene! Ma spero per te che il posto in cui mi stai portando sia bellissimo!” pretese. “Oh, Daiki, Daiki! Stiamo andando in un ristorante, vero? Oh, ma Dai-chan è presto! È ora della merenda forse!” ponderò, portandosi una mano sotto al mento. “Stiamo andando a fare un aperitivo? Dai-chan! Ehi!”
“Ryo, calmati, non iniziare a pensare, altrimenti poi potresti rimanere deluso!”
“Eh, perché?” chiese l’altro e Daiki scosse il capo, parcheggiando l’auto e spegnendo il motore.
“Siamo arrivati!”
“Posso…?”
“No, fermo!” lo precedette Arioka, premendogli la mano sulla testa, scuotendolo un poco.
“Dai-chan!” lo riprese Yamada, ma l’altro era già uscito e aveva aperto la portiera, aiutandolo a scendere.
“Dammi le mani, attento al tettuccio!” gli disse, guidandolo, tenendolo fermo accanto a sé, mentre chiudeva l’auto. “Seguimi!” gli suggerì parlando a voce bassa, aiutandolo ad avanzare, entrando insieme in un palazzo e poi dentro un ascensore.
“Ma dove siamo?” chiese Yamada, stordito e confuso da tutti quei rumori.
Daiki non gli rispose, e quando le porte si chiusero, lo spinse per le spalle, facendo in modo che si poggiasse alla parete, cercandogli le labbra, coinvolgendolo in un lungo bacio, tacitando ogni altra domanda.
“Uhm, la cosa potrebbe iniziare a farsi interessante, Arioka-san” mormorò il più piccolo, sorridendo maliziosamente, lasciandosi ancora guidare dal più grande.
“Fermo un secondo!” chiese Daiki, prendendolo per mano e facendolo avanzare solo di qualche passo, prima di sollevargli la cuffietta dal volto, permettendogli di vedere di nuovo. “Ora puoi aprirli!” concesse, osservando Yamada obbedire e sollevare le palpebre, battendole più volte, cercando di mettere a fuoco quell’ambiente a lui nuovo.
“Daiki, dove siamo?” domandò infatti, guardandosi alle spalle, dove la porta era ancora aperta e Yamada riusciva a vedere un corridoio.
“Benvenuto nella mia nuova casa, Ryosuke!” recitò pomposo ed emozionato Daiki, poggiando la propria borsa sul pavimento, aspettando una reazione da parte dell’infermiere.
“Che cosa?” Yamada fu sorpreso da quella novità e guardò il compagno incredulo. “Davvero?”
“Sì, mi hanno dato le chiavi due giorni fa, ma sono riuscito a portare solo poche cose, molte le ho ancora nel vecchio appartamento, ma conto nel fine settimana di riuscire a trasferirmi definitivamente!” spiegò i suoi piani. “Vieni ti faccio fare un giro!” lo invitò, prendendogli le mani e mostrandogli gli ambienti. “Non è molto grande, ma è nuova e già arredata e poi ha una posizione perfetta, sia vicina all’ospedale che al mio studio. Mi muovo bene sia a piedi che in macchina!” elencò ogni pro di quella sistemazione.
“Congratulazioni, Daiki, è bellissima!” esclamò Yamda ammirato, avvicinandosi alla finestra, osservando il cielo e in lontananza la punta della Torre.
“Grazie!” sorrise l’altro avvicinandosi a lui e stringendolo da dietro. “Ti piace allora?”
“Sì, moltissimo!”
“Sarà il mio rifugio. Mi sembra come se fossi tornato ai tempi dell’università. È stranissimo dopo così tanto tempo!” rise Daiki.
“Ma sentilo! Non è che ora hai un piede nella fossa e ti ricordo che anche se hai questo senso di libertà, ti è vietato dare festini, fare le ore piccole e invitare amici a dormire qui!” lo redarguì, puntandogli contro l’indice, colpendogli la punta del naso.
“Quindi ho già violato tutte e tre le regole portandoti qui, perché avevo intenzione di festeggiare questa novità, stare svegli fino a tardi e proporti di restare qui a dormire!” enumerò.
“Oh, ma cosa c’entra. Io posso. Io posso venire qui anche tutti i giorni e senza preavviso!” sottolineò. “Per cui attento a te, Arioka!” lo guardò con finto rimprovero e l’altro rise, stringendolo contro di sé.
“Per me va benissimo!” assicurò, facendo scivolare le mani sui suoi fianchi, guardandolo in viso. “Ti spiace se non siamo passati a casa tua?” chiese. “Ci tenevo che la vedessi e fossi il primo!”
“Sono il primo? Kei non l’ha vista?” domandò sorpreso.
Arioka scosse il capo: “No, ho fatto tutto da solo, non ho voluto aiuto. Per quello sono anche in alto mare con le cose da portare qui” spiegò. “E Kei credo ce l’abbia con me perché gli ho tenuto la cosa segreta” rise, prendendo in giro il più grande.
“È tipico di Kei-chan, ma scommetto che ti sei divertito a farglielo apposta!” lo smascherò, rincorrendo poi un proprio pensiero. “Ah, ma nel week end sono libero, se vuoi posso aiutarti, mi farebbe piacere!” gli chiese e Daiki annuì. “E grazie perché sono il primo!” sorrise.
Arioka scosse il capo, minimizzando e sorridendogli: “Non mi devi ringraziare, ci tenevo anche io” gli assicurò, lasciandolo andare e scostandosi da lui. “Quindi resti?” chiese, guardandolo.
“Certo che sì! Vorrei solo potermi fare una doccia, se non ti dispiace.”
“Assolutamente e ho ancora una sorpresa!”
“Un’altra? Daiki!” lo riprese Yamada.
“Vieni!” gli disse il più grande, facendogli un cenno spostandosi nella camera da letto. “Ti ho preso questa tuta, spero ti stia. Ho pensato che potevi tenere qualcosa di tuo qui, per quando vorrai restare o se dovessimo fare tardi e non avessi voglia di tornare a casa” spiegò, tendendogli la confezione e Yamada la prese emozionato.
“Diciamo che fai di tutto per non incentivarmi ad andarmene. Non che io ne avessi poi intenzione, eh!” chiarì, abbracciandolo e baciandolo a lungo. “Vado! Così me la provo subito!” disse, entrando nel bagno, chiudendosi la porta e poi riuscendo poco dopo con espressione imbarazzata.
“Ehm… mi servirebbero delle cose…” disse e Daiki lo raggiunse ridendo, trovando l’occorrente necessario per lavarsi e appendendo l’accappatoio al gancio.
“Faccio in un attimo!” assicurò il più piccolo, sistemando su una sedia la biancheria pulita che portava sempre con sé nella borsa da lavoro.
“Vai tranquillo, intanto sistemo alcune cose che ho lasciato nel cofano!” lo informò, dandogli il tempo di rilassarsi e sistemarsi in tutta comodità.
Quando Ryosuke tornò in camera, finalmente rigenerato dalla lunga doccia, vide Daiki vicino al letto che sistemava delle maglie in un cassetto e lo richiamò appoggiandosi allo stipite della porta.
“Dai-chan?”
“Oh Ryo!” Arioka si voltò a salutarlo, sorridendogli. “Ti sta bene!” notò osservandolo con indosso il suo regalo.
“L’orlo è un po’ lungo, ma è sempre un problema!” sospirò. “Sono troppo basso!” affermò, tirando appena vero l’alto il pantalone, avvicinandosi al fidanzato.
“Ah, ho pensato che dato che non mi sono ancora completamente sistemato, per cena potevamo…” iniziò Arioka, non riuscendo però a concludere quando Yamada gli allacciò le braccia al collo, baciandolo, spingendolo indietro, facendogli perdere l’equilibrio e cadendo con lui sul materasso.
“Io non ho fame” mormorò Ryosuke, salendo cavalcioni su di lui.
Arioka gli posò le mani sui fianchi, guardandolo da sotto in su, ridacchiando: “Strano che non abbia fame!” lo prese in giro.
“Perché non mi crede mai nessuno quando lo dico!” si lamentò sollevandosi da lui. “Antipatico!” lo riprese, volendo scostarsi, ma Daiki non gli diede il tempo di farlo, scivolando meglio al centro del letto e riportandolo su di sé. Gli posò le mani sulle guance, attirandolo verso il basso, cercando di baciarlo e mugolando sossidsfatto quando si separarono.
Yamada sorrise, mettendosi di nuovo dritto e portandosi le mani attorno alla vita si sfilò la maglietta, restando a petto nudo.
Daiki lo guardò, sentendo il proprio corpo iniziare a scaldarsi, posandogli le mani sulle spalle, lasciandole scivolare e vagare in una prima perlustrazione, imparando a conoscere la morbidezza della sua pelle.
Ryosuke lo lasciò fare, osservandolo in viso e poi chinandosi su di lui, cercandogli di nuovo la bocca e scendendo con le mani sui suoi vestiti, volendo spogliarlo.
Daiki sollevò le braccia, permettendo all’altro di togliergli la maglietta e a sua volta osservarlo con occhi maliziosi. Daiki si mosse ribaltando le loro posizioni facendogli scivolare i pantaloni lungo le gambe, lasciandolo solo con la biancheria, che ben presto fece la fine di tutto il resto, insieme alla propria, sul pavimento.
Yamada rise, riuscendo a scostare il fidanzato da sé e rivoltando le lenzuola ci si nascose sotto.
“Vieni fuori di lì, chibi!” lo ammonì Daiki, stringendogli una caviglia da sopra il copriletto, sentendo l’altro ridere e cercare di muoversi per sfuggire al suo tocco.
“Vieni a prendermi!” lo provocò Ryosuke e Daiki sorrise maliziosamente.
“Ci puoi contare che lo farò!” lo mise in guardia, raggiungendolo, infilandosi a sua volta sotto le coperte, trovando il più piccolo, il quale cercò giocosamente di sfuggirli, ma senza troppa convinzione, restando volutamente intrappolato tra le sue braccia.
Ryosuke voltò indietro la testa, cercando le labbra di Daiki, il quale gli concesse quel lungo bacio, riprendendo ad accarezzarlo, scivolando con la mano dal collo, al petto e in mezzo alle sue gambe.
Yamada si separò da lui, ansimando e abbassando lo sguardo, concentrandosi sulla mano di Daiki che si chiudeva sul suo sesso, toccandolo lentamente. Si girò meglio sulla schiena, aprendo le gambe, permettendo a Daiki di muoversi meglio e sistemarsi su di lui, esplorando a sua volta il suo corpo. Gli carezzò la schiena, scivolando verso il basso, spostandosi sulle cosce, sfiorando la sua erezione, muovendosi così come l’altro si muoveva su di lui e prendendogli la mano libera, inumidendogli tre dita.
Daiki lo osservò, mentre continuava a muoversi su di lui, spingendo il bacino incontro a quella mano e portando poi la propria sul suo sedere, cercando con l’indice la sua apertura, forzandola.
Yamada trattenne il fiato, rilasciandolo poi cercando di rilassarsi, permettendo a Daiki di toccarlo, di muoversi in lui per prepararlo meglio.
“Daiki…” lo chiamò in un mugolio roco quando si sentì pronto e l’altro sostituì alle dita il proprio sesso, spingendo piano, cercando di resistere alla tentazione di farlo subito suo, prendendosi il loro tempo, sospirando a sua volta quando lo penetrò completamente.
Yamada lo abbracciò, richiedendolo per un bacio, mentre sentiva l’altro continuare ad accarezzarlo e stringerlo, prima di iniziare a muoversi, uscendo e poi spingendosi di nuovo in lui in un susseguirsi di movimenti di bacino sempre uguali, con la medesima cadenza e ritmo, fino a che Ryosuke non si abituò e la sua voce cominciò a chiedere di più. Yamada strinse Daiki per le spalle, graffiandogli la pelle quando raggiunse l’orgasmo nella sua stretta e incontenibili brividi gli scivolarono lungo la spina dorsale quando sentì Daiki venire dentro di lui.
Il più grande si lasciò andare tra le braccia dell’infermiere, il quale lo strinse a sé, riprendendo fiato, prima di scivolare fuori da lui, stendendosi al suo fianco.
Yamada si accoccolò subito contro di lui, circondandogli il collo con un braccio, baciandogli una guancia, sentendo la mano di Daiki scivolare lungo il torace.
“Ryo?” lo chiamò Daiki poco dopo.
“Mh?”
“Ho una cosa per te” disse.
“Eh? Daiki, ma così non vale, mi vizi troppo!” gli disse il più piccolo, sollevandosi e lasciando che il lenzuolo gli scivolasse alla base della schiena.
“A dire il vero non so se vada bene” ammise il più grande.
“Certo che andrà bene, niente potrebbe rovinare questo…” si fermò quando vide Daiki sporgersi e poi mostrargli una piccola chiave.
Ryosuke lo guardò meravigliato e prese l’oggetto dal suo palmo, rigirandoselo tra le dita, sedendosi sul materasso.
“È quello che penso che sia?” chiese.
“È un doppione della mia. Lo so che la nostra relazione è ancora agli inizi, ma volevo che tu ne avessi una copia. Per quando vorrai venire qui, perché tu sappia che questo sarà sempre un posto in cui dovrai sentirti a tuo agio e non un ospite, insomma” spiegò. “Forse non sono stato molto bravo. Eppure l’avevo preparato bene!” si schernì, vedendo che l’altro non rispondeva nulla. “Puoi usarla quando vuoi” affermò di nuovo, parlando piano, poggiando una mano sulla guancia del più piccolo, il quale mosse la testa di lato, baciandogli il palmo, stringendo la chiave nella propria mano.
“Lo sapevo che niente poteva rovinare questo momento, ma non sapevo che qualcosa l’avrebbe reso ancora più bello!” affermò Ryosuke, abbracciando il fidanzato, stendendosi di nuovo insieme a lui sul letto, riprendendo a baciarlo e lasciarsi baciare.
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