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[Ariyama] So that even the small things won’t tire you out I’m eternally in love

Titolo: So that even the small things won’t tire you out I’m eternally in love [Angel – EXO K-]
Fandom: RPF - Hey! Say! JUMP
Personaggi: Arioka Daiki, Yamada Ryosuke
Pairing: Ariyama
Rating/Genere: nc-17/ romantico, fluff, erotico
Warning: slash
Wordcount 1.303 fiumidiparole
Note: la storia è scritta per la 500themes_ita con il prompt ‘Silenzio mozzato’.
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 500themes_ita

Anche per quel giorno le riprese erano terminate e dopo essersi congedati dal resto degli attori e dallo staff, i due ragazzi giapponesi avevano ottenuto libero il resto della serata.
Da quando erano arrivati a Hong Kong non avevano avuto molto tempo per se stessi, non che intendessero fare i turisti in vacanza, sapevano di essere lì per lavoro, ma gli impegni erano stati davvero tanti che anche tra loro, sebbene passassero insieme ogni momento della giornata, non erano riusciti a stare tranquilli per più di una manciata di minuti, per lo più tra una ripresa e l’altra, e anche in queste pause erano stati sempre circondati da altre persone e il lavoro veniva sempre prima di tutto.
“Finalmente abbiamo un po’ di tregua!” sospirò vittorioso Yamada una volta arrivati in albergo, lasciandosi andare in avanti sul letto, allargando le braccia sul materasso. “Ho un sonno che dormire fino a dopodomani!” affermò, voltando la testa di lato quando sentì Arioka sedersi accanto a lui e chinarsi per baciarlo sulle labbra.
“Mi sembra come se non ci vedessimo da secoli” disse il più piccolo, voltandosi su un fianco facendo posto all’altro di modo che si stendesse accanto a lui.
“Invece passiamo praticamente tutta la giornata insieme, paradossale non credi?” gli disse, allungando una mano passandogliela tra i capelli, slegando il codino che l’altro aveva lasciato, continuando a farvi scorrere le dita.
“Sono allungati molto dall’ultima volta” parlò piano Daiki, distrattamente, continuando a vezzeggiarlo.
Ryosuke si stese sulla schiena permettendo a Daiki di sistemarsi meglio contro di lui, piegando un braccio per posargli la mano su un polso, accarezzandogli il dorso della mano, socchiudendo gli occhi.
“È stancante la vita del detective, vero, senpai?” domandò divertito Arioka, mentre spostava le dita verso il collo del più piccolo e gli sfiorava le labbra con le proprie.
“Fa davvero un po’ strano che tu che sei più grande di me mi chiami così” ridacchiò Yamada guardandolo.
“Però ti piace, ammettilo!” lo stuzzicò Daiki, posandogli una mano sul fianco, iniziando ad accarezzarlo, spostandosi sul suo torace in una carezza dal basso verso l’alto.
“Mh, può darsi…” lo sviò Yamada divertito, sollevando il busto per baciarlo, circondandogli il collo con un braccio per riuscire a reggersi in equilibrio. Il bacio che si concessero sembrava non dovesse avere fine e quando si separarono Yamada guardò Daiki pieno di aspettativa, mentre l’altro gli sorrideva, passandosi la lingua sulle labbra.
“Senpai?” lo chiamò il più grande, abbassando lo sguardo, lasciandolo scorrere sullo scollo della maglia, accarezzandogli con due dita le clavicole. “Ti devo confessare una cosa” esordì, mentre Yamada lo guardava divertito e attento, iniziando a far scorrere a sua volta le mani sotto gli indumenti del più grande. “Mi piaci, senpai” continuò a dire, calcando con voluta enfasi sull’onorifico.
Ryosuke rise, risalendo meglio verso il centro del letto e mettendosi a sedere, tirando l’altro verso di sé.
“Finalmente ti sei deciso a confessarti” mormorò, chinandosi a baciargli il collo e sollevandogli la maglia per potergliela sfilare, iniziando a sbottonargli i pantaloni.
“Come sei a–romantico” lo rimproverò Daiki e Ryosuke rise.
“Perché? Mi calo solo nella parte!” obbiettò, stendendosi e permettendo a Daiki di liberarlo dei vestiti.
“Ma quale parte?”
“Solitamente è così, no? Il kohai si dichiara e quello più grande mostra indifferenza facendo un po’ il presuntuoso. È la prassi!” spiegò.
“Hai letto troppi shojo manga di tua sorella e comunque…” lo anticipò Daiki guardandolo di sbieco. “Sappi che starai sotto comunque, senpai” lo informò, levandogli i pantaloni insieme ai boxer.
“Cosa? Non vale!” si indignò Yamada, sollevando il bacino facilitando a Daiki i movimenti.
“Oh sì, tesoro” lo provocò l’altro, allargandogli le gambe e sistemandosi tra esse, tacitando ogni altra remora baciandolo con irruenza: spinse la lingua dentro la sua bocca, costringendolo a rispondere con uguale passione, sentendolo abbandonarsi sotto di lui.
Arioka lasciò scorrere i palmi sul corpo di Yamada, carezzandolo e baciando senza sosta la sua pelle, sentendo poi le mani del più piccolo posarsi sulle spalle e spingerlo a spostarsi, chiedendogli di sedersi.
Ryosuke si sistemò davanti a lui, baciandogli le labbra e posando le mani sulle sue ginocchia, spingendole perché le piegasse e aprisse meglio le gambe. Il più piccolo abbassò lo sguardo sull’erezione del compagno e poi gli rivolse uno sguardo soddisfatto, mentre si chinava con il busto in avanti e lo prendeva piano tra le labbra, spingendosi sempre più.
Daiki socchiuse gli occhi e sospirò pesantemente, abbandonandosi appena all’indietro poggiando una mano sul materasso per mantenere l’equilibrio e infilando l’altra tra i capelli di Ryosuke, accarezzandolo, lasciandovi scorrere le dita e stringendoli con forza, spingendolo sulla nuca perché lo prendesse più velocemente.
“Senpai…” lo chiamò in un ansimo roco e Yamada sollevò su di lui gli occhi, circondando la base del suo sesso aiutandosi con le mani, spingendosi ancora di più contro di lui, allontanandosi un poco e muovendo la lingua in modo circolare su quella pelle tesa e calda che chiedeva di più. “Senpai… veloce” gli chiedeva Daiki e Ryosuke lo accontentò, eccitato maggiormente dal sentirsi chiamare in quel modo dal fidanzato, iniziando a suggere più velocemente, divertendosi a farlo sospirare più forte, con impazienza quando rallentava il ritmo e la presa della mano sulla sua testa diveniva più pressante, allontanandosi poi dispettoso da lui poco prima che raggiungesse l’orgasmo.
“Senpai…” lo chiamò Daiki quando Ryosuke si sollevò per trovarsi all’altezza del suo viso. “Ti odio” mormorò, stringendolo in collo.
“Lo so” ammise il più piccolo con un sorriso furbo, lasciandosi stendere sul letto e permettendo ad Arioka di sistemarsi sopra di lui.
Daiki con due dita preparò velocemente il più piccolo, accarezzando la sua erezione, cercando di distrarlo quando si poggiò con il proprio sesso contro di lui, pronto a spingere.
Yamada lo fissò in viso e scivolò meglio con la schiena, facendo in modo che entrasse in lui qualche centimetro in più, facendogli capire che non doveva attendere, che era pronto per lui come sempre e Arioka sorrise, chinandosi per baciarlo, mentre continuava a penetrarlo, fermandosi quando fu completamente dentro di lui.
“Senpai, tutto bene?” gli chiese Daiki con voce divertita e Yamada lo colpì piano sulla nuca.
“Scemo…” borbottò, stringendogli i capelli e tirandolo verso il proprio viso.
Daiki rise e impresse la prima spinta, scivolando via da lui, entrando di nuovo, ripetendo lo stesso movimento più volte con lo stesso ritmo, prima di lasciarsi andare all’istinto sentendo la voce di Ryosuke chiedergli di più, perdendosi in quell’appagante silenzio mozzato solo dai respiri accelerati e ansimi di piacere che entrambi non riuscivano a trattenere.
Arioka strinse con forza il sesso del più piccolo, muovendo la mano velocemente su di lui sentendolo venire tra le sue dita con un grido roco che trattenne contro il suo collo. Daiki continuò a muoversi in quel corpo caldo e accogliente ancora per alcuni istanti, lasciandosi andare all’orgasmo dentro di lui.
Reggendosi sulle braccia, Daiki si sfilò dal corpo del più piccolo, lasciandosi andare disteso al suo fianco, stringendolo in vita, posando la testa sulla sua spalla, baciandogli il collo.
Dopo aver ripreso fiato, Ryosuke si volse su un fianco, passando una mano sulla schiena del più grande il quale lo guardava con un sorriso.
“Che c’è?” domandò piano.
Daiki scosse il capo: “Niente… cosa vuoi fare? Abbiamo tempo, vuoi uscire o…?” lasciò a lui l’alternativa.
Yamada ci pensò su, poi lo strinse forte contro di sé, baciandolo sulla bocca.
“Possiamo stare qui, così, fino a domani? Non mi va di uscire e voglio approfittare per stare insieme senza nessuno intorno. Potresti coccolarmi un po’, mi sento un po’ trascurato, senpai” si lamentò, mettendo il broncio e facendo ridere Daiki che lo strinse meglio contro di sé prendendogli una mano intrecciandola con la propria.
“Ehi, il gioco non era così!” obbiettò divertito.
“Infatti!” mormorò Yamada socchiudendo gli occhi, abbandonandosi rilassato a quelle carezze. “Questa è la realtà ed è molto, molo meglio!”
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