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01 February 2015 @ 05:30 pm
[Slam Dunk] Our life is gonna change (29)  
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"Mamma!"

"Hanamichi!"

Madre e figlio, dopo diversi mesi, erano finalmente di nuovo insieme: la donna era andata a prendere lui e il nipote in aeroporto e adesso, dopo tanto, poteva riabbracciare il suo bambino.

"Hana... sono così contenta di vederti!" disse, mentre scioglieva la stretta e Hanamichi le faceva nuovamente posare i piedi per terra: nella foga del momento l'aveva sollevata di qualche centimetro e aveva fatto una piccola giravolta.

"Anche io mamma... come stai? Ti trovo dimagrita!" le disse, squadrandola un attimo, mentre lei sorrideva, facendo un po' la vanitosa, mettendosi in mostra e osservandosi a sua volta i fianchi, passandosi la mani attorno alla vita: "Tu dici? Mah, a me non sembra..." fece vaga, contenta per quel complimento.

"Mmm... sì e anche troppo... stai mangiando? Sono contento che tu abbia avuto questa promozione, mamma, ma devi pensare a riguardarti!" la rimproverò e Minako si mise a ridere, sorpassando il figlio, raggiungendo l'altro ragazzo che era rimasto un momento in disparte per permettere ai due di salutarsi con calma.

"Kaede... caspita, non avevo idea che fossi cresciuto così tanto... oh ti ricordo che eri veramente tanto piccolo... e ti sei fatto anche un bel ragazzo..." gli sorrise, mentre Rukawa si sporgeva per abbracciarla dal momento che la donna gli si era avvicinata per stringerlo.

"Ciao, Minako..." la salutò Rukawa, poi la donna si volse a guardare entrambi, alternativamente.

Squadrò con aria critica il figlio, poi si rivolse a Kaede, confusa: "Sei sicuro che Hanamichi ti vada bene? Credi a me, ci vuole molta pazienza per trattare con lui, a volte ha delle uscite..." disse sconsolata, scuotendo la testa.

Hanamichi la guardava con la bocca spalancata, mentre parlava di lui in quei termini, poi guardò la volpe che sorrideva sinistramente.

"Sì, ne ho una vaga idea... forse dovrei tornare sui miei passi..." disse, adeguandosi all'aria greve che aveva assunto la donna.

"Ehi! Volpe decerebrata! Che diavolo stai dicendo?" scattò subito il rosso a quelle parole: anche se sapeva che lo stavano facendo per scherzo e sapeva di dover essere superiore, non era riuscito a trattenersi.

I due lo guardarono con un sorriso, poi Minako scoppiò a ridere: "Dai, Hana...ti prendiamo in giro!" ammise.

"Oh, beh, sono lieto che voi vi divertiate, ma il Tensai non si presterà per tutto il tempo a essere preso di mira dalle vostre frecciatine. Mi domando ancora come abbia potuto chiederti di accompagnarmi, lo sapevo che dovevo venire da solo. Non basta in casa che mi prendete sempre in giro, ma anche il sangue del mio sangue congiura ai miei danni!" si lamentò tristemente sconsolato Hanamichi. Minako gli si avvicinò allora con un sorriso, prendendolo sotto braccio.

"Oh, il mio bambino delicato... ti offendi sempre subito!" gli disse, sollevandosi sulle punte dei piedi per dargli un pizzicotto sulla guancia. "Ma la mamma ti vuole bene, lo sai, vero!?" gli disse e Hanamichi storse un po' la bocca, rispondendo a labbra socchiuse: "Mh... e meno male!" disse, rivolgendo poi uno sguardo bieco al suo ragazzo, mentre uscivano dal grande aeroporto e prendevano un pulmino che li avrebbe portati nel centro città, dove si sarebbero poi diretti a casa della donna.

***
Qualche giorno prima, Hanamichi aveva ricevuto la telefonata entusiasta della madre che lo informava di aver avuto una considerevole promozione come premier*.

In occasione di questo, allora, aveva chiesto ad Hanamichi di raggiungerla, avendo più tempo libero a disposizione rispetto al passato, e invitandolo ad assistere alla prima sfilata che si sarebbe tenuta di lì a una settimana. Sakuragi era stato subito ben lieto della notizia, orgoglioso della donna e felice che stesse raggiungendo pian piano la sua realizzazione personale. Data la notizia alla zia, anche lei entusiasta e commossa per i successi della sorella, il rosso aveva deciso di partire e stare via alcuni giorni, giusto il tempo per stare un po' in compagnia della madre e assistere al suo esordio in passerella come stilista.

In tutta fretta aveva cominciato a preparare le valigie, quando un pensiero l'aveva colto e un'idea improvvisa si era impadronita di lui: la madre gli aveva detto di aver già prenotato il biglietto per lui, ma aveva anche lasciato detto che, se gli avesse fatto piacere, si sarebbe potuto fare accompagnare e Sakuragi non ci aveva pensato due volte, decidendo subito di proporre la cosa a Kaede.

Hanamichi non vedeva l'ora di dirglielo e, lasciatosi trasportare dall'entusiasmo si era precipitato subito da lui in palestra dove il moro si stava allenando.

Una volta spalancata la porta, però, si era ricordato, troppo tardi, dell'importantissimo incontro che il cugino stava disputando con Sendo e allora aveva cercato di rimediare.

"Ops... scusate..." disse, cercando di sgattaiolare silenzioso per non disturbare oltre, ma Kaede l'aveva fermato.

"Doaho!" l'aveva ripreso, interrompendo il gioco. "E tu dove vai?" aveva chiesto poi a Sendo che si era seduto per riprendere fiato.

"Pausa!" disse il ragazzo più grande, rivolgendo, debitore, un sorriso ad Hanamichi.

Il rosso guardava il cugino sentendosi estremamente in imbarazzo e colpevole, come un bambino che viene colto sul fatto a fare una marachella: adesso, come avrebbe fatto a spiegargli le cose?

"Scusa, kitsune, io... mi sono dimenticato! Non volevo, davvero!" disse sentitamente, osservando il modo in cui Kaede lo guardava.

"Oh, no, no Hanamichi... tu sei una manna dal cielo... non ne potevo più... la partita non va avanti, ma Kaede non si voleva fermare..." spiegò. "Ora è tutto tuo... visto che siamo in pausa..." gli sorrise, esortandolo a raggiungere Kaede.

"Ehm... no, forse adesso è meglio di no... non è poi così importante..." disse al sempai, cercando di tagliare la corda, ma Sendo aveva insistito.

"Oh, ma dai, non ci credo! Altrimenti non saresti sceso così di corsa e con quel bellissimo sorriso sulla faccia... deve essere una cosa molto importante."

Rukawa si volse a guardare male il suo amico per quel complimento al suo ragazzo, poi si concentrò su Hanamichi: in effetti, quell'entrata in scena aveva qualcosa di diverso e sembrava urgente.

Sakuragi guardò Kaede e gli fece cenno di uscire qualche secondo: non voleva che Sendo sentisse e anche se non era chissà quale notizia, si vergognava un po' a chiederglielo davanti a lui.

Sapeva già cosa avrebbe potuto commentare dopo e come li avrebbe guardati contento: era meglio evitare.

"Allora?" chiese Rukawa, braccia conserte, poggiandosi al muro esterno della palestra, lontano dalla porta.

Hanamichi ci rimase male: "Ehi, Kaede... ti ho chiesto scusa, mi dispiace, va bene? Mi sono dimenticato, ma... volevo dirti subito una cosa... ma forse è meglio lasciar stare... adesso non mi va più molt..."

"Dove vai?" Kaede lo interruppe e lo prese per un polso, fermandolo, quando Hanamichi si mosse per andarsene, a testa bassa, un po' sconsolato.

"Adesso che sei qui dimmelo!" lo esortò.

Hanamichi sbuffò: "Questo non è molto consolante, Kaede, lo fai solo perché, altrimenti, Sendo non giocherà con te!" sottolineò. "Io lo so che è importante per te... sei fatto così e mi piace anche la tua determinazione in tutto quello che fai, ma non voglio dover entrare in competizione con il basket... perderei, ne sono consapevole" gli disse.

Kaede lo attirò a sé con uno strattone, portando Hanamichi a sbilanciarsi verso di lui: "Non dire stupidaggini, doaho, perché sai che non è così, non hai bisogno di farti queste paranoie... tu e il basket state su due livelli differenti e di certo in quello più alto non c'è una palla arancione" gli disse.

Hanamichi si abbandonò contro il suo petto, giocando con lo scollo della maglia di cotone di Kaede, annuendo con la testa: "Lo so... ma volevo sentirtelo dire..." ammise, sbirciandolo di sottecchi. "Ogni tanto ho bisogno che me lo ricordi... tu non te ne rendi conto, ma fai delle facce che..." aveva alzato il viso, riacquistando sicurezza, pronto a dirgli come si sentisse, ma Kaede ne aveva approfittato per tacitarlo con un bacio.

Quando si separò da lui, con un tono di voce più basso, Kaede gli chiese: "Me lo dici adesso?"

Hanamichi si imbronciò: credeva sempre di cavarsela in quel modo? A quanto pareva, sì, dato che lui era il primo a capitolare.

"Mia madre mi ha telefonato... ha avuto una promozione e... mi ha chiesto di raggiungerla..." parlò volutamente piano, scandendo bene ogni informazione, osservando la reazione del moro.

Kaede lo strinse per la vita, sentendo quanto aveva da dirgli, leggermente in apprensione per quello che sarebbe potuto seguire a quel discorso. Dal modo in cui il rosso si era precipitato euforico da lui, però, gli faceva supporre che la notizia non prevedeva grandi cambiamenti per loro e, non volendo che Hanamichi l'avesse vinta, non disse nulla.

Sakuragi aprì la bocca, indispettito dal suo comportamento, e si impuntò a sua volta: "Hai sentito cosa ti ho detto?"

"Sì..."

"E non mi dici niente?"

"Mi pare che non abbia finito il discorso..."

"Sì, invece, ti ho detto che parto! Me ne vado e a te non interessa."

"No, hai detto che lei te lo ha proposto, non che hai accettato."

"Grr, volpaccia indisponente! Le ho detto di sì! Certo che andrò da lei!" buttò fuori.

"E..." lo esortò Kaede.

"… e mi ha detto che se voglio posso andare accompagnato..."

"E..."

"… e io ho pensato a te, stupido!" gli disse, tirandogli i capelli, mentre gli circondava il collo con un braccio. Rukawa si sporse verso di lui per baciarlo, ma Hanamichi si scostò e disse: "E...?"

"Chiedimelo..."

"Cosa?"

"Quello che sei venuto a chiedermi quando ti sei precipitato in palestra..."

"Cosa mi risponderai?" domandò Sakuragi sulla difensiva.

Kaede lasciò vagare le mani sulla sua schiena e sui fianchi: "Chiedimelo e lo saprai..."

"Uffaaaa, Kaede non parli mai, mugugni sempre e adesso che dovresti rispondere semplicemente usando un unica parola, tergiversi? Lo fai apposta?"

"Hana..."

"Aaaah... vuoi venire con me a Sapporo a trovare mia madre, baka kitsune?"

"Mhmh!" assentì il moro, avvicinandosi a lui, mentre Hanamichi si lasciava baciare, alzando gli occhi verso il cielo: come volevasi dimostrare, nel momento cruciale era tornato a esprimersi a monosillabi, ma Sakuragi era diventato abile nell'interpretare l'inclinazione della sua voce e quello era un inconfutabile sì.
***

"Ragazzi, mi dispiace che dobbiate pernottare in albergo, ma la casa è piccola e ha poche stanze!" spiegò Minako, scortando appunto i due nel suo appartamento. Aveva prenotato per loro una stanza in un piccolo alberghetto, lo stesso dove lei stessa era stata ospite il primo periodo di soggiorno a Sapporo e le avevano anche fatto un prezzo speciale.

"Posate pure qui le borse e mettetevi comodi, mentre preparo la cena. Ho quasi tutto pronto, così non fate tardi, sarete stanchi dal viaggio... è stato tutto tranquillo?" chiese, sparendo nella piccola cucina, legandosi il grembiule con un grande fiocco dietro la schiena e tornando dai due nel salottino.

"Tutto bene, mamma, ci hanno anche offerto da bere!" disse contento Hanamichi, mentre si affacciava nella piccola stanza, osservando Minako muoversi ai fornelli.

"Che buon profumo, hai fatto il mio piatto preferito?" domandò, riconoscendo l'aroma.

Lei si volse e gli sorrise, annuendo: "Mi dai una mano?" chiese, porgendogli una scodella.

Sakuragi si affacciò in soggiorno e vide che Kaede si era abbondantemente rilassato senza tanti complimenti su una poltrona a dondolo, così, prese a sua volta un panno da cucina infilandolo dentro i jeans come una sorta di grembiulino, pronto ad aiutare sua madre come spesso facevano quando erano ancora a casa a Kanagawa.

"Sai, Hana, ero un po' preoccupata. In tutti questi mesi, sono stata in pensiero quando la zia mi ha detto dei tuoi piccoli problemi con Kaede... avevo addirittura pensato di tornare da te per starti più vicina..."

"Ma, mamma, non ti devi incolpare di nulla! Io so badare a me stesso, anche se litigo con la volpe, nella vita incontrerò difficoltà ben peggiori di qualche discussione tra cugini e poi, Miyako non doveva dirti niente!"

"Lo so... lo so, Hana e poi lei non voleva dirmelo, ma ogni volta che ci sentivamo, mi accorgevo che mi stava nascondendo qualcosa e l'ho costretta a parlare" ammise.

"Però, quando ci siamo visti personalmente a Natale sapevo che qualcosa ti turbava, Hana, ma allo stesso tempo, il mio sesto senso mi diceva di aspettare a parlarti. Se ti avessi costretto non avrei fatto altro che confonderti di più e non ti sarei stata di alcun aiuto. Ho fatto bene alla fine..."

"Già... mi spiace avervi fatto stare in pensiero, ma non sapevo neanche io cosa mi stesse accadendo. Trattare con Kaede non è facile, abbiamo due caratteri troppo diversi, ma allo stesso tempo, sentivo che le cose per come le stavo facendo andare non andavano comunque bene. Ho dovuto lottare molto contro me stesso, mamma, e questa è la cosa più difficile: essere onesti, riflettere sul proprio futuro, darsi delle risposte, fare delle scelte. Non era tanto, fare una scelta, quanto convivere con essa che mi spaventava, c'erano troppi se e troppi ma in tutto quello che pensavo, ma alla fine ho solo ascoltato il cuore" le disse, mentre gettava nella pentola la cipolla che aveva tagliato a piccoli pezzi.

"È sempre la cosa migliore, Hana, sempre, anche se a volte ci vuole un po' per sentirla..."

"Sei felice adesso?" chiese ancora lei, dopo un po'.

"Sì, mamma. Per la prima volta lo sono davvero..."

"Bene... perché anche io lo sono. Hana, non ti ho fatto venire qui solo per la sfilata... dovevo parlarti del nostro accordo..." esordì, mentre copriva la pentola con un coperchio e alzava la fiamma del fornello.

Hanamichi depose lo straccio sull'appendino e si lavò le mani per eliminare ogni odore residuo su di esse. Si sistemò sull'uscio della porta, osservando la donna conservare alcune stoviglie, ascoltando quanto aveva da dirgli: "Abbiamo superato il nostro anno di prova... tra due mesi scadrà completamente il termine e io volevo chiederti cosa vuoi fare. Io, fortunatamente e contro ogni mia aspettativa, sono riuscita a farmi una posizione sicura qui, ho un tetto sopra la testa e di che vivere. Non escludo un giorno di tornare a Kanagawa, ma per farlo ho ancora bisogno di tempo, forse un altro anno non basterebbe, voglio poter camminare con le mie gambe anche altrove, ma mi servono tempo ed esperienza, devo farmi conoscere ancora di più. Però, qui sto bene e ti troveresti bene anche tu... la casa è piccola, ma per due è sufficiente. Se tu volessi, Hana, qui ci sono ottime scuole, si potrebbe fare l'iscrizione; ormai l'anno è quasi finito e so che sarai promosso. La zia mi ha detto dei tuoi progressi, Hana, ma non voglio ancora una volta stravolgere la tua vita. So che ti sei ambientato bene e non voglio doverti chiedere di seguirmi e lasciare tutto ancora una volta. Voglio perciò che sia tu a dirmi cosa vuoi fare, Hanamichi."

Il rosso la guardò negli occhi serio, poi si volse verso il soggiorno alla ricerca di Kaede: il ragazzo pisolava tranquillo sulla poltrona, pacifico come sempre nel suo sonno. Ripensò a quell'ultimo anno, a come la sua vita era stata cambiata e stravolta a causa di eventi estranei alla sua portata, incontrollabili se non da una forza superiore e potente che molti chiamano Fato, altri Destino, i più sciocchi definiscono erroneamente Caso.
Ma Hanamichi sapeva bene che il caso non esiste, tutto avviene per un motivo, anche le situazioni più dolorose sono frutto di un piano ben preciso: ma questo non significa che ci si debba adagiare e cullare in questa consapevolezza, la strada è già stata segnata, ma sta a ciascun individuo costruirla e ampliarla giorno dopo giorno. Questo Hanamichi lo sapeva bene.

Lasciò andare la testa contro il legno, osservando il soffitto e poi parlò: "Mamma, io voglio continuare a stare dalla zia. Se per lei non è un problema e tu non hai bisogno di me, io vorrei stare a Tokyo. Mi piacerebbe finire la scuola con i ragazzi e diplomarmi allo Shohoku. Voglio giocare a basket, partecipare alle selezioni interscolastiche, regionali, quello che serve per poter giocare in finale e vincere il campionato. Ma più di tutto, mamma, io voglio stare con Kaede..." confessò, addolcendo il tono di voce e guardandola sicuro negli occhi.

Lei gli sorrise andandogli vicino e carezzandogli una guancia, comprensiva: "Sono contenta che anche tu abbia trovato qualcuno fatto apposta per te, Hana. Sono certa che Kaede sia il ragazzo giusto!"

"Mamma, non ti sembra strano che, sì beh, a parte il fatto che siamo cugini, che io mi sia innamorato di un ragazzo?"

Minako scosse la testa: "Perché dovrei? Certo, dopo tutto quell'andare dietro alle ragazze, ammetto di essermi fatta anche io qualche pensiero sullo diventare nonna e avere dei piccoli Hanamichi correre per casa, ma se tu sei felice, allora a me sta bene qualsiasi sia la tua scelta. Inoltre, chi meglio di me può capire i tuoi sentimenti, ricorda che il mio amore è stato difficile e contrastato e non vorrei mai che anche a te accadesse lo stesso... io ti sosterrò qualunque sia la tua scelta, Hana!"

Sakuragi l'abbracciò grato e solo il trillo allegro del timer che annunciava che lo stufato era pronto pose fine a quell'intimo momento tra madre e figlio.

"Tieni, comincia a portare questi... io arrivo subito!" gli disse la donna, consegnandogli i piatti per apparecchiare la tavola.

Hanamichi dispose tutto con ordine e, mentre attendeva la madre, si avvicinò alla volpe per svegliarlo. Si chinò su di lui, posando le mani sui braccioli di legno, osservandolo dormire, scegliendo con attenzione quale fosse il modo meno doloroso per lui per richiamare Rukawa. Ma non ebbe bisogno di riflettere a lungo, perché si sentì cingere il collo e, sbilanciato in avanti, si ritrovò seduto su Kaede e sdraiato contro il suo petto.

"Kaede! Eri sveglio?"

Gli occhi blu del cugino si schiusero per osservare il suo volto sorpreso e Kaede sorrise, stupendo ulteriormente Hanamichi che, inspiegabilmente arrossì, sentendo il proprio cuore battere velocissimo, senza un motivo preciso.

"Doaho!" lo rimproverò il compagno, cominciando a far oscillare leggermente il dondolo, stringendo Hanamichi in un abbraccio.

"Kitsune stai stai male?" gli chiese e Kaede lo guardò confuso.

"Scusa è che mi hai sorriso..."

"E non posso farlo?"

"Sì, beh, certo che puoi, anzi, solo non capisco, perché?"

"Tu mi sorridi sempre, senza che ci sia un motivo particolare..."

Hanamichi arrossì: era vero, ma Kaede non era abituato e, anche se aveva un motivo, come era capitato quando si erano finalmente messi insieme o la notte della loro prima volta, il suo era solo un leggero incurvarsi di labbra, quello invece era un sorriso diverso, sembrava come se fosse felice.

Sakuragi lo fissò intensamente e poi arrossì di colpo: la sua faccia assunse un colore rosso quasi quanto quello dei propri capelli, prima di cominciare a boccheggiare, imbarazzato.

"Hai... hai... hai sentito tutto?"

Rukawa si sporse a baciargli le labbra: "Ahn ahn."

"Oh no..." Hanamichi si nascose contro di lui, stringendogli le braccia in collo.

"Perché? Non è forse vero quello che hai detto?" gli chiese, facendo in modo che si spostasse.

"Certo che sì, baka kitsune, ma tu hai origliato, non vale!"

"Non ho origliato, vi ho sentiti per caso quando mi sono svegliato. Ti dà fastidio che lo sappia?"

"No, Kaede è che è un po' imbarazzante, tutto qui. Non era previsto che mi stessi ascoltando, ma è tutto vero, Kaede. Io non voglio stare in nessun posto dove tu non ci sei e non voglio sembrarti troppo oppressivo o limitare la tua libertà..."

"Non lo fai, Hana, mi piace averti intorno. Mi piace condividere le mie cose con te e sai una cosa?"

Hanamichi gli baciò dolcemente le labbra, contento per le parole che il suo volpino gli stava dicendo e annuì in attesa che parlasse, sfregando le punte dei loro nasi l'una contro l'altra, dolcemente.

"Se avessi deciso di andartene e lasciarmi da solo, non te l'avrei permesso o sarei partito con te."

Hanamichi lo guardò sorpreso, abbracciandolo più forte: "Avresti rinunciato a tutto così, Kaede? La tua famiglia, gli amici, il basket, Kaede! Devi pensare al basket, alla tua carriera!" gli disse concitato e Rukawa lo tacitò posandogli leggermente il dorso della mano sulla bocca, sfiorandogli le labbra con le nocche.

"Hana, calmati! Tu resterai con me e io non sto andando da nessuna parte, ma nel caso questo dovesse accadere, te l'ho detto, tu vieni prima anche del basket."

Hanamichi gli sorrise e lo baciò con passione, lasciando che le loro lingue si incontrassero intrecciandosi e assaporandosi lentamente.

"Grazie..." sussurrò il rosso, quando si separarono.

"Ehm... ehm..." Minako tossicchiò leggermente interrompendo quel momento intimo, attirando su di sé l'attenzione dei due che si voltarono verso di lei.

Rukawa osservò il suo ragazzo, allentando l'abbraccio, convinto che avrebbe dato in escandescenze, cercando di balbettare scuse su quanto aveva appena assistito, ma Hanamichi, stavolta, si comportò in modo tranquillo: sciolse piano la loro stretta sollevandosi da lui e sorridendo alla madre, facendola accomodare a capotavola e servendo personalmente la cena. La serata scivolò in modo rilassato tra le chiacchiere di Hanamichi, le risate di Minako e, di tanto in tanto, qualche commento da parte di Kaede che non poté fare a meno di venir contagiato dall'allegria del suo ragazzo.
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La mattina successiva, Hanamichi e Rukawa avevano preso appuntamento con la madre del rosso per accompagnarla in atelier e vedere quale fosse l'ambiente di lavoro della donna.
Insieme a lei si erano visti presto per fare colazione in un bar vicino al laboratorio di cucito dove Minako era solita soffermarsi con le colleghe.

"Hana... a proposito delle ragazze..." gli disse, mentre si avviavano all'interno dell'edificio. "Mi sono dimenticata di dirti che, oltre a loro, c'è anche un'altra persona che non vede l'ora di conoscerti. Sai, parlo tanto di te, specialmente il primo periodo eri il mio argomento preferito. Non sai quanto mi hanno presa in giro perché, in ogni discussione che trattavamo, ti infilavo sempre nelle conversazioni... che imbarazzo! In effetti ero e sono un tantino ossessionata!" si rese conto da sola, sorridendo di se stessa.

"Whawhawh! Ma certo, mamma, è logico che ti manchi il tuo Tensai personale. Sì, sì, fai bene a farmi pubblicità e raccontare loro delle mie mirabolanti gesta. Mi auguro tu abbia raccontato solo cose belle, vero, mamma?" chiese scettico. Sia mai che fosse andata a rivangare episodi di lui da piccolo: alcuni di quelli li avrebbe volentieri cancellati dalla sua memoria e dalla propria.

"Oh, non so, Hana, ho raccontato tante di quelle cose" fece vaga, evitando di guardarlo negli occhi.

"Mamma" la riprese lui, preoccupato, ma Minako lo interruppe, cambiando argomento.

"Mi hanno affidato un assistente nel mio lavoro, te l'ho detto? È un ragazzo simpatico, ma, decisamente particolare e, non ti spaventare, ma lui è..."

"MINAKO-SAMAAAA!!" una voce alquanto stridula e acuta, aveva interrotto la donna, prima che potesse spiegarsi meglio.

Il suo assistente era un ragazzo di appena vent'anni che, per il suo particolare genio in campo stilistico, era stato scelto per lavorare nella stessa casa di moda, superando vari candidati, anche tra quelli professionalmente più avvantaggiati e che vantavano un interessante curriculum.

"Momochan!" lo salutò lei con un largo sorriso, mentre una bizzarra figura dai capelli troppo biondi, corti e riccioluti, vestita con colori sgargianti e che non passava di certo inosservata, si avvicinava a loro correndo, muovendo il bacino da una parte all'altra, in modo affatto naturale.

Hanamichi e Rukawa si guardarono l'un l'altro perplessi e il moro prese a squadrare il nuovo arrivato che, pur rivolgendosi a Minako, aveva cominciato a fissare un po' troppo insistentemente il doaho.

"Oh mio Dio... è lui?" chiese il giovane alla donna, guardandola con occhi brillanti e portandosi una mano al petto in segno di stupore, come se il cuore potesse esplodergli da un momento all'altro.

"Ehm... sì, Momo... è lui; lui è mio figlio..."

Ancora una volta, Minako venne interrotta dal nuovo arrivato che esclamò tutto contento: "Hanamichi! Oh è un piacere conoscerti!" gli prese la mano, stringendola saldamente tra le sue.

"Minako- sama non ha fatto altro che parlarmi di te, tu sei una star, gioiellino mio!"

Hanamichi era rimasto basito, non sapendo come comportarsi: quel ragazzo era davvero strano, troppo ambiguo nel modo di presentarsi che non sapeva se, per quel suo comportamento, si sarebbe meritato una testata per la sfrontata confidenza (cosa di cui, se solo si fosse girato, dallo sguardo di Kaede avrebbe capito che lui senz'altro avrebbe apprezzato) o arrossire per il modo in cui lo guardava e lo lusingava di complimenti.

"Oh, sì, sei decisamente identico a tua madre" constatò, lasciandogli andare la mano e sollevandosi sulle unte dei piedi prendendogli il volto per osservarlo meglio, muovendolo verso destra e verso sinistra, squadrandolo con occhio critico.

"Sì, hai gli stessi occhi, forse i tuoi vanno leggermente più sul dorato che non sul nocciola...." e nel fare questa constatazione gli sfiorò delicatamente gli zigomi con i pollici. "La curva delle sopracciglia è decisamente più mascolina, ma...." si rivolse alla donna, "… molto simile alla tua..." e sfiorò anche a lei la linea scura sulla fronte, tornando poi a rivolgersi a Sakuragi. "E... oh, cielo! Hai una forma del viso perfetta!" si stupì, passando i polpastrelli sulla mascella definita e posando il palmo delle mani sul collo, posizionandole poi a coppa sotto il mento, scrutandolo ancora.

Poi, parve calmarsi un attimo e sorrise compiaciuto: "Hai mai pensato di fare il modello? Il fisico c'è, dovremo vedere la camminata, ma, secondo me, con un viso come il tuo; hai mai pensato di farti truccare appena appena? Con un po' di matita qui al contorno occhi il tuo sguardo diverrebbe più sensuale e profondo e poi, con un sottile filo di lucido queste labbra sarebbero..." stava per portare nuovamente le sue dita a sfiorare il viso di Hanamichi, quando una mano diafana si strinse attorno al polso mingherlino del ragazzo, fermandolo a un passo dal compiere il suo gesto.

E solo allora, Momo parve accorgersi della presenza del ragazzo moro al fianco di Hanamichi: rimase un momento perplesso e poi sorrise a Rukawa.

"Oh, scusami, ho capito, proprietà privata, eh?" chiese, sorridendo in modo furbo, allontanando le mani da Sakuragi, indietreggiando di un passo.

Rukawa, allora, lo lasciò andare.

Sakuragi non aveva spiccicato parola, confuso dai modi di fare del ragazzo e dalla sua parlantina spiccia: neanche lui riusciva ad arrivare a tanto. Osservò la madre che rideva silenziosamente, in attesa di delucidazioni.

"Ragazzi, lui è il mio assistente, Momo, il suo è ovviamente un nome d'arte, ma ancora non siamo riuscite a scoprire quale sia quello vero!" Guardò il ragazzo e questi le fece cenno di avere la bocca cucita sull'argomento, come sempre accadeva quando si parlava delle questione.

"Momo, loro sono: Hanamichi, mio figlio, credo che tu ormai l'avessi intuito" lo prese leggermente in giro. "E lui è mio nipote, Kaede Rukawa, è il ragazzo di Hanamichi!" chiarì subito, anche se il suo assistente, sebbene in ritardo, vi fosse arrivato da solo.

"Mamma..." la guardò Hanamichi sconvolto -non voleva che andasse a raccontare in giro i fatti suoi-, ma lei e Momo si misero a ridere, mentre Rukawa lo riprendeva con un basso: "Doaho!" guardandolo un po' male.

Hanamichi non comprese e si strinse nelle spalle.

"Siamo un'ottima squadra io e Momo, sapete!" disse loro la donna, mentre procedevano all'interno della sala di lavoro.

"Oh sì, per me è stata una fortuna che mi abbiano affiancato a Minako, è una ragazza così solare e spontanea. Ride delle mie battute e quando ci mettiamo a lavorare... oh, l'idillio! Siamo una miscela esplosiva di idee, ci reinventiamo e ci sosteniamo, talvolta abbiamo gli stessi lampi di genio. Dovreste vedere i suoi lavori... oh, oh, li hai invitati alla festa, vero? Parteciperete, non è vero? Non potete perdervela!" disse tutto d'un fiato.

Minako rise allegramente: "Calma, Momo... si tratterranno fino a stasera per vedere la sfilata e partecipare al rinfresco, li ho invitati apposta!"

"Oh splendido, magnifico, superlativo!" disse tutto contento il ragazzo, muovendo le braccia, facendo dei cerchi nell'aria, prima di ricongiungere le mani, battendole tra loro velocemente un paio di volte. "Beh... io vi precedo, Minako-sama, ti aspetto in sala... ragazzi è stato un piacere. Hanamichi, posso vero?"

"S... sì, certo!" disse lui, preso in contropiede, dato che il ragazzo era in attesa di risposta, speranzoso che fosse positiva.

"Benissimo, Hanamichi!" ripeté il suo nome e Rukawa lo squadrò, se avesse potuto l'avrebbe gelato all'istante con la sola forza del pensiero.

"Ci vediamo stasera allora... eleganti, mi raccomando. Tutti e due!" aggiunse dopo, facendo loro l'occhiolino e correndo, in quel suo modo tutto particolare, sparendo dietro una grande e pesante tenda blu notte.

Minako aspettò che si fosse allontanato e poi si rivolse ai ragazzi: "Quello era Momo... il mio assistente, avrei dovuto preparavi prima psicologicamente, ma non pensavo arrivasse anche lui così presto, solitamente inizia a lavorare a metà mattina, ma forse per via della sfilata avrà chiesto il tempo pieno. È un po' particolare, ma tanto simpatico e molto dolce, mi fa sentire meno la tua mancanza!" confessò al figlio, mentre gli posava una mano sul braccio.

Hanamichi la guardò perplesso, poi se ne uscì candidamente con un'affermazione che pareva più una necessità di conferma, dal tono con cui l'aveva pronunciata: "Mamma, ma... è gay?!"

Minako e Kaede lo osservarono fare serio quella domanda e gli lanciarono un'occhiata eloquente.

"Scusa, tesoro... tu cosa sei?" disse la madre, a sua volta un po' perplessa.

"No, beh... non... non volevo offenderlo, eh! Solo... mamma, io non sono così!" le fece notare, pur non riuscendo a spiegarsi bene, non volendo offendere il suo assistente che, in effetti era sì, particolare, ma simpatico e innocuo.

"Ahahahah, ho capito cosa vuoi dire, Hana. Sì, hai ragione anche tu, in effetti... mmh, sì, Momo è gay, ma ha un animo più candido, diciamo così..." raggiunse un compromesso e il figlio annuì.

Minako fece vedere ai due ragazzi il grande edificio dove lavorava da diversi mesi, spiegando la funzionalità di ogni laboratorio e Hanamichi rimase affascinato di conoscere il mondo nel quale la madre aveva sempre sognato di lavorare, ascoltando le sue spiegazioni e osservando compiaciuto le sue iridi accendersi di entusiasmo mentre ne parlava.

"Ora devo andare ragazzi!" si congedò infine la donna, al termine del piccolo giro, mentre li riaccompagnava all'ingesso. "Sono in ritardo e siamo pieni di lavoro! Magari vorrete un po' girare la città: è carina, un po' rumorosa, ma meno di Tokyo sicuramente" sorrise loro.

"Questo è il luogo della sfilata" li informò mostrando a Kaede un volantino, "se volete potete andare a vedere dove si trova. Io purtroppo non so se potrò accompagnarvi, credo di dover andare con la troupe" disse pensierosa, posandosi una mano sotto al mento, cercando una soluzione.

"Non ti preoccupare, mamma, ce la caveremo! Abbiamo la cartina e possiamo sempre domandare. Ci vediamo stasera..." la rassicurò Hanamichi.

"Già! Siete grandi, hai ragione! Mi raccomando, la sfilata inizierà alle dieci, ma fatevi vedere almeno mezz'ora prima. Poi, dopo la manifestazione, al buffet sarò tutta per voi, ora devo proprio andare!" disse, prendendo in mano il cerca persone datole dall'azienda.

"Sei richiesta mamma, buon lavoro, ci vediamo stasera!" le augurò con un sorriso Hanamichi, esortandola ad andare, dandole un bacio sulla guancia e uscendo con Kaede dall'edificio.

***

"Accidenti, che stanchezza!"

Una volta rientrati in albergo, Hanamichi si lasciò andare sul letto, abbandonando le buste di souvenir e regalini vari che aveva comprato, spargendole a caso nella stanza.

Kaede richiuse la porta, osservandolo stravaccarsi sul letto e chiudere gli occhi: "Doaho, sei stato tu che hai voluto strafare: sei stato quasi peggio di Ayako, ti volevi fermare in ogni negozio perché vedevi qualcosa di carino da regalare" lo rimproverò.

Hanamichi si stiracchiò mollemente, sciogliendo i muscoli e guardando il cugino.

"Sei antipatico, Kaede... vedrai come saranno felici la zia e Ayako dei regali. E poi non potevo prender qualcosa a loro senza pensare agli altri: i sigari per lo zio e qualche dolce tipico per Takamiya. Una maglietta per Yohei e dei capellini coordinati per Noma e Okusu. Poi non potevo dimenticare Akira e Mitsui! Ahahah voglio proprio vedere la loro faccia quando gli regalerò quelle mutande!" disse fiero di sé, facendo la lista di tutte le cose che aveva comprato. "Poi ad Haruko ho mandato una cartolina..." confessò, quasi casualmente, mentre Kaede si levava la maglietta e i jeans pronto per farsi un bel bagno rilassante, lui odiava fare shopping!

"Cosa hai fatto?!"

"Eddai, kitsune, mi dispiaceva non pensare anche a lei! In fondo non è nulla di compromettente. E se ti fa stare tranquillo ne ho mandata una anche al coach e agli altri ragazzi" aggiunse mettendosi seduto sul letto, osservando il moro finire di spogliarsi, ma i suoi movimenti erano un po' lenti e serrati: era ancora arrabbiato, ma questo l'aveva notato già da prima che parlasse di Haruko, era stato teso tutta la mattina, infastidito da qualcosa.

"Dove vai?" gli chiese.

"A prepararmi, non vorrai andare da tua madre senza prima esserti lavato?" gli disse un po' acido.

Sakuragi balzò giù dal letto e lo precedette di corsa nel bagno, chiudendosi dentro.

"Doaho, esci subito!" intimò Rukawa, innervosendosi ancora un po' di più: non era divertente quello che stava facendo. Ma Hanamichi non rispose e il moro sentì l'acqua del rubinetto scorrere forte e Sakuragi rumoreggiare insistentemente, senza, però, rispondergli.

Dopo qualche minuto, tutti i rumori cessarono e Rukawa provò di nuovo a parlargli: "Doaho, non sto scherzando, hai tre secondi..."

"Guarda che è aperto, stupida volpe!"

Rukawa, affatto convinto, mise mano alla maniglia e la porta si aprì. Entrò nel bagno e sentì un calore improvviso avvolgerlo e una leggera nebbia di vapore riempire la stanza: sorpreso, schiuse leggermente le labbra nel vedere Hanamichi dentro la vasca, ricoperta di schiuma profumata che cercava di fare le bolle, soffiandola via dalle proprie mani.

Il rosso si volse verso di lui e gli disse: "Chiudi per favore? Fai disperdere il calore!"

Rukawa obbedì e si avvicinò alla vasca, incantato, osservando le spalle scoperte del rosso, emergere dalla schiuma bianca, intravvedendo i capezzoli bruni.

"Allora? Non vieni anche tu? Così risparmiamo tempo e acqua e mi serve aiuto per lavarmi la schiena!" gli disse Sakuragi, allungando fuori il braccio, prendendogli una mano, tirandolo verso di sé.

Rukawa rabbrividì appena a quel contatto, sentendo un fuoco caldo investirgli il corpo: senza dire niente, si avvicinò alla vasca e si tolse gli slip scuri, prima di infilare con cautela un piede e rabbrividire per la temperatura forte dell'acqua contro la sua pelle fresca. Hanamichi lo osservò attento, ammirando il corpo nudo e perfetto del suo ragazzo, sentendo quel calore nuovo, che pian piano stava cominciando a conoscere e che si impossessava di lui, ogni volta che si trovava vicino a Kaede, in momenti intimi e intensi come quello.

Kaede si sedette davanti a lui, incastrando le sue gambe con quelle del rosso, sollevando le ginocchia: "È un po' piccola per tutti e due, doaho! Hai sbagliato i calcoli!"

Sakuragi sorrise e fece dei piccoli cerchi nell'acqua con le dita, ridacchiando, mentre si sporgeva in avanti, avvicinandosi al moro: "Affatto... è tutto calcolato alla perfezione, volpaccia..." gli disse, sedendosi un po' di traverso su di lui, tra le gambe aperte e spingendogli giù le ginocchia in modo da fargliele distendere, allungando le proprie e intrecciandole assieme.

"Vedi? Così ci stiamo! Certo, però, che, se al posto di uno dei due, il tuo, magari, ci fosse stato Momo saremo stati comodi anche come eravamo prima!" gli sorrise in modo monello e Rukawa gli diede uno schiaffo sulla spalla, stringendo forte gli occhi, facendogli capire che il suo non era stato un commento gradito.

"Ah-ah, lo sapevo! Sei geloso, Kaede!" gli disse il rosso, prendendogli il braccio, inerme sul bordo della vasca, per circondarsi le spalle. Si adagiò meglio contro il suo petto, baciandolo, cercando di convincerlo a ricambiare, prendendogli le labbra tra le sue, succhiandole piano, mordendole e carezzandole con la propria lingua, ma Rukawa si limitava a guardarlo senza partecipare.

"Ehi... non tenermi il muso!" gli disse divertito. "Io in fondo non ho fatto nulla!"

"Appunto!"

"Non mi ha dato il tempo di reagire..." gli baciò una guancia, "… ha parlato solo lui, io non mi potevo opporre!" si giustificò, spostandosi a baciargli la spalla bagnata, infilando un braccio dietro la sua schiena, per cingerlo, mentre con l'altra mano gli carezzava il viso.

"Mi ha intrappolato!" disse, ancora, baciandogli le labbra.

"Sì... l'ho visto... si è concesso un po' troppe libertà!" disse il moro, stando ancora sulle sue.

"Però alla fine ha capito..." concluse Hanamichi.

"Mh..."

"Io sono solo tuo, Kaede..." gli disse, baciandogli il collo e vezzeggiandolo con dolci tocchi di labbra, mentre gli accarezzava il petto con una mano e con l'altra la schiena.

Kaede chiuse gli occhi, lasciando andare la testa all'indietro, permettendo ad Hanamichi di scusarsi in quel modo.

"Kaede?" lo chiamò Sakuragi dopo attimi di silenzio.

"Mh?"

"Io mi sto scusando, ma tu non mi stai perdonando!" disse, salendo con la bocca a baciargli il viso, guardandolo poi negli occhi.

Rukawa sorrise leggermente: in effetti, non l'aveva ancora sfiorato, abbandonato totalmente nelle sensazioni di sentire Hanamichi così dolce e anche il doaho non aveva tutti i torti.

Gli prese allora il volto tra le mani, bagnandolo un po' sulle guance, avvicinandolo a sé e schiudendo le labbra per baciarlo, chiedendo immediatamente l'accesso alla sua bocca, infilando la lingua nella cavità calda, cercando la gemella.

Hanamichi si raddrizzò su di lui, voltandosi un poco per poterlo baciare meglio e farsi coccolare da quella bocca esperta che sapeva mandarlo fuori di testa.

"Kaede..." lo richiamò, mentre il moro esplorava la sua schiena accarezzandolo avido e torturandogli l'orecchio, facendolo sospirare e rabbrividire.

"Kaede..." lasciò scivolare le mani dal petto candido verso il basso, infilando le braccia nell'acqua, sfiorandogli le cosce e cercando il sesso del compagno leggermente eccitato, sentendolo reagire al suo tocco appena accennato.

"Kaede... possiamo farlo qui?" gli chiese, schiudendo gli occhi per guardarlo e muovendo la testa per ricevere ancora più attenzioni da quella bocca torturatrice.

Rukawa si fermò, tenendo ferme anche le mani sulla sua vita: "Qui?" chiese conferma.

Hanamichi annuì, leccandosi le labbra sensualmente, il volto un po' arrossato per il calore che avvolgeva la stanza da bagno e che quelle attenzioni avevano acceso in lui. Si mosse con le ginocchia, fino a sedersi su di lui e Kaede poté sentire anche il sesso del compagno premere contro di sé, reagendo a quel semplice sfiorarsi di pelle.

Lo abbracciò sulla schiena, spingendo la testa rossa verso di sé per baciarlo ancora, mentre con la mano scendeva sul suo sedere e lo accarezzava lentamente, risalendo sul dorso, fino alla nuca che massaggiava un poco e poi, di nuovo, ridiscendeva.

Hanamichi si muoveva su di lui, ondeggiando il bacino, cominciando a sentire un calore insopportabile avvolgerlo e una frenetica impazienza impadronirsi di lui. Aveva poggiato la fronte contro la spalla di Kaede, respirando a scatti, aprendo la bocca, mentre con le mani era sceso a eccitare il compagno. Impugnava con forza il suo sesso duro, carezzandone la base e tutta la lunghezza, mentre con l'altra, posato il palmo della mano sulla punta calda, premeva e faceva scivolare le dita su di essa, stringendola e lasciandola libera, ripetendo quei movimenti con lentezza e forza.

Rukawa, intanto, aiutato dalla presenza dell'acqua nella quale erano immersi aveva cominciato a preparare il corpo di Hanamichi facendo scivolare, senza difficoltà, due dita dentro di lui, muovendole insieme per allargarlo. L'altra mano, occupata ad accarezzare il suo sesso, era scesa sempre più in basso, pizzicando le sacche di carne morbida e soda, spingendosi a fondo sul sedere, infilando un terzo dito.

Hanamichi mugolò e Rukawa, pur senza togliere le mani dal suo corpo, baciandogli l'orecchio, aveva rallentato il ritmo: "Hana... va tutto bene?" gli parlò.

"Mh... kitsune... adesso... adesso ti sento... di più..." gli disse, voltandosi per guardarlo, tenendosi alle sue spalle, cercando di mettersi dritto con il busto. "Fallo di nuovo..." gli chiese e Rukawa si mosse piano, sfilò un dito della mano sinistra, osservando l'espressione del suo volto e allargando indice e medio della destra che ancora lo riempivano. Hanamichi gli sorrise, sfiorandogli il volto con le mani e quando annuì, Kaede infilò nuovamente il terzo dito, spingendolo a fondo per quanto poté dentro di lui. Hanamichi si tese, arcuando la schiena e stringendo le natiche.

Rukawa sorrise, sentendo il sospiro di piacere del ragazzo che tornò a guardarlo e gli disse: "Sono pronto..." accarezzandogli le braccia fino al gomito e risalendo sulle spalle. Hanamichi sentiva il proprio cuore battere impazzito di aspettativa, si chinò per baciarlo, ma si fermò, sorpreso, quando Kaede gli disse: "Prendimi, Hana!"

Il rosso spalancò gli occhi e la bocca, fermando le mani sulle sue spalle, confuso: Kaede aveva ancora le mani sul suo sedere e lo 'possedeva' con le dita, ma gli chiedeva di prenderlo? Come avrebbe dovuto fare?

Rukawa si accorse del suo momentaneo disagio e gli sorrise: sfilò le dita da lui, facendolo mugolare insoddisfatto, posandogli le mani sui glutei. Lo fece allontanare da sé, in modo che si reggesse sulle ginocchia e spiegò meglio: "Voglio che tu mi prenda, mi accolga dentro di te. Voglio poterti guardare" confessò, osservandolo attento.

Hanamichi arrossì, comprendendo la sua intenzione e borbottò una frase a mezza bocca di cui Kaede comprese bene l'aggettivo 'maniaco', ma si preparò a soddisfare il suo desiderio.

Rukawa gli baciò le labbra, stringendole tra le sue, prima di lasciarlo e osservarlo: Hanamichi stava dritto su di lui e aveva fatto scomparire una mano oltre la schiuma perlata e le bolle, afferrandogli il membro teso. L'accarezzò più volte, lentamente, osservando Kaede abbandonarsi contro la porcellana della vasca, sentendo il suo corpo muoversi appena, andando incontro a quei movimenti delicati che non riuscivano a soddisfarlo.

Hanamichi sorrideva malizioso, giocando un po' con lui; si spostò poi con le ginocchia in avanti, posizionandosi con il sedere su di lui, tenendogli il sesso ancora tra due dita.

Kaede lo osservava voglioso, divorando il suo corpo nudo e statuario solo con lo sguardo, impedendosi di sollevare il bacino con forza per prenderlo: Hanamichi si muoveva piano, inesorabilmente, sarebbe bastato uno scatto per prenderlo, era così vicino, sentiva quasi il calore interno delle sue pareti avvolgerlo e il ricordo rischiava di portarlo all'apice.

"Dai" lo pregò, prendendolo per i fianchi, ma senza forzarlo a scendere su di lui.

Sakuragi sorrise e si abbassò sul sesso eretto del suo ragazzo, rilassandosi, aiutandosi con una mano, allargandosi le natiche, forzando la propria apertura: entrambi mugolarono di piacere, Sakuragi chiuse gli occhi e il moro gli strinse i fianchi con i polpastrelli. Il rosso scendeva piano ed emetteva dei sospiri leggeri e piccoli mormorii gutturali, sentendosi aprire lentamente e riempire a fondo dal piacere di Kaede.

Il moro, tenendolo sempre con un braccio per aiutarlo a reggersi, facendogli sentire la sua presenza, lo aiutava a impalarsi su di sé, osservandolo, beandosi del suono trattenuto della sua voce e l'espressione contratta di piacere sul volto.

Spostò una mano sul suo sesso, massaggiandolo, impugnandolo dalla base, solleticando i testicoli con le dita e facendolo sfregare sulla pancia abbronzata. Hanamichi quasi gridò, nel momento in cui si spinse con uno scatto deciso su di lui, prendendolo a fondo dentro di sé e Rukawa chiuse la sua mano, stringendolo, costringendolo a venire prepotentemente.

Tracce chiare, macchiavano il petto del rosso, scivolando sui capezzoli, mentre, si eccitava nuovamente cominciando a muoversi sul corpo del compagno. Rukawa lo tenne fermo su di sé, baciandogli il petto, ripulendolo con tocchi di labbra dal proprio umore e congiungendo poi le loro bocche.

Hanamichi provò una strana sensazione per quel bacio, un profumo nuovo che aveva avuto il potere di accendere nuovamente e subito in lui tutti i sensi, mentre Rukawa lo aiutava a sfilarsi da lui e prenderlo nuovamente, in un ritmo frenetico e continuo. Ai piedi della vasca, si erano formate tante piccole pozze d'acqua che schizzavano fuori in miriadi di gocce, assecondando il ritmo del loro amplesso.

Rukawa abbracciava Hanamichi con forza, mentre lo penetrava con vigore e Sakuragi si reggeva alla porcellana chiara, facendo forza sulle braccia per muoversi più velocemente. Sentendo che stava di nuovo per raggiungere il piacere, Hanamichi abbandonò il freddo sostegno per aggrapparsi alle spalle di Rukawa, puntando le unghie alla base della nuca, stringendolo, mentre si lasciava nuovamente andare, macchiando il torace volpino: il sesso stretto tra i loro petti e Rukawa lo riempiva con il suo seme, abbandonandosi al piacere.

Kaede ricadde con le spalle all'indietro, stringendo Hanamichi in un abbraccio, facendogli posare la testa contro il suo petto, carezzandogli i capelli.

Dopo un po', gli parlò: "Hana, stai tremando, l'acqua si è freddata, conviene uscire."

Hanamichi sollevò la testa e gli sorrise, annuendo, Kaede gli portò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e Hanamichi si sollevò da lui, uscendo per primo dalla vasca.

Si asciugarono bene e, con indosso l'accappatoio, rientrarono nella stanza. Hanamichi si stese nel suo letto e Rukawa si sedette accanto a lui, massaggiandogli il fianco: "Sei stanco?"

"Un po'. Possiamo riposare, però, abbiamo tempo".

Rukawa annuì, spostandosi per stendersi sull'altro letto, quando Hanamichi lo fermò: "Aspetta, stai con me..." il moro non disse niente e si stese accanto a lui, appisolandosi.

***

"Allora, che mi dici? Sono troppo ingessato così?"

Hanamichi si era appena reso presentabile agli occhi di Rukawa che, pronto da un pezzo, aspettava che anche il compagno uscisse dal bagno e si decidesse a farsi vedere.

Ci aveva messo un'eternità a prepararsi, convinto che non andasse mai bene qualsiasi accoppiata di abiti decidesse di indossare e Kaede si stava un po' innervosendo: prima gli metteva fretta, intimandogli di non distrarre il Tensai a forza di baci durante i preparativi e poi, per dispetto e poca fiducia nelle sue promesse, si chiudeva in bagno dove era andato a finire di vestirsi.

Quando si erano svegliati, abbracciati nello stesso letto, Sakuragi aveva fatto tutto il carino, cercando di destare con gentilezza anche il compagno e Rukawa, una volta aperti gli occhi, trovandoselo così vicino, ne aveva subito approfittato.

Hanamichi per un po' aveva assecondato le sue coccole, salvo poi ricordarsi del loro appuntamento e, appurato che fosse tardi, era scappato via dalle sue braccia, cominciando a prepararsi velocemente. Rukawa, però, non ancora soddisfatto, gli aveva ghermito da dietro la vita, riempiendogli il collo di baci, impedendo ad Hanamichi di finire di allacciarsi i bottoni della giacca, causa mani volpine in esplorazione del petto abbronzato.

Hanamichi aveva mugolato il suo dissenso, chiedendo al compagno di aiutarlo a prepararsi, non contribuire a fargli perdere più tempo, ma, data la momentanea sordità da parte del moro alle sue richieste, gli aveva dato una leggera testata, ma proprio leggera-leggera, nascondendosi in bagno, intimandogli di prepararsi a sua volta.

E così, nonostante Kaede fosse pronto, dopo una buona mezz'ora, Hanamichi era riuscito a uscire.

"Kitsune, smettila di fissarmi in quel modo! Se ho qualcosa che non va torno di là a cambiarmi, magari la pettinatura è troppo trasandata rispetto al completo... ehi!"

Quando si stava muovendo per rientrare in bagno e darsi un tono più da bravo ragazzo, Rukawa l'aveva fermato, prendendolo per i fianchi, facendolo poggiare contro di sé: lo condusse fino all'anta aperta dell'armadio in modo che si specchiasse.

Depositò un piccolo bacio sul collo, oltrepassando il colletto inamidato e guardando il suo riflesso: "Stai benissimo, Hana... sei elegante, ma non in modo esagerato!" disse, sistemandogli i primi bottoni, slacciandoli, lasciando che la pelle abbronzata si intravvedesse dallo scollo.

"Sei sicuro? Tu sei vestito meglio, però..." disse, posando le mani su quelle del suo ragazzo.

"Doaho... stasera non dovrò perderti un attimo di vista!" disse, voltandogli il viso per poterlo baciare.

"Adulatore... però mi hai convinto!" gli disse, sorridendogli e allontanandosi da lui. Si rimirò un attimo allo specchio e poi poterono uscire per raggiungere il luogo della sfilata.

Presero un taxi che li scortò direttamente davanti al grande edificio elegante ed entrarono nella hall. Si guardarono intorno alla ricerca di Minako, ma ad accoglierli non fu la donna, bensì...

"Hanamichi! Kaede! Benvenuti!"

Momo, vestito con uno sgargiante soprabito color argento tutto pailletato che lasciava intravvedere la camicia rossa, in coordinato con i pantaloni, li raggiunse, fermandosi davanti a loro e facendo un piccolo inchino, levandosi la tuba argentata, facendo loro l’occhiolino salutandoli con un largo sorriso.

"Momochan... eheh..." Hanamichi guardò di striscio Kaede, sperando che non andasse in escandescenze e domandò: "Mia madre?"

"Oh... lei è presissima dietro le quinte, deve supervisionare la passerella. Mi ha mandato a prendervi per farvi da valletto, seguitemi!" disse loro, ponendosi tra i due e, prendendoli sottobraccio. Li scortò fino al grande giardino interno alla struttura dove era stato allestito un palco con passerella.

L'atmosfera della location era delicata e addobbata con colori chiari, dove predominavano il bianco e il panna.

Al centro del palco era stato posto un arco di legno dal quale pendevano dei rami verdi che si intrecciavano come piante rampicanti alle fessure della struttura, in cima alla quale spiccavano tre mazzi di rose rosse.

Hanamichi osservava ammirato lo scenario, rendendosi conto solo in quel momento di un particolare.

"Momo, ma...."

"Esatto! Non c'è bisogno che mi spieghi, so che hai capito. Il tema della sfilata di oggi è quello che sognano tutte le ragazze innamorate: 'le Matriage'" recitò con pathos, osservando i due ragazzi.
Fece loro cenno di seguirlo in un lato del giardino, vicino a una grande fontana, dove si fermarono a osservare alcune ragazze sistemare fiori sul prato, spargere petali sulla passerella e fare spazio ai camerieri che allestivano il buffet in piedi e servivano cocktail e aperitivi ai presenti. L'esterno, poi, cominciava a gremirsi di visitatori, fotografi ed esperti del settore.

"Tua madre è veramente emozionata per questa sfilata. È la prima alla quale partecipa come protagonista, è felicissima che tu sia qui e ha bisogno di tutto il nostro sostegno!" gli disse serio Momo, usando per la prima volta un tono di voce normale. Fin dal primo incontro, il ragazzo si era dato un certo tono, sorridendo in continuazione e parlando leggermente in falsetto, usando espressioni frivole e gesticolando apertamente. Adesso, invece, il ragazzo stava seduto sul bordo della fontana, con quel suo completo stravagante e con le gambe accavallate, e osservava quel frenetico movimento di persone, perso in chissà quali pensieri.

Hanamichi lo scrutò perplesso, pensando che, forse, non solo lui era stato fortunato a diventare assistente di Minako, ma anche lei avrebbe guadagnato da quella collaborazione, non solo in campo professionale, ma anche in quello umano: Momo era veramente un ragazzo d'oro.

Sentendosi osservato, il giovane stilista si volse verso Sakuragi, sorridendogli dolcemente, prima di alzarsi: "Ragazzi, io devo andare a dare una mano, voi mettetevi pure nei primi posti, inizieremo a breve e se vi fanno storie, dite pure il mio nome, non avranno da ridire!" gli strizzò l'occhio, dando una pacca sul braccio ad Hanamichi e correndo veloce dietro le quinte.
I due giocatori si guardarono l'un l'altro, poi il rosso sorrise dell'espressione perplessa del suo ragazzo e andarono a prendere posto, sedendosi in seconda fila, avendo un'ampia visuale su tutta la passerella.

Non dovettero attendere molto, prima che le luci del palco si accendessero, proiettando sullo sfondo bianco immagini di fiori di cui, per un effetto grafico, si riconoscevano solo le sagome prive di colore e nell'aria si espandesse una musica dolce e romantica.

Tutti i presenti all'evento presero posto negli ultimi posti liberi, mentre altri rimasero in piedi e Momo fece nuovamente la sua comparsa in scena, salendo sul palco, tenendo in mano un microfono.

"Benvenuti, signori e signore, gentilissimi ospiti, siamo lieti di presentarvi la sesta edizione della sfilata di moda dell'atelier Naji-ko sui nostri nuovi talenti emergenti, di cui oggi presenteremo la collezione di artisti giovani, i migliori della nostra casa di moda. Come potete intuire dalle decorazioni, il tema di quest'anno è il matrimonio... il sogno di ogni principessa innamorata..." sfumò sull'ultima vocale, sorridendo ampiamente ai suoi spettatori.

Spese altre parole per presentare la location e fare i dovuti ringraziamenti agli sponsor e ai grandi nomi di aziende e fornitori, uscendo poi di scena tra gli applausi del pubblico e lasciando il posto agli abiti della sfilata.

Una musica delicata, dai toni e ritmi lenti e cadenzati risuonò nell'aria, mentre i primi abiti da cerimonia facevano il loro ingresso sul palco. Le forme delle creazioni e i loro colori si distinguevano per la particolare rifinitura di dettagli e modelli che univano la vecchia tradizione, ispirata a vecchie storie e leggende popolari, allo stile delle innovative tecniche di confezione e di impronta moderna.

Singolare, la sfilata di due novelle sposine, vestite entrambe con un abito lungo, uno dal taglio più romantico e l'altra più classico e sostenuto, come a voler sottolineare i ruoli distinti della coppia, ma tenendo sempre presente il concetto e il tema fondamentale della sfilata: l'amore.

Hanamichi sorrise, poi, vedendo fare il loro ingresso dei paggetti e delle damigelle che non dovevano avere più di tre anni, spargere petali di fiori sul palco per annunciare l'ingresso dell'abito principale della sfilata.

La voce di Momo, risuonò leggermente più alta rispetto alle note musicali che sfumarono appena, per far sentire a tutti il nome della stilista che aveva ideato e confezionato quell'abito. Quando il rosso sentì il nome della madre, il suo cuore cominciò a battere emozionato e orgoglioso: nella platea calò il silenzio assoluto e tutti, interessati, attendevano di vedere quale fosse questo gioiello di stile.

Le luci si affievolirono, mentre una figura alta e bellissima faceva il suo ingresso con passo lento dal fondo del palco. L'abito chiarissimo, dai riflessi perlati, venne illuminato pian piano dai faretti allineati ai lati della pista che si muovevano proiettando fasci di luce dal basso verso l'alto, scoprendo lentamente ogni particolare dell'abito, rendendo visibile la modella che avanzava con grazia. La gonna lunga, dal taglio semplice, faceva intravvedere lo strascico a sirena, dando volume e imponenza alla creazione e a mano a mano che essa avanzava sul tappeto di fiori, le luci bianche la facevano risplendere. Le mani incrociate alla vita, reggevano un bouquet di fiori di pesco che copriva in parte il corpetto plissettato sul quale, su ogni piega cucita a mano, vi erano incastonati tantissimi, minuscoli diamanti che creavano riflessi argentati, impreziosendo l'abito.

Hanamichi rimase incantato, per l'immenso lavoro che sua madre era riuscita a fare, ma in un certo qual modo non ne fu sorpreso: lui conosceva già quel lavoro, tante volte aveva visto disegnati, fin da quando era piccolo, alcuni dettagli di quel vestito. Sua madre, infatti, quando ancora stavano a Kanagawa, era solita disegnare le sue idee improvvise su pezzi di carta o addirittura fazzolettini, perché, così si giustificava con lui e il marito, 'quando l'ispirazione colpisce, io devo fare qualcosa, ma voi non potete capire, siete uomini!'

E alla fine, era riuscita a realizzare, in parte, il suo sogno di avere tra le mani quello che le sarebbe piaciuto tanto essere il suo abito da sposa.

A causa della famiglia Sakuragi, i due non avevano potuto sposarsi e fare una grande festa, la famiglia di Minako non aveva abbastanza disponibilità per assecondare il sogno della figlia, la quale aveva accettato comunque di buon grado la situazione, asserendo che, l'importante non fosse firmare delle carte che attestassero il suo amore, perché quel contratto di matrimonio era stato stipulato da lei e Hidetoshi tanto tempo addietro, quando si erano innamorati e avevano deciso di unire le loro vite.

Sakuragi si sentì stringere il cuore e sentiva un nodo chiudergli la gola.

Certo non era che una misera consolazione, vedere indossato il proprio abito da una modella, solo per una sfilata, ma era convinto che la madre fosse ugualmente emozionata e che anche suo padre, stesse partecipando al successo di Minako e le fosse vicino, lo sapeva Hanamichi e lo sapeva sua madre.

La modella continuò ad avanzare leggera fino alla fine della passerella, fermandosi al centro della scena, lasciandosi fotografare: tanti flash e ulteriori luci artificiali illuminavano la figura bellissima il cui volto era nascosto da un leggero velo di organza, fermato sulla testa da una coroncina, come fosse davvero una principessa.

Gli occhi della ragazza vagavano sulla platea, sorridendo ai fotografi e il suo corpo ebbe un leggero sussulto quando riconobbe tra tutti quei visi la figura di un ragazzo che la osservava dalla seconda fila. Sorrise ancora e, così come era venuta, fece un mezzo giro su se stessa per lasciare che tutti vedessero il lungo strascico dell'abito, che portava via i petali chiari, e ritornò al di là del palco.

Un applauso entusiasta partì dalle ultime file, seguito in un ovazione per i partecipanti, nel momento in cui le luci del palco si spegnevano piano e lasciavano al buio la passerella.

***

"Waaa mi sono commosso anche io. Che figura! Sei stata davvero grande, io avevo già visto il tuo abito Minako-sama, ma vederlo sfilare... ooh è stata una tale emozione. E poi hai sentito tutti gli applausi. Oh mi sono commosso!" disse Momo, mentre si portava un fazzolettino di carta al viso e si asciugava con attenzione dagli angoli degli occhi alcune lacrime che rischiavano di scivolargli via.

"Mamma, sei stata bravissima, davvero! Comunque l'ho riconosciuto, quello era il tuo vestito. È migliorato tantissimo rispetto ai tuoi schizzi, sono proprio orgoglioso di te!" le disse Hanamichi, abbracciandola forte, imprimendo in quel gesto tutti i sentimenti e i ricordi che erano riaffiorati in lui.

La donna lo guardò con un sorriso e con occhi lucidi rispose: "Grazie, Hana. Sono contenta che ti sia piaciuta la sfilata, certo, magari per voi ragazzi sarà stato un po' noioso, vero, Kaede?" chiese al nipote che se ne stava un po' in disparte, quasi assente, estraniato dalla conversazione.

Il moro che stava per bere un sorso di champagne dolce, fermò il lungo calice che aveva portato alle labbra, distogliendosi dai propri pensieri.

"Mh? No, io..." stava per dire qualcosa, quando una mano leggera si posò sulla sua spalla e Kaede si voltò piano, incontrando un paio di occhi scuri e profondi e il viso sorridente di una donna bellissima.

"Ciao, Kaede..."

Tutti i presenti osservarono, in silenzio e confusi, la scena, domandandosi chi fosse quella bellissima ragazza.

Minako la riconobbe quasi subito come la modella che aveva indossato il suo abito, domandandosi per quale motivo conoscesse Kaede, tanto da rivolgersi a lui con quella confidenza.

La risposta la fornì lo stesso moretto, perché, dopo minuti di silenzio, mormorò: “Mamma..."