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Ichigo
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[Ariyama] Kono sekai ni miru mono wa nai

Titolo: Kono sekai ni miru mono wa nai (Can’t see anything in a world where you’re not there) [Season – Jin Akanishi- ]
Fandom: RPF – Hey! Say! JUMP
Personaggio: Arioka Daiki, Yamada Ryosuke
Pairing: Ariyama
Rating/ Genere: nc-17/ AU!storica, erotico, angst
Warning: slash, !deathfic
Wordcount: 5.357 fiumidiparole
Note: la storia è scritta per la 500themes_ita con il prompt “Senza volto e senza nome” .
La storia si ispira alla storia e alle figure delle tradizione le cui informazioni ho preso da qui, qui e qui.
Alcune delle battute durante il primo incontro fra i due protagonisti sono tratte dal dialogo avvenuto tra Daiki e Yamada nell’esibizione al Summary del 2011.
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 500themes


Era notte fonda e Ryosuke continuava a correre, riprendendo la sua fuga, mimetizzandosi nella fitta boscaglia, tendendo le orecchie attento a ogni suono estraneo alla natura fino a che non raggiunse un punto a lui familiare. Con quell’agilità che ormai lo caratterizzava, riuscì a salire sulla cima più alta di un grande albero nascondendosi tra le fronde, accucciandosi su di un ramo e osservando un gruppetto di uomini in armatura guardarsi attorno spaesati e poi dividersi per riprendere la ricerca celermente.
Sorrise compiaciuto per essere riuscito anche quella volta a scamparla e sfuggire alle armate che gli davano ormai la caccia da tempo, sedendosi cavalcioni sul ramo, poggiando le spalle al tronco dietro di sé in attesa di trovare una comoda posizione per continuare a riposare. Era ormai da diversi giorni che correva e scappava: da quando era stato etichettato come traditore del clan della propria famiglia e costretto alla fuga per non venire catturato, non riusciva più a trovare un attimo di pace nemmeno quando ormai il giorno giungeva al termine. Osservò il cielo scuro con la luna che gli faceva compagnia e sospirò stanco: voleva raggiungere al più presto un luogo dove si sarebbe sentito al sicuro, ma ancora era troppo lontano dal confine che delimitava l’area di azione del fratello e doveva stare molto attento. Guardò di sotto, cercando di scrutare nell’oscurità e ridiscendendo sul terreno quando fu assolutamente certo che non avrebbe corso alcun pericolo, camminò un po’ tra gli alberi per cercare un posto in cui fermarsi a riposare, giungendo davanti a un ponte. Qui si fermò per studiare il luogo, guardandosi attorno sempre con sospetto, per quanto conoscesse quella zona, non gli era mai capitato di imbattersi in una simile costruzione e lo prese come un buon segno che mancasse poco alla tanto agognata salvezza, provando ad attraversarlo.
Fece, però, solo pochi passi quando un’ombra scura si frappose davanti a lui impedendogli di proseguire.
“Che ci fa una donna sola, a passeggio per la foresta, a quest’ora della notte?” si sentì domandare da una voce oltremodo sarcastica.
“Mostrami il tuo volto?” gli chiese invece di rimando Ryosuke, non riuscendo a scorgere i lineamenti di quel volto.
Lo sconosciuto fece qualche cauto passo in avanti puntandogli contro la spada e sorrise nel mostrarsi.
Ryosuke a sua volta incurvò appena le labbra: dalla tunica scura dal taglio tipico identificò il suo avversario come un monaco, ma il modo in cui si era posto per fronteggiarlo e le molteplici spade attaccate alla cinta gli fecero comprendere che non si trovava davanti a un comune uomo di preghiera. Inoltre sembrava avere appena qualche anno più di lui e non avesse chissà quali altri anni di esperienza o in un’arte o nell’altra, tanto da poterlo mettere in difficoltà.
“Quindi sei tu il ladro di spade di cui ho sentito parlare in città?” sorrise Ryosuke, mettendosi in posizione per combattere.
L’altro gli sorrise di rimando, senza abbassare la guardia, anzi scrutandolo con ancora maggiore attenzione, tentando di intravvedere il suo volto attraverso il velo chiaro.
“Quelli erano i patti” gli rispose, quasi a volersi giustificare. “I guerrieri che hanno provato a oltrepassare il ponte erano dei codardi. Hanno solo pagato pegno!” gli spiegò.
“E con questa scusa che metti a tacere la tua coscienza?” domandò ancora Ryosuke, avanzando di un passo.
“Taci!” gli urlò di contro l’altro.
“Se sei così forte, prova a rubare la mia spada!” lo sfidò apertamente, sorridendo, e il monaco pareva non stesse aspettando altro che quell’invito per dimostrargli la propria superiorità.
“Non ci andrò piano solo perché sei una donna!” lo avvisò, mettendosi in posizione per iniziare a combattere.
Ryosuke però era pronto, doveva attraversare il ponte ad ogni costo, non si sarebbe fatto fermare da niente e da nessuno: non aveva nulla da perdere, arrivato a quel punto, e se il suo destino era quello di morire per mano dello straniero che aveva di fronte così sarebbe stato, ma non si sarebbe arreso senza combattere. I due iniziarono a lottare e come gli era stato promesso, il suo avversario non gli risparmiava un colpo, ma Ryosuke era agile, era abituato a muoversi veloce e l’altro in questo sembrava essere in difetto: ciò su cui Ryosuke doveva contare non era la forza fisica, ma la velocità, cosa di cui di sicuro, i guerrieri venuti prima di lui non avevano tenuto conto e per questo erano stati sconfitti.
“Te la cavi bene con la spada per essere una donna!” sottolineò il monaco combattente con lo stesso tono derisorio, mentre non perdeva un colpo, bloccando ogni attacco di Ryosuke.
“Non pensare a me e concentrati, piuttosto!” gli chiese il suo avversario, sbilanciandosi solo un istante, dando modo al monaco di sfiorargli la testa, riuscendo però solo a portargli via il velo con cui Ryosuke proteggeva la propria identità. E nel vedere l’espressione spaesata che lesse negli occhi del suo avversario, Ryosuke si compiacque.
“Non sei una donna…” si stupì il monaco e Ryosuke sorrise, assestando un colpo di spada, subito però intercettato dal monaco il quale, riavutosi da quella rivelazione sulla sua identità, riprese a combattere, concentrandosi di nuovo.
Ryosuke però aveva scoperto il punto debole del monaco e decise che era arrivato il momento di porre fine a quella battaglia: iniziò a saltare da una parte all’altra del parapetto del ponte riuscendo facilmente a disorientare il monaco, fino a disarmarlo quando dopo un salto più alto riuscì a prenderlo alle spalle, puntandogli contro la propria arma. Messo in ginocchio, il monaco si volse di scatto verso Ryosuke il quale non esitò a tenergli puntata la spada contro la gola.
“Qual è il tuo nome?” gli chiese Ryosuke con il respiro leggermente affrettato a causa della battaglia, l’adrenalina che aveva in corpo era ancora in circolo, ma non poteva abbassare la guardia, non ancora.
“Daiki” gli rispose questi, sollevando poi su di lui uno sguardo serio. “E puoi anche spostare la spada, sono un uomo di parola, ammetto la disfatta” disse con tono mesto, abbassando il capo.
Ryosuke rimase immobile ancora per qualche attimo a guardarlo, mettendo giù l’arma, parlando di nuovo.
“Daiki, alzati” gli disse, liberandolo da quella posizione di sconfitta.
Il monaco si rialzò in piedi, recuperando la propria spada, sistemandosela di nuovo sul fianco.
“Suppongo che adesso vorrai tu qualcosa in cambio da me” disse, sollevando gli occhi sul vincitore.
“Esatto… come tu hai preteso un pegno dai guerrieri prima di me” affermò Ryosuke, guardandosi attorno, ponderando la propria scelta. “Qual è il tuo scopo, Daiki?” domandò, guardandolo dritto negli occhi e il più grande fu sorpreso da quel quesito. “La tua veste mi suggerisce già la risposta, ma le tue azioni ne raccontano un’altra” disse per spiegare il motivo di quella domanda e Daiki annuì.
“Non sbagli, infatti” ammise. “Sono cresciuto in un tempio, è vero, ma ho ricevuto un educazione di tipo militare. Poiché la vita in monastero non faceva per me, me ne sono andato e ho girato molto in questi anni” mormorò.
Ryosuke fece un gesto affermativo con il capo poi parlò di nuovo: “Verrai con me…” ordinò e Daiki mosse di scatto la testa verso di lui sorpreso per quella richiesta.
“Come?”
“Sì” annuì Ryosuke. “Mi serve una guida. Non che io non sia in grado di cavarmela da solo, ma tu conosci questi posti meglio di me. Devo raggiungere il confine e mi serve qualcuno che mi guidi senza farmi perdere tempo prezioso, le guardie mi inseguono e non permetterò che mi catturino” disse sbrigativo, tendendogli una mano per determinare l’accordo.
Daiki osservò prima il volto di Ryosuke, poi la sua mano, allungando il braccio e stringendo quelle dita, sollevandosi.
“D’accordo…” disse. “Verrò con te” lo guardò un istante incerto, poi il più piccolo parlò intuendo i suoi pensieri, accennando un sorriso.
“Ryosuke, mi chiamo Ryosuke” si presentò e Daiki accennò un inchino.
“Al tuo servizio, Ryosuke” disse.

*

Daiki si svegliò quando i primi raggi del sole entrarono dalla finestra, disturbando il suo sonno. Si stiracchiò, sentendo la schiena protestare per la posizione non comodissima nella quale aveva dormito, creandosi un giaciglio sul pavimento. Si mise a sedere osservando le coperte che aveva ceduto a Ryosuke per riposare, ripiegate, senza che del ragazzo vi fosse traccia: lo cercò per la piccola casa che aveva costruito da sé al centro della radura e che aveva scelto come suo rifugio, senza però trovarlo. Uscì all’esterno e seguì alcuni rumori che provenivano dal retro, fermandosi a osservare la scena che gli si presentò davanti agli occhi: Ryosuke era già sveglio e si allenava con la spada contro avversari immaginari. Aveva un’agilità invidiabile, si muoveva veloce e combatteva con grinta e grazia. Lo vide sparire tra gli alberi e saltare, puntando i piedi contro il tronco, smuovendo i rami e quando dagli stessi una pioggia di foglie cadde nell’aria il ragazzo con maestria le sminuzzò foglia a foglia una dopo l’altra. Daiki ne rimase affascinato, domandandosi come avesse potuto essere stato così stolto da pensare solo di poterlo sconfiggere nell’arte della spada: lui che di quella disciplina era maestro, che aveva sconfitto tanti uomini, non aveva potuto nulla contro Ryosuke. Mosse un passo indietro per non disturbare il suo allenamento, ma nel muoversi calpestò qualcosa che attirò immediatamente l’attenzione del più piccolo, messo subito in allerta, la spada puntata contro l’avversario pronto a combattere, rilassandosi però quando si rese conto che non ci fossero pericoli in agguato.
“Daiki” lo chiamò con il fiato corto.
“Mi dispiace, non volevo disturbare il tuo allenamento” si scusò l’altro.
“No, avevo finito. Aspettavo che ti svegliassi” lo tranquillizzò.
“Possiamo partire se vuoi” propose Daiki, indicando la casa e Ryosuke annuì, seguendolo di nuovo dentro e radunando poche cose: alcune provviste per il viaggio e qualcosa da usare per proteggersi dall’addiaccio. Daiki scelse alcune tra le armi che aveva collezionato durante quegli anni, per prevenire qualsiasi tipo di pericolo e allontanandosi presto da quel luogo, mettendosi in cammino, di buon passo e buona lena. I due ragazzi, non scambiarono che poche parole tra loro mentre viaggiarono, Daiki volle solo sincerarsi di quale fosse la loro meta e cercò di tracciare mentalmente il percorso più breve da compiere per raggiungerla, fermandosi solo di tanto in tanto a riposare e mangiare qualcosa a metà mattina e la sera, scegliendo poi un luogo in cui riposare, per ripartire poi di nuovo alle prime luci dell’alba, in marcia.
Fu solo dopo qualche giorno di viaggio che, durante una delle loro pause, verso sera, mentre accudiva il fuoco per scaldarsi, Daiki provò a domandare a Ryosuke ciò che da quando l’aveva incontrato lo aveva incuriosito.
“Posso chiederti una cosa?” esordì.
Ryosuke sollevò su di lui uno sguardo interrogativo annuendo.
“Come mai stai scappando?”
Ryosuke attese, prima di rispondere, prendendo un bastoncino e avvicinandolo al gruppetto che già bruciava, sedendosi accanto a Daiki, abbracciandosi le gambe e posando il mento sulle ginocchia.
“Mio padre e due dei miei tre fratelli maggiori sono morti quando io ero molto piccolo. Per questo ho passato la mia infanzia nel tempio di Kurama e poi, data la mia abilità nel combattimento, sono stato preso sotto la protezione del clan dei Fujiwara” illustrò. “Con loro sono cresciuto e ho dovuto combattere contro mio fratello maggiore, l’unico che avrei potuto considerare la mia famiglia.”
“Tuo fratello?”
“Sì… dopo la morte di mio padre, ha ereditato il potere del clan della nostra famiglia e ha scatenato una vera e propria ribellione contro il clan Fujiwara. Non ho mai saputo nulla di lui, per me non possiamo neanche considerarci discendenti della stessa famiglia e ho dovuto combattere contro di lui. Ho vinto e lui adesso mi considera un traditore e ha ordinato la mia morte” spiegò, voltandosi poi verso di lui con un sorriso triste.
Daiki lo osservò, incantandosi a guardare i riflessi aranciati che il fuoco creava su quel viso e nei suoi occhi.
“Ed è per questo che ti inseguono? Per questo quando ti ho incontrato eri vestito come una donna?” chiese ancora.
“Sì” spiegò mesto Ryosuke. “Devo riuscire a passare inosservato il più possibile. Finora non mi hanno mai scoperto, ma sono ancora molto lontano dalla provincia e devo riuscire a tornare a casa” rispose. “Tu, invece?” gli domandò di rimando, senza permettergli quasi di elaborare quello che gli aveva detto.
“Io? Cosa vuoi sapere?” gli chiese l’altro, immaginando che volesse cambiare argomento e non avere più l’attenzione su di sé.
“È la tua collezione di spade?” cercò di capire Ryosuke, sinceramente curioso. “Perché eri là su quel ponte?” lo interrogò incalzante.
“Come avrai capito, mi piace combattere” esordì Daiki. “E come qualsiasi guerriero che si rispetti, volevo un’armatura” precisò. “Ma non una semplice corazza, così, mi sono recato da uno degli armaioli più famosi della regione e lui mi ha detto che avrebbe soddisfatto la mia richiesta a una condizione” lo guardò con un sorriso, vedendo come l’altro fosse sinceramente interessato al suo racconto. “Mi disse che mi avrebbe fabbricato un’armatura se fossi riuscito a portargli mille spade” rivelò e vide stupore sul volto di Ryosuke.
“E quante…?”
“Ne ho novecentonovantanove” lo guardò inclinando la testa di lato. “Poi sei arrivato tu” sorrise.
“Oh” si sorprese Ryosuke. “Mi dispiace” si rammaricò con un mezzo sorriso.
“Beh… forse è meglio così…” parlò Daiki, allungando le gambe e le braccia verso il fuoco per scaldarsi. “Evidentemente non sono abbastanza forte” si schernì e c’era qualcosa nel suo modo di esprimersi, nelle sue parole, nel suo tono che fecero capire a Ryosuke che fosse sincero e non lo ritenesse responsabile del proprio fallimento.
“Quando arriveremo dai Fujiwara verrai ricompensato per quello che stai facendo per me. Avrai una gran bella armatura, te lo prometto!” gli disse Ryosuke, cercando in quel modo di sdebitarsi e Daiki annuì.
“Sarà meglio dormire adesso, domani ci aspetta un’altra giornata di cammino” decise poi Ryosuke, stendendosi sul giaciglio che aveva preparato accanto al fuoco. “Buonanotte” mormorò guardando Daiki, il quale gli sorrise. “Buonanotte, Ryosuke” sussurrò il monaco, restando ancora per qualche tempo vigile, aspettando che l’altro si addormentasse prima di stendersi a sua volta accanto al fuoco e riposare.


*


Il mattino seguente Daiki si svegliò e di nuovo era da solo nell’accampamento, Ryosuke si alzava sempre molto presto e poi era così silenzioso che Daiki non si accorgeva mai di niente. Restò diversi istanti seduto in attesa di vederlo tornare, ma quando vide che il tempo passava e Ryosuke ancora non tornava indietro decise di andarlo a cercare: girovagò un po’ nel bosco, scoprendo che poco lontano rispetto a dove si erano fermati c’era un piccolo ruscello e fu lì che trovò Ryosuke chino sulla riva che si rinfrescava il volto. L’espressione del viso era rilassata e Daiki si prese qualche attimo in più per osservare quei lineamenti che non faticò a definire perfetti, restandone incantato: cercò poi di sporgersi maggiormente per continuare a osservarlo quando lo vide spostarsi, ma così facendo mise il piede in fallo scivolando con il sedere a terra, attirando in quel modo l’attenzione di Ryosuke quando si lamentò per il dolore.
“Daiki!”
“Scusa!” rispose velocemente l’altro rimettendosi in piedi.
“Cosa stai facendo?” domandò Ryosuke divertito, vedendolo passarsi con espressione sofferente una mano sul sedere.
“Mi sono svegliato e non c’eri. Ho preparato le nostre cose, ma tu non arrivavi e sono venuto a cercarti, ma…”
Si interruppe di colpo, sentendo delle voci concitate parlare e si scambiò immediatamente uno sguardo d’intesa con Ryosuke che mise mano alla propria spada, ma l’altro lo fermò, prendendolo per un polso, poi per mano, iniziando a correre insieme.
“Daiki?” lo chiamò Ryosuke.
“Corri!” gli disse solo, non potevano tornare indietro a recuperare quanto avevano lasciato, sarebbe stato pericoloso, in quel momento dovevano solo pensare a correre più veloci che potevano per distanziarli, cercando di non fare rumore, di non spaventare eventuali animali della foresta che avrebbero potuto attirare l’attenzione dei loro inseguitori con movimenti sospetti.
E non si fermarono fino a che non ebbero bisogno di riprendere fiato, diminuendo la velocità della corsa, ma sempre a passo sostenuto, per non perdere terreno prezioso: non avevano idea del numero di uomini che stavano perlustrando quella zona e dovevano stare molto attenti, passarono per vie secondarie, infilandosi tra la fitta vegetazione, senza smettere di camminare, neanche per mangiare. Non avendo portato con sé nulla, Daiki aveva raccolto delle erbe trovate durante il loro cammino e che avrebbero placato un po’ il rumoreggiare dei loro stomaci, ridandogli almeno in parte quelle energie che avevano speso.
I due fuggitivi ritrovarono un po’ di pace e di fiato quando raggiunsero una vallata e intravidero dei monti in lontananza, segno che la loro meta era sempre più vicina e quando se ne resero conto era ormai sera, la luna aveva fatto capolino e qualche stella punteggiava il cielo in attesa delle compagne.
“Sarà meglio fermarci qui a riposare per oggi, dovremo averli distanziati parecchio” propose Ryosuke guardando Daiki, il quale annuì.
“Da quella parte dovrebbe esserci una sorgente” azzardò Daiki riconoscendo il luogo e camminando ancora per un po’ riuscendo effettivamente a sentire poco dopo lo scorrere dell’acqua.
Ryosuke sorrise, mostrando un’espressione stupefatta e correndo per raggiungere il torrente, chinandosi sulla riva e bagnandosi il viso, bevendo in fretta per appagare la sete che sentiva divorarlo già da qualche ora.
“Fai piano o ti sentirai male” gli consigliò Daiki, chinandosi a sua volta vicino a lui e bagnandosi le guance, bevendo un po’ d’acqua con moderazione.
“Ah, ci voleva proprio…” sospirò beato Ryosuke, sedendosi e levandosi i sandali, approfittando per bagnarsi i piedi.
Daiki lo guardò e sorrise, schizzandolo con un po’ d’acqua, poggiandogli poi una mano sulla spalla, attirando la sua attenzione: “Ci fermeremo qui per stanotte, riposati pure, io vado a prendere della legna per il fuoco e a cercare qualcosa da mangiare!” lo informò.
“No, aspetta, vengo anche io” si offrì Ryosuke.
“No, tu stai qui, farò in un attimo!”
“No” lo fermò l’altro. “Tu vai a cercare del cibo, al fuoco ci penso io, poi ci riposeremo insieme” trovò un accordo, non voleva che Daiki pensasse a tutto, come lui anche il monaco doveva essere stanco e non era giusto che avesse solo per lui quelle premure.
Daiki annuì e si allontanò per cercare della selvaggina: stette via per diverso tempo e quando tornò era ancora più stanco di prima, aveva catturato poche prede, ma sperava che fossero sufficienti per quella sera e soprattutto sperava che Ryosuke ne fosse contento.
Quando tornò alla radura però, non ebbe modo di richiamare l’altro a sé perché il fiato gli si era mozzato in gola e il suo cervello aveva messo di pensare: Ryosuke aveva acceso il fuoco, come promesso, e poi si era spogliato delle proprie vesti, abbandonate accanto alla riva, per tuffarsi nella corrente per rinfrescarsi.
Il ragazzo si trovava immerso nell’acqua che gli arrivava alla vita, la luce della luna che si rifletteva sul chiarore della sua pelle: Ryosuke si passava le mani tra i capelli emettendo dei lievi sospiri beati, le gocce d’acqua scivolavano sul suo corpo in rivoli fortunati di potersi posare su quel corpo e in quel momento, Daiki lo trovò semplicemente perfetto.
Si avvicinò di un passo e Ryosuke si voltò sentendo quel rumore, sorridendogli quando lo riconobbe.
“Ti piace spiarmi per caso?” lo prese in giro, voltandosi verso di lui, riportando alla mente che quella era la terza volta che lo sorprendeva a guardarlo.
“Io… no! No, mi dispiace è che non pensavo…” cercò di articolare il monaco, mostrandogli poi la loro cena, posandola accanto al fuoco.
“Non ho saputo resistere” ammise Ryosuke, attirando di nuovo su di sé l’attenzione di Daiki, il quale si volse verso di lui per guardarlo, non potendo resistere alla tentazione di posare almeno gli occhi su di lui.
“Perché non vieni anche tu?” gli propose allora Ryosuke. “Non è fredda e poi dopo la giornata di oggi direi che ce lo meritiamo” ridacchiò piano, invitandolo con una mano a raggiungerlo e seguire il consiglio.
E Daiki non ebbe bisogno di ulteriori incentivi per imitarlo, desiderando a sua volta godere di un po’ di quella frescura e si spogliò della tunica scura, sentendo lo sguardo curioso di Ryosuke su di sé. Entrò piano dentro l’acqua, sospirando di piacere: in effetti dopo aver corso tanto tutto il giorno era quello che gli ci voleva per rilassarsi e rimettersi in forze. Si immerse completamente, riemergendo e scrollando la testa per mandare via l’acqua in eccesso, schizzando Yamada senza volerlo.
“Scusami” gli disse, avvicinandosi, vedendo l’altro ridere e muovere le mani per mandargli addosso un po’ d’acqua, come a volersi vendicare.
Ryosuke si accostò a Daiki sollevando un braccio per levargli dai capelli una foglia rimastavi intrappolata probabilmente quando era tornato nella foresta, parlando sottovoce: “Mi dispiace averti coinvolto in tutto questo, Daiki…” gli disse, senza guardarlo negli occhi sfiorandogli con il dorso della mano la spalla e Daiki trattenne il fiato, quando i loro sguardi si incrociarono, incatenandosi e fondendosi l’uno nell’altro.
A sua volta il più grande sollevò una mano, passandola sul viso di Ryosuke, il quale vi poggiò contro la guancia, socchiudendo gli occhi, baciandogli lieve il palmo, prima che in una carezza Daiki scivolasse sul mento e lo sfiorasse con due dita costringendolo a sollevare il volto verso di lui per guardarlo.
Si mossero di nuovo insieme, avvicinandosi l’uno all’altro fino a che i toraci non vennero a contatto e Ryosuke sollevò di nuovo il braccio, posandoglielo sulla spalla, sentendo le labbra di Daiki sul polso, scivolare verso il basso e intrecciare le dita con le sue, tirandolo ancora di più verso di sé. Gli baciò l’incavo del gomito, il braccio e la spalla, tornando poi a guardarlo, mentre Ryosuke lo stringeva in collo e Daiki gli circondava la schiena, sollevandogli il viso verso il proprio.
Ryosuke si tese, con il respiro appena più affrettato sulle labbra di Daiki, inclinando leggermente il capo, lasciando che le iridi vagassero veloci sul suo viso sempre più vicino, prima di sentire la bocca del monaco contro la propria. Solo allora si concesse di abbassare le palpebre per godere appieno di quelle sensazioni, sentendo il proprio cuore iniziare a battere forte, emozionato; schiuse la bocca, permettendo a Daiki di approfondire quel contatto spingendo in avanti la lingua, cercando la sua, trovandola in una pronta risposta e non si separarono fino a che entrambi non ebbero bisogno di fiato, allontanandosi di poco, solo per guardarsi negli occhi e riprendere a baciarsi, tuffandosi l’uno sulla bocca dell’altro con impazienza.
Daiki lo strinse contro di sé, abbracciandolo completamente, accarezzandogli la schiena con mani vogliose, scendendo sotto il pelo dell’acqua, sul suo sedere, dove a pieni palmi scivolò sulle sue rotondità per sollevarlo e fare in modo che gli allacciasse le gambe attorno ai fianchi, riuscendo a condurlo fuori dall’acqua, distenderlo accanto al fuoco. Ryosuke sospirò e rabbrividì per la differenza di temperatura, sentendosi subito di nuovo protetto quando Daiki si adagiò sul suo corpo, scaldandolo con il proprio; gli mise le mani sulle guance sorridendogli, accarezzandogli con i pollici le labbra e sentendo quelle del monaco saggiare la morbidezza della sua pelle, facendolo sospirare, attardandosi quando sfiorava quei punti che lo facevano ansimare più intensamente.
Daiki sorrise soddisfatto, portando poi tre dita alla bocca di Ryosuke il quale iniziò a inumidirle con la propria saliva, lasciando che la lingua scivolasse su ciascuna falange, fino a che Daiki non gliele sfilò e scese con la bocca a baciargli il petto e lo stomaco. Ryosuke sospirò ancora, afferrandogli i capelli, spingendolo verso il basso per fare in modo che lo toccasse laddove sentiva che sarebbe impazzito se non l’avesse fatto, ma l’altro aveva deciso di fare a modo suo. Con una mano sfiorò la sua erezione, tracciandone la lunghezza con due dita, scivolando in una carezza quasi inesistente, prima di posargli la mano su un fianco per farlo voltare, verso il fuoco, sistemandosi dietro di lui. Daiki gli accarezzò una coscia, portandosi indietro la gamba, segnando con le labbra la spina dorsale, spostandosi sulle spalle, da una parte all’altra, mentre con le dita con cui Ryosuke si era divertito, iniziava a premere per entrare in lui, facendolo sospirare e gemere. Con la mano libera, poi, finalmente tornò a stimolare il suo sesso, cercando di distrarlo, muovendo il pugno chiuso per tutta la lunghezza, premendo sulla punta, stringendolo alla base, attardandosi in movimenti sempre più lenti, sentendo la sua voce salire di intensità.
Lo lasciò solo quando lo sentì vicino al punto di non ritorno e ancora con le labbra scivolò sul suo corpo, gli morse un fianco e baciò quella stessa parte che aveva ferito, spostandosi ancora sul suo sedere, unendo alla pressione delle dita, cresciute di numero, anche quella della lingua, forzandolo, inumidendolo con la propria saliva, sentendo il corpo di Ryosuke tendersi, anelare e gridare per un contatto più deciso.
“Daiki!”
Quando sentì il proprio nome con tono impaziente, solo allora, Daiki si fermò, lo fece distendere di nuovo sulla schiena e si sistemò su di lui, tra le gambe che Ryosuke immediatamente socchiuse per accoglierlo, e iniziò a spingere, entrando in lui con lentezza, poco per volta, attento a non perdersi un solo ansimo, un solo gemito che Ryosuke non era in grado di trattenere e lasciandosi andare a sua volta a un sospiro quando spinse completamente dentro di lui. E si fermò, concedendo a entrambi il tempo per riprendere fiato e padronanza dei propri corpi: sentiva le mani di Ryosuke scivolare sulle braccia e sul petto, come fosse un modo per calmarsi e trovare pace e gli sorrise accarezzandogli una guancia e chinandosi sulle sue labbra, muovendosi per la prima volta, sentendolo gemere di fastidio e stringere le ginocchia contro i suoi fianchi.
Aspettò ancora, baciandogli il volto, le labbra, infilando una mano tra i loro stomaci, tornando ad accarezzare il suo sesso, sentendo Ryosuke sospirare ancora e poi chiedergli di più: i suoi occhi bruciavano, così come caldo, bollente, era il suo corpo che lo accoglieva e nel quale Daiki iniziò a muoversi, sfilandosi prima solo di pochi centimetri, poi quasi totalmente, aumentando di volta in volta il ritmo di affondo. Si lasciò andare quando sentì i sospiri di Ryosuke aumentare di intensità e il suo corpo cedere al piacere, muovendosi insieme al proprio, sciogliendosi poi nella sua stretta, ma offrendosi ancora a lui, al suo piacere, stringendogli le gambe attorno ai fianchi, serrando i muscoli quando lo sentiva sfilarsi e poi spingere di nuovo concedendogli di raggiungere il pieno appagamento dei sensi.

*

“Daiki?”
Ryosuke sollevò la testa, poggiandola sulla spalla del monaco, sorridendogli.
“Mh?” l’altro lo strinse contro di sé, baciandogli il collo, tornando a fissare il fuoco che scoppiettava davanti a loro.
“Manca poco ormai, siamo quasi arrivati.”
“Sì, finalmente” sospirò Daiki, passandogli una mano sulla fronte e tirandogli indietro i capelli.
“Ti piacerà la vita al castello, sai?”
“Tu dici?”
“Sì… e poi ti ho promesso un’armatura, ricordi?”
“Giusto!”
“Io onoro sempre le mie promesse!” gli disse Ryosuke, scostandosi da lui e voltandosi nel suo abbraccio, sedendosi sulle sue gambe, circondandogli il collo con le braccia, tendendosi per baciarlo.
Erano stati giorni incredibili quelli che avevano appena trascorso, un viaggio che era iniziato come difficile e insostenibile si era rivelato invece inaspettato e positivo, da quando aveva incontrato Daiki e questi aveva promesso che sarebbe stato sempre al suo fianco, da quella sera nella radura, quando si erano amati per la prima volta e ogni notte successiva si erano uniti con passione mai sazi l’uno dell’altro: Ryosuke sapeva che non avrebbero dovuto rilassarsi perché ancora poche ore di cammino li separavano dalla salvezza, ma si sentiva felice, felice come non era mai stato e non riusciva a contenersi.
Si perse in quel bacio da togliergli il fiato e poi tornò a guardare Daiki negli occhi: “Devo confessarti una cosa!” esclamò con un sorriso.
“Dimmi…” l’ascoltò il più grande, ma Ryosuke si negò.
“Ah, no è un segreto ancora, te lo dirò quando arriveremo!” si negò.
“Ma come? Io adesso sono curioso!” Daiki lo prese per i fianchi cercando di fargli il solletico per farlo parlare quando sentirono delle voci parlare in modo concitato e si fermarono.
Si guardarono negli occhi e Ryosuke spalancò poi i propri.
“Non può essere! Daiki non… non possono, non quando siamo così vicini!” urlò quasi e il monaco gli premette le mani sulle guance per farlo calmare.
“Ehi! Ehi, Ryosuke, calmati, non ci prenderanno, va bene?” gli disse. “Andiamo, corri! Corri!” ordinò, afferrando la propria spada e iniziando con lui a correre nel bosco, tirandoselo dietro; sentiva la presa di Ryosuke forte nella sua, correva con la sua stessa foga, la sua stessa disperazione, perché per entrambi non poteva finire in quel modo, non dopo tutti quei mesi passati a fuggire, a nascondersi, ma soprattutto non dopo essersi trovati, dopo che quello che avevano costruito era diventato così forte.
Corsero e corsero quasi senza fiato, sentendo le voci dei guerrieri nemici sempre più vicini e più correvano, più sembrava che fossero circondati.
Si fermarono un istante e Daiki rimase in ascolto per cercare di capire come muoversi: erano troppi e loro erano ancora discretamente lontani, non ce l’avrebbero mai fatta a raggiungere il castello insieme.
“Daiki!”
Ryosuke lo chiamò disperato, tirandogli la mano, perché continuasse a correre, ma l’altro non si mosse.
“Daiki, cosa stai-?”
“Vai!” gli ordinò il monaco.
“Cosa?” Ryosuke spalancò gli occhi, poi scosse la testa, negando. “No!”
“Sì, Ryosuke, ascoltami…” tentò di parlare, prendendogli di nuovo il volto tra le mani, leggendo il terrore di perderlo nei suoi occhi. “Ryosuke, stammi a sentire…”
“No, Daiki, no!” lo contraddisse ancora.
Daiki gli baciò le labbra e parlò in fretta, doveva dirgli tutto quello che pensava prima che fosse troppo tardi, doveva convincerlo a mettersi in salvo prima che li raggiungessero.
“Quando ci siamo incontrati quella sera sul ponte, mi hai chiesto quale fosse il mio scopo” esordì. “Mi hai chiesto della mia vita e io ti ho risposto, ma non era giusto, non era quello il senso della mia vita, Ryosuke. Se me lo chiedessi di nuovo, adesso, la mia risposta sarebbe diversa” gli disse, sorridendogli, baciandolo ancora. “Io sono qui per te, io sono qui per proteggerti, io farò di tutto perché tu viva!”
“Tu devi vivere con me! Daiki, io senza di te non posso farcela!”
“Sì che puoi, tu ce la farai perché sei forte, Ryosuke. Non hai bisogno di me.”
Ryosuke si morse il labbro a disagio, senza riuscire a controllare le lacrime: “Stupido… io ho bisogno di te, invece” replicò, posandogli le mani sulle braccia, tendendosi ancora per baciarlo, abbracciandolo forte, volendo imprimersi sulla pelle quella stretta, quell’abbraccio.
“Non voglio lasciarti, Daiki…”
“Non lo stai facendo, Ryosuke.”
“Io ti amo” gli confessò, parlando contro il suo collo.
“Era questo il segreto che dovevi dirmi?” sorrise Daiki, facendolo allontanare da sé, anche lui con gli occhi lucidi che lottava con tutto se stesso per non lasciarsi sopraffare dalle emozioni.
“Non ha più senso aspettare, non voglio vivere con il rimpianto di non avertelo detto” gli disse, perché ormai erano entrambi consapevoli che per quanto potessero e volessero illudersi che così non fosse, le loro strade si sarebbero divise.
“E io non volevo morire senza prima avertelo sentito dire. Ti amo anche io, Ryosuke” confessò con enfasi, stringendolo di nuovo contro di sé, mentre le voci dei nemici si facevano sempre più vicine. “Vai, ora!” gli chiese, passandogli una mano tra i capelli.
Ryosuke unì le loro fronti e chiuse gli occhi, lasciando scivolare altre lacrime sulle proprie guance.
“Adesso tornerò a essere un’entità senza volto e senza nome” mormorò a occhi socchiusi.
Daiki allora gli accarezzò il viso, prendendogli il mento tra due dita, facendo in modo che sollevasse la testa e lo guardasse e sorrise: “No, non è così, perché per me tu hai un volto bellissimo e un nome che porterò sempre nel cuore, Ryosuke” confessò, concedendo a entrambi un ultimo bacio, prima di spingerlo via da sé, costringendosi a sorridere, mentre lo vedeva allontanarsi piano e poi voltarsi, iniziando a correre.
Rimasto da solo, Daiki si voltò di nuovo, impugnando la spada, attendendo i propri nemici, quando li vide, sorrise, pronto al combattimento: non aveva niente per cui rimproverarsi, l’unica cosa importante era sapere Ryosuke al sicuro, era dargli un vantaggio su di loro, era dargli un’opportunità di vivere e non gli importava di morire, perché stava morendo per la persona che amava.
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