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01 February 2015 @ 05:32 pm
[Slam Dunk] Our life is gonna change (31)  
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Fortunatamente, il ristorante dove avevano deciso di pranzare non era molto distante dall'albergo in cui pernottavano i due ragazzi, altrimenti avrebbero avuto un considerevole ritardo.

Minako aveva già chiamato due volte per sapere dove fossero finiti, preoccupata che quell'imprevisto potesse derivare dall'incontro avuto dal nipote la sera precedente.
All'ultimo tentativo, comunque, Hanamichi aveva risposto, assicurando la donna che fossero in zona e non si preoccupasse.

Giunti a destinazione, i due si fermarono per riprendere fiato dalla corsa fatta per arrivare in orario e si fecero indicare dalla sollecita cameriera il tavolo.

"Ragazzi, come mai ci avete messo tanto? Ero preoccupata!" disse Minako, osservando i due che avevano l'aspetto alquanto sconvolto per la maratona fatta.

"Scusa mamma, ehm... abbiamo perso tempo a fare le valigie, ieri ci siamo dimenticati e oggi ci siamo svegliati tardi!" mentì, arrossendo e sperando che la donna non se ne accorgesse e, di conseguenza, non facesse domande inopportune.

Minako parve credergli e sorrise: "Spero non vi spiaccia, ma ho invitato anche Momo con noi, ci teneva tanto a salutarvi!" disse, indicando il ragazzo seduto al suo fianco che salutò i due sventolando la mano a destra e a sinistra velocemente.

"Ma certo, mamma hai fatto bene!" disse sincero Hanamichi, mentre Rukawa continuava a squadrare il ragazzo, anche quel giorno vestito in modo alquanto appariscente. Nel locale, però, nessuno pareva aver fatto caso a lui e Kaede si strinse nelle spalle, osservando il suo ragazzo chiacchierare allegro con la madre.

Il moretto non parlò molto, lasciando che madre e figlio conversassero tranquillamente: presto sarebbero dovuti andare via e chissà quando gli sarebbe capitato di rincontrarsi. Hanamichi aveva detto di non voler cambiare città, nonostante lei gli mancasse molto, e la donna aveva accolto di buon grado la cosa. Il rapporto che aveva il suo ragazzo con la madre era diverso dal proprio: nonostante tutto, la sera precedente si era sentito molto giù per il modo in cui si era rivolto a Yuna e poteva immaginare come potesse sentirsi Hanamichi a dover lasciare la persona a cui voleva un gran bene.

Esternamente pareva non essere a disagio e dava l'impressione di essere molto tranquillo: il giorno prima era stato il suo sostegno, se non lo avesse avuto al proprio fianco, prima e anche dopo l'incontro con la donna, era sicuro che avrebbe avuto ancora dei pensieri a tormentarlo, invece Sakuragi, con le sue parole, aveva espresso quelle che erano state le sue stesse riflessioni, dando loro voce.
In quel modo, anche l'animo di Kaede si era sentito più leggero, ora sarebbe toccato a lui rispettare eventualmente i suoi silenzi e supportarlo non facendolo sentire solo.

"Ho sentito Miyako stamattina, anche lei ha cercato di contattarvi, ma senza successo, si è raccomandata di fare attenzione e di chiamare se volete che vada a prendervi. Credo proprio che le manchiate molto!" disse.

Hanamichi sorrise: "Anche tu, mamma, anche tu le manchi, mi chiede spesso di te, anche se so che vi sentite... adesso che sei diventata una persona famosa potresti anche prenderti qualche giorno di ferie e venire a Tokyo, farebbe piacere a tutti!" propose.

La donna parve indecisa e Momo intervenne prontamente: "Ha ragione, Minako-sama! Dovresti prenderti dei giorni per stare con tuo figlio e la tua famiglia. E poi hai me! Non devi preoccuparti: in tua assenza penserò io a tutto!" si offrì e Hanamichi gli sorrise grato.

"Allora, ci penserai?" chiese il figlio con occhi luminosi.

La donna annuì: "Sì, magari potrei prendere qualche giorno come inizia la bella stagione!"
Hanamichi l'abbracciò, un po' goffamente a causa del tavolo che li separava, contento.
Finirono di mangiare e poi uscirono dal ristorante, andando a visitare ancora un po' la città, stavolta sotto la guida di Momo, esperto ormai dei quartieri, ma poi dovettero separarsi.

Minako e il suo assistente avevano accompagnato i due ragazzi in aeroporto e qui, prima di raggiungere il gate, dovettero salutarsi.

"Hana, ecco, tieni!" Minako porse al figlio un pacchettino e Sakuragi lo osservò confuso.

La donna rise: "È un regalo per il tuo compleanno... ah, però non lo devi aprire, manca ancora una settimana, su questo non transigo!" disse seria, poi si rivolse a Kaede.

"Kaede, mi raccomando, sei incaricato di controllarlo, anzi, facciamo una cosa..." Minako prese al figlio il regalo che stava già rigirandosi felice tra le mani, cercando di capire cosa fosse, e lo porse al nipote.

"Ecco... conservalo tu, non mi fido tanto di lui! Daglielo solo il giorno!" disse e Rukawa annuì serio, assicurando alla donna che avrebbe rispettato il suo volere. Inoltre, vedere la faccia che il doaho stava facendo in quel momento non aveva prezzo e, un po' dispettoso, Rukawa aveva accolto il compito con piacere.

"Uffa, ma non è giustoooo!" si lamentò il rossino.

Tutti si misero a ridere, anche Kaede aveva un'espressione divertita sul volto, e dopo qualche altra chiacchiera e saluto, i due ragazzi passarono gli ultimi controlli raggiungendo la sala d'attesa per il volo.

***

"Minako-sama?" Momo attirò l'attenzione della donna che, nel suo studio di cucito, stava passando a macchina un orlo, ma continuava a pigiare sul pedale e cucire avanti e indietro lo stesso punto, senza, però, essersi accorta, di non aver neanche infilato la macchina*.

"Mh?" la donna si riscosse dai suoi pensieri e il suo assistente le si avvicinò, sedendosi accanto a lei, posando forbici e metro sul tavolo.

"Va tutto bene?" chiese dolcemente.

"Oh? Oh sì, scusa... è che io sono un po' scossa. Non vedevo Hanamichi da tanto e abbiamo passato pochissimo tempo insieme. Sono felice per lui e sono sicura che gli manco, ma, egoisticamente, avevo sperato che volesse stare con me" confessò, sentendosi un po' in colpa, abbandonando l'involto di stoffa sulle proprie gambe, giocherellando con un filo troppo lungo.

L'assistente le sorrise e le posò una mano sulla spalla: "Capisco come ti devi sentire e mi dispiace... è sempre doloroso vedere i propri figli partire. mia madre non si è fatta molti problemi a scoppiare in lacrime davanti a me, supplicandomi di non lasciarla..." raccontò facendo sorridere la donna.

"Sai è una tipa particolare" fece una smorfia e Minako capì da chi dovesse aver preso il ragazzo.

"Poi... beh... io non sono certo il tipo che passa inosservato, temeva che potessi trovarmi male trasferendomi e che potessi soffrire. Questo, fortunatamente non è accaduto, anzi, dove vivevo prima stavo peggio... lì sì che mi sentivo inadeguato. Ormai questa è come fosse la mia casa e siete tutti amorevoli e gentili con me. Mi avete accolto senza pregiudizi e mi sono subito affezionato" spiegò. "Sono sicuro che anche per Hanamichi sia così. Nella nuova città, anche se lontano da te, lui ha trovato la sua felicità. Quel ragazzo, Kaede, penserà a lui, si proteggeranno a vicenda e tu non dovrai temere nulla. So che è difficile vivere separati, ma anche per lui non è facile, credimi. Ti vuole un gran bene e si percepisce, ha voluto riempirsi di te in questi attimi, ti ha chiesto di raggiungerlo appena puoi... gli manchi, ma sa che ormai deve crescere. Mi hai detto tu stessa che avete sofferto molto e hai chiesto tanto al tuo ragazzo quando vi siete separati per la prima volta. Ora la scelta spettava a lui. Non potevi chiedergli di dividersi tra l'amore per quel ragazzo e l'amore che prova per te. E non sei egoista a pensare che avresti preferito che scegliesse te. È tutto normale e tu, anzi, sei stata coraggiosa!" le disse sorridendole e abbracciandola quando si accorse che i suoi occhi, a quelle parole, si inumidirono un poco.

Le avvolse le braccia attorno alle spalle, lasciando che si sfogasse e si liberasse. Quando si calmò un poco, Minako si allontanò da lui e si asciugò gli occhi con il fazzoletto bianco che Momo le porgeva.

"Grazie..." sussurrò la donna. "Ti sarò sembrata una povera scema..." rise, tirando su con il naso e cercando di sorridere.

Il ragazzo biondo scosse la testa riccia e sorrise dolcemente: "Affatto... anzi ho visto una donna forte e bella. Una mamma che sacrifica se stessa per il bene del figlio che ama più di ogni altra cosa al mondo e, sai una cosa? Mi hai fatto venire voglia di sentire la mia... torno subito!" le disse, alzandosi dalla sedia e allontanandosi con quella scusa per permetterle di riprendersi.

Minako sospirò e andò nel piccolo bagno a rinfrescarsi il viso, osservandosi allo specchio. Aveva gli occhi un po' gonfi, ma tutto sommato riusciva a riconoscersi abbastanza in quel riflesso: si schiaffeggiò appena le guance e inspirò profondamente. Adesso andava meglio. Molto meglio.

***

"Kitsune, siamo arrivati!" Hanamichi aveva svegliato la sua volpe, appisolatasi pur tutto il viaggio sulla sua spalla.

Erano ormai le nove di sera quando giunsero a Tokyo, l'aereo aveva avuto un po' di ritardo. Uscirono dall'aeroporto e trovarono l'intera famiglia Kuroda ad attenderli.

"Ragazzi!" Miyako li chiamò per attirare la loro attenzione e, non appena la vide, Sakuragi le fece un cenno con la mano.

"Allora, come è andata? Come sta mia sorella? E Sapporo, l'avete visitata? Oh e la sfilata... avanti, avanti, ditemi!"

Hanamichi si mise a ridere, divertito da quella valanga improvvisa di parole e l'espressione che il suo ragazzo aveva rivolto alla madre, intollerante al suo entusiasmo.

Il rosso prese da parte zia e cugina raccontando loro di quella mini vacanza e lasciò che Kaede affrontasse con il padre il discorso riguardante Yuna. Era stato lo stesso Kaede a chiedere al ragazzo, prima di salire sull'aereo, di permettergli di discorrere con l'uomo tranquillamente: voleva raccontargli tutto subito, per non tirare avanti quella situazione e poter al più presto tornare alle loro vite di sempre.

"So già di cosa vuoi parlarmi, Kaede!" esordì Haruhiko non appena capì il motivo di quella improvvisa privacy tra di loro.

"Nh?"

"Tua madre mi ha telefonato e mi ha raccontato. Non che mi abbia riferito ciò che vi siete detti, ma mi ha chiesto di starti vicino e si è scusata per come si è comportata. A quanto pare è rimasta la stessa bambina che ho conosciuto tanto tempo fa; non aveva davvero compreso il peso delle sue azioni fino a che qualcuno non l'ha fatto per lei. Sei stato molto coraggioso, Kaede..." gli disse l'uomo, guardandolo in viso.

"Mi ha detto che Hanamichi ha assistito." buttò lì.

"Sì, gliel'ho chiesto io, ma non si è intromesso" precisò non volendo che pensasse male del nipote.

"Sì, lo so, mi ha detto anche questo, a dire il vero era sorpresa di ciò. Credo sia rimasta colpita, in bene, da questa cosa e abbia compreso meglio le tue parole e il tuo rifiuto."

"Non sarei mai partito, anche se non ci fosse stato Hanamichi, sappi che non l'avrei fatto comunque... io non sono come lei, papà."

Haruhiko annuì e i due si fermarono un istante: "Sono contento e adesso è davvero finita, puoi stare tranquillo!"

"Sì, lo so".

"Ehiiiii... muovetevi! Io ho fame!" Miyako richiamò a sé l'attenzione dei due uomini che la raggiunsero e tutti insieme andarono a mangiare fuori.

***

Una volta rientrati a casa, Hanamichi e Kaede si erano attardati fuori dalla dependance per darsi la buonanotte, ma erano trascorsi diversi minuti senza che riuscissero a separarsi l'uno dall'altro.

"Io dovrei andare..." disse Kaede con la bocca posata contro il collo caldo dell'altro.

Hanamichi spostò il capo per parlare al suo orecchio, così da sussurrare per non disturbare nella casa: "Mh? E chi te lo impedisce, scusa?" rispose, lasciandosi andare meglio contro il muro dietro di sé.

"Tu, hai le mani sul mio sedere..." affermò serafica la volpe e Hanamichi sfilò le mani che teneva infilate nelle tasche posteriori del pantalone del compagno, spostandole sui fianchi.

"Oh, mi scusi" finse distacco, "se ti davano tanto fastidio potevi dirmelo prima!"

"Ma io non mi stavo lamentando, sei tu che hai cominciato!" precisò il moro.

Hanamichi alzò il volto e ricercò la sua bocca, intrappolò il labbro superiore tra le sue e leccò voluttuoso il palato, prendendo tra i denti la carne morbida. Rukawa mosse la lingua alla ricerca di quella del compagno, assaporandolo lentamente, sentendo le mani di Sakuragi spostarsi sulla sua testa, assecondandone i movimenti a destra e a sinistra.

Quelle di Rukawa si infilarono silenziose oltre la maglietta del compagno, saggiando il calore di quella pelle abbronzata e liscia, spostandosi dall'addome alla schiena, grattandolo un poco, facendo premere Hanamichi ancora più verso di sé.

"Mmm..." mugolò il rossino, staccandosi da lui, ma continuando a depositare piccoli baci sulle sue labbra. Riaprì gli occhi, specchiandosi nello sguardo blu del compagno e sospirò dispiaciuto, posandogli le braccia sulle spalle e giocando con i capelli neri.

"Non voglio..." mugolò.

Rukawa gli baciò le labbra, sfilando le mani, abbassando la maglia, posandole poi sopra di essa sulla vita.

"Mi mancherai stanotte, kitsune, mi sono abituato a dormire abbracciato a te... non chiuderò occhio!" disse e Rukawa scosse il capo divertito.

"Doaho!"

"Uff... lo so che ti sembrerà assurdo e che tanto a te non frega niente ed entrerai in catalessi non appena poggerai la testa sul cuscino, ma io mmmpf!" Rukawa tacitò quel veloce parlare con un bacio.

"Non dire assurdità, mi fai sempre passare per quello insensibile, idiota!" lo rimproverò e Hanamichi, dimentico dell'insulto, gli rispose con un sorriso.

"Già... così tu, sapendo che ho un po' di ragione, ti sentirai in colpa e sarai gentile con me... eheheh... tutto calcolato!" gli disse, soddisfatto di sé.

"Doppio doaho" lo rimproverò ancora, abbracciandolo forte.

Si separarono lentamente e Hanamichi disse: "Dai, vai adesso, domani c'è scuola e dobbiamo riposare!" gli disse, per incentivarlo a staccarsi, ma neanche lui ne era poi convintissimo.

"E se mi invitassi a rimanere?" lo provocò.

"Non tentarmi, kitsune, a me piacerebbe anche dormire semplicemente insieme senza che questo implichi un ulteriore... ehm... coinvolgimento emotivo tra di noi" gli disse, leggermente rosso in viso.

"Anche a me, cosa hai capito, scimmia maniaca!"

Sakuragi alzò gli occhi al cielo e lo allontanò da sé per le spalle, più per convincere se stesso che altro.

Rukawa gli rubò velocemente un bacio e gli prese una mano: "Allora?" era serio.

Hanamichi sorrise e scosse il capo: "Un'altra volta, Kaede, davvero, non che non lo voglia, ma..."

Rukawa non comprese, Hanamichi gli strinse le dita tra le sue e aprì la porta della dependance: "I tuoi, Kae... lo so che lo sanno e che lo accettano, ma la cosa mi imbarazza un po'..." spiegò, allungando il braccio lasciandolo oscillare insieme a quello del moro.

"Hana ti metti troppi problemi..." gli disse e Hanamichi sapeva che fosse vero.

"Lo so..." disse mesto.

Rukawa non insistette, non voleva che il rosso si impensierisse: per quanto paradossale sapeva come Hanamichi si sentisse in quella situazione e decise di lasciar correre e aspettare ancora un po’. Lo salutò con un veloce bacio sulle labbra, strappandogli un sorriso e Sakuragi entrò in casa, mentre Rukawa saliva le scale.

Prima di entrare in salotto, però, Kaede si volse e Hanamichi lo salutò con la mano, augurandogli la buonanotte ricevendo in cambio lo stesso saluto dal moro che poi sparì all'interno della villa.

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Hanamichi fu svegliato nel cuore della notte dal suo cellulare che prese a vibrare sul comodino, in seguito a una serie di messaggi che gli erano arrivati nel giro di pochi secondi l'uno dall'altro.

Accese l’abat-jour e prese in mano l'aggeggio malefico, disturbatore del suo sonno, aprendo i quattro messaggi: li lesse e sorrise. Guardò l'ora e vide che era mezzanotte passata. La mezzanotte del 1° Aprile: il giorno del suo compleanno!

Ovviamente gli artefici di quel disturbo notturno altri non erano che i suoi migliori amici da Kanagawa e ciò che lo fece sorridere ancora di più fu l'apprendere, da quelle poche righe di testo, che i quattro avevano avuto la medesima idea di rimanere svegli per fargli gli auguri e che avevano l'assurda pretesa di aver fatto prima degli altri. Hanamichi osservò i dettagli del menù e, nell'ordine, il primato l'aveva avuto il migliore amico: sicuramente il più furbo ad aver calcolato il tempo di invio, seguito da Takamiya, Okusu e Noma.

Sghignazzò tra sé e rispose a ciascuno di loro, precisando quale fosse la loro posizione sul 'podio'.

Attese ancora qualche secondo prima di tentare di riappisolarsi e, infatti, ricevette in sequenza, gli squilli degli amici che lo avvisavano di aver ricevuto risposta.

Si mise supino sul letto, coprendosi con il copriletto e socchiudendo gli occhi soddisfatto: era felice che i primi a dargli gli auguri fossero stati loro, quello sarebbe stato il primo anno che avrebbero festeggiato separati, un po' si sentiva triste, ma non voleva crogiolarsi in quella malinconia, era sicuro che, anche da lontano, avrebbero trovato il modo di farlo sentire a casa. Si girò su un fianco e si mise di nuovo a dormire.

***

"Hanaaaa!" non appena entrò in cucina, la zia, che stava sistemando nel lavello le tazze sporche della colazione, lasciò andare la spugna per precipitarsi dal nipote e fargli le dovute feste, augurandogli un felice compleanno.

Ayako attese, invece, che prendesse posto a tavola accanto a lei e gli diede due baci sulla guancia, facendo lo stesso. Anche lo zio, entrato in sala giusto in tempo per osservare perplesso la moglie dare di matto nei confronti del nipote, gli strinse la mano facendogli i suoi auguri.

"Hana, allora: stasera andremo fuori a cena! È deciso!" disse fiera Miyako, per la quale ogni scusa era buona per far festa e mangiare fuori.

"Dai zia, non importa, cioè mi farebbe piacere, ma non dovete, per me".

"Oh, sciocchezze! Sì, invece, ce ne siamo persi fin troppi di tuoi compleanni e poi questo sarà il nostro regalo, visto che non sono potuta andare a comprarti nulla, quindi il minimo è che ce ne andiamo fuori a cenare, veero, caaaro?" cantilenò con occhi grandi rivolta al il marito il quale neanche si mise a discutere, accettando la propria sorte. Non poteva farcela contro quella pazza di sua moglie, soprattutto se c'erano di mezzo i figli e il nipote, ma in fondo, neanche a lui dispiaceva passare una serata diversa.

"'orno..." proprio in quel momento, anche Rukawa fece il suo ingresso in cucina e Hanamichi si voltò verso di lui con un sorriso enorme stampato in faccia, emozionato all'idea che il suo volpino gli facesse gli auguri: quello era il suo giorno e lui adorava il proprio compleanno, sentendosi protagonista assoluto, coccolato da tutti che lo ponevano al centro dell'attenzione senza che fosse lui a doverne prima sottolineare il concetto.

Rukawa si volse verso il rosso, con la solita aria indifferente che aveva la mattina appena sveglio, e si sedette al suo fianco, mentre la madre gli porgeva il bicchiere di spremuta e il pane tostato.

Sakuragi continuava a fissarlo e Rukawa, dopo un po', si volse verso di lui: "Doaho, perché hai questa faccia più ebete del solito, stamattina?" gli chiese, mordendo poi un angolo del pane croccante, lasciando Hanamichi sconvolto.

Ayako trattenne a forza una risata, tossicchiando quando il liquido caldo del the le andò di traverso e Hanamichi la fulminò immediatamente.

Il rosso guardò i parenti come a chiedere aiuto, non riuscendo a spiccicare parola per quell'assurdo comportamento del cugino e Miyako mise una mano sulla spalla del figlio: "Ehm, tesoro, sai che cosa è oggi?"

"Mh... inizia finalmente il campionato!" disse serio, bevendo un sorso di spremuta, osservando poi Hanamichi che lo fissava e sembrava odiarlo con tutte le sue forze in quel momento. "Oh e ricominciano anche le lezioni" aggiunse poi.

Ma, forse, si disse, non era quella la risposta che il rosso si aspettava, perché, furente, ma con una calma che non gli apparteneva, si alzò dal tavolo senza neanche aver finito di mangiare e, presa la cartella salutò tutti: "Scusate, mi è passata la fame. Io comincio ad andare" disse rigido.

Miyako lo salutò con un debole sorriso, augurandogli una buona giornata e il rosso non poté trattenersi dallo sbattere la porta di ingresso.

"Pff..." Ayako non ce la fece più e scoppiò a ridere. "Kaede sei stato assolutamente fantastico, ma come fai?" chiese la sorella. "Povero, Hana!"

"A fare cosa, scusa?" le disse il moro serio.

Lei lo guardò con occhi grandi: "Oddio, Kaede! Ma allora non lo sai davvero!" si sorprese, credeva sul serio che, nonostante il suo essere assolutamente negato a ricordare date e ricorrenze, almeno quella se la fosse appuntata da qualche parte! Hanamichi non aveva tutti i torti a offendersi.

"Come hai potuto? Oggi è il..."

"Il suo compleanno, lo so" disse, beandosi dell'espressione che fece la sorella, sorridendo tra sé. L'aveva fatta anche a lei.

"Raggiungilo allora, stupido! C'è davvero rimasto male! Per un attimo anche io..."

"No... continua a credere anche tu che io non lo sappia" le disse solo, guardandola in modo che capisse che dovesse reggergli il gioco e lei annuì, non sapendo cosa altro fare, senza comprendere cosa avesse in mente suo fratello: stava letteralmente giocando con il fuoco e sperava per lui che fosse ben attrezzato contro le scottature.


***

"Doaho" Rukawa si era avvicinato al banco di Sakuragi durante la pausa pranzo e il rosso si era voltato verso di lui con aria scocciata.

"Che c'è?" chiese, mentre neanche lo guardava ed estraeva dalla cartella il proprio bento.

"Ti va se andiamo a mangiare in cortile?" chiese, cercando di evitare di ribattere a tono. Se gli avesse risposto così in qualunque altro giorno, Rukawa non ci avrebbe pensato due volte a mandarlo al diavolo, ma sapeva di meritare un simile trattamento, per cui ci passò sopra. Non che lo stesse giustificando, ma aveva idea che, considerata l'importanza che il rosso dava a quella data, ci stesse che ce l'avesse un po' con lui; insomma, era il suo ragazzo e avrebbe dovuto avere più riguardo, ma non poteva certo rovinare la sorpresa che aveva in mente per lui.

Vedendolo così mesto Hanamichi pensò che, forse, meglio tardi che mai, il suo ragazzo si fosse ravveduto sulla data del giorno e volesse pranzare con lui in privato per fargli i suoi auguri: per cui si rilassò e, con un leggero sorriso, presa la scatola del pranzo, in silenzio scesero in giardino cercando un posticino appartato.

"Vieni, andiamo lì kitsune!" disse entusiasta il rossino, sedendosi all'ombra di un grande albero, la giornata era assolutamente perfetta e primaverile, moderatamente calda come piaceva a lui.

Fu sempre il rosso che, mangiando soddisfatto, parlò: "Sai, kitsune, per un attimo avevo davvero pensato che ti fossi dimenticato" gli disse sorridendo contento e avvicinando il volto al suo per baciarlo e fare pace, ma prima chiese ancora speranzoso: "Allora?"

"Allora cosa?" domandò il moretto, sporgendosi a sua volta e guardandolo senza alcuna espressione.

Rukawa stava per raggiungere quelle belle labbra della cui morbidezza, quella mattina, ancora non aveva potuto godere, ma Hanamichi si allontanò da lui offeso: "Scusa, per quale motivo sei venuto a chiedermi di mangiare insieme?" indagò.

"Mh? Deve esserci un motivo? Mi andava, non avevo sonno così” disse di proposito, sapendo quanto un'affermazione di quel tipo potesse essere deleteria per la situazione critica nella quale già si trovava. Sperava solo che Hanamichi, poi, potesse perdonarlo e che almeno il gioco valesse la candela.

Si fissarono negli occhi, quelli di Hanamichi lucidi di nervoso e, infine, sbottò: "Va' al diavolo!" si alzò in tutta fretta, raccogliendo le sue cose, allontanandosi a grandi passi nuovamente all'interno dell'edificio.

Con una camminata concitata e sul viso un'espressione truce, Hanamichi sembrava quasi sul punto di esplodere, tanto che, chiunque incontrasse sulla sua strada, a una sola occhiata vedeva bene di non intralciare per sbaglio la sua traiettoria.

Sakuragi voltò l'angolo, senza fare attenzione, scontrandosi con qualcuno che, per il colpo, cadde a terra con un gemito.

"Ahi!"

Sakuragi si volse con espressione dura, pronto a fulminare l'incauto che avrebbe osato dare a lui la colpa di tutto, ma mutò intenzione quando vide contro chi era andato a sbattere.

"Haruko-chan! Scusami, non ti ho vista. Tutto a posto?" chiese, aiutandola ad alzarsi.

"Mh, sì! Non guardavo dove stavo andando, ma cercavo proprio te, Hana!" disse sorridente.

"Ah sì?" si sorprese lui.

"Volevo essere la prima, beh, la prima della squadra, scommetto che non tutti lo sanno..." rise, prima di sollevarsi sulle punte dei piedi e abbracciarlo. "Tanti auguri!" disse felice.

Hanamichi si ritrovò, sorpreso, a ricambiare quel gesto d'affetto e, proprio in quel momento, notò davanti a lui, qualche passo dietro la ragazza, Rukawa osservarli con espressione quasi sconvolta.

Dispettoso, Sakuragi sorrise soddisfatto e la strinse a sé, riprendendo a parlare con quel tono smielato e in falsetto con cui era solito rivolgersi a lei i primi tempi: "Harukina, grazie! Sei proprio un angelo!" disse, calcando volutamente sui vezzeggiativi, vedendo Rukawa fulminare i due con lo sguardo e, sorpassandoli, li ignorò di proposito.

"Oh, ciao Rukawa!" salutò la ragazza, ma non ricevette alcuna risposta.

Hanamichi osservò il moretto allontanarsi con passo nervoso e si sentì soddisfatto. Non andava a genio neanche a lui quella scenetta, avrebbe tanto preferito stringere tra le braccia la sua kitsune e ricevere da lui gli auguri, ma, forse, in questo modo, avrebbe capito o almeno si sarebbe informato sul perché, apparentemente senza motivo, aveva abbracciato la manager.

Dopo essere passato a prendere la borsa da ginnastica in classe, insieme all'Akagi, Hanamichi si diresse in palestra, ma quando vi entrarono di Rukawa non vi era traccia: chissà dove era andato?

Quando l’ala grande fece il suo ingresso, immediatamente i ragazzi del club attorniarono il compagno e gli fecero i loro auguri, accompagnati da amichevoli pacche sulle spalle, battutine e sorrisi.

Una volta esaurite le feste e ringraziato tutti, Hanamichi andò a cambiarsi, trovando Rukawa davanti al proprio armadietto quasi pronto.

Si guardarono per un attimo, poi Hanamichi stoicamente lo ignorò emettendo un piccolo sbuffo quando gli passò accanto.

Rukawa seguì i suoi movimenti e, vedendo che non gli parlava, chiese con noncuranza: "Non hai niente da dirmi?"

"Mh?" Hanamichi si volse verso di lui, osservandolo per un secondo, soddisfatto della posa di difesa che aveva assunto e, vagamente pensieroso, rispose: "Non mi pare, tu a me?" chiese, mentre si toglieva la camicia e infilava con un movimento veloce la maglia da allenamento.

"Doaho!" lo rimproverò Rukawa. "Cos'è quella scena a cui ho dovuto assistere poco fa?" decise di chiedere. Sapeva che Hanamichi avrebbe goduto per quella sua gelosia, ma non era riuscito a trattenersi: un conto era fargli credere che si fosse dimenticato del suo compleanno e farlo penare, magari sentendosi anche un filino in colpa nel vederlo così triste senza poterlo coccolare, ma un altro era che lui si facesse consolare dalla Akagi e questo non era contemplato nel suo piano.

"Non capisco di cosa parli" fece vago, levandosi i pantaloni e indossando quelli della tuta, legando a fiocchetto il laccio anteriore, per stringerli in vita.

Rukawa si avvicinò velocemente a lui e lo prese per le braccia, facendolo voltare verso di sé, piantandogli le mani sulle spalle costringendolo contro gli armadietti.

"Ehi!" si lamentò il rosso, lanciandogli un'occhiata dura.

"Doaho!"

"Che vuoi?" disse rabbioso. "Non sono dell'umore adatto per queste tue scenate, Rukawa... se sei geloso fattela passare, non è un problema mio, invece di preoccuparti del gesto, dovresti pensare al motivo per cui l'ha fatto, ma non ti importa, vero? Sei la solita volpe addormentata... e sai una cosa? Io ci rinuncio! Arrangiati!" sbottò, senza sapere lui stesso perché se la prendesse così tanto per una scemenza del genere: sarebbe bastato, come faceva di solito, fargli notare la sua dimenticanza, in fondo sapeva quanto il suo ragazzo fosse svampito delle volte, invece aveva voluto che lo scoprisse da solo. Non chiedeva poi molto: lui era importante per Kaede e allora che glielo dimostrasse anche andando a fargli gli auguri!

Si era impuntato e non avrebbe ceduto, anche se gli dava fastidio, anche se soffriva perché non gli piaceva litigare con lui, proprio in quel giorno poi, non l'avrebbe fatto! Sarebbe stato un compleanno da dimenticare, lo sapeva!

"Lasciami adesso, iniziano gli allenamenti e io ho bisogno di scaricare!" disse, scostandolo da sé e tornando in palestra.

Rukawa rimase solo nello spogliatoio e si sedette sulla panca, sorridendo stancamente, passandosi una mano tra i capelli: non andava bene, la situazione gli stava sfuggendo di mano e rischiava di precipitare. Mancano solo poche ore alla fine della giornata e doveva resistere, era arrivato fino a quel punto e avrebbe continuato. Prima, però, di raggiungere i compagni, prese dall'armadietto il cellulare e inviò un messaggio, detestava ammetterlo, ma aveva bisogno di rinforzi.

***

"Hanachaaan!" Sendo corse incontro al suo amico, abbracciandolo in collo e stringendolo forte, bisbigliandogli all'orecchio i suoi auguri.

"Akira, che diavolo fai? Staccati, stupido!" lo rimbeccò Mitsui, allontanandolo dal kohai che lo fissava imbarazzato.

"Ehm, grazie Akira..."

Il giocatore del Ryonan gli sorrise e baciò le labbra imbronciate del suo ragazzo: "Su su, non tenermi il muso, lo sai che amo solo te, ma oggi è il giorno di Hanachan!" spiegò e Mitsui gli diede un leggero pugno sulla spalla.

"Sì, ma non mi interessa" disse geloso, facendo ridere il suo ragazzo, mentre andavano a prendere posto al tavolino dove prima stava seduto Akira.

"Oh, per favore, fatemi un regalo ed evitate di fare i carini, non è aria!" disse sconsolato il rosso, iniziando a giocherellare con un fazzolettino di carta per tenere le mani occupate.

"Che c'è, Hana?" chiese Sendo, poi aggiunse, "Ehi, e Kaede?"

Sakuragi roteò gli occhi e sbuffò, posando il pugno contro la guancia.

Mitsui, in silenzio, fece un cenno con la mano a taglio sotto il collo al suo ragazzo, per suggerirgli di evitare e poi parlò: “È rimasto in palestra a giocare, oggi era strano" buttò lì. "Quindi siamo venuti solo noi, in fondo oggi è il giorno della scimmia!"

"Il giorno del mitico Tensai sarebbe stato più appropriato!" rimbeccò Sakuragi mogio, non riusciva a darsi neanche il solito contegno.

I due ragazzi più grandi si guardarono l'un l'altro un istante, poi sentirono Hanamichi sbottare: "Uffa!" batté le mani sul tavolo e cominciò a parlare velocemente. "Ma io non lo so! Proprio non capisco! Non lo concepisco! Passi che trecentosessantaquattro giorni l'anno uno si disinteressi completamente del mondo che lo circonda, ma... un giorno! Dico, uno che dovrebbe ricordare, lui lo rimuove! Non chiedo poi tanto, no? Io lo so che la volpaccia ci tiene a me e lo so che non dipende dal fatto che si ricordi o meno del mio compleanno, ma..." posò i gomiti sul tavolo, le braccia alte e vi nascose la testa, tenendosi i capelli con le mani. "Non è giusto, se ne sono ricordati tutti tranne lui e questa cosa... abbiamo litigato perché, per ripicca, ho abbracciato Haruko!" spiegò ai due che si guardarono sorridendo.

Ora Sendo capiva come mai Kaede gli avesse scritto chiedendogli di portare il doaho lontano da lui: nel suo voler fare un gesto carino al suo ragazzo aveva, invece, combinato un macello.

Akira sorrise: "Dai, Hanachan, sono sicuro che non lo fa apposta, se glielo dicessi..." tentò e Sakuragi alzò di scatto il capo.

"Lo so, ma non va bene! Deve imparare che io non posso sempre perdonarlo! È una volpe smemorata, insensibile. Non gli parlerò più, vedrete. Io ci sono rimasto veramente male e che non provi neanche a farmi qualche moina per farsi perdonare una volta che ha capito di aver sbagliato perché lo strozzo e lo trasformo in pelliccia con le mie stesse mani!" sbottò adirato.

I due lo guardarono allibiti e anche il cameriere, avvicinatosi al tavolo per prendere le ordinazioni, l'aveva fissato perplesso.

"Ehm..." Hanamichi divenne rosso in viso e si nascose dietro al menù delle bibite, ordinando a mezza bocca un succo di frutta, mentre gli altri due, in silenzio, se la ridevano e il cameriere si allontanava spaurito.

Il resto del tempo che passarono insieme, dopo che Hanamichi si fu calmato, i ragazzi evitarono accuratamente di nominare la 'volpe insensibile' e diedero al loro amico anche un piccolo pensiero che il rosso non si aspettava davvero.

"Oh, è una fesseria, ma come l'abbiamo vista ti abbiamo pensato" spiegò Sendo, mentre il ragazzo scartava il pacchetto e ne estraeva un piccolo portachiavi che raffigurava il genio della lampada di una delle famose fiabe dell'Occidente.

"Ahahah, ragazzi, è molto carina e appropriata aggiungerei. Vedo che c'è qualcuno, allora, che riconosce il mio immenso genio! Bravi, bravi, ragazzi! Grazie!" disse contento e i due, per una volta, non lo smontarono vedendo come gli fosse tornato il sorriso.

"Adesso devo andare, la zia ha deciso di cenare fuori e voglio prepararmi con calma. Chissà se qualcuno si sarà ricordato nel frattempo o almeno gli sia venuto il dubbio visto che non mangeremo a casa" disse, ma non ci credeva molto neanche lui.

Ringraziò ancora gli amici per il regalo e per averlo ascoltato e uscì dal locale.

Quando rientrò, la casa principale era vuota e trovò un biglietto in cui la zia lo informava dell'orario di prenotazione e del ristorante scelto, chiedendo che la raggiungessero per tempo e che lei e il marito sarebbero arrivati lì direttamente dal lavoro.

Hanamichi si avvicinò alla camera della volpe e sbirciò al suo interno per vedere se, nel caso, non stesse dormendo, ma la trovò vuota, rimanendo deluso.

Scese alla dependance, sconsolato e triste per l'esito di quella giornata, e si preparò per andare al ristorante: d'improvviso tutta la voglia di festeggiare gli era passata e non sentiva quel giorno neanche più suo.

Stava aspettando che il cancello automatico si chiudesse, quando una voce dal cortile lo chiamò: "Doaho".
Si volse e vide Kaede, bellissimo come sempre nei suoi abiti migliori: jeans scuri e camicia arrotolata sulle braccia, lasciata negligentemente fuori dai pantaloni. I capelli erano ancora leggermente bagnati e quando gli si avvicinò, passando in mezzo alla grata che si stava chiudendo, Sakuragi venne invaso e circondato dal buon profumo di dopobarba.

Sentì le proprie guance arroventarsi e il cuore battergli impazzito.

"Facciamo la strada insieme, ho trovato il biglietto di mia madre" disse e Hanamichi annuì soltanto, sospirando: come aveva previsto, Rukawa non si era neanche preso la briga di chiedere il motivo di quell'uscita, semplicemente si era disinteressato.

Camminarono fianco a fianco, vicini tanto che le loro spalle si sfioravano quasi, ma lontani. Hanamichi teneva le mani dentro le tasche dei jeans e pensava a quella improvvisa situazione tra di loro.

Quando furono arrivati e Rukawa mise mano alla maniglia della porta, Sakuragi volle
parlargli: "Kaede..." sussurrò indeciso, forse troppo tardi, però, perché quando il moro si volse era già entrato nel locale e gli teneva aperta la porta per farlo passare. Hanamichi scosse il capo, avanzando: "Niente, lascia p..."

"TANTI AUGURI!" un coro di voci si alzò forte nell'aria assordando e facendo prendere un colpo al rossino che si bloccò immediatamente.

Davanti a lui, una sala addobbata a festa con striscioni sul soffitto e una lunga tavolata tutta colorata: a capotavola un cartellino con il suo nome.

Due mani si posarono delicatamente sulla sua vita e una voce all'orecchio sussurrò dolcemente: "Sorpresa, Hana: buon compleanno!"

Hanamichi si volse appena in tempo per vedere Kaede mettersi da parte, prima di venire investito e abbracciato forte dai suoi amici.

Sorpreso, con la bocca ancora socchiusa dallo stupore, batté più volte le palpebre, riuscendo a mormorare, ancora incredulo: "Yohei... ragazzi! Cosa ci fate qui?"

"Ehi, Hana! Non sei felice di vederci?" chiese il paffuto amico battendogli una mano sulla spalla. Hanamichi stentava ancora a credere ai propri occhi: i suoi migliori amici erano lì alla sua festa a Tokyo e... e lui non ne sapeva niente.

I ragazzi lo portarono al tavolo, facendolo sedere al posto d'onore, mentre, ancora confuso, Hanamichi non sapeva cosa dire.

La zia gli andò vicino, mettendogli sotto il naso un grande pacco colorato, incentivandolo a scartarlo. Sakuragi sorrise, ringraziando i parenti per il pensiero: da una grande scatola tirò fuori un completo nuovo per il basket, una capiente sacca sportiva, degli asciugamani con le sue iniziali ricamate, come quello che aveva Rukawa, e numerosi accessori per lo sport. Hanamichi osservava tutti quei regali sorpreso e stupefatto. Gli occhi gli brillavano come quelli di un bimbo alla vigilia di Natale.

"Ma...?"

"Oh... dai, sembrano tanti, ma non sono tutti da parte nostra. Visto che appartenevano allo stesso tipo li abbiamo messi insieme per farti una sorpresa" spiegò Ayako vedendo l'espressione del suo viso, felice.

"Già, già, capo! Ormai il tempo dei giochi è finito, sei un... aspetta com'è che dice sempre?" chiese il baffetto al biondo e questi lo aiutò a trovare le parole. "Basketman!"

"Giusto, giusto!" si aggiunse Takamiya. "Quindi, mi spiace per te, ma visto tutti i soldi che abbiamo speso il minimo è che tu ne faccia buon uso!" sottolineò senza alcun buonsenso quest'ultimo e Hanamichi scosse il capo imbarazzato, scusandosi con i parenti che risero della scenetta.

Anche lo zio, solitamente composto e pacato, si lasciò scappare un sorriso.

Hanamichi ringraziò sentitamente tutti e, levate le carte e alcuni fiocchi di polistirolo dalla tavola, fecero avvicinare la cameriera che prese le loro ordinazioni.
Per tutta la cena Hanamichi fu protagonista assoluto delle chiacchiere, aneddoti e racconti dei presenti da quelli più imbarazzanti a quelli che lo vedevano maturato durante quei mesi di soggiorno a Tokyo.

Spesso il rossino si ritrovava a cercare con lo sguardo Rukawa, ma era troppo distante da lui perché potessero scambiare due parole: avrebbe dovuto e avrebbe voluto ringraziarlo per quella sorpresa. Era sicuro che ci fosse lui dietro tutto quello e non doveva essere neanche vero che si era dimenticato del suo compleanno, voleva che la sua sorpresa fosse unica e la giornata indimenticabile. E lui che l'aveva trattato male e insultato un po' quando era uscito con Mitsui e Sendo nel pomeriggio: si sarebbe fatto perdonare, promise tra sé.

I primi a lasciare la festa furono i Kuroda che, insieme ai figli, rincasarono lasciando ai giovani di Kanagawa il compito di sbizzarrirsi quella sera.

Era da tanto che Hanamichi non stava insieme ai ragazzi e volevano che, per una volta, fosse tutto come doveva essere. Sakuragi avrebbe voluto che anche i cugini rimanessero con lui, ma Ayako l'aveva rassicurato di non pensare a loro e di divertirsi con gli amici.

La spiegazione del moretto era stata una semplice affermazione: "Casinisti!" e da lì Hanamichi aveva compreso il suo piccolo disagio. Avrebbe voluto ringraziarlo, ma era stato sequestrato dai quattro che avevano voluto che li portasse a conoscere uno dei locali dove era solito passare le serate quando usciva con il nuovo gruppo e insieme testarono i record delle slot e le consolle di Tokyo, raggiungendone di nuovi.

Quando rientrarono a casa, i ragazzi erano ancora particolarmente euforici e senza alcuna intenzione di riposare: "La notte è giovane Hanamichi! Non ti faremo chiudere occhio!" assicurò Takamiya.

"Ahahah, va bene, va bene, allora aspettatemi in casa. Disponetevi come meglio vi pare, io vado a prendere qualcosa da sgranocchiare e alcuni giochi, aspettate qui da bravi e non distruggetemi la depandance. Yo, te li affido!" aveva detto con un sorriso, prima di salire in punta di piedi alla villa.

La casa era, apparentemente, immersa nell'oscurità e nel silenzio, ma, una volta dentro, Hanamichi si rese conto che non tutti dormivano e, cosa strana, trovò Rukawa in soggiorno che guardava un quiz a risposta multipla con le cuffie collegate alla tv.

Gli andò vicino, toccandogli una spalla per farlo accorgere della sua presenza e Kaede, non appena lo vide, spense il televisore togliendosi poi le cuffie.

"Doaho, siete rientrati?" chiese, mentre Hanamichi si metteva di fronte a lui e gli sorrideva, sedendosi cavalcioni sulle sue gambe, allacciandogli le braccia al collo.

"Sì, ma i ragazzi non hanno intenzione di concludere la festa!" lo informò, sporgendosi a baciargli le labbra, un contatto che fu lungo e intenso.

"Mi dispiace per come ti ho trattato, kitsune. Credevo ti fossi dimenticato, invece hai fatto tutto questo".

"Chi ti dice che sia stato io?" gli chiese, sfiorandogli le cosce con le mani.

"Eheh, è inutile che fai il sostenuto lo so che è così e mi dispiace per essere stato dispettoso con Haruko" gli baciò una guancia.

"Mh, non basterà qualche moina per farti perdonare, è stato un duro colpo" ammise, rapendogli le labbra, punendolo con un bacio prepotente.

"Mmmh..." mugolò il rosso. "Vuoi scendere con noi? Paradossalmente l'unica cosa che volevo oggi era stare con te e, invece, abbiamo litigato, ci siamo arrabbiati e mi hanno rapito, dai vieni!"

Rukawa scosse il capo: "No, anche loro hanno diritto di stare con te. Non mi piace questa cosa, ma li capisco, sono i tuoi amici e poi sono troppo rumorosi, scapperei a gambe levate" disse e Hanamichi ridacchiò piano, per non disturbare gli zii.

"Hana, prima di andartene devo darti una cosa" prese un pacchettino che aveva posato sul tavolino e lo porse al rosso che lo guardò confuso: "Per me?" gli chiese, anche se aveva qualcosa di familiare.

"Sì, è quello che mi ha dato tua madre, non lo apri? Sei stato insopportabile per giorni".

Hanamichi gli scoccò un'occhiata significativa e scartò il piccolo involucro, aprendo la scatola: rimase stupito da quello che vi trovò dentro e sorrise dolcemente.

Rukawa attese che gli parlasse e Hanamichi spiegò, tirando fuori un orologio dal cinturino nero e la chiusura a scatto: "Era di papà, gliel'aveva regalato la mamma per il suo compleanno, due mesi prima che..."

Kaede gli mise una mano sulla guancia, accarezzandolo con tenerezza, stringendolo in vita con un braccio.

"Me lo metti?" chiese e il moro annuì con la testa, prendendolo tra le mani e infilandoglielo al polso con attenzione.

Hanamichi se lo rimirò, aveva un sorriso dolcissimo sulle labbra e Rukawa rimase a osservarlo.

"Kaede..." il rossino sollevò lo sguardo e, serio, chiese. "Puoi stringermi un po'?"

Kaede alzò le braccia e lo cinse, avvicinandolo a sé, carezzandogli la schiena e baciandolo dolcemente vicino all'orecchio.

Persi in quel calore reciproco, Rukawa si lasciò ammaliare da quella vicinanza e dalle carezze rassicuranti era passato a dolci tocchi maliziosi, così prima che potesse rendersene conto, il rossino si ritrovò steso di traverso lungo il divano, con il corpo del volpino a sovrastarlo.

"Kitsune?" lo richiamò perplesso, sussurrando.

"Doaho?" gli rispose, chinandosi a baciarlo.

"Che cosa hai in mente?"

"A te che sembra?" domandò, scendendo a baciargli il viso, mentre le mani si infilavano sotto la mise casalinga, portandola con sé verso l'alto, scoprendo il petto glabro che si arcuò verso di lui, sospirando, quando il moro vi posò le labbra al centro.

"Kaede, non mi dispiace tutto ciò, ma non mi pare il caso i miei amici mi aspettano e, ah, i tuoi sono… no, non possiamo!" cercò di riportarlo alla ragione, ma Rukawa gli aveva sfilato la maglia, gettandola sul pavimento, liberandosi a sua volta della propria, tornando a far combaciare i loro corpi.

"Doaho e la cosa non ti stuzzica minimamente?" gli domandò, gettando un'occhiata significativa verso la porta aperta dalla quale si intravedeva il buio del corridoio che portava alle camere da letto.

Sakuragi arrossì e aprì la bocca emettendo un mugolio strozzato.
"Kitsune pervertita! Certo che no a differenza di qualcuno!" sottolineò, sentendo l'erezione del compagno premergli vogliosa contro la coscia e trattenendo un gemito quando Rukawa cominciò a strusciarsi su di lui.

"Bugiardo, lo sento..." ci tenne a informarlo il moro, mentre faceva scivolare una mano tra le sue gambe e gli accarezzava il sesso teso dentro i pantaloni, premuto contro la coscia.

Hanamichi gli cinse il collo con le braccia, nascondendosi e chiamandolo in un sospiro.

"Davvero, non penso che..." tentò ancora di dissuaderlo e dissuadere se stesso anche, ma Rukawa lo contraddisse: "Pensi che sapresti spiegare ai tuoi amici questo..." lo tacitò definitivamente, spostandosi da lui e indicando verso il basso. Il rosso abbassò lo sguardo alzando un poco la testa e rimase sconvolto dal proprio stato.

"Merda!" sospirò, abbandonandosi nuovamente contro il divano e guardando Rukawa che lo osservava malizioso, conscio di averlo in pungo.

"Mmmh" gemette Hanamichi. "Vieni qui!" gli disse, attirandolo a sé per baciarlo, sollevando il bacino.

Rukawa sorrise e si perse in quel contatto, mentre una mano si faceva spazio tra i vestiti e, finalmente, lo accontentava.

Hanamichi si stringeva a lui e sollevava i fianchi per chiedere a Rukawa di andare oltre, ma Kaede non sembrava del tutto convinto a soddisfarlo, magari gli stava venendo qualche remora? Pensò dato tutto il suo parlare delle conseguenze.

Notata la sua titubanza, infatti, il rossino chiese divertito: "Kitsune ti serve un invito scritto?" mentre gli abbassava con le mani i pantaloni e la biancheria, liberando la sua erezione, spingendogli il sedere verso di sé.

"Doaho, così ti farò gridare e volevi essere discreto".

"Tu non ti preoccupare di questo..." gli sorrise, mentre si strusciava con la nuda eccitazione su di lui e lo guardava con occhi brillanti.

Rukawa sorrise, baciandolo sulla bocca, torturandogli le labbra, mentre lo preparava un poco, prima di spingersi dentro di lui e sentirlo sciogliersi e aprirsi come un bocciolo candido.

Hanamichi si aggrappò con forza alle sue spalle e gli strinse forte il labbro, mentre lo sentiva muoversi veloce contro di sé e i loro bacini sbattere con forza, prima di venire insieme e abbandonarsi esausti l'uno all'altro.

Stavano un po' stretti in quel divano e Rukawa, per non pesargli addosso, fu costretto a separarsi da lui troppo in fretta, stendendosi al suo fianco, dalla parte esterna come a voler proteggere il compagno incastrandolo tra il proprio corpo e la spalliera morbida.

Hanamichi lo abbracciò e sospirò soddisfatto, trattenendo a metà un gemito rauco, quando improvvisamente ricordò dove si trovassero.

Kaede comprese il suo stato e lo rassicurò: "Hana devo confessarti una cosa, siamo da soli in casa. I miei non sono ancora tornati."

"Eh?" rimase spiazzato l'altro.

"Mentre rientravamo hanno incontrato dei vecchi amici che li hanno convinti a bere qualcosa insieme, conoscendoli, non rientreranno prima di domattina" confessò con un sorriso, divertito dall'espressione del compagno.

"L'hai fatto apposta! Sei un maniaco!" disse, moderando il tono dopo quella scoperta e Rukawa gli posò un dito sulle labbra, aggiungendo: "Mia sorella, però, sta dormendo... anche se usa i tappi di cera."

Rukawa si sedette composto, allacciandosi i pantaloni e Hanamichi boccheggiò per un attimo, prima di tirarsi in piedi a sua volta, guardandolo in modo un po' truce.

"Questa me la legherò al dito!" affermò serio, cercando la propria roba per rivestirsi.

"È stato bello, però" commentò il moro, osservando il corpo bellissimo del suo ragazzo, attirandolo a sé per i fianchi, facendo in modo che stesse in piedi tra le sue gambe. Hanamichi rimase a petto nudo, portandogli le mani dietro la testa: "È sempre bellissimo, Kaede..." disse abbracciandolo e il moro gli posò un delicato bacio sul torace.

In quel momento la porta del salotto si aprì, interrompendo e facendo sussultare i due: Hanamichi vide Yohei che osservava l'interno della casa scrutando a occhi stretti nel buio.

"Ecco dov'eri! Non tornavi più, ma che fine hai fatto? Sei salito per prendere... ops!" si fermò con il suo interrogatorio, quando vide Rukawa voltare il capo e guardarlo in modo eloquente.

"Scusate, io non avevo idea che..." disse prontamente e Hanamichi, abbassandosi pudico, nascondendosi dietro lo schienale del divano, sibilò tra i denti: "Yo... scendo tra un secondo, tu va'!" intimò un po' imbarazzato, perché aveva capito perfettamente che il moro aveva compreso il motivo del suo ritardo.

Scese dalle gambe del compagno e si rivestì in fretta della maglia.

"Ah... è tutta colpa tua, kitsune!" lo rimproverò.

Rukawa lo guardò con un muso triste e un'espressione che Hanamichi non gli aveva mai visto, stentando a credere che fosse la realtà, diventando rosso senza un motivo apparente.

Recuperò le ciabatte e, dopo aver preso dal cassetto della credenza i giochi da tavolo promessi ai suoi amici, si accinse a tornare da loro.

"Hana..." lo richiamò Kaede, proprio quando fu sulla porta. Gli andò vicino e gli mise sul palmo della mano una piccola bustina scura.

Hanamichi la soppesò e Rukawa spiegò: "Il mio regalo, buon compleanno, anche se in ritardo" spiegò osservando il ragazzo.

"Kitsune! Ma i tuoi in pizzeria me l'avevano già dato!" disse sorpreso.

"Mh, quello è da parte della famiglia. Questo è solo mio, sono andato da solo a comprarlo, per cui vedi di fartelo piacere!" gli disse in tono grave.

Sakuragi lo baciò sulle labbra ringraziandolo e scartando il pacchettino: ne estrasse un bracciale dalla maglia grossa dal quale pendeva un ciondolo in acciaio che figurava il kanji del suo nome.

Hanamichi lo osservò sorpreso non sapendo come esprimere quello che provava: era veramente un regalo bellissimo e si sentì intenerito e riempire l'animo di una sensazione non meglio definita come un calore avvolgente nell'immaginare la sua volpe che usciva in giro per negozi a trovare il regalo adatto per lui. Lo guardò e Rukawa sorrise, non necessitando di parole da parte sua per capire che avesse gradito.

Hanamichi lo abbracciò, ringraziandolo e, prima di saltargli nuovamente addosso per restare tutta la notte con lui, dovette forzarsi a uscire di casa e raggiungere la dependance.