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Ichigo
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[Ariyama] Next to me you shine more brightly as I become a better guy

Titolo: Next to me you shine more brightly as I become a better guy [What is love – EXO-]
Fandom: RPF - Hey! Say! JUMP
Personaggi: Arioka Daiki, Yamada Ryosuke
Pairing: Ariyama
Rating/Genere: PG/ romantico, fluff
Warning: slash
Wordcount 2.110 fiumidiparole
Note: la storia è scritta per la 500themes_ita con il prompt ‘ignorare l’istinto’.
Disclaimer: I protagonisti di questa storia non mi appartengono, non li conoscono personalmente e i fatti di seguito descritti non hanno fondamento di verità. La storia non è scritta a scopo di lucro.
Tabella: 500themes_ita

“Yamada-san, Arioka-san” il fotografo chiamò i due ragazzi che si posizionarono davanti alla macchina da presa per gli ultimi scatti della giornata, uno accanto all’altro aspettando indicazioni. “Avvicinatevi un po’ di più” chiese loro, facendogli cenno con la mano di stringersi per entrare meglio entrambi nell’inquadratura della macchina. Daiki guardò Ryosuke sorridendo, non ricevendo però in cambio dall’altro la medesima occhiata, il quale era intento invece a fissare davanti a sé il collaboratore e guardare distrattamente per terra.
“Va bene, fermi così!” li istruì, avvicinandosi poi a loro e spiegando come dovessero sistemarsi. Daiki si affiancò meglio al più piccolo, posandogli un braccio attorno alle spalle e l’altra mano a sfiorargli la guancia, sentendo i polpastrelli di Ryosuke sfiorare appena la sua, senza comunque concedergli un contatto più deciso, restando perplesso da quel modo di fare. Non che si aspettasse che Yamada sbandierasse davanti a tutti quanto gesti di quel tipo fossero frequenti e naturali tra loro, ma che ci mettesse un po’ di impegno e convinzione invece quello sì. Quando poi la sua attenzione venne richiamata dal fotografo che chiese loro di sorridere, Daiki si concentrò al meglio, inconsciamente stringendo di più contro di sé il fidanzato e sorridendo alla camera.
Guardò Yamada con la coda dell’occhio solo un istante, vedendo che ancora si ostinava a non prestargli attenzione e sfoderava un sorriso che Daiki non avrebbe definito semplicemente falso e forzato, ma che era quasi plastico, i suoi occhi erano vuoti e Daiki si chiese cosa ci fosse che non andasse in lui da qualche tempo a quella parte: perché aveva notato come, non solo quel giorno ma anche in altre occasioni, durante il lavoro, quando si ritrovavano a posare a coppie e loro erano insieme, quanto Yamada sembrasse diverso, quanto sembrasse non divertirsi mentre posava, come invece gli sembrava che lo fosse quando veniva fotografato con qualsiasi altro dei loro colleghi.
Quando poi dopo diversi scatti il fotografo diede loro il permesso di separarsi e passare al prossimo set, Daiki si accorse di come Yamada fosse letteralmente scappato, allontanandosi da lui e ringraziando distrattamente e in modo fin troppo formale, lui e i membri dello staff. Senza poter far nulla per riuscire a fermarlo, dal momento che anche lui doveva andare insieme ai BEST per il servizio che li riguardava, Daiki fu costretto a restare ancora una volta solo in compagnia dei propri dubbi e incertezze.
Quando conclusero le riprese, il gruppo si ricompose solo quando vennero chiamati tutti per osservare gli scatti fatti in quella giornata e fu lì che Daiki ebbe conferma dei sospetti che quel giorno l’avevano tormentato rendendogli decisamente faticoso arrivare a fine giornata. Mentre i compagni ridevano tra loro indicando le foto che li riguardava personalmente o riguardavano gli altri e che trovavano buffe, scherzandoci su, Daiki non riusciva a fare altrettanto a cuor leggero. Si ritrovò, invece ad osservare con occhi particolarmente critico gli scatti che i fidanzato aveva fatto con i Seven e la sua espressione era finalmente rilassata come non lo era quando aveva posato con lui: Yamada sembrava essersi divertito particolarmente a lavorare con Yuri e gli altri e Arioka non riusciva più, dopotutto, a ignorare l’istinto che gli diceva che qualcosa nel suo Ryosuke fosse cambiato in quell’ultimo periodo. Non era un pensiero che gli era venuto quel pomeriggio, ma da un po’, da quando erano tornati da Honk Hong dopo le riprese del film, Daiki aveva notato come l’altro non fosse più assolutamente naturale con lui. Quando erano soli lo sentiva meno distante, ma davanti alle macchine da presa Ryosuke cambiava, come se, in un certo qual modo, non volesse avere alcun tipo di contatto con lui.
Si allontanò in silenzio dal gruppo di amici che erano comunque concentrati davanti allo schermo e non si accorsero della sua assenza, precedendo tutti nei camerini, dove si cambiò e iniziò a riordinare le proprie cose riponendole nella borsa.
Era perso nei propri pensieri quando sentì la porta aprirsi e qualcuno attirare la sua attenzione.
“Daiki?”
“Mh?”
Il più grande si volse, sorpreso di vedere che Ryosuke fosse andato a cercarlo, in fondo, credeva che di lui non gli importasse poi molto visto che in tutto il giorno non avevano parlato affatto e anche quando Daiki ci aveva provato, il più piccolo era stato sfuggente.
“Stai già andando via?” gli chiese, vedendolo che riempiva la borsa con le proprie cose.
“Sì, sono stanco oggi” gli disse Daiki parlando piano, nel suo tono non c’era alcuna sfumatura, perché era veramente stanco, stanco di pensare, stanco di porsi continuamente delle domande a cui da solo sapeva non avrebbe trovato risposta e che al momento non voleva rivolgere al compagno. Voleva solo tornare a casa e mettersi a dormire.
“Stavamo pensando di andare fuori tutti insieme a mangiare qualcosa” gli spiegò Ryosuke, precedendolo prima che Daiki potesse parlare per rifiutare l’invito. “Ma vado a dirgli che ce ne andiamo” disse, voltandosi per uscire dal camerino, ma Daiki parlò prima che potesse muoversi.
Ce ne andiamo?” ripeté, ponendo l’attenzione sul plurale e vide Ryosuke fare un lieve sobbalzo. “Se tu vuoi andare con loro vai pure, non devi preoccuparti di me” gli disse Arioka, chiudendo la cerniera della zip e mettendosi la tracolla in spalla.
Yamada si voltò verso di lui con un’espressione che, se Daiki non si fosse convinto che all’altro di lui gli importasse meno di niente al momento, avrebbe quasi definito ferita.
“Ma, Dai-chan, il fine settimana vengo sempre a stare da te, così stiamo insieme” gli ricordò con un tono che sottintendeva diversi interrogativi.
“Ah, lo so, ma se preferisci andare con loro a divertirti stasera vai pure. Non è un obbligo, non voglio che lo faccia perché ti senta vincolato, devi stare con me solo se ti fa piacere” gli disse e non seppe neanche lui perché si stesse comportando in quel modo, perché stesse parlando così a Ryosuke, attaccandolo senza che l’altro neanche sapesse il motivo del suo malumore, facendolo quasi sentire in colpa. Forse, però, era questo ciò che Daiki voleva, infondo, farlo sentire superfluo e da poco, così come si era sentito lui nell’ultimo periodo. Lo superò senza guardarlo, uscendo dai camerini e facendo pochi passi nel corridoio prima di sentire dei passi veloci dietro di sé e Ryosuke chiamarlo.
“Daiki!”
Il più grande si fermò di nuovo senza però girarsi subito, attese prima di farlo, muovendo la testa indietro, vedendo Ryosuke che aveva preso le proprie cose e adesso lo osservava preoccupato, ma non parlava.
“Cosa c’è?” gli chiese voltandosi un po’ di più con il busto.
“Non lasciarmi qui” gli chiese il più piccolo. “Io voglio venire a casa con te. Non voglio andare con loro” gli disse.
Daiki lo guardò ancora per qualche istante in silenzio, prima di socchiudere gli occhi e rispondergli: “Andiamo, allora” concesse, riprendendo a camminare per raggiungere il parcheggio interno dove aveva lasciato la macchina.
Durante tutto il tragitto che fecero dagli studi fino a casa non parlarono molto, Daiki era concentrato sulla strada e Yamada non sapeva cosa dire per infrangere quel silenzio pesante che li aveva colti: sapeva benissimo cosa doveva essere preso al suo ragazzo e l’aveva raggiunto subito nei camerini per parlargli, per spiegare il proprio comportamento e chiedergli scusa, ma il modo in cui Daiki aveva reagito non era quello che Ryosuke si era aspettato e, colto alla sprovvista, non aveva saputo come esordire. Il più grande aveva ragione ad avercela con lui, forse avrebbe dovuto lasciarlo andare a casa da solo, ma non se l’era sentita perché se l’avesse fatto sapeva che qualcosa sarebbe definitivamente cambiato tra loro e non voleva che accadesse.
Si riscosse quando Daiki fermò l’auto e scese, imitandolo velocemente per permettergli di chiudere bene la macchina e raggiungendo il portone d’ingresso, richiamando l’ascensore, sentendo Daiki affiancarlo quando la cabina arrivò al piano terra; aprì la porta ed entrò per primo seguito poi da Arioka che premette il pulsante per il terzo piano, sempre in assoluto silenzio.
Quando arrivarono poi di fronte all’appartamento del più grande, Daiki aprì la porta entrando in casa, togliendosi le scarpe, spostandosi velocemente in camera per cambiarsi.
Ryosuke, rimasto indietro, attese qualche minuto prima di raggiungerlo: lo sorprese davanti al letto che gli dava le spalle, la schiena scoperta e prendeva da sotto al cuscino la maglietta per indossarla. Si avvicinò lentamente ad Arioka, circondandogli la vita con le braccia stringendolo a sé, posando le labbra sulla pelle della sua schiena, sfiorandogliela mentre lo chiamava.
“Daiki” mormorò con un tono dispiaciuto. “Scusa” disse, precedendolo, volendo che l’altro capisse che era a conoscenza del suo disagio.
Il più grande abbassò le braccia, lasciando la maglia sul copriletto, posando una mano su quelle del fidanzato saldamente intrecciate sul suo petto. A quel gesto, Yamada sollevò la testa, posando il mento sulla sua spalla, sfiorandogliela prima con un bacio leggero.
Daiki si volse a guardarlo negli occhi e fece in modo che sciogliesse la presa su di lui, chiedendogli di sedersi sul letto e prendendo posto sulle sue gambe in un gesto che era sempre solito fare il più piccolo con lui.
“Vuoi dirmi perché lo stai facendo?” chiese finalmente Arioka, prendendogli il volto tra i palmi e guardandolo negli occhi. “Perché hai creato un muro con me quando siamo a lavoro?” domandò, volendo subito togliersi quel dubbio.
Ryosuke gli prese i polsi per poter far scivolare le proprie dita tra le sue e prese respiro, riordinando le idee.
“Io non voglio che ci scoprano” gli disse, guardandolo da sotto in su, lasciandogli libera una mano accarezzandogli il braccio come se quel gesto riuscisse a tranquillizzare lui più che lo stesso Arioka. “Io… Daiki io mi sono reso conto che per me è importante ogni attimo che passiamo insieme e anche se è solo per un servizio, io ho paura che quello che provo per te sia diventato troppo grande, più di quanto mi aspettavo che potesse essere e ho paura di perdere il controllo. Ho paura che se ti guardo, se parliamo, se ti sto troppo vicino anche se solo per lo scatto di una foto possa trasparire quello che provo e le persone si possano accorgere di quello che c’è tra noi e non voglio che diventi di dominio pubblico. Non voglio che i miei reali sentimenti per te vengano confusi o strumentalizzati e ho cercato di…” scosse il capo, senza riuscire a spiegarsi come avrebbe voluto. “Non lo so cosa volevo fare e a dirlo ad alta voce adesso mi sembra anche una cosa così stupida che…”
Daiki non lo lasciò finire di parlare, chinandosi su di lui e abbracciandolo, circondandogli le spalle con un braccio parlando piano contro il suo orecchio: “Basta così, Ryo” gli disse accennando un leggero sorriso che il più piccolo riuscì a cogliere dalle sue parole, vedendolo sul suo volto quando si allontanò da lui. “Mi dispiace di essere stato scostante prima, io non avevo capito che fosse per questo. Io” rise piano, scuotendo la testa, sentendosi lui uno stupido per i pensieri che aveva avuto. “Io pensavo che, non lo so, che il problema fosse che ti fossi stancato di me” confessò, stringendosi nelle spalle. “Invece tu volevi proteggere quello che abbiamo” riassunse in due semplici parole.
“Io non mi sono mai sentito così coinvolto da qualcuno come da quando ti conosco e di più da quando stiamo insieme e a volte mi sembra che quello che provo per te sia talmente grande che non riesco a contenerlo del mio cuore” spiegò Yamada.
“Lo stesso vale per me, Ryo” confidò il più grande, portandogli i capelli dietro l’orecchio con due dita.
“E come fai? Cioè come fai a sembrare sempre così naturale. Non hai paura che qualcuno possa fare domande?”
“Perché quando l’ho capito, Ryo, ho trovato il mio equilibrio” spiegò semplicemente l’altro.
“Capito? Capito cosa?”
“Quando ho capito che ti amo e che aspettavo solo il momento giusto per dirtelo” confessò, usando quelle due parole per la prima volta e Yamada nel sentirle spalancò gli occhi, impreparato a quella dichiarazione.
“Mi… mi ami?” ripeté, la voce che appena tremava nel domandarlo, quasi non lo credesse possibile.
“Sì, ti amo, Ryosuke e non vedevo l’ora di dirtelo” confessò Daiki, accarezzandogli una guancia e avvicinandosi per riuscire a baciarlo.
“No!” lo fermò il più piccolo. “Aspetta, anche io…” esordì. “Anche io voglio dirtelo, Daiki, anche io sento che, insomma…” iniziò a balbettare, emozionato e Daiki scoppiò a ridere, prendendogli una mano e baciandogli le nocche.
“Ryosuke,, sono solo due parole” lo incoraggiò, portandosi la mano al cuore e facendogli sentire quanto fosse emozionato come lui in quel momento.
Ryosuke lo guardò e poi gli sorrise, portando il viso a un soffio dal suo, sfiorandogli le labbra mentre sottovoce confessava: “Ti amo.”
Tags: comm: 500themes_ita, fanfiction: hey! say! jump, genere: fluff, genere: oneshot, genere: romantico, hey! say! jump: arioka daiki, hey! say! jump: yamada ryosuke, pairing: ariyama, rpf, tabella: 500themes, warning: slash
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