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01 February 2015 @ 05:36 pm
[Slam Dunk] Our life is gonna change (34)  
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"Kaede, cos'è?" Hanamichi aveva posto alla volpe quella domanda con espressione confusa, come se potesse realmente sapere il motivo per il quale lui avesse quei due oggetti.

Rukawa scosse il capo e allungò una mano per prendere il piccolo quaderno e la busta bianca. Li rigirò anche lui per osservarli meglio e scorse sulla carta chiara il nome di Hanamichi e della madre: evidentemente era per loro due. Lo fece notare anche al ragazzo, porgendogliela di nuovo e vide le sue mani tremare leggermente.

"È la grafia di mio padre..." spiegò il rosso.

"E questo sembra un libretto bancario, Hana..." suppose Kaede leggendo l’intestazione sulla copertina, tenendo tra due dita l'elastico giallo, ma chiedendo con lo sguardo ad Hanamichi il permesso di toglierlo. Il rosso annuì e Kaede aprì quello che, effettivamente, si rivelò essere un piccolo libretto di risparmi, anche questo intestato alla moglie e al figlio. Rukawa ne scorse le poche righe e lesse la cifra finale nello schema di numeri e date presenti da entrambe le parti. Tutti i fogli, almeno cinque pagine intere, erano un susseguirsi di date aggiornate a intervalli regolari con acconti più o meno consistenti.

Lo mostrò ad Hanamichi che lesse anche lui: la data dell'ultimo versamento risaliva e una decina di giorni prima della morte dell'uomo e la somma totale era considerevole.

Hanamichi sollevò gli occhi su Rukawa e gli prese il libretto dalle mani osservando ancora sconvolto la pagina.

"Kaede... questo è... questi... questi sono un sacco di soldi!" riuscì finalmente a dire e Kaede sorrise, intenerito della sua espressione sorpresa.

"Che ci fanno qui tutti questi soldi? E perché gli intestatari siamo io e mia madre? Non capisco!" cominciò a impensierirsi.

"Calmati, Hana... credo ci sia una lettera proprio per questo motivo, per cui respira e aprila" gli consigliò.

Hanamichi annuì e posò il libretto sul letto, aprendo la busta, poggiandosi con le spalle al muro e respirando a fondo, stringendo il foglio tra le dita: non riusciva ad aprirlo.

Rukawa si accorse del suo turbamento e gli andò vicino, stringendogli le mani sulle sue: "Hanamichi..." lo chiamò piano e questi sollevò lo sguardo su di lui: era confuso e spaesato. "Se non vuoi... chiamo mia madre e..."

"No... io voglio sapere cosa c'è scritto ma io..." fu interrotto, Kaede gli posò due dita sulle labbra, accarezzandogliele con il pollice.

"Lo faccio io..."

"Cosa?"

"La leggo io, per te..." disse, prendendo la busta dalle sue mani e scartandola, estraendone due fogli.

Si sedette accanto a lui e spiegò le pagine, cominciando a leggere con lo sguardo, prima di dare voce a quelle righe di inchiostro.

'Mia amatissima Minako e carissimo figliolo, Hanamichi.
Molto probabilmente, se starete leggendo queste righe, io non sarò più tra voi. È un inizio spiacevole questo, lo so. Ma la formula è sempre la stessa in questi casi, però, voglio che mi ascoltiate molto attentamente.
Voglio che sappiate, miei adorati tesori, che non ho nessun rimpianto se non quello di non poter stare accanto a voi per sempre. Dovete essere forti e sostenervi a vicenda, essere uniti tra voi come lo eravamo noi: una famiglia.
Questa parola viene spesso sopravalutata, ma è importante poter contare l'uno sull'altro nei momenti tristi e difficili, così come in quelli belli e di successo.
Io ho avuto due famiglie: quella che mi ha dato il cognome e mi ha dato la vita e ho avuto voi che siete stati anche qualcosa di più.
Minako, grazie a te ho ricominciato a vivere, mi hai insegnato che oltre al nome prestigioso c'è di più. Non è una parentela scritta su un foglio a fare della persona il grande uomo che diventerà. Sono stato infelice nei miei primi sedici anni di vita, avevo tutto e di più,vero, ma solo dopo aver incontrato te ho iniziato a vivere davvero, ad assaporare il mondo reale. Tu sei stata la fonte nel deserto, per il mio spirito e per il mio essere uomo e per questo ti ringrazio. E ti devo ringraziare due volte per avermi dato Hanamichi. Il mio bambino, un ragazzo solare, allegro, pieno di gioia di vivere.
Figliolo, sei stato un giovane vivace fin da piccolo, hai combinato disastri e marachelle a non finire e pareva ti divertissi un mondo a vedermi arrabbiato.
Quando con il tempo, poi, sei maturato e discutevamo di cose più importanti e facevamo discorsi da uomini hai sempre dimostrato di essere un passo avanti a quello che ero io alla tua età. E per questo forse, molto spesso potresti venir guardato con un occhio diverso. Non tutti potrebbero cogliere il lato umano e dolce che c'è in te, il senso di giustizia che ti guida potrebbe essere spesso frainteso, perché il mondo è pieno di gente cattiva, ricordalo, Hana.
In famiglia, mi dispiace che tu non sia stato accettato e che non abbia passato un'infanzia tranquilla, ma ricorda anche che ci sono persone, e incontrerai persone nuove durante il corso della tua vita, con le quali, e per le quali, vale davvero la pena di lottare per conquistare la felicità con esse.
Giudica, Hanamichi e fai tesoro di ogni incontro. Anche quelli più sciocchi e che sembrano essere 'sbagliati' si dimostreranno sinceri e leali nei tuoi confronti. Impara a scindere le due cose e a fidarti delle persone giuste.
Io sono stato fortunato con tua madre, ho incontrato la metà perfetta del mio cuore. E auguro anche a te di poter fare lo stesso.
In qualunque forma ti si presenti l'amore, non chiudere la porta in faccia a questo sentimento per le troppe delusioni ricevute, ma apri la mente e il cuore... sempre.
Oltre a questa lettera, poi, come potete vedere ho allegato un libretto di assegni: è un fondo di emergenza che ho aperto a nome di entrambi.
Ho cominciato a mettere da parte dei soldi quando ancora stavo alla villa Sakuragi per il mio futuro: volevo a tutti i costi andare via da quella cella dorata, ma una volta guadagnata la libertà, non ho smesso.
Ho pensato a voi. Ho sempre saputo del mio problema cardiaco e anche grazie a mia madre è stato possibile per me consegnarvi adesso questo piccolo patrimonio.
Dopo la mia morte, i miei fratelli e parenti stretti vi priveranno di tutto, nonostante quanto detto prima è così, sarà così purtroppo. Ma non posso andarmene senza che sappiate che anche in quella famiglia, qualcuno al suo interno vi ha amato, perché amava me, perché per me eravate e siete importanti.
Quella persona che, nonostante la maschera che è stata costretta a portare, e che forse porterà cucita addosso per sempre, mi ha aiutato è mia madre.
Lei si è sempre rammaricata di non avervi potuto accogliere in famiglia e ha voluto aiutarmi in questo progetto. Mi ha sempre sostenuto, difeso e protetto e in un certo modo ha fatto lo stesso per voi, nonostante possa sembrarvi strano adesso, alla luce del modo in cui siamo sempre stati trattati anche da lei.
Per cui una cosa che chiedo a voi adesso è di perdonarla, se potete, e non lasciarla sola adesso che io non ci sono più.
Mi ha sempre chiesto di entrambi e spesso piangeva, mentre io le raccontavo di noi, della nostra vita insieme.
Anche se non è segnato sulla carta, quel fondo, a cui ho fatto per tutti questi anni versamenti, lei starà ancora contribuendo a far crescere. È un desiderio che ha espresso lei: sa che i soldi non sono tutto, ma sa anche che in questo modo lei è partecipe del vostro futuro.
Hanamichi io non ho potuto studiare come mi sarebbe piaciuto, ripongo in te le mie speranze per il futuro, segui il tuo cuore, fa qualcosa che ti piace e realizza il tuo io nascosto.
C'è tanto potenziale in te, figlio mio, tanta la tua voglia di vivere e non lo devi sprecare.
Vivi sempre al meglio e fai tesoro di ogni attimo.
Diventerai un uomo meraviglioso lo so, perché io starò sempre accanto a te e tua madre e non vi abbandonerò mai, anche se voi potrete non sentirmi.
Spero di essere riuscito a dirvi tutto quello che volevo, non sono mai stato bravo a parlare, ma queste erano cose che volevo sapeste.
Il mio grazie per aver reso la mia vita degna di essere vissuta sebbene nella sua effimera brevità.
Vi amo con tutto il cuore,
Hidetoshi, papà.'

Kaede aveva terminato di leggere la lettera e si era voltato a osservare Hanamichi: il ragazzo aveva gli occhi lucidi e il respiro pesante, come se si stesse trattenendo dal lasciar scorrere libere le sue emozioni.

Il moro allungò un braccio e lo attirò a sé per le spalle, facendo in modo che nascondesse il volto contro il suo collo e Hanamichi gli si aggrappò con la mano alla maglia, stringendola tra le dita, lasciando che le lacrime a lungo trattenute, bagnassero la pelle candida e calda. A Kaede si strinse il cuore sentendolo così vulnerabile contro di sé tanto che lui stesso non riuscì a impedire ai propri occhi di inumidirsi e velargli lievemente la vista. Sollevò il capo cercando di ricomporsi per sostenere meglio il compagno come, tante e spessissime volte, Hanamichi aveva fatto nei suoi confronti.

Lasciò che si calmasse, accarezzandogli i capelli e circondandogli con l'altro braccio la schiena facendogli sentire la propria presenza.

Quando Hanamichi si fu tranquillizzato, si scostò piano da lui, asciugandosi le lacrime, ma Kaede lo fermò, procedendo lui stesso a farlo, prima con i palmi e il dorso della mano e poi, facendolo arrossire di imbarazzo, lo vezzeggiò con le labbra sulla pelle calda.

Hanamichi sussultò e mormorò un piccolo: "Kitsune..." incerto, schiarendosi la voce arrochita dalla commozione.

"Tuo padre era il vero Tensai, Hana..." gli disse e il rossino sorrise lievemente.

"Credo che per una volta tu abbia ragione. Io non sapevo che la nonna tenesse a noi, anche il giorno del funerale... quando c'è stata quella discussione, lei ha infierito... davvero mi sembra incredibile che invece abbia sempre tenuto a noi..." espose.

"Tuo padre vi ha spiegato il perché, Hana... le circostante non lo permettevano. È sbagliato che sia così, ma purtroppo ci sono troppe cose in gioco e..."

"Sì, lo so... lo so..." disse, non lasciandolo concludere.

"Kaede?" lo chiamò poi, di nuovo.

"Mh?"

"Grazie, Kaede... per un sacco di cose e per la lettera... io..."

Rukawa lo tacitò posando le labbra sulle sue, comprendendo il senso di quello che voleva dirgli.

"Lo so, Hana... tuo padre aveva ragione, io credo che anche noi due, come i tuoi genitori, ci siamo trovati e non hai bisogno di spiegarmi, né di ringraziarmi... l'ho fatto perché ti amo e voglio che tu sia sempre felice e se hai bisogno di me, io ci sono, ci sarò sempre, Hanamichi" confessò.

Il rosso sorrise apertamente e l'abbracciò stretto, non trovando parole per ringraziarlo, completamente spiazzato dalla dolcezza che, in moltissime occasioni, la volpe aveva nei suoi riguardi.

"Cerchiamo di riposare un po' adesso, doaho... domani sarà una giornata lunga. Dovremo spiegare ai miei e a tua madre tutto quanto..." consigliò il moro.

Sakuragi annuì e si stese con il suo ragazzo nuovamente sotto le coperte, rimanendo vicini e addormentandosi l'uno di fronte all'altro cullati dai reciproci respiri che si intrecciavano.

***

Quando si risvegliò, dopo diverso tempo finalmente riposato e tranquillo, per prima cosa, Hanamichi incrociò i suoi occhi scuri con quelli vigili di Rukawa. Sorrise confuso e ridacchiò leggermente, schiarendosi la voce prima di parlare: "Che fai, kitsune?" gli chiese.

"Ti osservavo dormire" fu la semplice risposta.

Altra risatina di Hanamichi che, avvicinandosi a lui, gli circondò il torace con le braccia, sfiorandogli le labbra con le proprie: "Una volpe da guardia" lo prese dolcemente in giro. "Sono un ragazzo fortunato" lo baciò di nuovo e Rukawa lo strinse maggiormente a sé, ammonendolo.

"Sì, sfacciatamente sfortunato, visto che non ti prendo a pugni per il tuo sarcasmo..." si imbronciò.

"E perché? Io l'ho detto seriamente... sei una volpa da guardia! È un complimento!" si difese e Rukawa sbuffò ancora.

"Appunto, doaho!" lo spinse leggermente indietro, facendolo stendere e coricandosi su di lui, circondandogli il volto con le mani e scendendo sulle sue labbra per baciarlo.

Hanamichi chiuse piano gli occhi e schiuse la bocca con un sospiro, aspettando di essere raggiunto da quelle del compagno che, morbidamente, la coprirono con le proprie, suggendo prima un labbro, poi l'altro, infilando birichina la lingua tra di esse, accarezzando i denti e ricercando la gemella. Fu un bacio lungo e sensuale in cui si presero tutto il tempo per assaporarsi e coccolarsi, riverenti l'uno dell'altro, esplicando in quel modo rassicurazioni e promesse inespresse.
Le mani di Rukawa senza malizia si erano intrufolate ad accarezzare la pelle morbida della pancia del rosso che si inarcava per ricercare un contatto maggiore, mentre lasciava scorrere le proprie dita sulla testa mora, intrecciandole in quei fili setosi e profumati, pettinandoli e facendo rabbrividire Kaede.

"Ehm-ehm" un tossicchiare leggermente irritato, seguito da una risatina familiare interruppe i due che si separarono piano, rimanendo a fissarsi negli occhi, ancora troppo presi l'uno dall'altro per accorgersi dei nuovi ospiti nella stanza.

Hanamichi sorrideva e Kaede stesso aveva leggermente sollevato gli angoli della bocca ricambiando il gesto. Hanamichi ne rimase sorpreso e affascinato e stava nuovamente per protendersi verso quella bocca deliziosa e piena quando la voce di Ayako, assolutamente riconoscibile, li svegliò prepotentemente dal mondo nel quale voleva nuovamente tornare.

"Scusate, ne avrete ancora per molto? Guardate che non siete più soli!"

Kaede sollevò gli occhi verso il cielo, voltandosi a guardare la sorella e scendendo dal corpo del cugino, sedendosi al suo fianco.

Hanamichi, solo allora, si rese conto dell'imbarazzante figura e si mise di scatto a sedere: "Ayako! Miyako!" le chiamò, sbattendo le palpebre. "Che ci fate qui?" chiese.

La zia portò le mani ai fianchi sbuffando e si avvicinò al letto, portando una mano a sfiorare la fronte del nipote: "Eravamo preoccupate e dobbiamo andare all'ospedale, ricordi?" gli disse, assumendo poi un'espressione dubbiosa nel constatare che il rosso pareva essere improvvisamente guarito. Sakuragi le sorrise e le prese una mano rassicurandola: "Non ce n'è più bisogno, è tutto passato e posso spiegare..." aggiunse subito, prima che potessero saltare a conclusioni affrettate.

"Tornate in casa e vi spiegherò subito, occorre che chiamiamo la mamma, devo parlare anche con lei" disse e Miyako, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, annuì: Hanamichi stava decisamente meglio, si vedeva, e si sentì subito più tranquilla. Attese di sopra in cucina con la figlia e il marito che i due ragazzi risalissero in casa e tutti ascoltarono con attenzione il resoconto di quello successo la notte appena trascorsa.

Hanamichi si scusò, inoltre, nuovamente per averli fatti preoccupare inutilmente. Aveva poi chiesto di poter essere lasciato un momento da solo e subito aveva chiamato la madre per metterla al corrente del contenuto della scatola e della lettera a essa allegata.

La donna, pur non volendo farlo preoccupare, non era riuscita a trattenere le lacrime nell'ascoltare le difficoltà che il figlio aveva dovuto superare in parte da solo e nell'ascoltare dalla sua voce che, adesso gliela ricordava più che mai, era così simile a quella del suo defunto marito.

Era rimasta stupita dalla rivelazione fatta sulla nonna di Hanamichi, non credeva davvero che tenesse tanto a loro e che fosse stata sempre vicina al figlio, vegliando su di lui e su loro due in silenzio.

Hanamichi la lasciò sfogare, con gli occhi lucidi anche lui, tranquillizzandola: "Mamma, ho intenzione di andare a trovare papà. Penso che sia una cosa che devo fare, adesso e se mi sarà possibile, vorrei anche parlare con la nonna. Porterò a papà i tuoi saluti" le disse in tono dolce.

La madre, sebbene non fosse di fronte a lui annuì solamente, inspirando forte per darsi un contegno e riuscire a dar voce ai propri pensieri.

"Sì, Hana... va bene".

Hanamichi sorrise e stava per salutare la donna quando sentì la cornetta del telefono fuggirgli di mano e un braccio caldo cingergli la vita. Si volse e vide Kaede portarsi il cordless all'orecchio e farsi riconoscere dalla madre, scambiando con lei poche parole.

Sakuragi si volse in quel confortante abbraccio e posò la fronte sulla spalla di Kaede, affidandosi a lui che lo sostenne, lasciandosi cullare dalle parole del suo ragazzo: "Minako non devi preoccuparti di niente, il doaho non andrà da nessuna parte senza di me. Baderò io a lui e torneremo a Tokyo entro un paio di giorni... al nostro arrivo, però, dovrai essere anche tu qui ad aspettarci, ci conto!" le disse, alleggerendo il tono di voce e Hanamichi sorrise.

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"Kitsune, siamo arrivati!"

Hanamichi aveva svegliato il compagno, appisolatosi immediatamente, una volta che il treno aveva lasciato la stazione di Tokyo: li aspettava un viaggio lungo e quella mattina si erano alzati molto presto. Miyako li aveva accompagnati con l'auto fino alla stazione e poi avevano dovuto fare scalo due volte per arrivare al paese natio del padre di Hanamichi.

Il rosso, a differenza del suo ragazzo, era troppo nervoso per cercare di recuperare almeno qualche ora di sonno, quindi era rimasto per quasi sei ore filate a osservare il paesaggio che scorreva sempre diverso fuori dal finestrino.

Una volta scesi dal treno, Hanamichi riconobbe la piccola stazione, come se non fosse passato tanto tempo dall'ultima volta in cui vi aveva messo piede con la madre: sentì subito una strana sensazione chiudergli lo stomaco e i tratti del viso si irrigidirono. Si era ripromesso che non avrebbe mai più messo piede in quella cittadina e, invece, a quasi due anni di distanza era tornato.

Kaede era sceso dopo di lui, affiancandolo, facendo scivolare una mano chiara in quella del rosso che subito la strinse. Hanamichi si volse e gli sorrise leggermente.

Erano le due del pomeriggio, avevano mangiato qualcosa sul treno e sarebbe stato meglio cercare un posto in cui pernottare quella notte: non aveva idea di quale fosse l'orario di visita al cimitero, e non avrebbe saputo dire quanto ci avrebbero messo.

Con in mano una cartina che Ayako aveva stampato loro da internet, Hanamichi cercò di orientarsi: l'ultima volta che vi era stato non aveva avuto proprio la concentrazione necessaria per badare ai dettagli, troppo preoccupato a sostenere la madre e a comportarsi in modo consono davanti ai parenti del padre.

Kaede lo seguiva senza parlare, rimanendogli accanto, restando mano nella mano: non gli interessava di quello che la gente di quel piccolo paesino poteva pensare di loro, l'importante era far sentire bene Hanamichi e sostenerlo.

"Questo mi sembra un buon posto... guarda... anche i prezzi sono abbordabili, che dici, Kaede?" chiese, volgendosi a guardarlo, riponendo la cartina nello zaino.

Il moro annuì semplicemente e si guardò intorno, osservando l'insegna dorata con il nome della piccola pensione ed entrò insieme al suo ragazzo. Hanamichi sciolse l'intreccio delle loro mani per andare a parlare con l'uomo alla reception e Rukawa osservava curioso l'arredamento della piccola zona relax.

Hanamichi fece tintinnare le chiavi davanti al viso del moro per attirare la sua attenzione e, quando si volse, il rosso sorrise: "Ti eri incantato?" scherzò, osservando dove prima era rivolto lo sguardo di Rukawa.

"Eheh... scommetto che vorresti provare quei divanetti, vero, kitsune?" lo prese in giro, riferendosi alle poltrone rivestite di un morbido tessuto rosso.

"Doaho" lo riprese Rukawa prendendogli di mano le chiavi e dirigendosi verso il corridoio che portava alle camere al primo piano.

Una volta entrati nella stanza posarono le loro borse con il poco cambio che si erano portati dietro e Hanamichi si abbandonò seduto sul grande letto a due piazze, subito imitato dal compagno.

"Sono esausto!" disse, allargando le braccia e posandone una sul torace del moro, sentendolo abbassarsi a ogni respiro. Si volse a guardarlo e gli sorrise, senza spostarsi.

"Ti da fastidio?" gli chiese sorridendogli e, voltandosi su un fianco, si accostò a lui, muovendo la mano per accarezzargli una guancia. Rukawa lo osservò e scosse piano la testa.

"No..." rispose semplicemente, fermando quelle dita birichine e imprigionandole nelle proprie.

Sakuragi infilò una gamba tra quelle di Rukawa, sollevando l'altra sul suo fianco per stare più vicino a lui: gesti innocenti e intimi, fatti con assoluta naturalezza e che avevano l'unico scopo di sentire maggiormente accanto a sé la presenza del compagno, ma senza pretendere o suggerire niente. Rukawa portò la mano libera sulla coscia coperta del rosso, accarezzandolo piano, rassicurandolo.

"Ho chiesto al padrone della pensione, mi ha spiegato come raggiungere il cimitero e mi ha dato gli orari... oggi si può andare in visita anche nel pomeriggio, fra mezz'ora dovrebbe essere aperto..." parlò piano, guardando Rukawa negli occhi.

"Cosa vuoi fare?" chiese dopo un po' il moro, leggendo indecisione sul suo viso.

"Non lo so... la cosa migliore sarebbe andare da mio padre subito... ma poi... non so... dovrò andare anche..."

Rukawa non lo lasciò concludere, gli posò un dito sulle labbra e parlò: "Non c'è bisogno di fare tutto e subito. Con calma, Hana... adesso andiamo a trovare tuo padre... poi deciderai... domani, se te la sentirai, potrai andare da tua nonna..." disse.

"E tu non vieni con me?" chiese Hanamichi, il modo in cui Kaede aveva espresso il concetto non comprendeva anche lui.

"Tu lo vuoi?" domandò, invece di rispondere.

"Sì, ma se non te la senti posso capire..." gli sorrise, in effetti non era sicuro neanche lui di volerci andare, quindi non poteva costringere Kaede.

"Doaho..." gli spinse la fronte con due dita, portandogli indietro la testa. "Pensavo che avresti voluto andare a parlarle da solo, ma io sono qui se hai bisogno di me... ho fatto una promessa a tua madre e anche senza quello ti seguirei ovunque..." gli disse, facendolo voltare e, sempre tenendogli le mani tra le sue, gli circondò il torace, aderendo alla sua schiena, racchiudendolo in un abbraccio.

"Vorrei che restassi accanto a me, Kaede, quando sono con te, sono più forte, sei il mio punto fermo e ho bisogno di sentirti vicino, soprattutto in questi momenti. Non voglio più essere solo ad affrontare certe situazioni..." gli confessò e Rukawa lo strinse più forte a sé, baciandogli il collo.

Hanamichi gli strinse le mani e chiuse gli occhi, rilassandosi pago di quel momento di pace.

***

'Eccoci!' pensò Hanamichi, alzando il volto per osservare la grande cancellata di ferro nero e perdendosi a contemplare il cielo chiaro. Un inspiegabile brivido di freddo gli serpeggiò lungo la schiena, facendolo stringere nelle spalle. Entrò, preceduto da Kaede, e il suono dei suoi stessi passi sulla ghiaia e le piccole pietre che caratterizzavano quel luogo di culto risuonò come un eco nel silenzio assordante del luogo.
Kaede si era fermato a comprare dei fiori e Hanamichi aveva portato da casa dei bastoncini di incenso che, una volta accesi, emanavano un dolce aroma di vaniglia, fragranza prediletta dal padre.

I due guardiani, vedendo i ragazzi spaesati che si osservavano intorno, si avvicinarono cordiali, chiedendo loro se avessero bisogno di aiuto.

"Stiamo cercando la cappella* dei Sakuragi" chiese il rosso, il cuore che gli martellava nel petto. Uno dei due uomini fece un cenno con il capo e indicò loro il sentiero principale, spiegando che punti di riferimento seguire per raggiungere i loro cari defunti.

Hanamichi e Rukawa ringraziarono con un inchino e si avviarono, in silenzio, uno vicino all'altro, infondendosi coraggio. Oltre a loro non c'era nessuno, quel luogo era così silenzioso da infastidire quasi, rendendo un antipatico rumore anche il suono dei loro cuori.

Un micio di colore grigio si sfregò contro le gambe di Hanamichi, iniziando a miagolare: il rosso sussultò, rendendosi conto solo dopo del piccolo animale. Intenerito dal suo ricercare coccole dagli sconosciuti visitatori, Sakuragi si chinò ad accarezzarlo sulla morbida testolina, scompigliandogli delicatamente il pelo con due dita.

"Ciao... ma come sei carino... come ti chiami?" gli chiese, ben consapevole che il micio non potesse rispondergli. In compenso il fuseggiare sommesso del gattino lo fece sorridere apertamente.

"Hana..." Rukawa richiamò il suo ragazzo che alzò il capo curioso. Vedendolo fermo davanti a una grande costruzione, spostò lo sguardo leggendo in verticale il cognome del padre scritto in kanji dorati messi in rialzo rispetto al marmo scuro.

Quella cappella aveva un che di inquietante e che ad Hanamichi non piaceva affatto: era tutto troppo elegante, imperioso e sfarzoso e che nulla aveva a che fare con il carattere umile e discreto del padre. Sentì una fitta di nostalgica tristezza colpirlo al centro del petto, mentre muoveva passi lenti e misurati e raggiungeva Kaede. Il moro lo osservò attento, pronto a intervenire nel caso in cui il malessere dei giorni passati potesse ancora una volta colpirlo adesso che si trovava finalmente di fronte alla fonte dei suoi incubi.

"Tutto bene?" sussurrò Kaede, dopo un po' di tempo che passarono in silenzio e Hanamichi osservava scrupoloso la facciata del monumento tombale, con sguardo fisso sul proprio cognome: Hanamichi annuì con il capo e si avvicinò alla costruzione, spingendo piano la porta trasparente e attraverso la quale si riusciva a intravvedere l'interno con i marmi di colore chiaro che ospitavano le salme della vecchia generazione di Hidetoshi.

Stranamente la porta era aperta e Hanamichi non si soffermò a pensare per quale motivo non fosse in alcun modo protetta, né fece caso ai fiori freschi e al profumo di pulito che gli invadeva le narici.

Rukawa però, accostandosi solo semplicemente sulla soglia lo notò e si guardò intorno: aveva un brutto presentimento.

Hanamichi, come spinto da una forza potente, era entrato nella cappella, fermandosi quando giunse davanti alla tomba del padre, inginocchiandosi e sollevando piano una mano a ricalcare con i polpastrelli il nome scritto con lettere dorate.

Osservò la data di nascita e di morte e qualcosa si strinse in lui, costringendolo suo malgrado a riportare alla mente ricordi lontani e tristi. Serrò la bocca, tirando indietro le labbra, morsicandone piano l'interno con i denti. Lasciò vagare veloci le iridi sulla superficie fredda e scura del marmo, accarezzando poi la foto nastrata di nero. A fare da spettatori a quello strano incontro padre e figlio, la bisnonna paterna e un lontano zio di secondo grado. Hanamichi depose i fiori che Rukawa gli aveva consegnato prima di entrare e, scartandoli piano dall'involucro di carta bianca, ne tagliò i gambi, infilandoli poi nel vaso vuoto accanto a sé e che conteneva anche un po' d'acqua.

Kaede rimase a osservarlo, prima di avvicinarsi a lui e inginocchiatosi al suo fianco, accese il bastoncino di incenso congiungendo le mani recitando una preghiera silenziosa, Hanamichi lo imitò, sorridendo leggermente per la sua vicinanza.

Quando finirono ognuno il proprio saluto al defunto, rimasero vicini e Hanamichi ruppe il silenzio che li avvolgeva, osservando la foto del padre e accarezzandone i bordi della cornice: "Sai, nel mio sogno non l'avevo immaginata così... purtroppo, con mia madre, siamo stati costretti ad andare via da villa Sakuragi prima del seppellimento, abbiamo assistito al rito funerario e poi c'è stata una forte discussione con i parenti e siamo dovuti andare via. Nel mio subconscio avevo solo dei ricordi lontani di questo posto, forse sono venuto qui con mio padre a rendere omaggio ai bisnonni, ma ero troppo piccolo per ricordare” fece una pausa prima di concludere. “E neanche le sensazioni provate nel sonno sono le stesse di adesso... non mi sento teso, il mio cuore batte normalmente" spiegò, guardandolo, e portandosi una mano al petto. "Forse avevo solo paura di quello che non conoscevo, stare qui, adesso, mi fa sentire un po' triste, ma credo sia normale, ma non ho paura di quello che sarà, sento mio padre molto vicino, ora so che lui sta bene e non ho nulla di cui rimproverarmi" terminò, lasciando uscire quelle emozioni tenute a lungo nascoste, come una liberazione.

Rukawa gli circondò le spalle con un braccio e lo avvicinò a sé baciandogli la fronte, prima di sussurrare rispettosamente: "Ti aspetto fuori, stai qui finché hai bisogno..."

Hanamichi annuì, osservandolo allontanarsi, e tornò a guardare la foto del padre con un sorriso dolce sulle labbra.

"Papà..." sussurrò. "Ti ricordi di Kaede, vero? La baka kitsune, lui è... stiamo insieme adesso. Mi ci è voluto un po' per capire cosa mi spingesse a litigare costantemente con lui e a cercarlo. Mi ero innamorato. Ci pensi? Tutti i miei migliori anni buttati a rincorrere quelle povere ragazze e, invece, lui era sempre vicino a me. Dovevo dare a lui e a me stesso una possibilità, papà" parlò, come se fosse davanti a lui.

Kaede, fuori della cappella, osservava il suo ragazzo, intuendo che stesse parlando con il defunto e quell'immagine lo intenerì molto e dentro di sé non poté fare altro che ringraziare il cielo di avere una famiglia che lo amasse tanto. Avrebbe dovuto ricordarselo più spesso.

Si volse a osservare il paesaggio silenzioso e le varie tombe, disposte in file ordinate, tutte accuratamente tenute, quando una sagoma in lontananza attirò la sua attenzione. Guardò dentro la cappella: Hanamichi, ancora seduto compostamente per terra, sistemava di tanto in tanto i fiori e smuoveva il bastoncino di incenso, spargendo il suo fumo esile e profumato per tutta la stanza, come se stesse cercando un pretesto per non abbandonarla di nuovo. Per non lasciarlo un'altra volta.

Intanto, la figura minuta di un'anziana donna si avvicinava delineandosi nei suoi tratti caratteristici. Indossava un kimono di colore rosso, decorato con fili pregiati che tessevano il disegno di un uccello mitologico che Rukawa riconobbe come una fenice. Avanzava verso la sua direzione e reggeva in mano un secchio di legno colmo d'acqua, muovendosi a piccoli passi per non rovesciarlo. Quando alzò lo sguardo avanti a sé, i lunghi capelli argentati, raccolti di lato in una morbida treccia, e di cui alcuni ciuffi le ricadevano davanti al viso, le solleticarono le guance.

La donna si fermò e osservò Kaede poi la cappella dei Sakuragi: sul suo volto ancora bello, nonostante i segni del tempo, i grandi occhi castani si spalancarono e la donna lasciò cadere il secchio per terra a qualche passo, raggiungendo svelta i pochi metri che la separavano da Kaede. Quando fu vicina, il moro la salutò con un piccolo cenno del capo, facendosi da parte e permettendo alla donna di entrare nella costruzione sacra.

Hanamichi le dava le spalle e, quando si accorse dei movimenti dietro di sé, si volse: "Arrivo, Ka..." si interruppe, quando la persona che vide non fu il suo ragazzo, ma un'anziana donna che lo osservava sorpresa e scioccata allo stesso tempo, come se, vedere lì proprio lui, fosse l'ultima cosa che si sarebbe mai aspettata.

Hanamichi si alzò rapidamente in piedi, voltandosi completamente e sovrastando di diversi centimetri in altezza la figura minuta della donna, spaventato a sua volta da quell'incontro.

"Hanamichi?" disse lei in un sussurro. "Hanamichi, sei proprio tu?" interrogò ancora, cercando di realizzare definitivamente chi avesse davanti, rendendosi presto conto che la somiglianza tra quel giovane e il suo scomparso figlio Hidetoshi era innegabile.

Si portò una mano al petto ed ebbe quasi un mancamento. Kaede, dietro di lei, fece un passo e le fu immediatamente accanto, sorreggendola, mentre Hanamichi si mosse tenendola per un braccio.

"Nonna..." la chiamò senza pensare e la donna sollevò su di lui uno sguardo scuro. Sul suo volto comparve un sorriso triste e nostalgico, mentre si teneva a lui, aggrappandosi al suo braccio.

"Hanamichi, il mio caro nipote..." sussurrò nuovamente, la voce che le tremava un poco, mentre si rimetteva in equilibrio.

Kaede e Hanamichi la lasciarono andare, stando attenti a soccorrerla nuovamente in caso di bisogno, ma la donna mosse pochi passi, avvicinandosi alla tomba del figlio e, accarezzando i bordi dorati del suo nome, sussurrò: "Grazie... grazie per averlo mandato da me..."

Hanamichi non capì, sconvolto da quello strano comportamento e Rukawa lo prese per un polso facendolo uscire dalla cappella, dirigendosi verso il secchio che la donna aveva lasciato cadere, andando a riempirlo nuovamente con dell'acqua.

Hanamichi lo accompagnò alla vicina fontanella, gettando un’ultima occhiata alla donna che adesso pregava e accendeva un secondo bastoncino di incenso.

"Kitsune?" interrogò il compagno, chiedendo a lui spiegazioni, ma Kaede domandò a sua volta.

"Hana... cosa hai intenzione di fare?"

Hanamichi si morse un labbro a disagio, volgendosi a guardare in lontananza la cappella aperta.

Rukawa parlò ancora, impedendogli di rispondere: "Tua nonna è sorpresa di trovarti qui e se non te la senti di parlarle adesso allora non..."

"Io adesso non so niente... non sono pronto a incontrarla, ma... hai visto la sua espressione? Hai sentito? Ha ringraziato mio padre e mi ha chiamato per nome con una voce... sono confuso, Kaede" ammise.

Rukawa gli si avvicinò, stringendogli la mano: "Tu sei stato con me quando ho deciso di affrontare mia madre. Per esperienza posso dirti che tergiversare e lasciar passare troppo tempo non serve. Qualunque cosa tu decida di fare, io starò con te... non ti lascerò, ma se vuoi il mio consiglio, Hana" gli accarezzò una guancia per stabilire un contatto con lui, "dovresti parlare con lei. So che ti ha fatto del male e non avresti creduto che nascondesse un simile segreto come quello che ti ha rivelato tuo padre, ma ho visto quell'espressione, in lei c'era più amore e pentimento per il male fatto di quanto ne ho visto sul viso di mia madre..."

Hanamichi annuì e gli sorrise: "Grazie, Kaede."

Rukawa gli baciò le labbra come incoraggiamento e gli strinse la mano, mentre gli tendeva il secchio per tornare indietro.

"Qualsiasi cosa succeda, non lasciarmi la mano..." gli chiese, quando erano a soli pochi passi e videro la nonna paterna attenderli fuori. La donna era uscita, forse, a controllare che non se ne fossero andati. Sul suo volto lessero sorpresa e un po' di sollievo nel vederli rientrare. Hanamichi le porse il secchio e insieme a lei, in silenzio aggiunsero un po' d'acqua ai fiori e pulirono il marmo e le cornici dei parenti, prima di uscire dalla cappella dopo aver salutato con una preghiera, e chiudere a chiave la vetrata.

Kaede, immediatamente, fu di fianco al rosso e discretamente lasciò scivolare la sua mano in quella di Hanamichi che la strinse. La donna li osservò attenta e abbassò lo sguardo.

"Nonna..." la chiamò Hanamichi, pronunciando quella parola con tono incerto.

L'anziana donna alzò il capo, sorpresa, in attesa che concludesse.

"Avrei bisogno di parlarti, ma..." esordì, ma la donna sollevò una mano facendogli cenno di tacere, interrompendolo.

"Non è questo il luogo... se potete fermarvi, mi farebbe piacere prendere una tazza di tè in casa. Mio marito e mio figlio sono in viaggio di lavoro, per cui potremo parlare tranquillamente, senza essere disturbati" disse, consapevole del perché la voce del nipote avesse tremato nel rivolgersi a lei e del lampo che aveva intravisto nei suoi occhi quando aveva nominato il nonno e lo zio.

Hanamichi guardò Kaede che annuì e poi a sua volta fece un cenno d'assenso alla donna, seguendola fuori dal cimitero e salendo con lei sull'auto scura che l'attendeva una volta arrivati sulla strada.